5 maggio 2010

Cinema Americano e Colonizzazione Culturale

Alberto Sordi, Un Americano a Roma
Viator
Anticorpi.info

Nell'immaginario collettivo l'idea di indottrinamento mediatico tende a coincidere  con la disinformazione televisiva. E' però evidente che in realtà sia stato il cinema ad inaugurare l'era della persuasione di massa.

La coercizione politica ed economica che dopo la Seconda guerra mondiale obbligò l'Italia a diventare qualcosa di simile al 51o stato americano, fu succeduta da una vasta opera di colonizzazione culturale in larghissima parte ottenuta proprio sfruttando la persuasività del mezzo cinematografico.

Parafrasando le battute del celebre incontro risorgimentale di Teano, con la Seconda Guerra gli USA ed il Regno Unito fecero l'Italia atlantica, ma dal 1945 in avanti dovettero industriarsi per ... fare gli italiani atlantici.

Tutte le volte che ci interroghiamo sui motivi per cui la nostra nazione sia diventata ciò che mostrano i notiziari, ed abbia smarrito lungo il cammino alcuni proverbiali tratti che la contraddistinguevano quali tolleranza, solidarietà, creatività, umiltà, bonarietà, ecc. - è sufficiente paragonarla alla nazione americana.

Troveremo una risposta nella costante opera persuasiva che la cultura a stelle e strisce ha esercitato per un cinquantennio sull'immaginario collettivo occidentale, diffondendo come un virus i propri valori di plastica fondati sulla competitività, la dicotomia perdente-vincente e il culto del denaro.

Tutto ciò non sorprenderà i più informati, dal momento che gli Stati Uniti stessi - per ammissione dei massoni che contribuirono alla loro istituzione e poi ne forgiarono lo spirito e l'immagine - furono pensati appositamente per ricoprire il ruolo di esempio per le nazioni occidentali.

Manly P. Hall, massone di 33° grado, tra i maggiori filosofi massoni di tutti i tempi, nel saggio Secret Destiny of America descrisse minuziosamente la funzione assegnata agli Stati Uniti d'America dagli ordini occulti che ne curarono l'istituzione. Hall affermò che agli Stati Uniti fu attribuito il ruolo divino di far nascere una nuova era politica, filosofica, economica e religiosa durante cui i poteri occulti avrebbero preso le redini del mondo.

Tornando agli italiani, oggi abbiamo a che fare con un popolo composto in larga parte da individui del tutto succubi del dio denaro, costantemente tesi verso una carriera da coronare e una vetta sociale da conseguire con ogni mezzo, che sancisca il loro apparire "vincenti."

Questa competitività via via sempre più estremizzata li porta a stravolgere il senso naturale delle cose, finendo per generare dei mostri a caccia di ricchezza e notorietà non suffragati da effettivi meriti sociali.

Cittadini in larga parte refrattari alla vita interiore; votati al presenzialismo, l'azione, l'immagine. Cittadini bellicosi sostenitori della "violenza a fin di bene." Narcisisti, edonisti, fissati con le mode e il consumo compulsivo. Ossessionati dal sesso ludico e dal gioco d'azzardo. Incantati da irraggiungibili modelli esistenziali e perciò inevitabilmente frustrati e insoddisfatti. 
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Se è vero che la colonizzazione culturale operò sottotraccia a diversi livelli, ad iniziare dalla istruzione, con una impostazione filo-americana dei testi scolastici e l'istituzione della lingua inglese come materia di studio obbligatoria, è altrettanto vero che il grosso del lavoro fu delegato proprio al cinema.

La abilità dei professionisti della persuasione fu quella di veicolare il nuovo paradigma mediante un lavaggio del cervello camuffato da intrattenimento.

Quando si parla di cinema americano si tende ad etichettarlo come un prodotto ben confezionato, ma troppo spesso banale e stucchevole. La classica americanata, si usa dire. Un prodotto destinato alle famiglie, che nelle sue migliori espressioni può avere indotto a vagheggiare di vivere nel "paese delle opportunità", dove tutto è possibile e se lavori sodo puoi realizzare ogni ambizione. Un prodotto confezionato sulla continua esaltazione di potenti archetipi, come le fiabe che ci raccontavano da bambini.

Il paragone non è casuale. Molte fiabe classiche - infatti - furono progettate con le stesse tecniche; capaci di veicolare contemporaneamente due categorie di messaggi; uno principale - indirizzato alla nostra mente analitica - che carpisce la fiducia parlandoci di valori morali ed istinti innati, ed uno secondario - altrimenti detto: meta-comunicativo -  indirizzato al nostro subconscio, o se si preferisce al nostro centro emozionale - che ci parla di comportamenti pratici.

Il lieto fine, la vittoria del 'bene' contro il 'male', l'amore, la sopravvivenza, l'amicizia, sono concetti ascrivibili al messaggio principale. Rappresentano sentimenti ed istinti innati, inestirpabili, da tutti noi continuamente rivisitati in funzione delle contingenze. Perfino un assassino - per quanto violento e spietato - avrà comunque una propria personale linea di valori basati sui concetti di cui sopra, concepiti in funzione del proprio personale punto di vista.

Ne consegue che il messaggio principale dei film hollywoodiani sfondi una porta aperta, nel senso che non fa che confermarci la bontà dei valori "universali" nei quali abbiamo sempre creduto.

