31 gennaio 2011

Universo Olografico - Aspect, Bohm, Pribram

matrix, realtà, codice informatico
di R. Boylan

Nel 1982 un team della Università di Parigi diretto dal fisico Alain Aspect condusse forse il più importante esperimento scientifico del Ventesimo secolo. Il team di Aspect scoprì che sottoponendo a determinate condizioni una serie di particelle subatomiche come gli elettroni, esse comunichino all'istante tra loro indipendentemente dalla distanza che le separa, che si tratti di 10 metri o 10 miliardi di chilometri.

Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.

Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein - che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce - è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l'esperimento di Aspect rivoluzionò il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. 

David Bohm, fisico londinese recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo sarebbe in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

OLOGRAMMI: LA PARTE E IL TUTTO
Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica.  
Quando la pellicola è sviluppata risulta visibile solo un  intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale.

La tridimensionalità non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi: se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, qualsiasi parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. 

Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione ed ordine.

LA RANA, L'ATOMO E LA ROSA
Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, fosse quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio. Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect.

Secondo Bohm le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa perché  la loro separazione è una illusione.  Era infatti convinto che a un livello di realtà più profondo tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.

Bohm semplificava il concetto con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l'acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.

Guardando i due monitor potremmo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle camere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. 
bohm, esempio acquario
Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremmo che esiste un legame tra loro: quando uno si gira, anche l'altro si gira; quando uno guarda di fronte a se, l'altro guarderà lateralmente.

Essendo all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. 

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà di cui non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono 'parti' separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare, che risulta infine olografica ed indivisibile. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da tali 'immagini', ne consegue che l'Universo sia una proiezione, un ologramma.

IL MAGAZZINO COSMICO
Oltre alla natura illusoria, tale universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, significa che a un livello più profondo tutte le cose sono infinitamente collegate.  

Gli elettroni di un atomo di carbonio del nostro cervello sono connessi alle particelle subatomiche che formano ogni pesce che nuota, ogni cuore che batte e ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Benché la natura umana cerchi di classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.

Concetti come la località si infrangono in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (proprio come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. 

Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente.  

passato, presente, futuro

Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.  

Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. 

In via ipotetica dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dalle stelle, alle balene ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste.  
Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe una infinità di ulteriori sviluppi.

Dal momento che il termine ologramma si riferisce di solito a un'immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'Universo col termine 'olomovimento.'  

Affermare che ogni parte di una pellicola olografica contenga tutte le informazioni della pellicola integra significa semplicemente che l'informazione è distribuita in modo non-locale. Se l'intero Universo è strutturato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia proprietà non-locali e che quindi ogni particella esistente contenga in se l'immagine del tutto. 

Dato l'assunto che ogni manifestazione proverrebbe da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'Universo; dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto sarebbe allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di 'tutto.'

MILIARDI DI INFORMAZIONI (Pribram)
Studiando le funzioni cerebrali, il neurofisiologo Karl Pribram dell'Università di Stanford si è convinto della natura olografica della realtà. Diversi studi condotti sui ratti negli anni '20 appurarono che i ricordi non siano affatto contenuti in settori specifici del cervello: dai test però nessuno riusciva a spiegarsi quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò al campo i concetti della olografia.  

Pribram ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.

Quindi il cervello funzionerebbe come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!).  

Di converso, si è scoperto che gli ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti basta cambiare l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, per accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.

MILIARDI DI IDEE
La capacità di recuperare velocemente qualsiasi informazione dal nostro gigantesco magazzino cerebrale sarebbe spiegabile più facilmente supponendo un funzionamento secondo principi olografici. Inutile quindi scartabellare nei meandri di un enorme archivio cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere istantaneamente correlato a tutti gli altri: forse la massima espressione in natura di un sistema a correlazione incrociata.  

Nell'ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la grande mole di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni.

Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in un'immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

Vi è un'impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi.  

Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia. 

Ad esempio:  il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette 'frequenze cosmiche' e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze.

Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.

LA REALTA' NON ESISTE
Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di tali frequenze mutandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? 

In parole povere: non esisteCome sostenuto da religioni e filosofie orientali, il mondo materiale sarebbe un'illusione. Noi stessi che pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, in realtà saremmo 'ricevitori' galleggianti in un variopinto mare di frequenze e ciò che ne estrarremmo lo trasformeremmo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.

Tale impressionante concetto è stato battezzato 'paradigma olografico' e benché diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, esso ne ha entusiasmati molti altri. Un piccolo ma crescente gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. 

In un Universo in cui le menti individuali siano porzioni indivisibili di un ologramma in cui tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti 'stati alterati di coscienza' potrebbero essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.  

Se la mente è parte di un continuum di un labirinto connesso non solo a ogni altra mente esistente o esistita, ma anche a ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, il fatto che essa sia capace di fare incursioni in tale labirinto e farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.

COSCIENZA E VISUALIZZAZIONE
Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia. 

Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è che un'illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crei la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come 'fisico.'

Tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.  

Ciò che noi ora definiamo guarigioni miracolose potrebbero essere indotte da un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la 'visualizzazione' risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la 'realtà.'

IL MONDO E' UNA TELA BIANCA
Perfino visioni e altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo la ipotesi di un universo olografico. 

Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che eseguendo una danza rituale era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che sotto i suoi occhi e quelli di un altro attonito testimone, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte.  

Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste sono più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà.  

In un universo olografico non vi sarebbero limiti ai cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà, perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela bianca in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. 

Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con Don Juan, lo sciamano Yaqui.  

Nulla di più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. Le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.

Articolo pubblicato sul sito XMX.it
Traduzione a cura di Extraterrestre.it

Link diretto all'articolo:
http://www.xmx.it/universoillusione.htm

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6 commenti:

  1. Pierluigi Ighina aveva ragione....ancora una volta.

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  2. Giorni fa feci un sogno.
    La realtà non era altro che un gioco, una finzione simulata stile matrix.
    I pochi conoscenti del fatto, gestivano il segreto ponendo limiti alla società.
    Le paure erano questi limiti.
    Ma io, riconoscendo il segreto, e pensando intensamente al nuovo schema della "realtà", potei pensare al di fuori di ogni schema, sentendomi libero.
    Potei volare, piegare gli oggetti, diventare invisibile.
    Fu un sogno pazzesco.
    Ma dopo aver letto questo articolo, e ragionando sul fatto che i sogni non sono altro che rielaborazioni del cervello, comincio a crederci.
    Riuscirò a crederci così intensamente da rendere ciò che pensavo impossibile, una cosa possibile?
    Mentre rifletto con una tazza di thè bollente in mano, sogno ad occhi aperti.

    Un saluto,
    Anonimo.

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  3. il sogno di oggi sara la realta del futuro

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  4. Probablimente la lettura più illuminante che abbia fatto negli ultimi tempi. Senza esagerare posso dire che avete appena alterato la mia visione della realtà e quindi per conseguenza la mia esistenza.
    Il libro citato "La Matrix divina" parla di questo tema?

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  5. @ Mental ... lieto che ti abbia appassionato. certo, gli scritti di braden toccano anche questi temi

    ciao e grazie dei commenti

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  6. sarebbe bello se fosse vero saremmo esseri spirituali immortali

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