22 dicembre 2010

Cos'è I-Ching

i-ching
Frankpro per Anticorpi.info

L'antico libro oracolare de I-Ching, potrebbe essere, secondo me, una prova possibile che una intelligenza a noi superiore ci ha creati.
Nato nella leggenda, è uno dei due pilastri fondanti del Taoismo, forma deviata e corrotta del buddismo Mahayana, secondo i devoti ed alcuni interpreti del grande movimento religioso. L'altro testo, il Tao-Te-Ching, è in un certo senso “la teoria”, laddove la pratica è per l'appunto I-Ching.

Il Tao-te-Ching, se possibile, è ancor più ermetico ed enigmatico dello altro testo. Lo stesso Confucio un giorno avrebbe affermato che se avesse avuto altri cento anni di vita a disposizione li avrebbe spesi tutti nel continuare a studiarlo.

Del libro de I-Ching se ne può vagamente percepire la natura di “libro vivo”, senziente, soltanto quando lo si inizia a consultare e lo si studia per un certo arco di tempo, direi alcuni anni come minimo.

Quando dunque lo si conosce un pochino viene da sorridere, se non proprio ci si sbellica letteralmente dal ridere, nel leggere le pagine de La Svastica Sul Sole, uno dei libri forse meno noti del grande Philip Dick, in cui la elite al potere adopera a più riprese il libro de I-Ching per prendere decisioni gravose tanto per lo intero sistema, quanto per questioni personali della più bassa lega.

Qualche volta ho pensato che se i nostri governanti lo adoperassero ogni tanto prima di parlare o decidere, sarebbe probabilmente grande  il giovamento collettivo.

Ma proviamo a tornare sul binario principale.

Dicevo che I-Ching è un testo vivo, un libro che ha l'anima di un maestro in se, il quale prende corpo dalla risposta che esso ci consegna.

Tale risposta infatti non è mai di natura strettamente oracolare, tutt'altro: quasi sempre, ad una lettura profonda e attenta, rivela lo stato mentale in cui era il consultante nel momento della formulazione della domanda, l'intenzione profonda che ne anima la richiesta ed anche dove le sue azioni possono andare a parare, qualora egli si attenga strettamente a quanto domandato prima del lancio delle tre monetine.

Un tempo l'I-Ching si consultava con i bastoncini di achillea (1), ma la sua lettura era molto più complicata, a noi fortunatamente è giunta una “versione easy” diciamo (per lo meno in termini di modalità di consultazione) che appunto si effettua col lancio ripetuto, per sei volte consecutive, di tre monetine, che hanno raffigurazioni diverse sulle due facce.

Per dimostrare (tentare, per lo meno) che I-Ching è un grande gioco di scoperta di noi stessi affidatoci da una mente evoluta che ci conosceva in dettaglio, posso riportare il risultato di una domanda postami da un amico, giorni addietro.

Naturalmente va detto che quanto esposto sopra è una semplificazione estrema ed una sintesi stretta di un intero sistema di pensiero, per cui si colga l'articolo in questa ottica, quella cioè di consentire un avvicinamento graduale, sintetico e simpatico al lettore ignaro.

Dunque, raccontavo che l'amico s'è presentato un tantino provato al mio capezzale. L'ho accolto con affetto, come provo a fare sempre con gli amici, poi l'ho fatto accomodare, e finalmente mi ha esposto ciò che lo turbava profondamente. Frank, mi ha chiesto: che faccio ... ci vado in India?

A questo punto ho pensato di girare la domanda al grande saggio che giace sopito nel libro de I-Ching, anziché sorbettarmi io personalmente l'onere di una risposta che, in effetti, non avrei saputo né potuto permettermi di dare.

Per inciso: le risposte bisogna trovarle sempre dentro di se (lo sappiamo), il problema è proprio questa lettura di se, che è spesso complicata dalla natura duale della nostra mente, infatti noi siamo il lettore e la lettura, ad un tempo.

Ma chi ci ha creati lo sapeva perfettamente, e fra i vari strumenti che ci ha messo in mano, i sessantaquattro esagrammi del libro, quando si ha un po' di pazienza per studiarlo, possono rivelarsi un alleato preziosissimo in questa difficile operazione.

La risposta del libro, alla angosciosa domanda del mio amico (che per inciso in India c'è già stato varie volte, dunque che cavolo me lo chiedi a fare?), ci ha consegnato un esagramma sano sano: il numero 52, detto “il monte, l'arresto, la quiete.”

Sano sano, perchè una risposta de I-Ching può portarne anche due di esagrammi, uno che deriva dall'altro. Ma la risposta con un unico esagramma, spesso, è di più facile interpretazione.

Tornando al consulto, esso, ad una prima lettura, poteva sembrare incomprensibile: “Il monte, l'arresto, la quiete ...”, parole del libro; mi sono chiesto che c'entrasse tutto questo con l'India e il viaggio?

Poi la risposta si è fatta strada in me, procedendo nella lettura dei commenti: “qui si affronta il problema di come raggiungere la pace del cuore ...” ; per il libro de I-Ching - infatti - la pace non è un elemento stabile dell'essere umano o della vita, bensì la risultante dello equilibrio delle forze della quiete e del moto.

Il libro di seguito afferma: "sostare quando è tempo di sostare, procedere quando è tempo di procedere, così quiete e moto sono armonia con le esigenze del tempo e vi è luce di vita.”

“Giorgio” - ho detto all'amico che a quel punto era già con la lingua penzoloni - "sei soltanto agitato; la tua mente adesso è in subbuglio e ti sei messo a pensare un'altra volta di andartene in India. Perchè invece non ti metti a lavorare un pò su te stesso, per ritrovare la pace del cuore e della mente?”

Ecco cosa succede quando svettiamo dal presente verso un futuro possibile o verso il passato. Quando cioè per troppo tempo non pratichiamo (2).

Mi rendo conto che l'esempio del mio consulto al buon vecchio Giorgio sia ben poca cosa per capire la grandezza de I-Ching, ma quando avrete provato ad usarlo, sono sicuro che ne apprezzerete il valore.

Allora, vi porrete forse anche voi la domanda che mi sono sempre chiesto anch'io: chi ha mai potuto creare uno strumento del genere? Non è lapalissiano anche per voi che si tratti di un'intelligenza superiore? Un'intelligenza che, conoscendo perfettamente la 'macchina uomo', gli ha fornito anche una specie di strano ed ermetico manuale di istruzioni che si chiama libro de I-Ching.

(1) Pianta sacra per gli antichi cinesi.

(2) Per “praticare” io, come altri di cui ho letto, intendo semplicemente qualsiasi mezzo che ci consenta di tornare ad abitare il presente: la meditazione, lo yoga, il mantra, ecc – tutti strumenti che, se usati, ci aiutano grandemente a radicarci nel qui ed ora

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