9 aprile 2010

Imbrattatori e Imbrattatori (L'Estetica dei Paraculo)

Bros, graffito, diamante, sangue
di Anticorpi.info

Il 7 aprile scorso si è tenuta in quel di Milano la prima udienza del processo che vede imputato Bros, graffitaro milanese, reo di avere imbrattato le facciate di alcuni edifici e le stupende mura perimetrali del carcere di San Vittore.

Secondo quanto previsto dal noto decreto Sicurezza varato dal Governo, chi scriva su immobili, mezzi di trasporto e cassonetti dell'immondizia rischia da uno a sei mesi di carcere o una maxi-sanzione da 300 a 1.000 euro.

La galera viene ormai data con una facilità disarmante e per qualsiasi marachella, dallo spinello alla bomboletta all'illecito amministrativo, con buona pace della giusta pena e della sovrappopolazione carceraria, con cui poi ci assillano nei telegiornali.

Chi ha ancora un pò di sale in zucca ha iniziato a chiedersi se tutto ciò è un disegno per sovraffollare le carceri così che si renda necessaria la costruzione di nuovi istituti di pena, ovviamente privati (v. correlati).

Come al solito i mass media stanno rendendosi utili alla comunità, di colpo sensibili nei confronti dei poveri detenuti stipati nelle celle, e dei numerosi casi di suicidio che stanno avendo luogo - secondo la interpretazione giornalistica - proprio a causa del pessimo livello della vita carceraria.

Ok, nessuno vuol contestare niente. Va bene che uno Stato indebitato fino al collo cerchi di tirare una boccata d'ossigeno. Va bene migliorare le condizioni di vita nelle carceri. Va bene farlo introducendo la privatizzazione degli istituti di pena. (sebbene le conseguenze di una simile soluzione potrebbero rivelarsi disastrose). Va bene perfino sbattere dentro gli spietati criminali che con i loro spruzzi colorati mettono a repentaglio la nostra incolumità.

Di contro, non va bene che uno Stato si ritrovi indebitato fino al collo per ragioni che una classe politica integra avrebbe potuto evitare.

Non va bene che con la rilevanza penale di reati innocui si siano irresponsabilmente riempite le carceri, rendendo un inferno la vita dei detenuti e - forse - inducendo qualcuno di essi a togliersi la vita.

Non va bene che un graffitaro rischi la galera per avere imbrattato un muro, mentre molti altri imbrattatori autorizzati siano liberi di deturpare la città, magari adoperandosi affinché le ristrutturazioni delle facciate non vedano mai la fine così che l'impalcatura che da asilo al cartellone resti perennemente eretta.

Non va bene che se voglio fare una passeggiata nella mia città, magari in compagnia di mio figlio bambino, dobbiamo essere inevitabilmente bersagliati da un subisso di messaggi pubblicitari pieni di nauseanti allusioni sessuali ed istigazioni al consumo sfrenato ed al gioco d'azzardo. Imbrattamenti delle nostre anime e delle nostre libertà, prima ancora che dello spazio pubblico, considerati tuttavia leciti perchè collocati negli appositi spazi debitamente affittati dall'ente preposto.

Non va bene che chi deturpa il paesaggio e attenta alla mia salute con servizi non all'altezza delle tecnologie veicolate (chi ha pensato ai tralicci dell'alta tensione?) non sia perseguito, processato e magari - una volta tanto - incarcerato.
Non vanno bene le lottizzazioni con cui si è avallato uno sviluppo edilizio mostruoso,  le ciminiere che si stagliano allo orizzonte, le rotonde di cemento.
Non vanno bene i ripetitori televisivi piazzati di fronte la mia finestra, in mezzo al mio panorama, a due passi dal mio letto, dalla mia casa, dalle teste dei miei famigliari.

A quando un decreto che punisca questi pastrocchi?

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