16 agosto 2010

Carceri Private: Il Modello a Stelle e Strisce

cella carcerariaIntro - Anticorpi.info

Da qualche tempo i media italiani non perdono occasione per sottolineare quanto precarie, inumane ed insostenibili siano diventate le condizioni di vita nelle nostre carceri. Abbiamo avuto sopralluoghi da parte di politici di diverso colore, dossier giornalistici, e opinioni degli immancabili 'esperti'. Il problema è il sovraffollamento, ripetono. Molti detenuti, poco spazio.

Tuttavia - dopo il sostanziale fallimento dell'ultimo indulto (perlomeno in funzione della sovrappopolazione carceraria) - nessun politico ha proposto soluzioni concrete. Finora ci si è limitati a prendere atto della situazione, mandando in TV ogni tipo di notizia che fosse in grado di fortificare nel cittadino la consapevolezza del grave problema. La cosa strana è che nessuno - da destra a sinistra, dalla tv, alla radio, dalla Rai a Mediaset - abbia mai avanzato l'ipotesi che le carceri italiane siano affollate per il gran numero di reati "minori" sanzionati in Italia con pene detentive.

In Italia si comminano da uno a sei mesi per chi scriva su immobili, mezzi di trasporto e cassonetti della immondizia. Da 6 a 20 per la detenzione di qualche spinello. Carcere per chi involontariamente provochi valanghe di neve; carcere per chi esibisca un certificato di malattia falso; per chi compia atti non violenti di stalking; per chi pubblichi notizie coperte da segreto istruttorio; per gli immigrati clandestini ... e via dicendo.

La situazione appare piuttosto paradossale. Da un lato vi è il problema e dall'altro vi è la soluzione più logica, ben visibile a chiunque non finga di essere cieco. Soluzione che però a quanto pare non viene minimamente presa in considerazione.

Giungerà il giorno in cui la politica converrà che la soluzione più appropriata sia appaltare ad aziende private la costruzione e gestione di nuove carceri, imitando così il modello già in vigore negli Stati Uniti? 

Occhio, perché se si fa in modo che soggetti privati lucrino sul riempimento delle carceri ci si potrebbe ritrovare a fare i conti con fattispecie inedite, molto preoccupanti. 

Ci auguriamo di stare prendendo un abbaglio.
Proponiamo diseguito un articolo uscito su Liberazione il 14 marzo del 2009 e riportato sul web dal sito Insorgenze.

Buona lettura.

di S. Cossu

C’è un business negli Stati Uniti che non dà segni di crisi. E’ l’incredibile affare che ruota attorno al complesso carcerario-industriale. 

Non è legato ad aumenti di crimini né ad un equo rapporto tra il delitto e il castigo. E’ il risultato di una alleanza di ferro tra grandi imprese, governo, istituti di pena e media che produce soldi a palate a discapito del principio di giustizia. 

Negli Stati Uniti ci sono ad oggi quasi tre milioni di detenuti. Ospiti di carceri federali, statali e anche private sparse in tutto il paese. 

Secondo la organizzazione californiana California Prison Focus "nessuna altra società nella storia umana ha imprigionato un così alto numero di suoi cittadini." E i numeri sembrano confermarlo. Secondo le statistiche nelle prigioni americane è detenuto il 25% della popolazione carceraria mondiale, su soltanto il 5% della popolazione mondiale. Mezzo milione in più della Cina, che però ha una popolazione cinque volte più numerosa.

Viene spontaneo chiedersi: cosa ha determinato questa escalation di detenzioni?

Il tasso di criminalità stando alle statistiche è in discesa. Secondo il Bureau of Prisons, nel 2004 si è registato lo stesso tasso di ciminalità del 1974, mentre gli omicidi sono al loro minimo storico, pari a quello registrato nel 1965. Ma il dato più importante è che il tasso di criminalità si concentra in certe aree: povere e principalmente abitate da afroamericani e ispanici. 

Il 57% dei reati commessi sono legati a traffico di droga. Ma nonostante questo si è passati dalla popolazione carceraria di 300 mila detenuti del 1972, al milione del 1990 per arrivare ai quasi tre di oggi. Dieci anni fa esistevano negli Stati Uniti solo 5 carceri private, oggi ce ne sono 100. 

E’ chiaro il come e il perché dell’enorme affare che ha dato vita a quello che viene definito il complesso industriale-carcerario. Immaginate di avere a disposizione un enorme bacino di forza lavoro che costa poco, non può protestare (chi protesta può essere messo in isolamento) e non richiede assicurazioni di sorta. 

E’ questa la ricetta di quella che le organizzazioni umanitarie, così come quelle politiche e sociali, definiscono come una nuova forma di inumano sfruttamento. Una industria multimilionaria che ha proprie mostre commerciali, convention, website e punti vendita su internet. Inoltre ha campagne pubblicitarie dirette, studi di architettura, società di costruzioni, società di investimento a Wall Street, aziende di impiantistica, compagnie di distribuzione di generi alimentari, sicurezza armata, e celle.

