24 aprile 2011

Il Marchio Infamante

dito accusatorio

Puntuali come un orologio svizzero, immediatamente dopo la tragica vicenda di Vittorio Arrigoni ecco spuntare le accuse di negazionismo antisemitismo contro chiunque abbia ventilato l'ipotesi di un coinvolgimento del potere israeliano. A farne le spese stavolta è stata una blogger, professione docente liceale, nickname Cloro.

Questo ennesimo caso di repressione strisciante mi offre lo spunto per scrivere qualcosa su una delle armi d psico-polizia più micidiali in dotazione all'arsenale di repressione e controllo sociale: il marchio infamante.

Una esigenza irrinunciabile
Mantenere viva la comune percezione della democrazia in una società non democratica ha sempre comportato per il potere il ricorso ad alcuni accorgimenti tattici. Uno di essi è la necessità di soffocare le voci scomode senza scalfire l'illusione di democrazia nutrita dalla maggioranza della popolazione. 

Una regolare reprimenda di dottrine e personalità incompatibili ai paradigmi sistemici, che non sia 'giustificata' da motivazioni coerenti al simulacro di realtà democratica dipinto dai media, finirebbe infatti per rivelare il disegno di chi persegue un mondo privo di individualità e pluralità culturale.

Tale esigenza ha indotto il sistema a sviluppare espedienti persuasivi capaci di rendere socialmente accettabile ogni intervento repressivo, anche su vasta scala, nei confronti di qualunque minoranza.

Tra di essi vi è la mentalità del politicamente corretto (v. correlati), di cui in questa sede esamineremo una variante; in sintesi si tratta di fabbricare marchi infamanti, stereotipi verso cui convogliare le paure e l'astio della gente comune sobillandone l'istinto da branco, per poi sfruttarli - al momento opportuno - per gettare discredito su gruppi e individui non graditi.

Muori, infedele!
L'esempio storico più eloquente in tal senso è quello delle secolari guerre e persecuzioni religiose nei confronti di infedeli ed eretici. Nel Medioevo la strategia fu applicata come arma repressiva contro filosofie, culture e discipline che ostacolavano la diffusione dei futuri assiomi sistemiciEra sufficiente che la collettività percepisse un individuo oppure un gruppo come 'eretico' per giustificarne l'arresto, la tortura e la messa a morte da parte dell' 'esercito del bene.'

Tuttavia non di rado i destinatari delle accuse erano perseguitati per motivi ben diversi da quelli noti all'opinione pubblica, non escluse questioni di sessismo ed interessi economici e politici.

Altra memorabile 'epidemia' di marchio infamante ebbe luogo nel XV secolo in quel di Salem - località americana - ove ebbe luogo la celebre 'caccia alle streghe.' Centinaia di donne innocenti furono arrestate, seviziate e uccise, ufficialmente perché colpevoli di 'stregoneria', in realtà per soffocare gli ultimi echi di antichi culti e pratiche curative giudicate 'sconvenienti' sia dalla chiesa che dalla scienza ortodossa.

Arrivano i Mass Media
In epoca moderna - con l'avvento della propaganda e dei mass media - la strategia del marchio infamante si è sviluppata e perfezionata.

E' noto il marchio con cui i regimi nazifascisti bollarono l'intero popolo ebraico accusandolo delle peggiori nefandezze. Ancora una generalizzazione che condusse a una delle più oscene carneficine della storia. Tuttavia chi auspicava che la memoria storica comportasse nelle nuove generazioni ebraiche una maggiore sensibilità, tolleranza e prudenza nel giudicare le altrui idee e posizioni, sarà rimasto deluso.

Nel dopoguerra fu inculcata nella cultura statunitense la fobia nei confronti del comunismo e dei comunisti, poi sfociata nel maccartismo (v. correlati).

All'epoca del maccartismo bastava esprimere una minima critica all'operato del governo americano per essere guardati con sospetto, anche dai propri stessi amici e famigliari. La commissione Warren incoraggiò la delazione tra cittadini attuando una serie di misure allarmistiche, e il conseguente risultato fu che ogni voce fuori dal coro poté facilmente essere accostata al sovietismo, accusata di attività sovversiva (anche solo intellettuale) e persegui(ta)ta da istituzioni e media. Insomma, una vera pacchia per il potere costituito.

