30 settembre 2010

Furbo e Più Furbo (Cultura della Furbizia)

Economia, crescita, grafico
Haarpo
Anticorpi,info

Soldi. Se non li hai non puoi capire. Coi soldi puoi fare cose che manco ti immagini tipo accompagnarti a strafighe a bordo di bolidi che costano come un appartamento e poi andare al porto e fare un giro sul tuo quaranta metri completo di equipaggio e pranzare a base di ostriche, caviale e carne di panda.

Io avevo questo ed altro perché avevo i soldi. E sai perché li avevo? Perché so vivere. So muovermi. Da tempo sapevo che la piccola azienda agricola a gestione familiare che ereditai da quei poveracci dei miei mi avrebbe concesso a stento di sopravvivere. Ma io ero io, e di certo non mi trovavo su questa terra per limitarmi a sopravvivere.

Così per prima cosa chiesi al ministero un pacco di finanziamenti per rimodernare la baracca che il mio povero babbo - pensa che a sessant'anni andava ancora in giro in Fiat - aveva mandato avanti a stento per tutta la vita. La domanda fu inserita in coda ad una lunga lista, ma mi bastò ungere un funzionario furbo come me, per balzare in testa come Coppi.

Ricevuti i finanziamenti, con un giro di fatture fasulle feci risultare di avere acquistato i nuovi macchinari e ristrutturato gli edifici, ma in realtà spesi solo un decimo della cifra e il resto lo insacchettai. Di controlli manco l'ombra, e le cose presero a girarmi bene. Una parte la usai per comprare un Ferrarino ed un attico in centro, ed il resto - grazie ad alcune utili amicizie nelle aule di diritto fallimentare - la investii in aste giudiziarie; immobili che dopo un anno potei rivendere al triplo del prezzo di aggiudicazione.

Ma l'appetito vien mangiando, e dopo non molto il Ferrarino e l'attico in centro non furono più un punto di arrivo e si trasformarono in una nuova base di partenza. Pensa che la sola bamba mi costava un occhio della testa. Inoltre la tizia che mi facevo in cambio delle cavalcate pretendeva cene, gioielli, viaggi e cose così. E poi da qualche tempo avevo messo gli occhii su una villa in Sardegna, uno chalet a Cortina, una guardia del corpo e - perché no - un elicotterino per spostarmi dalla mia azienda al centro città. L'elicotterino - per inciso - è roba da fare andare in brodo di giuggiole non solo le femmine qualunque, ma anche quelle della televisione. Voglio dire, avrei mai potuto rinunciare alla bamba, all'elicotterino e al figone televisivo?

Così, visto che il mio confinante se la passava abbastanza male, il giorno in cui si diede a incendiare - come consuetudine - le sterpaglie nella sua proprietà appiccai il fuoco ad alcuni miei fabbricati, regalai qualche pezzo da cento ad un paio di morti di fame affinché testimoniassero a mio favore e poi lo citai in giudizio per diversi milioni di euro, sostenendo che le sue fiamme erano sconfinate distruggendo gran parte del raccolto, alcuni fabbricati recentemente ristrutturati, e rendendo incoltivabile una grande porzione di terreno.

Il pezzente non aveva soldi per sostenere un lungo processo. Così dopo qualche sterile discussione ci si accordò; lui mi cedeva la metà dei suoi poderi, tutti i suoi animali da pascolo, e mi chiedeva pure umilmente scusa.

Che grandissima figata. Con quella mossa ingrandii la sottospecie di fattoria su cui si era spezzato la schiena quel cazzone di mio padre, e potei espandere il business anche al carneario e caseario. Vacche, porci e compagnia bella. Mungevo e Scannavo, Porto Cervo e mungevo, Cortina e scannavo, mungevo e incassavo e reinvestivo in beni immobili, che iniziai a costruire personalmente. Uno dei periodi più belli della mia vita.

Dopo qualche annetto ebbi la sfortuna di conoscere la mia ex moglie: Chantal. La avevo notata tra le veline del quiz che andava in televisione all'ora di cena. Grazie ad un comune conoscente le feci recapitare in camerino un diamante da ottantamila euro unitamente a una fotocopia della mia denuncia dei redditi, e ci sposammo.

