25 dicembre 2010

La Tregua di Natale (1914)

La tregua di Natale
di M. Liberti

Per molti si tratta della più bella favola di Natale, paragonabile a un miracolo. Nei libri di Storia non ce n’è quasi traccia, tuttavia se ne parla in film e romanzi, nonché in una struggente canzone folk dello artista inglese Mike Harding, dal titolo Christmas 1914. 

Eccone alcuni versi: “I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno.”

Canale YT nickladey

La partita in questione si svolse realmente, e fu giocata il 25 dicembre 1914 nei pressi della cittadina belga di Ypres. Campo di gioco: la no man’s land (“terra di nessuno”), lo spazio che divideva le trincee inglesi da quelle tedesche.

Fu il momento culminante di quella che passerà alla Storia come Tregua di Natale. 

Nella estate del 1914 l’Europa era divenuta teatro di una guerra che vedeva opposti due grandi schieramenti: Gran Bretagna, Francia e Russia da una parte; Germania, Austria-Ungheria e Turchia dall'altra.

grande guerra, mappa

Più tardi sarebbero entrati nel conflitto anche Bulgaria, Giappone, Italia, Stati Uniti e una serie di Paesi 'minori', trasformando la contesa nella Prima guerra su scala globale dell’umanità.

All’inizio il fronte più caldo fu proprio quello occidentale (tra il Belgio e il Nord della Francia) dove inglesi, francesi e belgi dovettero contrastare la avanzata tedesca. Dopo una sanguinosa battaglia nei pressi di Ypres, a fine autunno gli eserciti si ritrovarono però impantanati (qui e altrove) in una estenuante guerra di logoramento tutta combattuta intorno alle trincee.

Da questi fossati profondi un paio di metri e rinforzati alla buona con tavole di legno, i soldati si lanciavano quotidianamente allo assalto del nemico, guadagnando o cedendo ogni volta pochi metri di terreno e trascorrendo il resto della giornata tra fango, pioggia e cadaveri.

Queste condizioni riguardavano tutti, e il “mal comune” provocò presto il verificarsi di episodi di solidarietà tra nemici (che si trovavano peraltro a pochi passi di distanza gli uni dagli altri).

I soldati dei due eserciti cominciarono a scambiarsi alcuni “favori”, come non aprire il fuoco durante i pasti. Quel che contava era salvare le apparenze con i superiori (si rischiava l’accusa di tradimento) e portare a casa la pelle.

GIU' LE ARMI!
Il compito di punire i soldati che si fossero mostrati troppo concilianti con i nemici spettava agli ufficiali dei comandi, gli unici che avrebbero potuto stabilire una tregua. Tale regola, a Ypres e in altre zone del fronte, sarebbe però stata infranta nel dicembre del 1914.

Dopo aver ordinato alle truppe di non interrompere per nessun motivo i combattimenti, i comandi dei due eserciti fecero arrivare nelle prime linee piccoli pacchi dono (era pur sempre Natale) contenenti dolci, liquori, tabacco, alberelli natalizi e candele.

A Ypres, la sera della vigilia, i tedeschi addobbarono le postazioni scambiandosi gli auguri e cantando motivetti natalizi; in una trincea qualcuno intonò la canzone Stille nacht, Silent night per gli inglesi.

Da quel momento e per gran parte della serata i soldati dei due eserciti non smisero più di cantare, ognuno nella propria lingua e ognuno al riparo della propria postazione. “Quando addobbammo gli alberi e accendemmo le candele, dall’altra parte giunsero fischi di gioia e applausi […]. Poi cantammo tutti quanti assieme” - testimonierà in seguito il soldato tedesco Kurt Zehmisch, nel libro Silent night: the story of the World war I Christmas truce, il libro dello storico americano Stanley Weintraub che negli Anni ’80 ricostruì la vicenda.

Al momento di andare a dormire un po’ tutti erano convinti che qualcosa di straordinario stesse per verificarsi: all’alba i tedeschi esposero infatti piccoli cartelli con le scritte “Buon Natale” e “Non sparate, noi non spariamo”. Era il segnale d’inizio. 

FRATERNITA'
Ricominciarono i canti e gli applausi, poi dalla trincea tedesca uscì un uomo: nella nebbia gli inglesi lo intravidero appena, quanto bastava per notare che era disarmato. I britannici, increduli, uscirono dai loro ripari e si incamminarono verso i tedeschi, che fecero altrettanto. “Ho visto la cosa più straordinaria che si possa vedere: stavamo per sparare a quel tedesco […] e poco dopo eravamo tutti in festa” scrisse il soldato inglese Dougan Charter in una lettera alla famiglia.

Dopo aver sepolto i corpi dei commilitoni uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti, i due schieramenti fraternizzarono, preparando una festa in piena regola. “Fritz portò sigari e brandy, Tommy della carne di manzo e sigarette” canta Mike Harding nella sua canzone. Senza inventarsi nulla: nel diario di campo del 133° Reggimento sassone si parla infatti di un tedesco di nome Fritz e anche di Tommy, un soldato inglese che si mise a tagliar capelli ai nemici in cambio di qualche sigaretta. 

