8 luglio 2010

Into The Wild (Nelle Terre Selvagge) - S. Penn

Into the Wild, locandina
Viator
Anticorpi.info

Leggendo il romanzo biografico Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer, Sean Penn rimase fulminato. Quella storia colpì la sua sensibilità al punto da indurlo a smuovere mari e monti pur di aggiudicarsene i diritti cinematografici.

Oltre che farsi carico delle incombenze di produzione, Penn dovette sobbarcarsi una lunga opera di persuasione nei confronti dei famigliari del protagonista della vicenda reale, tutt'altro che entusiasti di fronte alla prospettiva che la storia di Christopher McCandless diventasse un prodotto cinematografico.

Alla fine Penn la spuntò, e con il supporto della casa di produzione Paramount si gettò a capofitto nella realizzazione del film. Le riprese proseguirono per otto mesi e misero a dura prova ogni singolo elemento della troupe, per via delle condizioni ambientali in cui si svolsero, dal deserto bruciante del Nevada alle nevi perenni dell'Alaska. Sacrifici e disagi che furono ampiamente ripagati, dato che ne venne fuori uno dei film più significativi della storia del cinema.

Quando ripenso a Into The Wild, il primo attributo che mi viene spontaneo accostargli è "importante." Prima ancora che emozionante, poetico, istruttivo, autentico. L'opera di Penn si colloca infatti in un genere filmico quasi del tutto inesplorato, arricchendolo di nuovi significati. Il rapporto dell'uomo 'civilizzato' con la natura, la necessità di tornare a sposarsi con essa abbandonando il ruolo antitetico che gli è stato cucito addosso dalla società metropolitana; il diritto alla libertà, alla autodeterminazione sono temi che resero celebri pellicole come Balla coi Lupi, Mosquito Coast e - in parte - Easy Rider. Partendo da queste basi Into The Wild  amplia e approfondisce il discorso con la aggiunta di nuove sfumature dal sapore allegorico ed esoterico.

Christopher McCandless, protagonista della storia, è un ragazzo di buona famiglia, ottimo studente dalle rosee prospettive (almeno secondo i canoni dettati dal sistema), eppure molto inquieto. La sua coscienza in via di evoluzione gli ha aperto gli occhi, impedendogli di ignorare la vacuità delle sovrastrutture culturali che caratterizzano la società cui suo malgrado appartiene.

Coscienza che unita a uno spirito integro, insofferente e coraggioso, induce il giovane ad abbandonare la 'prigione urbana' per intraprendere un lungo viaggio verso il punto più distante dalla cosiddetta 'società civile': i desolati monti dell'Alaska. Si tratta di un auto-esilio dal sistema entro cui è nato e cresciuto, ma ove non ha alcuna intenzione di vivere e morire.

Il percorso che il ragazzo decide di affrontare come solitario 'trampoliere' (viaggiatore a piedi), è assimilabile a un percorso alchemico, elemento confermato dai titoli dei capitoli con cui l'autore ha contrassegnato le diverse fasi dell'itinerario:

Capitolo 1 - La mia nascita
Capitolo 2 - L'adolescenza
Capitolo 3 - La maturità
Capitolo 4 - La famiglia
Capitolo 5 - La conquista della saggezza

Ognuno dei personaggi che Christopher incontra lungo il percorso - cittadini eccentrici di un microcosmo parallelo alla società del consumo fatto di anarchismo, condivisione e solidarietà - rappresenta una tappa importante, una occasione di accrescimento e una conferma della bontà della scelta compiuta. 

La natura selvaggia, vera coprotagonista del film, viene dipinta in maniera volutamente neutra, distante dalle versioni edulcorate appartenenti ad un certo cinema del passato, ma altrettanto estranea ai connotati minacciosi e alieni con cui negli ultimi anni molti autori si ostinano a descrivercela. 

La strada percorsa dal giovane diventa così una reale, faticosa, toccante ricerca della verità e della bellezza. Ad un universo innocente e incontaminato, fatto di libertà e totale disconnessione dalle sovrastrutture della società urbana, faranno da contrappeso gli stenti e le avversità che il protagonista dovrà affrontare a causa della radicalità delle sue scelte.

Al di là dello sfondo naturalistico, appare molto evidente il senso allegorico della intera vicenda. La solitudine dell'uomo consapevole; il prezzo da pagare in cambio della vera libertà, in un'epoca come quella che stiamo vivendo.

Come si diceva, Into The Wild non è solo un film dalla tematica originale e importante. Le lunghe divagazioni con cui la voce narrante ci racconta la storia di Christopher sono espresse in una prosa emozionante ed evocativa. L'intero film, con le sue splendide musiche, la grandiosità delle location, la bravura di tutti gli interpreti e la vicenda in se, nella forma colta e sensibile con cui Penn è stato capace di raccontarla, rende questa opera una vera poesia cinematografica, al tempo stesso delicata ed imponente.
christopher mccandless
Christopher McCandless (12 febbraio 1968 – 18 agosto 1992)

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4 commenti:

  1. E poi la meravigliosa Guaranteed di Eddie Vedder, ne vogliamo parlare?

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  2. Rocco Si' Freddo8 luglio 2010 11:02

    splendido post, film indimenticabile: vera e propria pietra miliare, per me almeno.
    Unico appunto che qui non è stato sottolineato a sufficienza è la musica di Eddy Vedder: profonda e lancinante. Immensa, per quanto strumentalmente semplice.
    Grazie di questo bellissimo articolo!

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  3. avete proprio ragione, grande musica, grande testo. rimediamo pubblicando il brano in versione tradotta e sottotitolata.

    ciao e grazie dei commenti

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  4. Non apparteniamo intimamente a questo mondo.C'e' chi lo intuisce prima e chi dopo.
    Il nostro Spirito Interiore a volte ci porta a staccarci dal mondo in un modo che per altri sembra incomprensibile.
    Come nel caso del protagonista del film.

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