19 maggio 2011

Pesci Rossi e 'Vecchio' Ordine Mondiale


Sere fa durante una seduta serale di lavaggio del cervello sono incappato in un dialogo tra due noti personaggi televisivi: Fazio e Dandini. Quest'ultima, interrogata sui temi che hanno ispirato il suo libro dedicato al giardinaggio, ha ammesso che come tanti anche lei da bambina desiderasse un giardino, vivere a contatto con la natura, eccetera. 

Fazio si è immediatamente dissociato dalle idee della sua interlocutrice, rivendicando con un filo di autocompiacimento la propria predilezione per l'habitat metropolitano. La natura è fastidiosa, ha spiegato tra il serio (molto) e il faceto (poco). E' pericolosa, scomoda ed è piena di bestie, zanzare e via dicendo.

Animali Metropolitani
E' la filosofia dei sedicenti 'animali metropolitani.' Persone che si sentono a disagio fuori del consueto habitat urbano. Tra i più noti esponenti di questa 'idiosincrasia' vi è Woody Allen, i cui personaggi sono sempre molto infastiditi e impauriti dalla natura.

La Dandini ha sorriso e con un certo imbarazzo ha aggiunto che tutto sommato anche un terrazzino addobbato con qualche piantina possa colmare il vuoto accusato da chi aspiri a vivere a contatto con la natura.

E' stato uno dei dialoghi più tristi mai trasmessi in tv.

Da un lato una rappresentante dell'umanità in cattività non ancora del tutto alienata e quasi obbligata a motivare il proprio bisogno di natura come se fosse un grave e censurabile vizio. Dall'altra un esponente dell'umanità assuefatta e dunque convinta (per lo meno a livello conscio, salvo psicofarmaci) di appartenere ad una nuova generazione di esseri umani evoluti, cyber-civilizzati, figli della tecnologia e non della natura.

Avete presente quelli fissati con la sterilizzazione degli ambienti domestici? Quelli che in conformità agli standard dettati dalle pubblicità mandate in televisione reclamano il diritto di cenare sul pavimento dei propri bagni in assoluta sicurezza batteriologica? Del tutto certi che l'acido diammino tetracetico, il nitriloacetico, le aldeidi ed i fenoli clorulati siano più salubri dei batteri di cui fanno strage? Naturalmente ognuno è libero di vivere la propria vita in funzione dei criteri e dei valori che ritiene più appropriati. L'importante, come sempre, è farlo con cognizione di causa. 

Qualche Legittimo Dubbio
A tal proposito, prima di inorgoglirci della nostra evoluzione - così sublime da suscitarci un senso di disagio verso la natura che incombe oltre i confini delle nostre città - dovremmo avere un'idea chiara su come siamo finiti fin quaggiù; come sia successo che gran parte della specie umana - dopo circa 100.000 anni - millennio più, millennio meno - trascorsi a diretto contatto con la natura, i campi, le albe, i tramonti, i fiumi, gli animali, la vita scandita dai personali bioritmi accordati al succedersi delle ore, dei giorni e delle stagioni, nel giro di due secoli abbia sviluppato un simile complesso nei confronti del proprio habitat millenario.

Come mai gran parte della specie umana si sia ammassata all'interno di enormi alveari di cemento, rinunciando agli spazi vivi, liberi, salubri e gratuiti della vita rurale per consegnare ogni territorio sulla faccia della Terra in mano a stati e privati ed andare a vivere in miriadi di loculi edilizi da ripagare dopo decenni di duro lavoro.

I lati positivi della vita urbana sono valsi lo sradicamento dal nostro habitat, dai ritmi innati che scandivano le nostre esistenze? A prescindere dai vantaggi (reali o apparenti) che ci avrebbe arrecato, siamo sicuri che tale 'baratto' fosse legittimo?

E poi siamo sicuri che tale transizione sia stata spontanea? Che tutti coloro che da sempre vivevano nelle campagne e nei borghi, che costituivano la grande maggioranza dell'umanità, a far capo dal 18° secolo abbiano via via deciso in piena coscienza di fare armi e bagagli e trasferirsi nelle città?

L'argomento è complesso e affascinante, e la sua trattazione meriterebbe molto più di un semplice post. Tuttavia qualche ipotesi possiamo provare ad azzardarla.

Strabiliante coincidenza
Buona parte delle convinzioni che presumiamo di avere sviluppato autonomamente in realtà scaturiscono dalle contingenze economiche, sociali e culturali del contesto storico in cui viviamo, e in larghissima parte queste ultime scaturiscono da misure concrete deliberate da chi detiene il potere al fine di 'guidare' il gregge.

