2 ottobre 2010

No Grazie, Pago Io (Medici e Mercato)

medico, informatore scientifico
dal sito Newsblog.it

Gadget, Regali, Pranzi Gratis, Feste, Viaggi Omaggio in hotel di lusso con la scusa di un convegno medico, interventi pubblici lautamente remunerati. Dura la vita dei medici. Nessuna ironia in questa affermazione: è difficile restare indipendente, valutare la efficacia e utilità di un farmaco quando le case farmaceutiche fanno di tutto - anche tramite la loro capillare rete di responsabili vendite (ipocritamente noti come “informatori farmaceutici”) – per convincere chi dovrà prescrivere i loro medicinali.

Il problema è reale e globale. E tocca da vicino la vita delle persone. Alcuni sanitari però hanno alzato la testa e rifiutato questa logica. Grandi nomi della medicina mondiale si sono esposti denunciando questo stato di cose. Come Drummond Rennie, vice direttore del Journal of the American Medicai Association: "Vari scienziati sono disponibili, in nome del prestigio, a tagliare, falsificare, plagiare, ingannare, mentire, truffare e buttar via la loro reputazione, semplicemente per produrre più pubblicazioni, avanzare nella loro carriera e, ovviamente, fare soldi." 

O come Adriane Fugh-Berman, professore dell’università di Georgetown, che ha ipotizzato il pericolo che "si arrivi a invalidare tutta la letteratura medica, principale fonte del processo decisionale clinico", tanto è pervasivo l’influsso delle corporation nelle pubblicazioni scientifiche.

Dietro di loro, in molti Paesi stanno nascendo movimenti di medici, infermieri e farmacisti che si oppongono allo strapotere delle lobby. In Italia, trecento di loro si sono riuniti nell’associazione No Grazie Pago lo: "I confini tra medicina e industria del farmaco stanno scomparendo e i loro ruoli tanto diversi vengono confusi. Scopo dell’industria del farmaco è vendere i propri prodotti per aumentare gli indici di Borsa delle società quotate. Scopo della medicina deve essere invece quello di proteggere la salute delle persone", spiega la pediatra modenese Luisella Grandori, coordinatrice del movimento.

Memori della filosofia “agire locale, pensare globale", hanno deciso di non accettare regali di alcun genere (nemmeno le penne biro o i block notes) dalle industrie del farmaco né tanto meno finanziamenti per andare ai convegni o per produrre materiale informativo destinato ai colleghi. 

Ma il loro impegno non si ferma qui. Nelle ricette prescrivere sempre il farmaco generico al posto di quello di marca. E, siccome il grande potere di Big Pharma sta nel controllare la informazione medica, i “NoGrazie” lavorano per diffondere un nuovo tipo di formazione medica “non sponsorizzata”: "Al posto di lunghi viaggi ed eventi mondani – prosegue Grandori – si possono organizzare lavori in piccoli gruppi, che analizzino i risultati di un farmaco sulla base delle migliori evidenze possibili, valutandone la ricaduta sulla salute dei pazienti e concentrandosi sui problemi incontrati nella pratica quotidiana. È un modo molto più efficace per formarsi e che permette di sganciarsi dalla influenza del mercato."

I sanitari di No Grazie Pago lo non sono gli unici a lavorare per un nuovo tipo di rapporto tra medici e case farmaceutiche. Gruppi simili sono nati in molti altri Stati: So Free Lunch a New York e in Gran Bretagna, i No Gracias in Spagna, i Gezonde Scepsis in Olanda, i Mezis in Germania e gli Healthy Skepticism che, nati in Australia, hanno affiliati in tutto il mondo. Fonte

MEDICI RIBELLI - Intervista a Luisella Grandori

No grazie.
No ai regali, ai viaggi spesati, ai congressi finanziati, alla ricerca sponsorizzata, alla formazione pilotata. E’ appassionata la voce di Luisella Grandori, fondatrice del gruppo nograziepagoio.it.

Appassionata e convinta che valga la pena, che la goccia possa diventare un mare. La associazione ribelle è nata nel 2004 da una idea di questa pediatra agguerrita, che non scende a compromessi. Sono quasi 300 tra medici, infermieri e persino un informatore farmaceutico pentito, ad aver sottoscritto le regole del gruppo. Quali e perchè, lo abbiamo chiesto a Luisella Grandori a e Guido Giustetto, medico di famiglia, tra i primi nograziepagoio.it.