Il discorso diventa diverso se si focalizza l'attenzione sul Way of Life propagandato con il messaggio secondario, che percepiamo subliminalmente e che - grazie alla sua continua riproposizione - nidifica nelle nostre coscienze senza che ce ne rendiamo conto. Di solito sono concetti che ci vengono presentati come 'di contorno', 'sceneggiaturali' o 'riempitivi.'

Avete notato come molti dei protagonisti dei film americani siano così profondamente assuefatti al lavoro da dedicarvi anima e corpo? Quanto ossessivamente inseguano l'agognata promozione, la gratificazione dall'alto, lo scatto sociale, tendendo a trascurare gli affetti, la famiglia e gli interessi extra-lavorativi? Quanta enfasi sia riservata al denaro, ragione di vita che conferisce credibilità e dignità? Ebbene, questi dovrebbero essere concetti di contorno, e magari lo sarebbero pure, se non fossero ripetuti senza tregua. La loro continua riproposizione ne muta la valenza, rivelando la loro funzione di strumenti di persuasione meta-comunicativi. 

Tutti i film americani mainstream sono strutturati in modo da indurre lo spettatore medio a focalizzare l'attenzione sul messaggio principale consentendo l'accesso dalla porta secondaria ad una gran mole di luoghi comuni che finiscono nel suo immaginario.

Un personaggio agitato che per calmarsi assuma un ansiolitico, o che prenda un paio di aspirine per curare un  mal di testa - ad esempio - ci è presentato come  un concetto di contorno. Un personaggio che si mette in ghingheri per presentarsi in banca in cerca di un prestito, oppure una coppia di sposi preoccupati e stanchi che si scervellano sul come pagare le tasse, ci sono presentati sotto forma di pretesti drammatici. Idem per quanto riguarda una mamma coscienziosa che accompagna i bambini a vaccinarsi o li imbottisce di sciroppo al primo colpo di tosse. E ancora, il fatto che la maggior parte dei personaggi positivi siano di bell'aspetto mentre la maggior parte di quelli negativi siano meno attraenti.

Di luoghi comuni ne furono lanciati a migliaia. La dipendenza da alcol contraddistingue i falliti, quella da marjuana gli idioti, quella da farmaci gli sfortunati; quella da cocaina i vincenti. Chi usa la carta di credito è una persona benestante e/o vincente, mentre chi usa i contanti è una persona spiantata o nei guai con la giustizia. Nessuno esce da un supermercato senza almeno due enormi bustoni zeppi di acquisti. Per non parlare di tutti i film polizieschi, di guerra, di cowboy con cui attraverso la solita manfrina del bene contro il male si è rappresentata la storia in maniera discutibile, si è fatto (e continua a farsi) reclutamento militare e si sono normalizzati concetti come quello di 'violenza a fin di bene.'

La lista potrebbe proseguire per molte pagine.

Basta dare un'occhiata alla cinematografia non americana per notare come altrove certi "irrinunciabili" clichè di stampo USA non siano ripetuti ossessivamente; come nella gran parte dei casi le storie - per quanto non confezionate con la medesima  maniacale cura estetica (anch'essa espressione di una mentalità) - risultino eterogenee, veicolatrici di messaggi che rappresentano le vedute di un autore e non l'esposizione di una scuola di pensiero.

Tutto ciò ultimamente sta purtroppo venendo meno, dato che le nuove generazioni di cineasti sono cresciute guardando per lo più cinema hollywoodiano; elemento che loro malgrado li ha trasformati in inconsapevoli "ripetitori" dei luoghi comuni affermati nella maggioranza dei film d'oltreoceano.

In definitiva, non era importante che Bogart guidasse un bolide o fumasse come un turco; l'importante era che sgominasse i cattivi e salvasse la bella americana. Non era importante che James Stewart si proponesse di suicidarsi nella notte di Natale per una questione di soldi; l'importante era che alla fine comprendesse il valore della famiglia, con l'aiuto di qualche "donazione" da parte di amici e parenti. Non era importante che Julie Andrews cantasse che "basta un poco di zucchero e la pillola va giù" O che Doris Day seduta nel suo grazioso appartamento arredato all'ultima moda cantasse: "quando ero bambina domandai a mia madre cosa sarebbe stato di me: sarò bella? sarò ricca?" O che Marilyn Monroe chiarisse che "i diamanti sono i migliori amici delle ragazze."

L'unica cosa importante era che tutto andasse a finire nel migliore dei modi. Che il bene trionfasse, l'amore sbocciasse, il protagonista se la cavasse, eccetera.

E' anche in questo modo apparentemente innocuo che l'imperialismo plutocratico ha inglobato l'Italia e il mondo occidentale nel suo sistema fatto di debiti, materialismo, alienazione e competitività. Con un cospicuo mucchio di storielle leggere, appositamente confezionate per insegnarci quale debba essere la nostra idea di normalità. Si è trattato di una colonizzazione culturale graduale; silenziosa.

Penso alla preveggenza di Steno, quando nel 1954 realizzò Un americano a Roma, o di Carosone quando scrisse Tu Vo Fa' l'Americano. Macchiette che anticiparono ciò che nei successivi 50 anni molti italiani sarebbero realmente diventati.

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2 commenti:

  1. Quoto l'articolo, i film sono arrivati dove tutte le altre "tattiche" di convincimento non potevano arrivare.

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  2. Tutte cose che ho sempre pensato anch'io. Questo brainwashing del cinema americano è sempre stato molto piu "maligno " di quello che a prima vista sembra.. Praticamente un'arma.

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