Il fenomeno dell''inurbamento' non fece eccezione. Ebbe inizio contemporaneamente a tre storiche rivoluzioni che traghettarono la società 'occidentale' dai vecchi paradigmi basati su aristocrazia ed economia rurale, ad un nuovo ordine basato su 'democrazia' e industria. Le rivoluzioni Americana, Francese ed Industriale, che per una straordinaria 'coincidenza' - come strumenti di una orchestra affiatata ebbero luogo nel medesimo periodo storico.

La Rivoluzione Francese trasse ispirazione dalla guerra con cui il popolo americano aveva conquistato (si dice) l'indipendenza dal dominio inglese. Fonti accreditate sostengono che l'agenda della massoneria americana, che contribuì in modo determinante alla creazione degli Stati Uniti d'America, si fosse prefissata esattamente quello scopo, creare cioè uno stato nuovo di zecca che servisse da ispirazione e forza motrice per le genti occidentali. Obiettivo centrato, alla luce di ciò che subito dopo accadde in Europa.

La Rivoluzione Industriale
Detto questo, esaminiamo ciò che accadde durante il momento storico che diede i natali al fenomeno dell'inurbamento - quello della 'Rivoluzione Industriale' - citando stralci di testi non sospetti, alcuni dei quali proposti nelle scuole, dunque approvati dallo stesso sistema che continua a propagandare la vita urbana.
"Nei secoli che precedettero la Rivoluzione Industriale la legge obbligava i proprietari a lasciare alcune terre 'incolte' ai contadini, i quali avevano il diritto di farvi pascolare gli animali e raccogliere legna e vegetazione spontanea. Quando tale vincolo 'cadde' (all'inizio del Settecento), la superficie delle terre coltivate crebbe notevolmente, in quanto i campi aperti furono in gran parte bonificati e dissodati.
Forti del loro aumentato potere, i proprietari terrieri finirono con l'impadronirsi anche delle terre comunali e le recintarono (enclosures).
I proprietari più ricchi attraverso le enclosures raggrupparono parti delle terre comuni, costituendo grandi industrie agricole.
Le motivazioni citate aggravarono le condizioni di vita delle masse contadine e dei piccoli proprietari terrieri (già in difficoltà per le tassazioni) che furono costretti a lasciare le loro terre per trasferirsi in città. Moltissimi contadini e braccianti rimasero senza lavoro e furono costretti ad emigrare nelle città dove divennero operai delle nascenti fabbriche." Fonte
Quanti di noi disadattati urbani discendono da quelle genti? E ancora:
"(...) L'altra storia, quella quasi mai raccontata, parla di espropri giudiziari, di tortuose manovre ed imbrogli realizzati grazie al concorso delle autorità, del Parlamento, dei parroci e dei giudici di pace." Fonte
"L'aumento demografico creò la nascita della città industriale, che si popolò di artigiani e contadini che abbandonarono le campagne per lavorare nelle fabbriche e dando origine al fenomeno dell'inurbamento. Furono costruite alle periferie delle città abitazioni fatiscenti, prive di servizi igienici." Fonte

inurbamento

Ebbene, molti riterranno che tale 'transizione' si sia verificata per ragioni speculative, in quanto l'avvento (spontaneo?) della 'economia della crescita' trasformò i grandi proprietari terrieri in avidi latifondisti. In parte dev'essere vero. Altri esamineranno la faccenda dal punto di vista della neonata classe industriale. I nuovi standard produttivi reclamavano enormi quantità di lavoratori da impiegare nelle catene di montaggio. Lavoratori che in ossequio agli standard di cui sopra dovevano necessariamente risiedere in prossimità dei luoghi di lavoro. Dove recuperare una gran quantità di mano d'opera a basso prezzo? Ovviamente nelle campagne, tramite una serie di provvedimenti istituzionali con cui si penalizzò l'antico impianto economico a base locale e rurale, attuati da una neonata classe politica che si fece carico di concretizzare l'obiettivo perseguito dai burattinai. 

L'obiettivo consisté nel riunire la maggior parte degli individui in grandi zone di raccolta, così da poter gestire le masse in modo più accurato e agevole rispetto al passato. Il paragone con un recinto per il bestiame forse è forzato, ma rende l'idea. Fu un nuovo significativo passo verso la dittatura del grande fratello.