Gli anni '60 e '70 videro affermarsi due marchi tuttora in voga: l'anarchico (sovversivo) e l'estremista (terrorista).

Negli anni '90 toccò al movimento No Global, sorto con l'obiettivo di sensibilizzare governi e opinione pubblica circa i disastrosi effetti che la politica economica intrapresa dai paesi occidentali avrebbe causato (disastri poi puntualmente verificatisi). Stavolta il movimento fu facilmente infiltrato da una frangia violenta (Black Bloc), e nel giro di un paio di stagioni l'appellativo 'no global' prese a indicare individui pericolosi e distruttivi, avversi all'ordine, da combattere con il dispiego di forze dell'ordine in assetto anti-sommossa. Utile a tal proposito ascoltare quanto dichiarò Cossiga in merito alla strategia della false flag per discreditare i movimenti di piazza (video tratto dal canale YouTube pcamone).



L'opinione pubblica associò la figura dell'attivista 'no global' a quella di un guerrigliero dedito al vandalismo, e la cosa legittimò gli interventi militari con cui furono disperse folle di cittadini pacifici riuniti in protesta, con l'avallo dell'opinione pubblica. 

Altro marchio infamante moderno degno di nota è quello dello 'zingaro.' Individui senza fissa dimora, beni dichiarati, lavoro fisso, indirizzo ip sono fastidiosi per il sistema. Intanto perché poco controllabili, e in secondo luogo perché costituiscono un esempio concreto di come malgrado tutto nel mondo occidentale continuino a resistere filosofie esistenziali alternative.

Per contrastare il fenomeno è stata diffusa un'immagine distorta del popolo Rom e del nomadismo. Se i comunisti mangiavano i bambini, gli zingari li rapiscono. In realtà si tratta di genti di antica tradizione e valori distanti ma forse più dignitosi dei nostri.
Tutto ciò ha creato nell'opinione pubblica un'idea estremamente negativa dei popoli nomadi; idea che consente agli esecutori della agenda di omologazione di ghettizzare e vessare una minoranza etnica nel silenzio-assenso dell'opinione pubblica.

Situazione non dissimile da quella con cui la propaganda occidentale - a distanza di qualche secolo dalle crociate - ha ripreso a dipingere il popolo mussulmano (v. correlati) come un mucchio di pazzoidi buoni solo a vessare le mogli, assassinare i figli e compiere attentati terroristici (ammesso che sia vero). Gente arretrata che non vuol farsi entrare in testa le regole del way of life occidentale, dove tra famigliari ci si scanna in misura anche maggiore (nel 2002 in Italia il 29% degli omicidi ha avuto luogo tra le mura domestiche - fonte) e alle cinture di esplosivo si prediligono le stragi 'pulite' commesse dalla 'economia della crescita.'

Purtroppo oggi requisito essenziale affinché una notizia sia riportata dai mass media è che sia divisiva o disturbante, però sarebbe bello se ogni tanto per completezza di informazione i telegiornali dipingessero in maniera positiva o perlomeno neutrale la cultura mussulmana.

Lavori in corso
Mi avvio a concludere menzionando qualcuna delle operazioni attualmente in atto.

Una è quella con cui hanno appiccicato alle merci cinesi la etichetta di robaccia scadente, fuorilegge e dannosa per antonomasia, nell'attuazione di una meschina ma efficace strategia protezionistica. Non è raro udire un intrattenitore televisivo usare l'aggettivo 'cinese' per indicare un oggetto scadente o taroccato. Nessuno mette in dubbio che in Cina si producano anche merci 'scadenti' e 'contraffatte', e che in molti casi lo si faccia sfruttando i lavoratori, tuttavia è ironico che certe analogie siano abusate dagli stessi soggetti che si scandalizzano se qualcuno osi associare l'Italia alla mafia, portavoce essi stessi di un sistema che in 60 anni ha avvelenato mezzo mondo, lanciato bombe atomiche su intere città, demolito i diritti dei lavoratori e commercializzato farmaci che uccidevano i pazienti.

