26 maggio 2011

Hyeronimus Bosch

Hyeronimus-Bosch
"Mai il mostro è stato così esatto nei particolari, e altrettanto incredibile nell’insieme, quanto in Bosch."
J. Baltrusaitis

di V. Russo

Uova bucate da cui escono gambe umane. Corpi di uomini con volto di maiale. Pesci che volano. Diavoli con naso a forma di tromba.

Pettirossi, corvi, bestie, demoni ed insetti tra il mercurio. Questi sono i protagonisti dei quadri allucinati di Hieronymus Bosch, pittore olandese vissuto a cavallo tra il "400 ed il "500 e la cui vita si confonde con la leggenda. Come un incubo appaiono i suoi Trittici la cui lettura procede da sinistra a destra, come in un racconto. In tali scenari idilliaci o infernali si rincorrono figure oscene, bizzarre, demoniache, animalesche ricavate dalle processioni, dai racconti degli inquisitori, delle descrizioni dei sabba strappate con le torture alle presunte streghe, dalle esecuzioni di piazza contemporanee al pittore. 

bosch, pesce
Si vedono dunque brocche da cui si racconta esca il diavolo durante un sabba, civette che rappresentano l'eresia e la accettazione di false dottrine, il pesce che rappresenta a seconda delle interpretazioni la purezza, l'angoscia, il sesso maschile (interpretazione freudiana), o il peccato se è morto e privo di squame. Scale sparse per il dipinto o che servono per salire di girone in girone nelle pale raffiguranti l'inferno e che indicano il sesso ed il peccato della lussuria. 

Accanto a tali rappresentazioni allegoriche, che tendono alla critica moralista della società in cui Bosch viveva e che non risparmia re, imperatori, papi, ordini monastici ed intellettuali, vi sono simboli alchemici che dimostrano la conoscenza da parte dell'artista di trattati e ricerche di alchimia e demonologia. 

Così i colori utilizzati per gli sfondi o gli abiti dei personaggi acquistano significati tratti dall'alchimia: per esempio il bianco è il colore del secondo stadio della cottura, mentre il rosso quello dello stadio finale. 

bosch, uovo
L'uovo in alchimia corrisponde all'alambicco o crogiuolo in cui si compie il 'grande evento', cioè la nascita del Fanciullo Alchemico dalla unione di mercurio e zolfo; se l'uovo viene raffigurato forato rappresenta nascite mostruose e quindi è allegoria della magia nera e del diavolo. Cucurbita e albero cavo alludono entrambi al crogiuolo alchemico. Il corvo rappresenta il 'nigredo', cioè la parte iniziale della cottura tra zolfo e mercurio dal quale nasce l'androgino (testa di corvo). 

I volti spesso trasfigurati, il groviglio di corpi, i peccati raffigurati, il male sempre presente sotto forma di simboli o colori, le rappresentazioni demoniache o angeliche, i simboli alchemici rappresentano, quasi come in un incubo dove tutto appare irreale per la sua mostruosità, le paure del periodo in cui Bosch visse: la caccia alle streghe, l'alchimia e la magia, la paura di andare contro natura e di subire la terribile punizione minacciata dal clero, lo stesso clero corrotto dal peccato della lussuria e dell'ingordigia, la dissolutezza del potere temporale e spirituale al pari degli strati più bassi della popolazione. 

Tutto questo viene rappresentato insieme, come avvolto da un ciclone, come se tutto avvenisse "qui e ora" in un unico dipinto diviso in piani dove si susseguono le scene della narrazione che tuttavia non appare frammentata, dove le paure e gli incubi a occhi aperti si susseguono in un'arte allegorica che affascina da sempre ogni pubblico forse proprio per il mistero dell'alchimia che essa racchiude nei suoi colori e nei suoi personaggi. Fonte

bosch-trittico

M. Introvigne

(...) Questo artista ha sempre affascinato non soltanto i critici d’arte ma anche il grande pubblico. Le centinaia di personaggi che affollano ogni suo quadro - diavoli, civette, scimmie, topi mostruosi e pesci fantastici, accanto ai grandi personaggi della storia sacra a cui sono consacrati i suoi dipinti principali - fanno pensare a un surrealista ante litteram o a un Salvador Dalì nato per caso agli albori dell’epoca moderna. 

Lynda Harris, una specialista di Londra che ha dedicato quindici anni di studi al pittore, propone nel suo The Secret Heresy of Hyeronimus Bosch [1] un ritratto più inquietante del pittore olandese. 

