14 maggio 2011

Charles Hoy Fort

Charles Hoy Fort
di S. Panizza

Questo ricercatore americano (1874-1932) fu persona di grande saggezza e spirito, autentico pungolo per la scienza ortodossa, e scrisse libri affascinanti dalla lettura imprescindibile per chi è attratto dal misterioso e dall’insolito.

Visse a New York, non uscendo mai da casa se non per recarsi alla Biblioteca Municipale dove consultò una grande quantità di giornali, riviste e annali di tutti gli Stati  e di tutte le epoche.

Charles Hoy Fort accumulò venticinquemila annotazioni ordinate in scatole di cartone. Si trattava di fatti che appena menzionati erano ricaduti nella botola dell’indifferenza. Fatti, tuttavia.

In anni di studio intensissimo Fort si preparò a imparare tutte le arti e tutte le scienze, in un lavoro gigantesco. Principi, formule, fenomeni furono assimilati nella Biblioteca di New York, al British Museum e grazie ad una enorme corrispondenza con le più grandi biblioteche e librerie del mondo. Le annotazioni divennero quarantamila, ripartite in milletrecento sezioni, scritte a matita, su cartoncini in un linguaggio stenografico di sua invenzione.

Fort scrisse molto a proposito di ranocchie e di pesci che cadono dal cielo e alla fine formulò la teoria del 'Mare aereo dei Sargassi', secondo cui gli oggetti sollevati dalla superficie della terra e trasportati fino a quella zona sono trattenuti là sopra, come sospesi, fino a quando vengono scrollati giù dai temporali.

Concepì anche la teoria del 'teletrasporto' che spiegherebbe come determinati oggetti arrivino in luoghi ove non dovrebbero essere. Secondo la sua ipotesi il 'teletrasporto' sarebbe una specie di meccanismo naturale per la propagazione di specie animali e le cadute anomale erano dovute al malfunzionamento di questo meccanismo.

Per la loro tradizionale forma mentis gli scienziati ufficiali tendono a respingere le storie di strani oggetti che cadono, liquidandole come burle o vere e proprie falsità. E se qualche scienziato ortodosso se ne occupa seriamente, di solito tira in ballo condizioni atmosferiche eccezionali, come le trombe d’aria che, come è noto, possono sollevare e far ricadere anche animali grossi come buoi.

Ma questa è una spiegazione tutt’altro che esauriente, visto che spesso vengono segnalate cadute di oggetti insoliti in giornate del tutto serene. E nemmeno le trombe marine, che secondo gli scienziati solleverebbero animali marini e li farebbero precipitare sulla terraferma, chiariscono questi eventi. Queste, infatti, in genere non riescono ad arrivare molto all’interno della terraferma per scaricare pesce fresco sulle pianure; per lo meno non è mai stato rilevato un caso simile.

La verità è che piogge di rane e di pesci si sono verificate sempre nel corso dei secoli e sono state puntualmente registrate.

Fort annotò una casistica infinita di eventi strani. Citiamone solo alcuni.

Pioggia rossa su Blankenberg nel novembre 1819, pioggia di fango in Tasmania nel novembre 1902, sfere di fuoco, impronte di un animale favoloso nel Devonshire, dischi volanti, impronte di ventose su montagne, macchine nel cielo, capricci di comete, strane sparizioni, cataclismi inspiegabili, iscrizioni su meteoriti, neve nera, lune blu, soli verdi, temporali di sangue.

Esseri alati a ottomila metri su Palermo nel novembre 1880, ruote luminose nel mare, piogge di zolfo, di carne, resti di giganti in Scozia, bare di piccoli esseri venuti da altrove fra le rocce di Edinburgo, pietre cadute in una stanza senza aver bucato il soffitto e con le finestre chiuse, asce di pietra che si abbatterono su Sumatra….etc.

La conoscenza scientifica, diceva, non è oggettiva. Si respinge una gran quantità di fatti perché disturberebbero i ragionamenti prestabiliti. Viviamo in un regime di inquisizione in cui l’arma più spesso impiegata contro la realtà non conformista è il disprezzo accompagnato dallo scherno. In tali condizioni, sosteneva, la conoscenza non era altro che “ignoranza circondata dal riso.”