Le grandi città preesistenti alla Rivoluzione Industriale erano in numero assai inferiore rispetto alla situazione moderna, ed i relativi abitanti non soffrivano di disoccupazione, il che dal punto di vista salariale rendeva estremamente sconveniente la loro assunzione  nelle nuove fabbriche. Fino a metà Settecento la vita urbana rappresentava l'alternativa alla vita con la natura. In seguito il rapporto si invertì drasticamente.

Il regime di vita urbano pre-industriale - inoltre - non era neanche lontanamente paragonabile a quello successivo la industrializzazione. Prima dello 'sviluppo' le città erano organizzate per assecondare la partecipazione e la solidarietà (attributi tuttora riscontrabili in talune culture dipinte come 'inefficienti' e 'arretrate' dai pifferai magici).

La Nuova Era
Con l'avvento della 'nuova era', costruita sui valori idealistici del 'sogno americano' la progressiva ingerenza con cui le istituzioni avocarono il controllo su ogni settore produttivo, unita ad una vera e propria esplosione demografica che l'industria non riuscì ad assorbire, partorirono una condizione umana fino ad allora inedita: la disoccupazione coatta, da cui scaturì il fenomeno dell'abbandono delle radici territoriali mediante l'emigrazione per fame. Il lavoro smise di costituire un contributo alla società per diventare un diritto, una merce ed infine un privilegio.

La criminalità nelle aree urbane crebbe di pari passo alla disoccupazione, e tutto ciò rese necessaria una sfilza di regolamentazioni, vincoli, controlli, contrappesi, con cui anno dopo anno furono cancellate le tradizioni che avevano contraddistinto le città pre-industriali. La gente incominciò a disertare l'agorà e si adattò a vivere in una perpetua condizione di semi-isolamento, rinchiusa tra quattro mura di cemento, abitudine fino ad allora del tutto estranea alla esperienza umana.

I rapporti interpersonali scaderono in vuote consuetudini da 'consumare' nei risicati intervalli tra le incombenze che il cittadino moderno si trovò costretto ad adempiere a un ritmo di vita forsennato, senza tregua e riposo, non più subordinato alle leggi della ciclicità naturale, ma ai nuovi diktat autoreferenziali della crescita economica e della 'catena di montaggio.' Fu in quel momento che ebbe inizio il crudele attacco, tuttora in corso, contro l'ultimo baluardo della società tradizionale: la famiglia.

Nei decenni successivi, anche grazie al fascino esercitato dalla tecnologia, il processo di svuotamento delle campagne diventò inarrestabile. Innovazioni quali il telefono e la elettricità corrente sortirono sull'individuo l'effetto di una droga, la propaganda persuase la gente che quanto stava vivendo fosse dovuto a mutamenti spontanei sorti dal basso per via di una 'naturale evoluzione della società umana' (entro breve sarebbe stata insegnata nelle scuole la Teoria dell'Evoluzione darwiniana) e nessuno volle tornare a un regime di vita che la cultura dominante si affrettò ad etichettare come umile e 'arretrato'. Le velleità dei nostalgici furono stroncate dai nuovi paradigmi industriali; l'economia agricola aveva perso i connotati tradizionali, adeguandosi ai nuovi standard della tecnologia, della catena di montaggio e della concorrenza globale.

Ecco un esempio evidente di come sia sempre la collettività stessa - grazie alla propaganda della cultura dettata dal potere - ad accogliere a braccia aperte il cambiamento, inebriata dai prodigiosi luccichii di facciata con cui i burattinai usano mascherare ogni oscura sostanza.

Da quel momento crebbero migliaia di zone di concentramento composte da montagne di materiale inerte che oscuravano il sole, progettate per contenere la maggiore quantità di gente nel minore spazio possibile. Un intrico di binari, autostrade e rotte aeree collegarono le città in ossequio all'ottimizzazione dei nuovi ritmi e standard, così perfino nei viaggi la natura finì confinata lungo i bordi delle carreggiate e oltre gli oblò degli aeroplani, insieme alla sua verdeggiante inospitalità

La storia fa "il suo corso."
Tempo qualche decennio, ed iniziarono a nascere nuove generazioni di individui che non avevano mai visto un pollo completo di penne. Individui spaventati dalle più comuni specie animali tra cui galline, cani, insetti. Che canticchiavano 'Nella vecchia fattoria' senza mai averne vista una di persona. Incapaci di coltivare la verdura di cui si alimentavano, costruire le abitazioni nelle quali vivevano, preparare i medicamenti con cui si curavano. Individui-strumenti, passivi e deresponsabilizzati, non più in grado di rapportarsi al mondo in modo autonomo. Costretti a sottostare alle condizioni imposte dalla burocrazia e dal mercato per soddisfare ogni necessità che esulasse le loro specifiche mansioni all'interno del sistema.