Non era un cattolico, anche se fingeva di esserlo e partecipava attivamente alla vita della pia Confraternita di Nostra Signora. Bosch era uno gnostico, legato alle ultime sopravvivenze della eresia catara che cercava di preservare, in un linguaggio cifrato, nella sua pittura e di trasmettere così ai posteri. 

Quando l’ultimo cataro fosse scomparso dalla Europa - sostiene Harris - i quadri di Bosch ne avrebbero conservato e trasmesso le dottrine a chi avesse avuto orecchie per intendere e soprattutto occhi per vedere. Il libro di Lynda Harris è distribuito in America dalla casa editrice della Società Antroposofica, e pubblicazioni neo-gnostiche come Gnosis lo salutano con entusiasmo in quanto permetterebbe di inserire Hyeronimus Bosch nella galleria dei grandi antenati della moderna rinascita gnostica [2].

Niente affatto, rispondono i critici della Harris. Certo, i quadri di Hyeronimus Bosch sono pervasi da un pessimismo cupo e da un notevole anticlericalismo (il trittico della Tentazione di Sant’Antonio, conservato a Lisbona, può essere letto come una critica del monachesimo, un punto su cui la studiosa londinese insiste ma che non è la prima a segnalare). Ma si tratta di un atteggiamento tipico del cattolicesimo olandese della fine del 400, attraversato da ansie di riforma cattolica e da fermenti che annunciano il protestantesimo. 

Certo, non mancano simboli alchemici e esoterici. Ma tutti gli studiosi di Bosch li hanno notati, rilevando che negli stessi ambienti della Confraternita di Nostra Signora - pure certamente cattolici - si manifestavano interessi di questo genere. 

Al massimo - obiettano i critici di Harris - si potrebbe ipotizzare, come già aveva fatto lo storico dell’arte tedesco Wilhelm Fraenger (1890-1964), un contatto fra Hyeronimus Bosch e gli eretici Fratelli del Libero Spirito [3]. Ma questi ultimi erano panteisti, non dualisti; celebravano il mondo e la carne - particolarmente nella variante degli Adamiti, che secondo Wilhelm Fraenger avrebbe influenzato Bosch - e non li consideravano radicalmente malvagi come i catari. Sarebbe dunque sbagliato presentare il pittore olandese come un dualista cataro.

Lynda Harris, però, prende in esame proprio il cavallo di battaglia di Wilhelm Fraenger - il Giardino delle delizie del Prado di Madrid - per cercare di dimostrare che il critico tedesco si sbagliava. 

bosch-giardino-delizie

Hyeronimus Bosch rappresenta nel pannello centrale di questo trittico una festa della sensualità e della carne non per celebrarla, ma per mostrarne la radicale corruzione, senza speranza di riscatto. Non si tratta di offrire alle realtà terrene una speranza di redenzione, ma di negarle come radicalmente perdute e dannate, secondo una prospettiva tipicamente gnostica. 

Nel pannello di destra del Giardino, aggiunge la Harris, Bosch rappresenta del resto un inferno che non è ultramondano, ma terreno. L’inferno è semplicemente la terra come sarà quando gli iniziati gnostici la avranno abbandonata, e le presunte delizie si riveleranno nel loro significato di corruzione e di morte. 

bosch, paradiso terrestre
Lo stesso paradiso terrestre, che occupa il pannello di sinistra del Giardino del Prado, è ambiguo. Il Cristo che tiene per mano Eva ha una funzione ambivalente (la salva o la introduce al peccato?), e si potrebbe perfino sospettare che si tratti di Satana sotto mentite spoglie. 
Al centro della fontana si nasconde una civetta, certamente simbolo del diavolo nella pittura olandese dell’epoca e nei quadri di Hyeronimus Bosch in particolare. 

Il messaggio che se ne ricava, secondo la studiosa inglese, è la quintessenza dello gnosticismo: il creatore di questo mondo è cattivo e il mondo è cattivo. L’unica speranza è costituita, semmai, dalla reincarnazione, simboleggiata da un volo di rondini a spirale attraverso le cavità di una strana roccia che compare sullo sfondo del pannello di sinistra del Giardino. 

