29 agosto 2011

Elogio dell'Otium

ozio
NonDuale

Meglio essere inefficientemente liberi che produttivamente schiaviCi sono ottimi motivi per rivendicare la importanza di sospendere il fare per lasciare spazio all'Essere ed aprirsi alla Conoscenza.

I latini elogiavano l'otium che non era il padre dei vizi come oggi lo si intende, ma il dedicare spazio a se stessi, all'interiorità, alla Conoscenza. L'otium si contrapponeva al negotium, il dedicarsi agli affari che ha come funzione il semplice sostentamento, l'avere, l'acquisire. L'otium invece si riferiva alla sfera dell'Essere, ponendosi come necessaria compensazione alla sfera dell'agire mondano. 

La mesta ignoranza del sistema sociale odierno (in buona parte mutuato dagli USA e dalla avida e ignorante etica protestante) si misura da come sia totalmente perso nel negotium e nella idolatria dell'efficienza, del profitto, della produttività, della competizione. Se non fai e non produci vieni considerato un parassita, un reietto, un rinnegato dalla grazia di Dio (per i protestanti) o un morto sociale. Peccato che i veri morti semoventi siano proprio i crociati di tale sistema di iper-produzione di idee, beni, credenze, gingilli in larghissima parte superflui se non nocivi. Si sono talmente immedesimati nella loro vita zelante da schiavi, stressata ma produttiva, da ritenere che essa sia la più alta forma di libertà e di affermazione della dignità umana.

Dietro la mania di fare non si cela altro che la paura di fermarsi un attimo e vedere il carcere nel quale ci si è rinchiusi. E le sbarre non sono mai una bella vista per i reclusi. Meglio continuare febbrilmente ad arricchire, decorare e dotare di ogni comfort l'interno di una prigione a cui è stato dato sarcasticamente il nome di "liberismo", forse in implicito omaggio alla scritta Arbeit macht frei - il lavoro rende liberi, che accoglieva i detenuti di Auschwitz. Mi sembra sempre meno una semplice coincidenza.

Puoi essere anche la persona più in pace, compassionevole e felice di questo mondo ma se non ti fai il mazzo, se non produci ricchezza sei un fallito, un pelandrone o, come qualche neo-guru grottescamente afferma, un "malato spirituale".

La parola d'ordine è produttività anche in vacanza! Bisogna "sfruttare" al meglio tutto il tempo "libero" che ci siamo alacremente "guadagnati"! Fare, fare, fare, dalla prima mattina a tarda notte! Quanti turisti compulsivi si vedono in giro che non si danno pace finchè non esauriscono la lista delle attrazioni stereotipate segnalate dalla guida! Visitano tutto ma in definitiva non gustano nulla perché sono molto più concentrati sul fare e sull'acquisire che sul gustare ciò che stanno vedendo.

Solo quando l'avere e l'acquisire lasciano spazio all'Essere possiamo realmente tornare a gustare e meravigliarci per qualcosa. Si cessa di visitare e si ricomincia a "vedere."

Lo stesso sistema produttivistico ha invaso anche la ricerca spirituale. Ecco dunque che ai fini della illuminazione è diventato un imperativo fare ritiri tostissimi ed intensivi, saltare e ballare per ore, storpiarsi il corpo nelle posture più esotiche, ecc. Bisogna infatti "acquisire" l'illuminazione come fosse una qualsiasi merce. L'unica differenza è che si ritiene che questa non si possa pagare solo in soldi ma anche, e soprattutto, in esperienze. Dunque più esperienze mistiche mi induco attraverso varie pratiche, più "investo" in corsi costosi, più acquisirò bonus nel mio viaggio verso l'illuminazione. Ecco la spiritualità degli schiavi-discepoli e degli schiavi-guru, sempre attenti al profitto, all'efficienza ed alla produttività delle loro pratiche, viaggi, ashram e chiese. 

Tuttavia è proprio il concetto di qualcuno che compie qualcosa ad essere uno dei maggiori ostacoli al risveglio. Illuminazione è proprio il dissolvimento del senso di essere qualcuno che vuole ottenere l'illuminazione. Riguarda l'ambito dell'Essere, non dell'avere. Non si può 'acquisire' l'illuminazione. Essa ha a che fare con il 'togliere', non con l'ottenere. Per questo nell'attuale spiritual-supermarket c'è enorme ignoranza. L'avere e l'ottenere hanno quasi totalmente soffocato l'Essere. 

E la ruota del dolore gira più che mai nel grande carcere della società del fare e dell'avere. Tuttavia permane una gioiosa, pacifica, giocosa e 'oziosa' resistenza che è la vera speranza per questa umanità reclusa. 

La porta della cella è spalancata. Ma siamo troppo impegnati a imbellettare la cella o a fantasticare un mondo al di fuori delle sbarre per rendercene conto. E riprendere coscienza di una libertà che non è stata mai perduta. In un istante.

Articolo pubblicato sul sito Tutto è Uno
Link diretto:
http://tuttouno.splinder.com/post/25443435/elogio-dellotium

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L'Ozio Come Stile di Vita

2 commenti:

  1. Egregio NonDuale concordo in toto.
    E a riprova del fatto che hai ragione non dimentichiamo che questa è un'economia anti-economica che ci sta conducendo tutti solo al depauperamento delle risorse. In un mondo in cui tutto è "finito", fare per portare avanti i fini di un'economia antieconomica, apparentemente priva di limiti (cioè infinita), riveste il carattere di follia collettiva e "folli" sono senza dubbio tutti quelli che credono a questa ideologia e non capiscono che basterebbe fermarsi e accontentarsi (almeno sul piano materiale) , per essere più sani e felici. Ottimo articolo, complimenti!

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  2. Ottimo articolo, che condivido ampiamente.

    Anche Cicerone sosteneva che: "non è poi così libero l'uomo che non ozia, di tanto in tanto".

    Nell'articolo appare nitido anche il concetto di "efficientismo", che da diversi anni ha "invaso" il mondo della Scuola.

    Ai bambini, infatti, viene da subito insegnato che"si vale qualcosa" solo se si rispettano le regole, si obbedisce e si compila esattamente "il questionario" che verifica il livello di apprendimento delle conoscenze che DEVONO essere acquisite.

    (Antonio)

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