Da non sottovalutare la compatta campagna mediatica con cui si tende a discreditare la medicina olistica e la spiritualità associandole a truffatori da strapazzo. Quante volte avete udito nominare il termine 'olistico' nei media main-stream?

E che dire degli appellativi 'complottista' (v. correlati) con cui è diventata abitudine additare ogni ricercatore, studioso e giornalista che non accontentandosi della bidimensionalità delle versioni 'ufficiali' sia così etico da indagare anche nella dimensione 'nascosta', svolgendo il proprio lavoro con imparzialità e indipendenza. Discorso uguale e contrario per ciò che riguarda il marchio di 'debunker' con cui si tende ad additare con una certa leggerezza chiunque esprima perplessità in merito ad una o più teorie cospirative.

Quelli finora menzionati sono gli esempi più evidenti di 'marchio infamante', ma la storia ne è piena. Abbiamo il marchio del 'malato di mente', sfruttato per liberarsi di individui indesiderati (v. correlati) o impossessarsi di grandi patrimoni (avallato dalla prima scienza psichiatrica e incarnato dai 'manicomi' e da 'terapie' inebetenti come elettroshock e lobotomia). Oppure quello del 'razzista', allestito per reprimere le opinioni di chiunque avanzi critiche verso la politica dell'infinita, ingestibile accoglienza agli immigrati. O dell'omofobico, usato contro chiunque esprima legittime perplessità in merito alle politiche di parificazione delle coppie omosessuali in tema di adozioni.

Antisemitismo e negazionismo
Il caso della blogger Cloro incarna perfettamente la strategia del 'marchio infamante.' Si crea un marchio, si estremizzano e distorcono le opinioni del soggetto scomodo fino a farle coincidere con quel marchio, così che l'opinione pubblica sia indotta a percepirlo come un cittadino 'indegno' e supportare la sua catechizzazione

Persone che non hanno mai negato l'orrore dell'olocausto nazista e che si definiscono apertamente anti-razziste, sono accusate ugualmente, con malafede, di negazionismo e antisemitismo, tutto ciò per essersi azzardate a criticare o sollevare dubbi sulla politica del governo israeliano. 

A volte mi piacerebbe avere conferma di vivere in una società democratica, come ripete incessantemente la tv; una società in cui chiunque sia libero di esprimere pacificamente e liberamente la propria opinione senza per questo rischiare di essere messo alla gogna come il peggiore dei criminali.

Mai come di questi tempi urge una simile conferma, non foss'altro che per sbugiardare quei 'paranoici' dei complottisti, che continuano a denunciare cospirazioni globali, grandi fratelli e potenti lobby non elette dal popolo che tirerebbero i fili del mondo.

Conclusione
La mentalità da branco è proficua per il sistema, perché distrae i cittadini e alimenta divisioni e intolleranza, incoraggia l'isolamento e la dispersione delle minoranze, il tutto ad esclusivo vantaggio di chi ci vorrebbe tutti uguali, omologati e passivi.

Le contro-strategie esistono, sono alla portata di tutti e sono drasticamente efficienti.
In primo luogo, rifuggire qualsiasi etichettatura. Smettere di aderire ad organizzazioni, enti, club, congreghe che il sistema possa utilizzare da capri espiatori per giustificare le proprie nefandezze. Essere solo se stessi, individui autosufficienti, centri autonomi di interessi impossibili da inquadrare in una categoria culturale, politica, sociale. Solo in questo modo il sistema non potrà più ricorrere alle strategie del marchio infamante e del divide et impera. Tenere sempre presente che ogni organizzazione - non escluse quelle mosse dai migliori propositi - è suscettibile di infiltrazioni e strumentalizzazioni ad opera del potere costituito così che al bisogno possa fungere da capro espiatorio.