Dalle esegesi di Lynda Harris - che dedica interi capitoli alle fontane di Hyeronimus Bosch e al loro simbolismo - è facile, comunque, rimanere affascinati. Neanche il più cattolico dei dipinti di Hyeronimus Bosch, il trittico dell’Adorazione dei Magi pure conservato al Prado, sfugge alla interpretazione gnostica della studiosa inglese. 

adorazione dei magi, bosch

Una volta che si ingrandiscono le minute figurine di Hyeronimus Bosch si notano strani particolari: una casa sullo sfondo ha tutte le caratteristiche del bordello, un asino su cui avanza una scimmia in un panorama dominato da un idolo pagano sembra una caricatura della tradizionale rappresentazione della fuga in Egitto, e della leggenda secondo cui gli idoli cadevano infranti al passaggio del Bambino. 

Lynda Harris conclude che l’Adorazione è una denuncia cataro-gnostica dell'inganno dell'incarnazione che nella sua materialità sarebbe una menzogna demoniaca. Il Cristo che salva non ha vera carne e vera natura umana e può essere soltanto un Cristo doceta (il docetismo è una dottrina cristologica, ovvero una concezione sulla vera natura del Cristo. Il suo nome deriva dal verbo greco dokéin, che significa apparire. Essa si riferisce alla convinzione che le sofferenze e l'umanità di Gesù Cristo fossero apparenti e non reali - n.d.A - Fonte), che sembra uomo ma non lo è. 

Sarebbe naturalmente troppo lungo seguire tutte le interpretazioni di Lynda Harris: non resta che rimandare al volume, che del resto meriterebbe di essere raccomandato anche soltanto per le splendide illustrazioni.

Lo scopo della studiosa inglese non è quello di denunciare Bosch come gnostico, ma di rivalutarlo. Lynda Harris ha una evidente simpatia per il catarismo, e non si risparmia qualche attacco di maniera alle perfidie degli inquisitori. 

Seguendo tali analisi, dobbiamo veramente credere che il pittore preferito dal cattolico re di Spagna Filippo II (ma i suoi consiglieri - nota Lynda Harris - lo mettevano in guardia contro i significati nascosti delle opere del pittore olandese) fosse uno degli ultimi catari europei? 

Effettivamente Lynda Harris ha scoperto molte coincidenze curiose fra i simboli di Hyeronimus Bosch e le pietre tombali, i cosiddetti stécci, lasciati dall’ultimo catarismo in Bosnia. Le sue speculazioni su effettivi contatti di Hyeronimus Bosch con le ultime sopravvivenze catare nella Italia Settentrionale e nei Balcani - alla cui luce interpreta il viaggio a Venezia del pittore olandese nel 1500 - rimangono però congetture, ipotesi ancora in attesa di prova. 

Non sempre, inoltre, Lynda Harris distingue rigorosamente - come suggerisce di fare la storiografia catara più recente, per esempio Anne Brenon nella sua sintesi del 1996 Les Cathares. Vie et mort d’une Eglise chrétienne [4] - fra dualismo manicheo e dualismo cristiano (docetista) cataro. Per credere a un Hyeronimus Bosch cataro c’è forse bisogno di attendere ulteriori riscontri. Più convincente appare il collegamento fra Hyeronimus Bosch e un più vago milieu gnostico, non necessariamente cataro, di cui si conoscono numerose manifestazioni tra la fine del Medioevo e l’epoca della Riforma. 

Forse il pittore olandese non ha consapevolmente nascosto nei suoi dipinti una Bibbia catara, come vorrebbe Lynda Harris. Ma certo molti suoi riferimenti, che sembrano più che semplici allusioni, rivelano una presenza insieme antica e nuova di fermenti gnostici agli inizi dell’epoca moderna e confermano che l’arte - come oggi la letteratura o il cinema - può insieme rivelare e trasmettere le tensioni nascoste e profonde che attraversano ogni epoca di transizione e di crisi. Fonte
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Una lettura delle tracce, simboli, misteri e codici segreti nella storia della pittura, architettura, musica e letteratura
Buono






NOTE
[1] Lynda Harris, The Secret Heresy of Hyeronimus Bosch, Floris Books, Edimburgo 1995. [torna]
[2] Cfr. Mark Richard Barna, Hyeronimus Bosch, Secret Cathar, in Gnosis. A Journal of the Western Inner Traditions, n. 42, inverno 1997, pp. 68-69.
[3] Cfr. Wilhelm Fraenger, The Millennium of Hyeronimus Bosch. Outlines of a New Interpretation, ed. ingl., Hacker Art Books, New York 1976.
[4] Anne Brenon, Les Cathares. Vie et mort d’une Eglise chrétienne, Jacques Grancher, Parigi 1996. [torna]

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