3 marzo 2010

Controinformazione o Disinformazione?

Videocracy, basta apparire, Gandini, manifesto
Viator

In un post precedente abbiamo descritto la categoria dei left gatekeeper, personaggi pubblici presentati come autorevoli che in apparenza combattono il sistema, ma che in sostanza - a volte in buona fede, a volte no - fanno il gioco del sistema omettendo di  trattare i temi realmente scomodi per il potere.
A tal proposito, ultimamente si ha la sensazione che qualche furbacchione abbia escogitato un nuovo modo di raggirare le masse, mediante la proposizione di film che in apparenza dovrebbero fare controinformazione, ma che in realtà non fanno che una opera di disinformazione.

Ad esempio W, lungometraggio dedicato alla figura di George W. Bush. Quando fu mandato in prima visione da un'emittente televisiva italiana mi aspettavo che tracciasse un ritratto verosimile dell'ex presidente statunitense; che analizzasse le controverse decisioni assunte dopo i fatti dell'11 Settembre; che ponesse l'accento sui rapporti intrattenuti dai Bush con personaggi come Bin Laden e Saddam; che accennasse alle vittime innocenti provocate dalle 'missioni di pace' promosse dagli Stati Uniti durante i quattro mandati Bush.

Ebbene, niente di tutto ciò. "W" è una sorta di favoletta della disinformazione, incentrata sulla figura patetica di un uomo insicuro oscurato dalla figura dominante del padre, quest'ultimo descritto come  un onesto, forte e bonario capo di stato (!).

Ora, se da un lato la cosa ha lasciato l'amaro in bocca ai più informati (oltre che il forte sospetto che il regista Oliver Stone abbia voluto stravolgere di proposito la essenza delle cose), dall'altro ha consegnato al grande pubblico l'idea che il peggiore peccato commesso da George W. Bush sia stata la carenza di personalità

Insomma, dal 'ribelle' Oliver Stone (Platoon, Nato il 4 Luglio, JFK) ci si attendeva un film molto diverso. Finanche il trailer di W fu confezionato in modo tale da  far pensare a una pellicola di denuncia, quando invece ci siamo trovati di fronte uno psicodramma sciapo e telenoveloso.

Come mai? A cosa è dovuta tale evidente discrepanza tra il trailer e la reale essenza del film? Censura? Un problema di comunicazione?

Sinceramente non credo. Penso invece che il tutto sia stato orchestrato con il preciso intento di diffondere disinformazione mascherata da controinformazione. Che Stone - chissà per quale ragione - si sia prestato a questo gioco. Come si diceva, il pubblico tende a fidarsi del regista newyorkese sulla base delle sue precedenti opere. Dunque, quale miglior disinformatore di un controinformatore

Sospetto suffragato dalle dichiarazioni di diversi noti politici che a margine dell'uscita si dissero sdegnati dal 'messaggio eversivo' (inesistente) contenuto nel film contribuendo a rafforzare nell'opinione pubblica la falsa idea di un film scomodo, venuto alla luce grazie alla 'forza della democrazia.'

Chiunque sia informato sa che W. non tratta alcunché di scomodo, sicché qualsiasi personaggio pubblico abbia espresso sdegno nei confronti dell'innocuo film di Stone lo ha fatto solo per contribuire a diffondere la falsa convinzione che fosse politicamente scomodo. Un giochetto meta-comunicativo.

Chiudo il capitolo "W" con una curiosità riguardante l'autore. Dando una occhiata alla filmografia di Oliver Stone ho notato come i contenuti delle sue opere negli ultimi anni siano drasticamente mutati. I film di sincera contestazione sono stati soppiantati da titoli ben più addomesticati (Ogni Maledetta Domenica, Alexander, World Trade Center). L'elemento curioso è che questa inversione di tendenza è coincisa con un film del 1997 che l'autore intitolò: U-Turn (inversione di marcia).
  
Tornando all'argomento principale, la idea che con il film di Stone si fosse inaugurata una nuova branca della disinformazione fu assai forte. Ma un indizio non fa una prova, sicché decisi di mettermi in attesa di ulteriori segnali.

Ed infatti ecco uscire l'ultima fatica di Erik Gandini (Surplus), intitolata: Videocracy.

Allo stesso modo di W, Videocracy è stato pubblicizzato come film di denuncia. Allo stesso modo di W. è stato realizzato da un autore già noto per la sua vocazione per la controinformazione. Prima ancora che uscisse era già notissimo soprattutto per via del veto con cui il premier ne proibì la programmazione sulle reti Mediaset.

Tutto ciò, come si può ben capire, ha stimolato la curiosità di molti. Purtroppo però nessuno si è chiesto come mai Berlusconi abbia deciso di esternare pubblicamente il proprio veto e non si sia limitato a fare una telefonata a chi di dovere.

Il tenore di Videocracy è un pò ambiguo, per usare un eufemismo.
Lo spettatore si reca al cinema con la idea di assistere ad un film che dipinga il mondo della televisione con tono indignato. La mercificazione del corpo femminile; le tecniche di persuasione; l'asservimento della informazione...

E invece - sorpresa! - con il passare dei minuti il film di Gandini si rivela essere ciò che nessuno si aspettava, cioè il dipinto ammirato di un magnate delle telecomunicazioni che si è fatto da se, alternata alla descrizione (anch'essa ammirata) di un giovane e ambizioso coordinatore di paparazzi, figlio di giornalista Rai, amante del denaro e delle belle donne. Due personaggi con cui quasi quasi vien voglia di identificarsi.

Che fine ha fatto la controinformazione? Sparita dietro una coltre di vacuità. Gandini si limita a fotografare neutralmente, in maniera tra l'altro assai lacunosa - la situazione mediatica italiana, il tutto senza nemmeno citare gli episodi chiave da cui è scaturita, ossia il decreto Berlusconi - con cui Craxi legittimò Mediaset a trasmettere con ben 3 reti private sul territorio nazionale - e la successiva acquiescenza dei governi di centro-sinistra, che quando ne ebbero l'opportunità non agirono contro il conflitto di interessi. Il che è un po' come fare un film su Mike Tyson senza citare il pugilato.

In conclusione, teniamo la mente bene aperta, perché stiamo inoltrandoci in una fase in cui sempre più spesso la disinformazione ci sarà somministrata sotto forma di controinformazione, e sarà sempre più difficile distinguere le denunce in buona fede da quelle che si spacciano come tali, ma che in effetti servono interessi occulti.


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1 commento:

  1. Sono Daccordo.Penso comunque che esiste (per questione d'equilibrio universale),una parte d'umanitä Onesta.Si fanno delle cose, a volte, con Buone Intenzioni...il risultato,a volte, e' deludente e contrario.A Pensarci bene, Io stesso non sö, sempre,, se ho Ragione.. Spesso la "consapevolezza" arriva quando e' giä troppo tardi....e, alcuni Filosofi che lo capiscono in tempo, vengono obbligati a bere cicuta. Tratto, liberamente da:-io Uomo-. G. emigrante

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