24 febbraio 2010

Io Combatto, Tu Combatti, Egli Regna (Guerra e Interessi)

cimitero di guerra, militare, caduti in guerra
Viator

Com'è possibile che nel XXI secolo gli stati continuino ad agire come se l'unico sistema per risolvere i dissidi tra Stati sia farsi la guerra? E che le popolazioni avallino tale stato di cose senza adoperarsi per fermare la barbarie?

Incominciamo dalla superficie.
L'industria bellica nei soli Stati Uniti è al centro di ingenti interessi particolari: muove un giro di 800 miliardi di dollari l'anno al netto dell'indotto. Soldi che gli stati belligeranti possono spendere grazie a enormi prestiti erogati dalle banche centrali, le quali spesso speculano finanziando tutti i paesi coinvolti nel conflitto. 

Distruzione vuol dire ricostruzione, e quindi ulteriori enormi prestiti elargiti dalle banche per finanziare la ricostruzione dei paesi coinvolti nelle guerre. Insomma, dire 'guerra' è come dire 'interesse'; dire 'interesse' equivale a dire 'banche.'

Quello economico però non è che il secondo livello esplicativo del fenomeno, e si colloca subito dopo le idiozie 'ufficiali' sparate dai media aventi per oggetto concetti come 'guerra al terrorismo' ed 'esportazione coatta della democrazia.'

Se ci si inoltra in una analisi più approfondita, ecco che inizia a rivelarsi la funzione più occulta della guerra, gli interessi ipno-sistemici che inducono le vere oligarchie planetarie (individui del tutto disinteressati al lucro in quanto posizionati al di sopra dell'economia e della politica) a patrocinarlo ed istigarlo.

Atto divisivo per antonomasia, la guerra perpetua nell'inconscio collettivo la percezione di un'umanità in perenne, insanabile conflitto con se stessa. La continua proposizione su scala globale dei concetti stanti alla base della guerra non è che uno strumento, un mezzo di persuasione con cui le elite fin dalla antichità sono riuscite ad assolvere la prima regola del perfetto regnante: dividi ed impera.

La propaganda sistemica è strutturata in modo tale da alimentare e rimarcare ogni tipo di differenza umana. Nazioni, razze, generi sessuali, generazioni anagrafiche, classi sociali, credo religiosi, culture, ideologie politiche, imprese commerciali. A prima vista ci sembra che la guerra all'interno di tali categorie sia più che lecita. Ciò perché fin da quando siamo venuti al mondo la cultura dominante si è adoperata affinché il popolo ritenesse 'normale' uccidere e farsi uccidere in nome di una bandiera, una idea, una fede. Ciò accade in quanto siamo stati irretiti da sovrastrutture culturali finalizzate a fare di noi delle vittime sacrificali e assassini serialiLa verità è che nessun popolo ha mai dichiarato guerra ad un altro popolo; fin dalla notte dei tempi le guerre sono state scatenate dal potere; gli stati, i 'governanti', sedicenti rappresentanti che anziché combatterle in prima persona, mandano a morire i 'rappresentati.' Le guerre servono sempre, senza eccezione, interessi differenti da quelli dichiarati ufficialmente, e determinano sempre gli stessi vincitori e vinti. Qualsiasi sia il loro esito, chi perde è la gente comune.

Ciò detto, come è possibile che le persone comuni continuino a bersela? Com'è possibile che i nostri governi eletti dal popolo distruggano centinaia di migliaia di famiglie del popolo? Come si fa ad accettare la possibilità anche remota che una squadriglia di bombardieri rada al suolo la nostra casa, o che un'arma chimica stermini i nostri cari come conseguenza di una decisione assunta dall'insieme di sinistri individui che si fa chiamare Governo?

Eppure ogni volta che viene annunciato l'invio di qualche contingente armato in giro per il mondo, buona parte dei cittadini non batte ciglio. A molti bastano poche motivazioni filmiche recitate di fronte una telecamera, come la scandalosa distinzione tra missioni di guerra e missioni di pace con cui Italia e USA aggirano i principi anti-bellici sanciti dalle rispettive costituzioni.

Perché accade tutto ciò? Come mai il dissenso, la rabbia, le proteste vengono delegate solo e sempre agli altri, le poche migliaia di persone mature che si espongono in prima persona perché angosciate da un mondo che galoppa a briglia sciolta verso il totalitarismo? Possibile che sia espresso sdegno per qualche vetrina infranta, ma non ci si senta minimamente responsabili per le migliaia di innocenti trucidati in Iraq, Afghanistan, Libano, Palestina ... ?

Il motivo è presto detto: cultura dominante.
Fin dalla antichità le elite hanno avuto un terribile bisogno che percepissimo la guerra per ciò che non è, né mai potrà essere, ossia un atto di valore, di eroismo. Perciò inventarono la letteratura epica (tuttora studiata nelle scuole) coi suoi eroi mitici, le imprese gloriose e la relativa sfilza di cliché brutali e violenti. Inventarono le medaglie al valore. Impostarono i libri di storia così che gli studenti apprendessero che il cammino umano sia stato scandito da una inevitabile successione di conflitti violenti. Supportarono con ogni mezzo la propensione alla competitività e alla belligeranza denotata dalla maggioranza degli esseri umani, dominati dal loro lato animalesco.