Eccoci giunti ai nostri giorni, popolati da persone intossicate da agenti nocivi di ogni tipo, bombardate da radiazioni elettromagnetiche, che ammalandosi si domandano cosa mai abbia potuto compromettere la loro salute. Gente che da un lato si fa in quattro per accedere agli agi, le comodità e le 'ottimizzazioni' della vita moderna, e dall'altro soffre la sedentarietà e le relative patologie sciupando lo scarso tempo libero nelle palestre, per fare quegli sforzi che un tempo servivano loro per vivere una vita libera e naturale. Generazioni di persone depresse, ansiose, stressate, che si domandano se la loro precaria condizione psichica derivi dalle scarse gratificazioni sul lavoro o dalla sofferta relazione sentimentale, quando una delle principali cause del loro malessere la hanno avuta davanti agli occhi fin dalla più tenera età sotto forma di un muro di cemento con appeso sopra un orologio. Un pò come un pesce spiaggiato convinto di sentirsi poco bene a causa di un'indigestione.

prozac, pasticche
Generazioni di spettatori che adorano le fiction 'on the road' e 'catastrofiche.' Vere e proprie iniezioni catartiche somministrate via cavo dai persuasori occulti a masse di cittadini ingrigiti, con lo scopo di 'sedare' un sempre più pressante bisogno di libertà, di decostruzione. Di assorbire il nostro bisogno di vita, di un mondo forse pericoloso e faticoso, ma sconfinato, libero e pieno di solidarietà e senso. Quel 'senso' che per qualche 'insondabile' ragione ha smesso di esistere nelle esistenze di tanti cittadini odierni, mal compensato da palliativi più o meno dannosi.

Vi siete mai chiesti se le funzioni assolte dai parchi cittadini e dagli alberelli spaesati ai lati delle vie urbane siano solo estetiche e di 'ossigenazione dell'aria'? Ed i pochi metri quadri di praticello ricavati intorno alle villette di periferia? Mi chiedo se la loro funzione non sia anche un po' 'politica'. Avete presente le mini-rocce corredate di mini-palombaro e mini-forziere con cui presumiamo di rendere più confortevoli le prigioni di vetro dei nostri pesci rossi?

Welcome to machine
L'attuale sistema sociale, nato a fine 700 con la sua (finta) democrazia rappresentativa e la sua scala di valori improntata sul 'sogno americano' sta segnando il passo, anche grazie al dispiego di mezzi con cui da qualche anno i burattinai stanno adoperandosi per accelerarne lo smantellamento. Notiamo gli espedienti con cui stanno distruggendo i capisaldi della società; l'instabilità politica, economica, energetica; le provocazioni con cui cercano di fomentare la rivolta ed il caos sociale. Guardiamoci intorno; le videocamere nelle strade, le nuove tessere microchippate, gli smartphone dotati di chip NFC, i GPS ricetrasmittenti, la rete telematica, che percepiamo come libera e rivoluzionaria; le clausole contrattuali che sottoscriviamo per scaricare l'ultima app di Facebook o del telefonino.

E' tempo di tornare ad 'evolversi.' Tempo che la collettività familiarizzi ed accetti i nuovi standard e ritmi sistemici. Tempo che torni a battersi per ottenere nuovi apparenti benefici; oscure sostanze celate dietro facciate luccicanti.

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14 commenti:

  1. http://www.youtube.com/watch?v=JaHUKBlX3ls

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  2. Amarissimo!
    A questo punto ognuno deve fare la sua rivoluzione, stanno collettivizzando il pensiero rendendolo omogeneo a quello dell' interesse di "mercato". I lobi frontali delle persone sono atrofizzati, quindi non riescono più ad avere la "ratio" ma solo pensiero condizionato...
    Non so dove stiamo andando, ma so dove voglio andare io e questo dovrebbe fare la differenza per ognuno di noi.
    Ciao e buona giornata

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  3. Rimanete pure in città Fazii e Dandinii, per adesso io mi godo il meraviglioso spettacolo delle lucciole che, puntualmente dopo il tramonto, va in scena sui campi di graminacee.
    Una goduria per gli occhi e l'anima.


    walter

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  4. Chissà che fine faranno i beati nobilipseudorobotizzati con la puzza sotto il naso cittadini qualora rimangano per un paio di giorni senza la loro tecnologia.
    Basterebbero tre giorni senza elettricità ed acqua corrente per vederli scannarsi l'uno con l'altro senza ritegno come cio' che sono...Molto piu'utile una zappa e una boccata d'aria fresca che un Iphone e una tv 2000 pollici al plasma x il lavaggio del cervello...