Nel frattempo attorno a lui tutti si scambiavano abbracci e visite di cortesia. Inglesi e tedeschi si regalarono caffè e cioccolata, marmellata e sigari, tè e whisky, nonché alcuni accessori delle divise. Ci fu persino chi si fece fotografare in gruppo. “Non vi fu un solo momento di odio: per un po’ nessuno pensò più alla guerra” disse il soldato britannico Bruce Bairnsfather. Quasi una scena da film, che in effetti si ritroverà nel copione di Joyeux Noël, pellicola del 2005 di Christian Carion. 

IN CAMPO
Prima che gli alti comandi potessero intervenire interrompendo la tregua, i soldati fecero un patto solenne: nel caso di ripresa dei combattimenti nessuno avrebbe mirato ad altezza uomo, ma reso inoffensive le munizioni “sparando alle stelle in cielo”. La notizia della tregua intanto si diffuse, e in poche ore la febbre da armistizio contagiò due terzi del fronte occidentale: quasi dappertutto inglesi e tedeschi si tesero la mano e festeggiarono assieme.

Il simbolo di quell’insolito Natale di guerra divenne la partita di calcio che si tenne a Ypres fra le truppe inglesi del reggimento Scottish seaforth highlanders e quelle tedesche del Reggimento sassone (ma quel giorno le partite di calcio furono in realtà più di una). I palloni furono messi insieme con stracci pieni di sabbia legati con lo spago, mentre le porte furono delimitate da pile di cappotti: per qualche ora la “terra di nessuno” si trasformò in un campo di calcio.

Nei giorni successivi, i familiari dei soldati furono inondati di lettere e foto dello evento, che finirono ai quotidiani. La stampa (sotto censura) ne ritardò però la pubblicazione e le prime notizie trapelarono solo sul New York Times. A quel punto si svegliò anche la stampa europea, e il 1° gennaio 1915 il londinese Times pubblicò un articolo su quella partita, riportando anche il risultato finale: 3 a 2 per i tedeschi. Le notizie sulla tregua trovarono in seguito sempre più spazio sui giornali nordeuropei, con titoli euforici e commossi come: “Straordinario: inglesi e tedeschi si stringono la mano”. 

SIPARIO
In quei giorni su molti fronti i soldati uscirono dalle trincee per stipulare momentanee tregue natalizie. Ma agli alti comandi l'idea non piacque per niente. In alcuni casi la tregua durò fino a Capodanno, ma quasi ovunque tutto finì la sera stessa di Natale. “Ci salutammo e rientrammo nelle trincee […] poi udimmo dei colpi […]: la guerra era ricominciata” ricorderà malinconico il capitano inglese J. C. Dunn.

Ma gli alti comandi dei due eserciti non ebbero nessuna nostalgia di quell’evento. Si diedero da fare per impedire che altre scandalose tregue si ripetessero: si andò dalla minaccia di corte marziale per chiunque avesse avuto contatti con il nemico alla idea di bombardare le trincee nei giorni precedenti ogni Natale. Inoltre, per evitare che i soldati familiarizzassero col nemico, fu deciso di spostarli a turno in diverse zone del fronte. Partì anche una operazione di censura di qualsiasi notizia che riguardasse la tregua del 1914 e si arrivò a negare ufficialmente che fosse mai avvenuta.

Tratto da un articolo pubblicato sul sito Focus.it

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4 commenti:

  1. vista la credibilità che ha per me focus,(rivista di disinformazione orchestrata dal sistema) metto seriamente in dubbio la notizia... Ma quant'altro il fatto fosse realmente successo, tanto di cappello a quegli uomini che si ricordarono di essere ancora tali...
    Purtroppo la guerra riprese... i tanti in balia dei pochi, come da sempre avviene...

    Noele

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  2. concordo per ciò che riguarda focus, ma la storia è vera. ciao

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  3. ciao, sono Matteo Liberti, direttore di InStoria, giornalista di Focus Storia e... autore dell'articolo in questione. Vi assicuro che la storia raccontata è vera e anche che, almeno per quel che riguarda me, in ogni lavoro che svolgo Focus Storia", cerco di fare informazione storica, non disinformazione. Un esempio? Guardate nel numero in uscita a novembre 2011 come parlo di Pearl Harbour...
    Ciao,
    m.

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  4. ciao matteo, ne approfitto per ringraziarti per questo ottimo articolo. riguardo focus, ho smesso di leggerlo quando ho notato il taglio a mio avviso non molto sincero che caratterizzava un numero sempre più elevato di articoli e rubriche. il che naturalmente non vuol affatto dire che chiunque vi scriva sia un disinformatore ;) se nel tuo articolo su pearl harbour parli di assurdi embarghi, omissioni criminose e business della guerra, tanto di cappello..

    ciao e buon lavoro

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