25 giugno 2010

ARANCIA MECCANICA - S. Kubrick

cura ludovico, arancia meccanica
Viator
Anticorpi.info

Tra i grandi meriti di Stanley Kubrick vi fu la sua capacità di esplorare tematiche antisistemiche prendendosi gioco della censura attraverso un geniale uso delle chiavi di lettura.

All'uscita di Arancia Meccanica (1971) il mondo occidentale era intento a metabolizzare il brusco risveglio che seguì il boom economico degli anni '60. La guerra in Vietnam, il pericolo rosso, gli omicidi di cui furono vittime alcuni grandi leader politici avevano incrinato l'ottimismo del dopoguerra, e dolorosamente la società stava risvegliandosi dal sogno di un mondo sereno e opulento.

Allo stesso tempo nella popolazione andava diffondendosi una nuova coscienza politica; l'utopia borghese si stava sgretolando sotto gli occhi della classe media, e la mentalità antisistemica del movimento hippie e dalla contestazione giovanile rischiava di privare la macchina produttiva del necessario ricambio generazionale.

Uno degli strumenti con cui il sistema si adoperò per ricondurre la cultura occidentale su binari più allineati fu il cinema. A far capo da metà anni '60 le commediole, i western, i polizieschi, gli spionaggistici, i drammi sentimentali, furono via via affiancati e sostituiti da alcuni nuovi filoni cinematografici anche molto diversi tra loro, ma accomunati da una spiccata propensione verso il pessimismo ed il terrorismo culturale. Imperativo di questa novelle vogue cinematografica era instillare nella coscienza collettiva l'idea di un mondo pericoloso ed ostile, popolato da un'umanità violenta e senza scrupoli, per tutelarsi dalla quale il cittadino medio non poteva prescindere dalla protezione garantita dal potere costituito. Ecco venire alla ribalta cineasti dalla spiccata propensione alla crudezza quali Scorsese, Coppola, Siegel, Romero, Cimino, il lungo filone di poliziotteschi nostrani in stile Enzo G. Castellari, ed una serie di personaggi forcaioli come l'ispettore Callaghan e il Giustiziere della Notte.

Fu in tale contesto che Stanley Kubrick - autore già molto affermato grazie a successi del calibro di Lolita, Il Dottor Stranamore e 2001 Odissea nello Spazio - sottopose alla Warner una sceneggiatura tratta dal romanzo di Anthony Burgess A Clockwork Orange, datato 1962. I colletti bianchi dovettero essere molto colpiti da questa sceneggiatura piena di nichilismo e violenza che sembrava fatta appositamente per soddisfare i criteri raccomandati dall'alto, così il film fu prodotto.

Tuttavia i selezionatori della Warner e gran parte del pubblico non riuscirono a cogliere, per lo meno non del tutto e non immediatamente, il senso più profondo della storia, che Kubrick seppe  mimetizzare nel tessuto narrativo. 

In Arancia Meccanica, infatti, la tematica centrale non è affatto la "violenza fine a se stessa", come da decenni va ripetendo il fior fiore della critica. Chi conosce il lavoro di Kubrick sa bene come il senso di ogni sua opera vada ricercato oltre le apparenze. Nel caso specifico è sufficiente analizzare il film con distacco per intuire come le intenzioni dell'autore andassero ben oltre una generica, moralistica, sensazionalistica (e banale) denuncia dell'imbarbarimento sociale post-moderno.

Il vero tema di Arancia Meccanica - sintetizzato alla perfezione dallo stesso titolo del film -  è il libero arbitrio. Più precisamente, la strategia sistemica di agire sulla psiche del cittadino al fine di manipolarlo ed omologarlo mediante le tecniche di controllo mentale.

Per rendere l'idea della atmosfera che si respirava nello ambiente della controcultura ai tempi della uscita del film, è utile riportare quanto ebbe modo di dichiarare lo psicologo James V. McConnel in una intervista rilasciata alla rivista "Psychology Today" agli inizi del 1970.
"Presto saremo capaci di combinare la deprivazione sensoriale con l'azione ipnotica di alcune droghe ed il meccanismo "educativo" basato sulla dicotomia ricompensa-punizione. A quel punto potremo raggiungere un controllo pressoché assoluto sul comportamento di un individuo, ed ottenere molto rapidamente ed efficacemente un "positivo" lavaggio del cervello che ci consentirà di riprogrammare indole e personalità  di ogni individuo."
A gran parte dei critici è sfuggito l'elemento che più caratterizza il capolavoro di Kubrick. Tutto ciò può evincersi anche leggendo alcuni brani tratti da recensioni accreditate.
"[Arancia meccanica] Vede con grande anticipo ciò che sarà il problema della nostra epoca e che è sicuramente un problema più del ventunesimo secolo che non del ventesimo secolo. Quelli del ventesimo secolo si basavano sull'ideologia: ho un'idea e quindi t'ammazzo; quelli del ventunesimo secolo si basano sul nichilismo: non ho nessuna idea e quindi ti ammazzo."Gianni Riotta
"Kubrick profetizza anche la pericolosità di una violenza "estetizzante" anzi, la rappresenta, ce la mette sotto gli occhi, utilizzando la Nona di Beethoven e Rossini: una violenza a ritmo di musica."Achille Bonito Oliva
"Dei 3 film di Kubrick che si possono considerare fantascientifici [Arancia meccanica] è il più violento e quello in cui parla più del presente, appena caricato di connotazioni future. Come gli altri due, è una favola filosofica che illustra con geniale lucidità il suo discorso sulla violenza e sul rapporto tra istinto e società anche se nemmeno lui, pur nel suo palese sforzo di stilizzazione grottesca, si è sottratto ai rischi che si corrono al cinema nell'illustrazione della violenza."Dizionario Morandini
Leggendo tali giudizi risulta più semplice comprendere come 40 anni orsono i vertici della Warner accettando di produrre questo film si dettero involontariamente la zappa sui piedi. Furono buggerati allo stesso modo in cui ancora oggi lo è la maggior parte del pubblico e della critica, che in cuor suo continua a ritenere Arancia Meccanica come una sorta di film pornografico d'autore. 

Al contrario, è una delle opere più coraggiose, profetiche e morali della cinematografia di tutti i tempi. L'estetica violenta fu usata da Kubrick  come strumento narrativo, utile da un lato a sviare le attenzioni della censura dal tema principale (strategia che ritroviamo in altre opere kubrickiane) e dall'altro a rimarcare con l'ausilio di un impianto narrativo impressionistico il mutamento psicologico suscitato nel protagonista dal lavaggio del cervello della "Cura Ludovico."

Il titolo del film - cui si accennava - fu oggetto di numerose interpretazioni anche molto fantasiose, sebbene nessuna di esse si avvicinò al reale significato della espressione, da tempo chiarito da Antony Burgess nel saggio A Clockwork Orange Resucked
"... una creatura che può solo fare il bene o il male ha l'apparenza di un frutto amabile caratterizzato da colore e succo, ma in effetti internamente è solo un giocattolo a molla pronto a essere caricato da Dio, dal Diavolo o dallo Stato onnipotente."

Più chiaro di così ...

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1 commento:

  1. Oggi ho scoperto questo blog...è stata una giornata "proficua"!

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