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  5. Bell'articolo, non c'è che dire: un buon esercizio di pensiero indipendente. Reputo però sempre eccessiva l'idea di una manipolazione "centrale" e totale, dietro le quinte, che attui, in qualche modo,un piano prestabilito in cui, poi, ad un certo punto, sorga anche la necessità ultima di "cambiare tutto per non cambiare nulla". Questo elemento, questo assunto, toglie secondo me tutto il potere che abbiamo di autodeterminarci e fa restare senza fiato, molto più di tutti i singoli elementi di asservimento al pensiero unico che hai citato.
    E poi c'è un'altra cosa: se ci fosse una elite di potere in grado di attuare il piano astrologico collettivo (anzichè assecondarlo xkè tanto si attuerebbe da sè), tale elite sarebbe cmq troppo potente per chiunque, dunque xkè preoccuparsene?
    C'è tanto da dire, io personalmente credo nella fratellanza (che stupidamente abbiamo scordato) e che avrebbe il potere di traghettarci nel posto giusto; nel buon vecchio Ivan Illich e nel fatto che, in fondo in fondo siamo liberi, ma questo è proprio ciò che più temiamo...

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  6. Un bell’articolo, amaro quanto vero.

    A proposito di “tv tranquillante”, volevo far notare uno stacchetto che la rete nazionale manda in onda fra i vari spot pubblicitari. Si tratta di uno splendido cielo azzurro e tesro, impegnato da nubi bianchissime, avete presente? Un cielo d’altri tempi, che non ha nulla a che fare con lo schifo che ci attende ogni giorno fuori dalle nostre case. Tuttavia, serve per lasciarci impressa un’immagine tranquilla e rigenerante (almeno per me), ingannando la nostra mente e dicendoci che ciò che è finto (tv), in realtà è vero…
    o è il contrario?

    Grazie, ciao.

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  7. @ i am ... ti auguro di fare un bel viaggio fin dove ti sei ripromessa di arrivare.

    @ walter ... lo immagino. da un annetto ho lasciato la città, e mi sento magnificamente :)

    @ frankpro ... capisco cosa intendi. alcuni temi non sollevano il morale, e sono un pò donchisciotteschi. di solito preferisco non incupirmi, ma stavolta ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa dopo avere assistito al dialogo descritto nel post, ed è venuta fuori una roba pessimistica

    riguardo la manipolazione centrale e totale, secondo me il discorso è più complesso di come normalmente viene presentato. non so se effettivamente esista una 'cupola', ma è innegabile che la attuale società sia configurata a struttura piramidale, e che i soggetti che i media dipingono come più potenti al mondo, siano ben distanti dalle vere posizioni di comando. basta ripensare a JFK e vedere come ultimamente hanno incastrato strauss kahn (storia ufficiale ridicola)

    a volte una mentalità troppo dietrologica può dimostrarsi più dannosa di una beata inconsapevolezza, però i puntini sono ormai così ravvicinati che non c'è nemmeno più bisogno di collegarli... e abbandonarsi al dolce 'bias' non può che deteriorare una situazione già abbondantemente compromessa.

    riguardo la elite, non so se sarà in grado di concretizzare il suo piano di disumanizzazione. magari ha ragione hidden hand, ed in ultima analisi anche il peggiore dei mali finisce per condurre al bene. ma di certo questa 'elite' è potente. lascia stare le teorie del complotto; guardati solo intorno, guarda il mondo in cui vivi. credo che il complotto sia la norma, non la eccezione. mi sembra un dato ormai incontestabile, e - ripeto - raccontarci il contrario purtroppo non modificherà lo stato delle cose.

    @ Antonio ... esattamente. compensazione 'onirica.' la tv ne è piena. uno degli emblemi credo sia il marchio 'mulino bianco' con i suoi slogan e spot.

    grazie a tutti

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  8. http://www.youtube.com/watch?v=PH4ehLZSsWE 8D

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  9. Post eccezionale.

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  10. http://www.youtube.com/watch?v=mmFx0r348dc

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  11. libertà! adoro i tuoi articoli

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  12. Questo articolo è UN PUGNO NELLO STOMACO! Forse qualcuno finalmente aprirà gli occhi leggendo quanto scritto... GRAZIE

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