19 settembre 2011

Rivoluzionare la Coscienza Collettiva

sei un robot?
NonDuale per Anticorpi.info

C'è una rivoluzione silenziosa in corso che non si associa più a nessuna ideologia ma semplicemente passa attraverso il Cuore (inteso come facoltà, non come organo) che è il "luogo" dell'Amore incondizionato, della Compassione e della realizzazione dell'Unità sostanziale della manifestazione.

Questa energia rivoluzionaria preme sempre di più in tutti e nessuno può restarne indifferente. Non è un caso che tutte le credenze che hanno sino ad ora animato e dilaniato l'umanità siano in netta crisi: politica, economia, religioni, famiglia, ecc.

Il nuovo sentire che sta emergendo non può più accettare i tristi compromessi del vecchio: la gerarchia, lo sfruttamento avido dell'uomo sui suoi simili, la tortura e l'eccidio sistematico di altri esseri senzienti, la distruzione dell'ecosistema, la competizione, la guerra, la rapina del forte sul debole, l'isolamento, ecc. La Coscienza collettiva è stata finora estremamente frammentata dalle innumerevoli credenze che gli esseri umani hanno coltivato: religiose, ideologiche, nazionali, ecc.  Tale frammentazione non ha potuto che dar forma ad un mondo violento, avido e conflittuale.

Identificarsi con una qualsiasi credenza, ovvero fondarsi su di un'idea acquisita che non può essere verificata direttamente, è infatti estremamente faticoso e deprimente, in quanto necessita di continue conferme e rassicurazioni.

Le credenze non possono che basarsi sull'ansia, sulla paura della confutazione e sulla mancanza tipiche della coscienza egoica. Per questo i fedeli di una qualsiasi religione, partito o movimento organizzato hanno un drammatico bisogno della compagnia degli altri fedeli e militanti (per rassicurazione) ed avversano in tutti i modi coloro che mettono in discussione le loro credenze (in quanto producono insicurezza).

Quando invece non ci fondiamo più su niente e nessuno ritroviamo la naturale sicurezza in quanto dimoriamo nella totale apertura. Non avendo più posizioni, ideologie, dei, nazioni, dogmi da difendere e da cui ricevere rassicurazioni possiamo essere finalmente leggeri e vasti come l'intero universo. Non c'è maggiore sicurezza infatti dell'avere nulla da difendere. Libero e totalmente pacificato è chi, non fondandosi su nulla, abbraccia ogni cosa. Per lui l'esistenza non è più dilaniata da opinioni e credenze ma è un Tutto la cui essenza è celebrazione.

Questo nuovo sentire non può che portare ad una società compassionevole, solidale, anti-gerarchica (basata sul consenso e non sulla dittatura della maggioranza); sul rispetto e sull'uguaglianza reale di tutti gli esseri e sulla celebrazione del Cosmo, della Madre Terra e della Vita.

Questo nuovo sentire parte dall'interiorità per esprimersi nel mondo. Per questo non può portare a rivoluzioni violente e sommosse di piazza. Si basa semplicemente sulla non-cooperazione non-violenta rispetto a pratiche, istituzioni e metodi di un sistema nel quale non ci si riconosce più.

Questo nuovo sentire è rivoluzione nel senso più profondo e positivo del termine in quanto si compie innanzitutto sul piano della Coscienza Collettiva, intesa come l'insieme delle idee, emozioni, fantasie, credenze, ecc. vissute e proiettate in questo momento dall'umanità.

Sempre più esseri umani si stanno rendendo conto dell'enorme potere creativo del pensiero e stanno realizzando che l'unico modo per ottenere un mondo più equo, pacifico e solidale è iniziare a pensarlo come tale. E' invece pensando al mondo come un posto terribile (magari in contrapposizione a un aldilà beatifico) che lo abbiamo reso un disastro e facciamo di tutto perchè rimanga così.

Con ciò non sto negando i problemi, i conflitti e le strategie di sfruttamento e manipolazione sempre più evidenti. Vorrei semplicemente mettere in evidenza il nostro ruolo co-creativo in tutto questo. Non possono infatti esistere oppressori senza una massa che si pensa e si vede come oppressa. In termini individuali è schiavo solo chi si pensa come schiavo ed è importante comprendere che è proprio attraverso questo pensiero che egli produce inconsciamente il suo sfruttatore. Perciò certi poteri fanno di tutto per mantenere, attraverso i media, un senso di impotenza, rassegnazione, paura, incertezza e nello stesso tempo di evasione nelle masse. Un certo tipo di pensieri devono albergare stabilmente nelle menti perchè questo sistema possa essere mantenuto.

piramide illuminati abbattuta
Dobbiamo renderci conto che siamo noi ad accettare, in modo più o meno conscio, il ruolo di carcerati, facendo così il subdolo gioco dei carcerieri. In fondo qualsiasi sistema di potere non è altro, a livello sostanziale, che un'idea fortemente condivisa da un largo numero di esseri umani. Se viene a mancare l'appoggio a tale idea il sistema non può che dissolversi, collassare su se stesso, venendo a mancare l'energia mentale su cui si sostiene.