La prima richiesta fu un attico in centro grande il quadruplo di quello dove stavo. All'arrivo dei pargoli dovevamo essere pronti ad allevarli in una casa con tutti i comfort e vicina alle migliori scuole, per cui l'unica era l'attico. Dopodiché seguirono auto di fascia alta ogni anno, pellicce di orso bianco, gioielli a strafottere, shopping da mille euro al giorno, maggiordomo da duemila al mese.

Fortuna che le cose al lavoro filavano alla grande. Chiacchierando con dei colleghi furbi come me scoprii la utilità dei bombardamenti ormonali e della nutrizione forzata. Voglio dire, roba da far raddoppiare gli introiti con investimento irrisorio. Le vacche avevano certe tettone che parevano mongolfiere. Sputavano latte per ore. A volte dentro il latte ci finiva il pus della mastite, ma dopotutto era tutta natura! Ed i porci diventavano grassi il doppio. Fantastico.

In quel periodo smisi di nutrirmi con i prodotti che producevo. Erano si tutta natura, ma a me chi minchia me lo faceva fare? Va bene il pus, ma quella roba chimica poteva intossicarmi. E poi dovevo proteggere Chantal. Meglio che quel cibo lo consumasse il consumatore. La mia famiglia si sarebbe nutrita solo con cibi provenienti da piccole fattorie scalcinate rassomiglianti a quella che mandò avanti quel cazzone di mio padre.

Quindici mesi dopo lo sposalizio nacque la nostra primogenita, che chiamammo Aqua di Giò in onore del profumo che aveva indosso Chantal quella sera, a Cortina.

Aqua di Giò purtroppo nacque con un terzo orecchio al posto della cavità orale. Sia io che Chantal avevamo geni forti, sani. Eppure venne al mondo quella strana creaturina muta, impossibilitata a nutrirsi oralmente, ma con un udito formidabile.

Dopo alcune indagini appresi che il quartiere in cui Chantal era cresciuta si trovava a pochi passi da un impianto abusivo di smaltimento di plutonio. Dannazione! Ero proprio esterrefatto! Chi poteva essere stato così irresponsabile da lasciare uscire quei veleni a pochi metri da dove giocano dei bambini, tra cui la mia signora bambina? Che roba. Fosse stato per me li avrei messi tutti al muro, sporchi delinquenti che per avidità mettevano a repentaglio la vita di povere creature innocenti! Maledetti!

Portammo Aqua di Giò presso una rinomata struttura sanitaria dove fu sottoposta ad intervento chirurgico da parte di un famoso chirurgo, per asportare l'orecchio superfluo, costruire una bocca artificiale e rifare tutto l'impianto retrostante.

L'intervento non andò molto bene, nel senso che la neonata morì sotto i ferri. Quando il professore venne a comunicarcelo aveva un tono greve, l'aria contrita e uno sbaffo di cocaina sotto la narice sinistra.
Chantal ed io demmo in escandescenze e chiamammo la polizia. Fu sottoposto al test antidroga che provò che il professore aveva operato nostra figlia sotto l'effetto della bamba. La sentenza ci accordò un grosso risarcimento, il che alleviò il dolore.

Lo stronzo però risultava nullatenente, e la sua polizza assicurativa non copriva i danni da colpa grave. Vi erano ottime probabilità - ci confidò il nostro avvocato con aria arguta - che avesse intestato tutti i beni ad una società estera di cui nessuno conosceva il nome. Il professore fu condannato a cinque anni per omicidio colposo, ma poi il giudice d'appello era un amico di amici e la pena gli fu ridotta. Alla fine proseguì ad esercitare in territorio svizzero.

La ferale esperienza mutò il carattere di Chantal. Da bella figa tutti vezzi e attenzioni si tramutò in un pezzo di ghiaccio. Quando provavo a farmela pareva un manichino. Poi una sera tornai a casa prima del solito e la trovai a letto con il massaggiatore che mi era stato descritto come gay. Scena madre in camera da letto. Lei si chiuse in bagno, lui si dette come un bolide ed io restai lì, impalato, con la faccia di chi ha appena bevuto un boccale di succo di limone.

Dannazione! Ero esterrefatto! Come aveva potuto farmi questo? Nemmeno un anno dopo la tragica morte di nostra figlia! Io le avevo comprato tutto il comprabile e lei mi ripagava con quella moneta? La verità era che la troia non mi aveva mai amato. Mi aveva sposato solo per i soldi, la sanguisuga!