Il nome è già un programma. Ce lo spiega?
“Quando siamo nati, l’idea era non accettare neanche una biro da BigPharma. Figuriamoci un congresso, magari come quello annunciato qualche mese fa, in un hotel di lusso a San Martino di Castrozza per un corso dove si lavora fino alle 10.30 e si riprende alle 16, così c’è tempo per sciare. Oggi il nostro dissenso è più allargato. Tanto che stiamo pensando di modificare  il nome dell’associazione, per diventare semplicemente i Nograzie.”

Cosa significa essere un Nograzie? E’ complicato?
“Più che un problema, per me è una liberazione non vedere più i rappresentanti farmaceutici. La unica difficoltà che incontro è quando mi confronto con colleghi che non la pensano come me, e mi ritrovo con prescrizioni specialistiche che mi sembrano più spinte dal marketing che dalla attenzione alla persona. In questi casi spiego al paziente che ci sono farmaci altrettando validi tra i prodotti più datati e dunque più studiati.

La vostra posizione verso gli informatori farmaceutici?
Non tutti li hanno messi alla porta, ognuno si regola come crede. Quando esercitavo li ricevevo, ma facevo controinformazione: dimostravo loro che la informazione che facevano era, nel migliore dei casi, parziale Altri Nograzie non li ricevono proprio: lo ritengono tempo perso.

In che senso?
“In una lettera interna, un direttore vendite di AstraZeneca paragonò gli studi medici a un sacco di denaro. Compito del rappresentante, a ogni visita, sarebbe stato prenderne una manciata. Per questo gli informatori frequentano corsi in cui imparano a capire i vari tipi di medici: scettico, arrendevole, prescrittore di un farmaco concorrente o altro. 

Di conseguenza scelgono le strategie facendo leva, di volta in volta, sul richiamo alla autorità (“il primario è entusiasta di questa nuova molecola”), sullo effetto di massa (“tutti i tuoi colleghi lo prescrivono”), sulla compassione (“mi dia una mano, ho poche prescrizioni”). 

Diversi studi dimostrano che neppure il medico più preparato è consapevole di queste strategie, così non riesce a proteggersi dagli assalti dei promotori, con i loro corollari: campioni gratuiti di gadget, depliant illustrativi, inviti a cene con conferenze di opinion leader o visite agli impianti industriali. Ciò che è grave è che troppo spesso l’informatore “dimentica” di segnalare gli effetti collaterali, controindicazioni e prezzo del prodotto e, se sollecitato, cerca di sminuirli.”

Oggi il dissenso dei Nograzie si è ampliato: non si limita più ai finanziamenti.
Siamo nati rifiutando pranzi gratis e viaggi a cinque stelle, ma di recente la attenzione si è spostata sul conflitto di interessi. L’anno scorso, cavalli di battaglia sono stati la lotta alla pubblicità diretta ai farmaci e l’Educazione Continua in Medicina (Ecm). 

Più del 50% dello aggiornamento è finanziato dalla industria. Eppure ci sono altre strade. Alfredo Pisacane, responsabile Ecm della università Federico II di Napoli le ha scritte sul British Medical Journal: si tratta di bandire gli eventi in grande, lavorando con piccoli gruppi e dedicandosi al life learning, i problemi incontrati nella pratica quotidiana. Che si possa fare lo dimostrano gli eventi formativi organizzati dallo stesso Pisacane, rigorosamente senza sponsor. 

Anche l’Associazione Culturale dei Pediatri da tempo fa il congresso nazionale senza i soldi di Big Pharma. E il Centro Salute Internazionale di Bologna ha organizzato un meeting sul conflitto d’interesse tra i medici e industria senza ricevere un quattrino dell’aziende. Certo, è molto impegnativo. Ma se si lascia mano libera agli sponsor, il risultato può essere falsato. Le case farmaceutiche non sono società di beneficenza.

I pazienti come fanno a difendersi dalle pressioni?
Con un sano scetticismo, abbandonare l’atteggiamento fideistico, affidarsi a medici che non risolvono ogni malessere con un farmaco e che usano, quando è possibile, anche prodotti generici. Meglio essere critici verso i cosidetti esperti, gli opinion leader, che spesso hanno legami con case farmaceutiche.

Infine, è bene tenere gli occhi aperti ogni volta che esce un nuovo screening o un nuovo farmaco, non fidarsi delle notizie sensazionalistiche ma rivolgendosi a un medico con cui si ha un rapporto di fiducia. Attenzione: i Nograzie non sono i primi della classe, non è detto che siano medici migliori. Sono solo persone che vogliono allertare i colleghi e i pazienti sui rischi della influenza di Big Pharma sulla salute.”

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1 commento:

  1. meno male che anche tra i maccellai ne rimasto qualcheduno(pocchissimi)degno di rispetto

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