Infine - come ciliegina sulla torta - introdussero i giochi di guerra.
Vi siete chiesti perché - oggi come 2000 anni fa - qualsiasi individuo di sesso maschile fin dalla più tenera età sia indotto a intrattenersi con giochi come i soldatini, le armi giocattolo o i videogiochi di guerra? Come mai ogni giovane generazione maschile mitizzi una personale schiera di eroi storici, letterari, fumettistici, cinematografici, tutti armati? Come mai nei canali tematici dedicati alla storia mandino tanti documentari a tema bellico? Perché nelle edicole continuino a proporre collezioni di modellismo bellico, documentaristica bellica, oggettistica bellica?

La risposta è alla portata di chiunque abbia la forza di vederla.
Viva la collaborazione, nella diversità.

"La guerra consiste in molte persone che non si conoscono e si massacrano per conto di poche persone che si conoscono ma non si massacrano."
Anonimo


Post correlati: Soldato Veterano Sulla Guerra in Iraq
Post correlati: Il Signore delle Mosche - W. Golding
Post correlati: False Flag (Pretesti e Finti Attentati)
Post correlati: Terrorstorm - Alex Jones
Post correlati: Gladio
Post correlati: La Tregua di Natale (1914)
Post correlati: Pike, Guerre Mondiali e NWO

LETTURE CONSIGLIATE



eBook - Il Libro che Nessun Governo ti Farebbe mai Leggere


5 commenti:

  1. Punto di vista eccelso: è così, condivido in pieno.

    RispondiElimina
  2. si vive in cattività da quando si nasce...il sistema bellico è ormai alla base di ogni nostra azione di vita...dalla mattina che ci si sveglia per andare a lavorare e si prende un semplice caffè, alla fine della nostra giornata, tutti insieme per mandare avanti la baracca!
    tutto ciò è assurdo ma cosa fare per essere fuori da questa macchina infernale??? giuseppe.

    RispondiElimina
  3. ciao giuseppe, è proprio vero: viviamo in cattività. a mio modo di vedere uscirne è complicato, dal momento che il sistema intorno a noi è una macchina quasi perfetta che ci tiene sotto scacco con ricatti quali il mercato, il debito e la paura. già il fatto di acquisire la consapevolezza di concetti come quello che hai appena espresso, secondo me rappresenta un GRANDE passo in avanti.

    chi è consapevole dovrebbe cercare di "risvegliare" chi gli sta intorno. inoltre ognuno di noi, nei limiti delle proprie possibilità, dovrebbe cercare di smettere di supportare il sistema con atti individuali. personalmente non vado più a votare, ho chiuso il mio conto in banca, mi sono distaccato dalla rete del gas e presto mi renderò molto più indipendente dalla rete elettrica; inoltre chiederò il suggello della TV, e spendo molto tempo libero collaborando a questo blog. più in generale cerco di tendere l'orecchio per capire cosa il sistema si aspetta che io faccia, per fare l'esatto contrario. il tutto sempre e comunque pacificamente.

    spero di rileggerti presto!
    un caro saluto

    RispondiElimina
  4. essere antisistema!!! ecco a cosa noi dovremmo tendere...ma come tu hai scritto è molto difficile,il sistema siamo anche noi(purtroppo)...io non so in che campo lavori sarei curioso, sono un semplice operaio, il classico manovale, ma mi rendo conto che anche se non faccio parte direttamente della "macchina imperiale" o meglio non sono attivo come potrebbe esserlo un soldato al fronte anche io contribuisco con le mie scelte a far crescere il sistema...tasse, acquisti anche se mirati, spesso mi chiedo se la sola scelta possibile per uscire fuori dal sistema, sia la solitudine....o l isolamento, parlo di indipendenza da tutto ciò che ci rende schiavi!!!in fondo siamo nati sulla terra per vivere non per morire non voglio buttare via interi capitoli di storia e di evoluzione ma il progresso ci sta portando più guai che benessere...benessere per pochi poi... "nessuno può considerarsi realmente libero se anche un solo uomo è oppresso!!!" un giorno ho letto questa frase e per me la visione del mondo è cambiata...come faccio ad essere realmente felice se dall altra parte del mondo c'è gente che vive con un solo dollaro la giorno? a presto viator!

    RispondiElimina
  5. il tuo è un discorso molto evoluto, anonimo. la solidarietà è di sicuro una delle azioni antisitemiche per eccellenza. fino a quando ognuno di noi non difenderà gli interessi degli altri come se fossero i propri, il sistema terrà tutti sotto scacco. riconducendo il concetto alla nostra realtà, secondo me il punto non è prenderla a cuore solo dopo essere stati messi in cassa integrazione o quando la TAV passa sotto casa nostra, o quando la malasanità nuoce a noi oppure ai nostri cari. il punto è prenderla a cuore quando tutto ciò accade a qualcun altro.
    grazie del commento, amico. a presto!

    RispondiElimina

Se il post ti è piaciuto, non dimenticare di condividerlo e lasciare un commento.

N.B. Non saranno pubblicati commenti espressi con linguaggio offensivo o violento, e critiche non motivate / argomentate.

Leggendo le nostre DOMANDE FREQUENTI potrai crearti un'idea più precisa sul nostro approccio ai temi trattati nel blog.

GRAZIE per il contributo e la collaborazione

SISTEMA


MITI E LEGGENDE