Inoltre i contratti privati per il lavoro dei carcerati sono un incentivo per imprigionare sempre più gente. Le prigioni dipendono da questo reddito. Azionisti delle corporation che fanno i soldi grazie al lavoro dei carcerati fanno lobbing a favore di pene più lunghe, per espandere la loro mano d’opera. Un sistema che si autoalimenta.

Secondo una inchiesta del Left Business Observer, la industria federale carceraria produce il 100% di molti materiali militari: elmetti, cinture per le munizioni, maglie a prova di proiettile, placche di identificazione, camicie, pantaloni, tende, borse e spacci di bevande. A parte i rifornimenti militari, gli operai della prigione forniscono il 98% dell’intero mercato per i servizi di assemblaggio di apparecchiature; il 93% delle vernici e pennelli; il 92% dell’assemblaggio cucine; il 46% delle armature protettive; il 36% degli elettrodomestici; il 21% delle forniture di ufficio. Parti di aeroplano, forniture mediche, e molto più: i prigionieri stanno persino allevando e addestrando cani-guida per ciechi.

Ma come si fa ad incarcerare sempre più persone? Negli Usa negli ultimi anni si è assistito ad una lunga serie di nuove leggi che allungano la pena.

L’esempio più eclatante è la Three strikes law, la legge “tre volte e sei eliminato” – termine preso in prestito dal baseball – che prevede pene detentive fino all'ergastolo, senza libertà condizionata, per chiunque si macchi di tre reati, anche minori. L’approvazione di questa norma in “soli” 13 Stati ha determinato la necessità di costruire nei prossimi 10 anni altre 20 carceri. 

E qui arriva il grande affare della privatizzazione. Il boom è iniziato nel 1980 sotto le presidenze di Reagan e Bush senior, ma ha raggiunto l'apice nel 1990 con Clinton. Le prigioni private sono l’affare più grande nel complesso dell’industria carceraria. 

Le due più grandi società del settore sono la Correctional Corporation of America (Cca) e Wackenhut, le quali insieme controllano il 75% del mercato. Le prigioni private ricevono un importo garantito per ogni prigioniero, indipendentemente dal costo per mantenerlo. Secondo Russell Boraas, amministratore di una prigione privata in Virginia, "il segreto dei costi di gestione bassi sta nell’avere il numero minimo di guardie per il numero massimo di prigionieri." 

La Cca, per esempio, ha una prigione ultra-moderna a Lawrenceville, in Virginia, dove cinque guardie nel turno di giorno e due di notte sorvegliano oltre 750 prigionieri. In queste prigioni, i carcerati possono ottenere la riduzione della pena per “buona condotta”, ma qualsiasi infrazione è punita con 30 giorni aggiuntivi – che significa più profitti per la Cca.

Una forza lavoro quella in carcere che ha rappresentato per molte multinazionali una manna dal cielo: costa poco, non protesta e non chiede tutele o assicurazioni. Almeno 37 stati hanno affidato il lavoro dei detenuti a società private che organizzano le lavorazioni all’interno delle prigioni di Stato. nella lista di queste aziende si trova la crema delle corporazioni Usa: Ibm, Boeing, Motorola, Microsoft, At&t, Wireless, Texas Instrument, Dell, Compaq, Honeywell, Hewlett-Packard, Nortel, Lucent Technologies, 3Com, Intel, Northern Telecom, Twa, Nordstrom, Revlon, Macy, Pierre Cardin, Target Stores e molte altre.

I carcerati dei penitenziari di Stato di solito ricevono lo stipendio minimo per il loro lavoro, ma non tutti; in Colorado, per esempio, vengono pagati circa 2 dollari l’ora, ben al di sotto del minimo. 

E nelle prigioni private ricevono solo 17 centesimi l’ora per un massimo di sei ore al giorno, l’equivalente di 20 dollari al mese. La prigione privata con le paghe migliori è la Cca del Tennessee, dove i prigionieri ricevono 50 centesimi all’ora per quelli che vengono definiti "impieghi altamente qualificati."

Grazie al lavoro carcerario, gli Stati Uniti risultano ancora appetibili per investimenti originariamente progettati per il mercato del così detto “terzo mondo”. Una azienda che possedeva una maquiladora (impianto di assemblaggio) in Messico vicino al confine, per esempio, ha chiuso i suoi stabilimenti e li ha ricollocati nella famosa prigione di Stato di San Quentin, in California.

Per concludere, alcuni dati. Il 97% dei 125mila carcerati federali sono stati condannati per crimini non violenti. Si stima che più della metà dei 623mila carcerati delle prigioni comunali o di contea siano innocenti dei crimini di cui sono accusati. Di questi, la maggioranza sta attendendo il processo. Due terzi del milione di prigionieri statali hanno commesso crimini non violenti. Il sedici per cento dei quasi tre milioni di prigionieri del paese soffre di malattie mentali.

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