Non c'è infatti alcun potere che possa dominare chi ha realizzato la propria sostanziale libertà. Possono anche ucciderti ma l'energia di questo sacrificio non può che riflettersi nella coscienza collettiva come forza dirompente.  Perciò i nazisti nei campi di concentramento si premuravano di annullare tutta l'umanità dei detenuti (ovvero chiudere totalmente il Cuore come luogo di consapevolezza della propria sostanziale libertà, compassione ed empatia indiscriminata) prima di procedere alla loro eliminazione fisica. Tutto faceva parte di un preciso rituale occulto teso ad ottenebrare la coscienza collettiva. E questo rituale, come molti potranno intuire, non si è certo fermato con la caduta di Berlino.

Concludendo vorrei invitare tutti a prendere coscienza del fatto che stiamo vivendo in un'epoca autenticamente rivoluzionaria e, francamente, ne sono assai felice.

Sempre più esseri umani stanno spostando l'attenzione dal piano esteriore al piano della Coscienza Collettiva e stanno comprendendo l'enorme potere co-creativo e trasformativo dei loro pensieri rispetto ad essa. Stanno anche prendendo coscienza che l'identificazione con credenze e ideologie, intese come idee non-verificabili direttamente, abbia un ruolo sostanzialmente frammentante e dunque li allontani dalla realizzazione dell'unità sostanziale della manifestazione. Questa infatti non è una credenza ma un fatto che emerge proprio quando tutta la frammentaria nebbia mentale prodotta dalle credenze viene messa da parte.

E' solo a partire da questa totale "apertura" all'Uno, questo fondarci su nulla che ci apre al Tutto, che possiamo iniziare ad operare nella Coscienza Collettiva una trasformazione di qualità diversa. Non proietteremo più nuove ideologie e credenze che si contrapporranno a quelle vecchie, ottenendo come risultato una Coscienza collettiva ancora più frammentata (e di conseguenza un mondo ancora più frammentato e conflittuale). Opereremo piuttosto un radicale alleggerimento ed unificazione di Essa, che si rifletterà su un mondo più unito, solidale, equo e basato su dinamiche sociali totalmente differenti.

Buona co-creazione a tutti!

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La Rivoluzione Comincia da Noi






Unità - CD

12 commenti:

  1. Bell'articolo ,l'unica pecca è non basta rivoluzionare il pensiero ma serve anche l'azione.
    Stazioni su un pilastro solo tralasciando completamente l'altro.La via è sempre equilibrio della forza tra pensiero e azione.

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  2. Pur riconoscendomi in questo paradigma etico mi rimane un forte conflitto interiore sulla legittimità di resistere con determinazione alla barbarie come ogni giorno fanno i popoli sotto occupazione. Credere che la violenza sia un male in sè significa affrontare il Moloch con le mani legate e subire un condizionamento ideologico che reprime il naturale impulso di liberazione.
    La guerra può essere "santa" o magari anche solo doverosa e necessaria, quando è imposta dalle circostanze: come per Arjuna, rinunciare al combattimento letale, è un'opzione perdente.
    E ci sarà sempre qualcuno che eserciterà questo diritto ontologico anche per il vantaggio degli imbelli.
    Quindi a ognuno la sua parte; e che i sacerdoti dell'etica infondino senso e coraggio a quelli ingaggiati dalla morte in battaglia. .

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  3. Perchè separate pensiero ed azione?
    Vi prego cercate di vedere come coltivare un certo tipo di pensieri sia già comunque un agire, non sul piano fisico ma su un piano più sottile, sul livello della coscienza collettiva. E, statene certi, se in essa avviene una trasformazione questa non può che riflettersi sul piano fisico in azioni pratiche e materiali.
    Pensare è già di per sè creare e non c'è una sola azione (guerre e rivoluzioni di piazza comprese) che non sia partita da un pensiero o una costellazione di pensieri.

    I poteri forti sanno bene tutte queste cose ed è per questo che stanno lavorando tantissimo sul piano della manipolazione della coscienza collettiva. Ed i concetti che insinuano sono proprio quelli di: "non pensare, agisci! Fatti non pugnette! Spacchiamogli il culo! Senza una sommossa violenta non si può cambiare niente! Chi ha i muscoli vince, ecc."
    Questo è proprio quello che si aspettano da noi per distruggere mediaticamente gli insorti e giustificare leggi ancora più repressive.
    Un rivoluzione non-violenta invece non è solo possibile, ma è l'unico modo con cui si giunga a un reale cambiamento dell'umanità.
    Impariamo da Gandhi, dal pianeta verde, dal finale di V come vendetta, ecc. le suggestioni non mancano! :-)

    Buona rivoluzione a tutti!