In secondo luogo, smettere di puntare il dito contro il proprio prossimo. Che a farlo sia un organo sistemico, un popolo di benpensanti o qualche blogger intransigente, non vi è alcuna differenza: se puntiamo il dito contro qualcuno o qualcosa ricorrendo a facili generalizzazioni ed etichettature figlie del rancore, della paura, dell'ignoranza e di sospetti elevati al rango di certezze assolute, rendiamo sempre un gran servizio ai propugnatori del pensiero unico, ed ignoriamo che prima o poi la stessa mentalità potrebbe essere usata contro di noi. Chiudo con una famosa citazione di Rousseau: "Non sono d'accordo con te ma darei la mia vita per difendere la tua libertà di parola."

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Il destino delle minoranze nel nuovo ordine mondiale

11 commenti:

  1. Post davvero notevole. :)
    È tutto vero, mi è venuto da sorridere ricordando la diffamazione dei no global; quanto rumore è stato fatto per dipingerli come spocchiosi figli di papà senza la voglia di studiare!
    Il video riguardo Cossiga mi ha colpito: possibile che siano state dette simili cose? Orribile. Se non ci fossero le maestre ad incitare i giovani a difendere i propri diritti chi lo farebbe?
    Mi complimento ancora per l'articolo, un pensiero sempre per Vik. Saluti!

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  2. QUOTONE. Si sentiva la mancanza di un articolo del genere. Saluti Daniele

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  3. Per la oncologia ricordo solo Di Bella, Simoncini...

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  4. Concordo. Ma la vera rivoluzione può essere fatta solo attraverso la consapevolezza. Apertura mentale, rispetto per la diversità, correttezza nella informazione, capacità di ragionare... Il problema oggi è il consumo rapido e veloce della informazione e la incapacità di saper leggere tra le righe anche della informazione "cattiva". Tutti nascondono la verità dietro bugie. Solo chi non mente più, soprattutto a se stesso può avere la capacità di "vedere" le cose come sono e trarne le conseguenze. Quello che bisogna fare è continuare ad informare con toni pacati dando la possibilità di navigare in questo inferno informativo.
    Il potere malsano ha paura degli spiriti liberi, quelli che sanno vedere e li uccide sia fisicamente che moralmente...
    Buona Pasqua

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  5. grazie a tutti :)

    @ i am ... condivido in pieno. nervi saldi e occhi aperti. namasté, amica. buona pasqua

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  6. ma mentre la repressione e' una esclusiva colpa del sistema che la genera ,la manipolazione del "marchio infame " e' colpa principalmente di chi la subisce...
    Se l' umanita' quando "abbranca" riesce sempre e solo a formare un branco di imbecilli, non puo' dopo tirarsene fuori dando la colpa a chi porta in giro il branco suonando il piffero .

    Il limite della cosidetta democrazia e' appunto che e' facile circonvertire gli incapaci ... e gli incapaci saranno sempre la maggioranza ..:-)


    Ps. gli zingari rubano davvero ...Se tu credi che invece sia solo una illusione del sistema, vai a vivere accanto ad un "campo rom" :-)

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  7. Questo me l'ero perso.
    Viator bellissimo post; concordo con Daniele, nella galassia della controinformazione si sente spesso la mancanza di articoli aperti, onesti, passionali e benefici come questo.

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  8. sono felice che ti ci rispecchi. conoscendoti, mi sarei stupito del contrario :) grazie amico mio

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  9. Grazie il post è molto interessante!!!Non è da molto tempo che seguo questo sito,ma sono sempre piu consapevole del mondo in cui vivo.Grazie a voi mi sono svegliato!!!La verita deve essere diffusa!!!La massa è assopita dal calcio e dai programmi come le veline ecc. ecc............DALLA FALSA TV D'INFORMAZIONE!!!

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  10. Anticorpi è senza ombra di dubbio uno dei blog più interessanti fino ad oggi incontrati navigando e questo post come tutti gli altri aiutano davvero a fare luce su alcune situazioni e casi che resterebbero avvolti nella nebbia senza i vostri post illuminanti. Complimenti per questo post.

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    1. grazie, forastica. commenti come il tuo ci danno la carica :)

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