26 aprile 2010

Liberazione da Chi? La Retorica del 25 Aprile

Viator
Anticorpi.info

Ieri si è celebrato l'anniversario della liberazione dal regime fascista e dalla invasione nazista. Una data importante, nelle cui celebrazioni si tende a magnificare l'intervento delle forze anglo-americane, le quali per puro spirito di solidarietà non esitarono a riversarsi in Europa per riportare la libertà e la democrazia.

Essendo trascorsi ormai 65 anni da quella storica giornata, con il senno di poi è necessario rimarcare un paio di concetti su cui secondo me vale la pena riflettere, senza ovviamente voler nulla togliere all'importanza dell'evento.

E' bene ricordare che la maggior parte degli italiani per quasi tutto il corso della Seconda guerra mondiale si dimostrò tutt'altro che ostile nei confronti dell'alleato tedesco e del regime fascista. Il popolo italiano invocò e poi partecipò alla guerra esaltandosi di fronte alle imprese belliche dell'Asse italo-tedesca.

Molti italiani erano fieri di essere alleati dei nazisti, perlomeno fino al momento in cui divenne chiaro che le truppe anglo-americane avrebbero vinto. Da quel punto in poi gran parte del popolo italiano invertì rotta e diventò antifascista. E' memorabile l'accoglienza trionfale che gli italiani riuscirono a tributare alle allibite truppe alleate, come se fino a quel momento la guerra l'avessero combattuta Mussolini ed Hitler personalmente - senza l'attivo supporto delle nazioni da cui fino a qualche mese prima erano stati orgogliosamente acclamati. 

Tutto ciò per dire che a mio avviso il 25 aprile di ogni anno si celebra una strana festa della liberazione. E per rimarcare un concetto sepolto nel dimenticatoio dalla coscienza collettiva: la nazione avallò l'ingresso nella Seconda guerra mondiale, che poi perse. Non fummo ostaggi di nessuno, fuorché di noi stessi. La nazione partecipò attivamente alla disfatta. Non solo con le centinaia di migliaia di giovani - figli di chi? - che furono spediti a combattere al fronte. La folle esaltazione imperialistica coinvolse appassionatamente l'intera Penisola. E' emblematico l'episodio in cui Mussolini - a corto di fondi per riarmare le milizie - domandò ai cittadini di donare allo stato gli oggetti preziosi personali, tra cui fedi nuziali e ciondoli per bambini, per il bene della patria; richiesta immediatamente recepita da miriadi di cittadini di ogni ceto, sesso ed età, i quali si riversarono in massa presso i punti di raccolta. Se non è partecipazione questa ...

Sicché quando oggi formuliamo tutti quei bei discorsi di gratitudine nei confronti delle truppe alleate, parliamo di gratitudine verso le forze che (bombardandoci) ci sconfissero, non dei paesi che ci liberarono. Concetto che fa una certa differenza.

Mi sembra che - ferma restando la condanna di ciò che per molti versi fu il brancaleonismo fascista, e la ammirazione per i pochi che ebbero la forza di opporsi al totalitarismo in tempi non sospetti (con riserva, alla luce delle strumentalizzazioni delle frange dissidenti con cui le forze di cui sopra legittimano il loro espansionismo in mezzo mondo)  - il 25 aprile si rinnovi il ricordo del miserabile, incoerente opportunismo dimostrato da una nazione.

1 commento:

  1. Parole esatte direi, più che saggie, le tue, secondo me. Al punto che dovremmo farne un manifesto da attaccare in giro, ma con l'accortezza di sottolineare le seguenti:
    "si rinnovi il ricordo del miserabile, incoerente opportunismo dimostrato da una intera nazione", e metterci su qualche faccia di italiano a caso (tipo Alberto Sordi)..

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