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  4. Bellissmo articolo, lo condivido e infatti l'ho condiviso

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  5. "Credere che la violenza sia un male in sè significa affrontare il Moloch con le mani legate e subire un condizionamento ideologico che reprime il naturale impulso di liberazione."

    ma la violenza è un male in sè. non è un'opzione valida, perlomeno per chi agisca secondo coscienza. il fine non giustifica i mezzi. contrastare il sistema con le sue stesse armi significherebbe fare il suo gioco. ed in caso di vittoria (eventualità remota, visto il divario tecnologico e organizzativo) significherebbe fondare la successiva società sulle stesse basi su cui si fonda quella attuale. il che vorrebbe dire rinnovare la logica della imposizione violenta, della 'frammentazione' quindi dare alla luce una nuova società deforme.

    la non collaborazione non violenta può essere molto più devastante della violenza. se fosse attuata da un numero adeguato di individui il sistema semplicemente scomparirebbe nel nulla, senza spargere una sola goccia di sangue.

    ciao

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  6. Io mi pongo in una posizione "di sintesi" tra le opinioni espresse.

    Io credo nel principio dell' Equilibrio.

    Le forze che sottostanno allo Yin e allo Yang comprendono tra le varie forme con cui si presentano nella vita di tutti giorni anche in "Grazia" (Chesed) e "Giustizia" (Geburah) o "Forza".

    Nessuno dei due è un male a sè, e finchè c'è equilibrio uno pareggia l'altro.

    Dov'è che nasce il male?
    Nasce quando uno dei due prende troppa forza rispetto all'altro e l'equilibrio viene rotto.

    Mettiamo il caso di assistere ad uno stupro.
    Da una parte un eccesso di Forza sfocia in violenza cieca, e questo è senza dubbio un male.
    Dall' altra ci siete voi che assistete: potete intervenire, e se lo stupratore non scappa ma si fa minaccioso sareste costretti ad usare la violenza, oppure potrete, in un eccesso di grazia e perdono lasciarlo fare. Ma diverreste complici a tutti gli effetti.

    L'eccesso di "bene" se usato nel momento sbagliato è disastroso quanto l'eccesso di "male".

    La violenza non è un male in sè stesso, è un male quando viene usata senza un motivo, e soprattutto senza un limite prestabilito, il limite che solo il concetto di "Grazia" e quello di "Giustizia" in perfetto equilibrio può dare.


    Detto questo:

    -una rivoluzione violenta è per molti versi più strumentalizzabile di una non violenta.
    -una rivoluzione violenta crea sempre una società violenta.
    -un sistema che viene abbattuto senza cambiare la mentalità che lo ha creato ripresenterà sempre gli stessi problemi che lo hanno animato.

    In definitiva io penso che cercare di cambiare la società senza prima cambiare la mentalità sia sempre inutile.
    E bisogna anche ricordarsi che ognuno ha diritto a cambiare solo la propria mentalità, sugli altri abbiamo solo il diritto di "ispirare" un cambiamento e niente più.

    Ma se vedete uno stupro per strada, colpite forte...

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  7. Secondo me ci può essere anche un modo non-violento di risolvere la situazione dello stupratore che significa semplicemente mettersi in mezzo, impedire che lo stupro vada avanti. E' probabile che questa sola azione lo porti alla fuga ma se non bastasse possiamo sempre cercare di bloccarlo senza doverlo per forza riempire di botte. Se invece iniziamo a saccagnarlo è molto facile che la situazione degeneri e magari ci scappi anche il morto in quanto la violenza chiama sempre più violenza.
    Per questo Gandhi era solito dire che occhio per occhio rende tutto il mondo cieco. :-)
    La violenza di fronte alla non-violenza si trova invece di fronte ad un muro di gomma. Può infierire finchè vuole ma ad un certo punto non potrà che crollare spossata e sconfitta.
    Mai sottovalutare la potenza e la forza della non-violenza, a patto che sia praticata con assoluta coerenza e costanza! :-)

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  8. "La violenza non è un male in sè stesso, è un male quando viene usata senza un motivo"

    la giusta causa però è un concetto relativo e soggettivo; non può essere elevata a parametro assoluto, perché non di rado ciò che per uno è giusto, per un altro è sbagliato. inoltre si presta alle solite facili strumentalizzazioni. la strategia della false flag si basa proprio sul confezionamento ad hoc di 'buoni motivi' e 'giuste cause' che legittimino violenze altrimenti ingiustificabili.

