15 novembre 2010

Lo Strano Suicidio di Edoardo Agnelli

Edoardo Agnelli, foto
di C. Gambescia

Ecco il riassunto del libro a firma di Giuseppe Puppo: Ottanta Metri di Mistero: La Morte di Edoardo Agnelli. Il testo ha la prefazione di Ferdinando Imposimato, magistrato presidente onorario della Corte di Cassazione, giudice istruttore di molti drammatici processi, dall'omicidio Moro all'attentato a papa Giovanni Paolo II.

Imposimato registra, non si schiera ma lascia aperta la porta alla ipotesi che qualcosa di diverso da quello registrato ufficialmente possa essere accaduto. 

Il libro di Puppo riaccende la luce nelle zone buie, che sono molte, direi troppe e su cui nessuno ha mai voluto veramente fare chiarezza, confermando il sospetto o la teoria che qualunque vicenda riguardi o sfiori la famiglia più importante d’Italia sia destinata a smarrirsi nel silenzio. 

Così non vorrebbero alcuni personaggi avvicinati dall’autore, così non vuole Marco Bava, analista finanziario, amico di Edoardo, convinto che il suicidio sia una copertura e l’omicidio la verità, così il medico legale di turno, il dottor Carlo Boscardini che si chiama fuori da quel pomeriggio tragico con il titolo Io non c’ero, scaricando ogni responsabilità del certificato di morte sul dottor Marco Ellena, suo superiore gerarchico, che compilò il referto con alcune imprecisioni dovute alla fretta, forse, le tracce di terriccio tra le mani del giovane Agnelli, difficili da spiegare per chi era piombato da un’altezza di 90 metri, così come i mocassini ancora ai piedi. 

Sceglie il silenzio il medico del 118 accorso per primo sul posto, e non risponde alle domande di Puppo.

E ancora, la strana e ingiustificata assenza degli «angeli custodi», guardie del corpo di Edoardo Agnelli, nelle due ore trascorse da quando uscì di casa alle 7 e un quarto per arrivare, dopo sessanta chilometri, sul viadotto di Fossano; 

Le telecamere a circuito chiuso di casa Agnelli, le cui immagini non sono state mai riviste; 

Il traffico telefonico sui due cellulari lasciati a bordo della Croma prima dello epilogo;

La totale assenza di testimoni alle 9 del mattino lungo un tratto stradale che registra il passaggio, a quell’ora, di almeno otto vetture al minuto;

L’abbigliamento di Edoardo Agnelli, con il pigiama sotto la camicia; 

L’assenza di impronte digitali sulle portiere ed a bordo della Croma;

La sepoltura affrettata;

L’esame autoptico mancante

E come una nuvola grigia, fastidiosa sopra questo scenario già angosciante, la tesi di un complotto sionista che troverebbe la giustificazione nella adesione nel 1974 di Edoardo all’Islam e sulle conseguenze che tale scelta avrebbe avuto sul futuro dell’azienda e del patrimonio Fiat di cui sarebbe stato erede.

Tesi lanciata in Iran subito dopo la morte di Edoardo (al quale nel novembre del 2005 è stata intitolata una piazza di Khomein città natale dell’ayatollah e l’aula magna della università Al Zahra di Teheran), tesi costruita sul dissidio «religioso» e non soltanto con l’altro ramo di famiglia, gli Elkann, legati al mondo ebraico, tesi smentita tuttavia dal profondo rapporto che legava Edoardo a Margherita (? - n.d.A.), ribadito dalle lettere numerose, accorate nelle quali il fratello confessava il proprio disagio: «...Margi sono felice ma un poco in tensione. Papà mi ha parlato di alcuni lavori e di certi progetti dei quali, lo confesso, nel particolare ho capito ben poco. Oppure ho capito troppo bene e ora ho paura di avere inteso una canzone stonata. Lo sai bene che la mia mente vola alta sopra le megalopoli industriali e, osservando con attenzione sotto, vedo poco di buono e tantissimo da trasformare. Vorrei che papà mi stesse vicino per accompagnarmi lungo i primi passi del percorso che, immagino, sarà lungo e assai impegnativo. Mi auguro proprio che questo accada, anche se pensandoci provo un disagio simile alla paura». 

E in un altro scritto Edoardo parla del proprio impegno in Fiat, della idea di affidare le competenze a una persona, sembra Marco Bava appunto che ne curava il profilo economico: «Se il potere della nostra famiglia cadesse nelle mani sbagliate sarebbe una cosa estremamente pericolosa per questa nazione. Mio padre si è comportato benissimo fino ad oggi. Ma se non imposta la propria successione in maniera corretta anche lui dovrà rispondere delle proprie azioni e dare le sue spiegazioni davanti a Dio. Questo se lo deve mettere in testa». 

E infine il rifiuto di firmare una rinuncia ai diritti di Dicembre la società finanziaria della famiglia (che controllava l’intero mondo Agnelli), in cambio di benefici economici.

Ma chi può dimenticare i problemi esistenziali di Edoardo? La droga, i viaggi in India, le improbabili lettere scritte ai capi di Stato di ogni dove? Il suo carattere ora solare ora buio. Resta il mistero. Il libro di Puppo riapre interrogativi. Come in questi otto anni, ricadranno nel silenzio. 

Articolo pubblicato sul sito Arianna Editrice
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