Il fatto che possano esistere nell’Universo immensi campi dell’Ignoto turba in modo sgradevole gli uomini. Ma dobbiamo dubitare di tutto salvo che dei fatti. Dei fatti non scelti, così come si presentano, nobili o no, bastardi o puri, coi loro cortei di bizzarrie e concomitanze incongrue. Non respingere nulla del reale perché una scienza futura scoprirà relazioni sconosciute tra i fatti che ci sembrano senza rapporto.

“Io mi sento come un tafano” diceva “che irrita il cuoio della conoscenza per impedirle di dormire.”

Non voleva una scienza esclusionista che rifiuta il reale solo perché è fantastico.

La scienza isola i fenomeni e le cose per osservarli. La grande idea di Fort era che niente sia isolabile. Ogni cosa isolata cessa di esistere. E la maggior parte delle cose vive in stati intermedi. Ad esempio tra il vivere e il morire ci sono altre fasi, come quando un individuo non vive ma semplicemente si impedisce di morire.

Lo studioso concepisce le cose come occupanti dei gradi, delle tappe nel percorso di conoscenza di un fenomeno. Non dobbiamo scegliere un fatto perché lascia tranquilla la ragione, ma considerare anche i fatti inquietanti perché sfaccettature di uno stesso accadimento. Non sono importanti solo gli avvenimenti, ma soprattutto i rapporti fra di loro. 

C’è un'unità che sta sotto a tutte le cose e a tutti i fenomeni.

Ma Charles Fort non era ingenuo. Non credeva a tutto. Nella sua ricerca sistematica sui fatti respinti si sforzava di verificarli uno per uno con informazioni attinte a fonti diverse.   
Questo lavoro enciclopedico si concretizzò con la sua prima opera, Il Libro dei Dannati, pubblicato a New York nel 1919, il quale produsse una rivoluzione negli ambienti intellettuali.  Successivamente, nel 1923, pubblicò Terre Nuove. Dopo la sua morte apparvero nel 1931 The! e Talenti Selvaggi nel 1932.

Le doti di Charles Fort affascinarono un gruppo di scrittori americani che decisero di continuare, in suo onore, l’attacco che aveva sferrato contro gli onnipotenti sacerdoti del nuovo dio: la Scienza, e contro tutte le forme di dogma.

Con tale intento fu fondata la Società Charles Fort, nel gennaio 1931. Le innumerevoli annotazioni che egli aveva raccolto nelle biblioteche di tutto il mondo, usufruendo di una corrispondenza internazionale, furono da questa ereditate alla sua morte.

Essi costituiscono oggi il nucleo degli archivi della società che si arricchiscono ogni giorno grazie al contributo dei membri di quarantanove paesi, senza contare USA, Alaska ed isole Hawaii. La società pubblica una rivista trimestrale: Doubt (Dubbio).

Charles Hoy Fort è stato un maestro, un precursore di tutti coloro che successivamente si sono occupati di tematiche misteriose (ufologia, parapsicologia etc.). Per questo, pur essendo stato un personaggio importante del suo tempo, è un qualcosa fuori dal tempo e valido per tutti i tempi. Molti dei fatti da lui citati continuano ad accadere ancora oggi, anche se spesso ignorati o derisi dai giornali e dalla televisione.

L’insegnamento che bisogna trarre dai suoi scritti è che dobbiamo pensare, chiedere, chiederci, indagare, non accontentandoci delle soluzioni, spesso di comodo, che ci vengono fornite.

Anche il suo rigore scientifico va preso da esempio. Nessuno lo dice ma la grande maggioranza delle informazioni “anomale” le ricavò dagli stessi testi e pubblicazioni accademiche che poi frettolosamente la Scienza mise nel dimenticatoio.

Ricordiamoci di ciò sosteneva Charles Fort:
“La verità è spesso molto più strana della fantasia.”

Bibliografia:
    “Il Libro dei Dannati” di Charles Fort
    “Il Mattino dei Maghi” di Pauwels e Bergier
    “Enciclopedia x factor” de agostini

Articolo pubblicato sul sito Centro Studi Fortiani
Link diretto all'articolo:
http://www.centrostudifortiani.it/chi-era.htm

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