    "io penso che cercare di cambiare la società senza prima cambiare la mentalità sia sempre inutile.
    E bisogna anche ricordarsi che ognuno ha diritto a cambiare solo la propria mentalità, sugli altri abbiamo solo il diritto di "ispirare" un cambiamento e niente più."

    sagge parole ... concetti molto cari a questo blog :)

    @ NonDuale ... sottoscrivo. se OGNI celebre rivoluzione del passato è stata violenta, e nel 2011 continuiamo a parlare di schiavi e miserie di ogni tipo, è evidente che quelle non fossero vere rivoluzioni, ma strategie difensive sistemiche basate su quanto di più arretrato e meno rivoluzionario esista sulla faccia della terra, cioè la violenza.

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  9. E' vero che le ragioni saranno sempre soggettive, mai oggettive. La realtà stessa è soggettiva, niente è veramente oggettivo.
    Quindi le ragioni possono essere soggettive senza per questo essere false.

    Allo stupratore può sembrare ingiustificato che qualcuno si pari tra lui e l' oggetto dei suoi desideri. Quindi è fermarlo o no è una questione soggettiva, non oggettiva.
    Ciò non di meno è giusto.
    E se tocca tirargli una bastonata, è lui che ha creato la situazione.

    Certo, lapidarlo dopo è ancora una volta uno squilibrio di forza, ma di certo se c'è bisogno di usare violenza per fermarlo, non farlo sarebbe un crimine.

    Lasciando stare i false flag, che non c'entrano niente, se noi fossimo abitanti di un villaggio, e ci invadessero i barbari, sarebbe nostro pieno diritto difendere il villaggio con le armi, anche solo per dare il tempo a vecchi, donne e bambini di scappare.

    La violenza è in natura, quindi non può essere un male in sé. E' un male se mal calibrata, cioè cieca, sadica o eccessiva.
    E il fatto che possano esistere dei pretesti, come i false flag, non tolgno che ci possano essere dei momenti in cui essa è inevitabile, a meno che non si voglia arrendersi e costringere vecchi, donne e bambini a fare i martiri quando essi non vogliono.

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  10. se non fossimo così presi dalle contingenze, ci renderemmo conto che per quanto la difesa violenta appaia inevitabile in tutti i casi specifici, da un punto di vista più ampio e generico rappresenta uno dei capisaldi del sistema in cui viviamo. ovvio che all'atto pratico non saranno molti coloro i quali siano disposti a rinunciare ad una auto-difesa violenta. è umano. ciò non toglie che così facendo non c'è nè ci sarà mai alcuna possibilità di cambiare realmente le cose, imo. ma forse questo mondo non è fatto per essere cambiato.

    una (reale o apparente) ingiustizia subita dal nemico è la prima motivazione ufficiale dello scoppio di qualsiasi guerra, dunque le false flag a mio avviso sono tutt'altro che trascurabili in questo ragionamento.

    la violenza è in natura, ma la natura non ha la medesima coscienza riscontrabile in una parte della umanità. la natura non crea opere d'arte nè è in possesso di empatia (come una parte della umanità). la natura è solo istinto di autoconservazione e coscienza grezza, in predicato ad evolversi. e poi hai mai visto una guerra tra animali? se tutte le antilopi si coalizzassero forse potrebbero difendersi dall'attacco del predatore. invece fuggono in massa, lasciando al suo destino l'elemento del branco catturato dal predatore.

    secondo me per alcune questioni non è possibile prendere ad esempio la natura. essa rappresenta il nostro passato, non il futuro. dovremmo tendere a ben altri esempi.

    ciao

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  11. L'uomo si distingue dagli altri esseri per l'auto-coscienza e capacità di astrazione. Queste sono la sua fortuna ma anche la sua "dannazione" perchè lo portano alla credenza illusoria di essere un'entità separata, da cui derivano guerre, massacri, sfruttamento, ecc. che in natura non sono presenti. Gli animali uccidono per necessità e istinto, non per idee, religioni e puro desiderio di dominazione come gli uomini.
    Tuttavia l'auto-coscienza è anche ciò che permette all'uomo di giungere alla Coscienza dell'Unità. Bisogna infatti sperimentare l'illusione del "due" per realizzare di essere l'Uno che sperimenta il mondo attraverso questo e una molteplicità di altri corpi ed esseri. Chi almeno intuisce questo non può più darsi a biechi sfruttamenti, violenze, ecc. di altri esseri per il semplice fatto che realizza che opprimere e torturare l'altro non è altro che opprimere e torturare se stesso. Questa è reale Compassione.
    Non esiste un comportamento prefissato da seguire ma possiamo comunque essere consapevoli del livello di coscienza da cui emerge un'azione: emerge dal nostro senso di separazione (ego), o emerge da un livello più alto, quello del pre-sentimento dell'Unità?

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