La mattina dopo vagliai attentamente l'idea di chiedere il divorzio, ma la mia signora mi precedette: fui raggiunto da una ingiunzione del suo avvocato, che sosteneva di avere qualche centinaio di foto in cui c'ero io che avevo rapporti con battone e transessuali. Il che mi fece sospettare che la sanguisuga avesse ingaggiato un investigatore privato perlomeno da tre mesi prima dato che conti alla mano non andavo a battone da oltre sessanta giorni.

Chantal ottenne il divorzio. Per scongiurare colpi di testa di qualche giudice moralista accettai bonariamente la sua proposta di lasciarle l'attico bi-livello e pagarle alimenti per quindicimila mensili.

Ma la cosa peggiore è che la mazzata ebbe luogo proprio nel periodo in cui un grande edificio residenziale che avevo costruito subappaltando ad una impresa di costruzioni, dopo un lieve terremoto crollò addosso a diciannove persone che poi morirono.

In fase di perizia si riscontrò che l'edificio era stato costruito con impasti sabbiosi al posto del cemento armato. Le cause mi videro soccombente, e fui condannato a soddisfare un mucchio di grosse richieste di risarcimento. Fortuna che sono un tipo furbo, io. Una parte dei miei beni l'avevo intestata ad una società off shore, proprio come il professore che aveva ammazzato mia figlia. Così finì che gli sciacalli poterono cibarsi solo di una parte del mio patrimonio (tra cui la azienda che un tempo fu di quel pezzente di mio padre) e l'intero massimale della polizza di responsabilità civile.

Fu comunque un colpo tremendo. Infatti diedi mandato ai miei legali di intentare una azione di rivalsa sulla nota impresa di costruzioni alla quale avevo subappaltato i lavori, scoprendo che era stata liquidata due anni prima e dei soci si erano perse le tracce.

Dannazione! Lo dicevo io che quell'appalto era troppo conveniente! Voglio dire, avevano presentato un ribasso del 70% rispetto alla seconda impresa in graduatoria. Assassini farabutti. In che razza di Paese vivevo?

Quel giorno ero così fuori di me che dovetti sostare nei pressi di un bar per mandare giù una doppia razione di pillole contro la gastrite. Neanche il tempo di rimettermi in marcia che fui colpito da un ictus che mi privò dell'uso delle gambe, dell'occhio destro e della parola. Le mani e la memoria però continuarono a funzionare alla grande, sennò non sarei qui a scrivere questa mia.

Saltò fuori che l'azienda che produceva il farmaco per la gastrite aveva immesso sul mercato il prodotto senza fare tutti i test necessari. Insomma fu provata la relazione tra il farmaco e le ischemie che in breve tempo avevano ammazzato o invalidato parecchi consumatori, compreso il sottoscritto.

Dannazione! Com'era possibile che luminari di quel calibro avessero corso quel rischio, finendo per danneggiare centinaia di fiduciosi pazienti? Maledetti!

La casa farmaceutica fu condannata a pagare un risarcimento astronomico. Obbligo che assolse con grande stile, senza nemmeno contrattare sulla somma. Infatti se oggi posso avvalermi del supporto di una eccellente struttura sanitaria per la riabilitazione degli invalidi da ictus, è grazie ai milioni di quel risarcimento.

Ancora una volta sono cascato in piedi. E sapete perché? Perché so vivere.


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5 commenti:

  1. BRAVO !!!!!

    Ottimo pezzo

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  2. Non ci sono parole! O meglio ce ne sarebbero tante altre.Questa è la nostra Italia.Andrebbero stampate milioni di copie e attaccate ovunque.Complimenti.

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  3. Ma è una storia vera? Se sì, hai poco da vantarti, non t'invidio.

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  4. Troppo buoni. Contento che vi sia piaciuto. Grazie a voi di averlo letto :)

    Anonimo nr.3: non è una storia vera, ma una mia pippetta mentale. Ciao

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  5. Seconda stella a destra26 novembre 2010 16:22

    Dear Harpo mi sono decisa a venirti a trovare nel tuo regno. Sul pezzo:sei proprio tu, come al solito...pessimismo e fastidio :)
    P.S. vorrei tanto conoscere l'anonimo numero tre

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