28 febbraio 2012

La Comunicazione Mediata Ad Personam

Frankpro

Viviamo in un sistema in cui pare che abbiamo accettato tacitamente, tutti, di essere isolati gli uni dagli altri nel lungo termine della nostra vita, dalla assurda esigenza di poter soddisfare integralmente ogni santa bizzarria che la nostra mente si mette ad escogitare, volta per volta.
Cosa che peraltro ci sembra una grandissima libertà: cazzo, guarda un pò che ora mi compro quello yacht giallo ancorato nel porto di Miami che ho visto ieri su internet!

Bizzarrìa che il mercato naturalmente si prodiga di soddisfare, tramite i suoi soliti beni e servizi. E fra le tante bizzarrie, quella della comunicazione mediata ci ha acchiappati un pò tutti, chi in un modo chi nell’altro: e chi in tutti i modi possibili.

Hai voglia di accusare i media mainstream di questo e di quello, il brutto vizio di fare comunicazione mediata ci ha presi pure a noi! Cosa credete infatti di combinare nel momento in cui scattate una foto col telefonino e la mandate via mms o email? Cosa credete di fare quando linkate una pagina ad un amico, dal vostro pc?

Comunicazione mediata: la stessa, esattamente la stessa che accusiamo tutti i giorni di negligenza, di indotto ipnotismo di massa, e di più, di essere uno dei più grandi mali del mondo! La cosa paradossale di questa crescita spropositata della 'comunicazione mediata ad-personam', è che originariamente, quando fu pensata, forse si credeva ci avrebbe condotti ad una maggiore libertà, ad una nuova forma di potere individuale (quarto o quinto che fosse). In realtà, con l'aumentare dei mezzi a disposizione, io vedo all’orizzonte nugoli invariabili di 'solitudini da facebook', stormi implacabili di scazzati intellettuali da twitter, roboanti giovani in divisa da struscio, che comunicano fra di loro – pur stando gomito a gomito – con l’iphone, anziché usare l’epiglottide.


E su questo oceano di idiotismo della comunicazione mediata ad-personam, pare vigere la stessa Legge elementare, semplicissima, che scoprii anni fa tra le pagine di un bel testo di geografia politica: all’aumentare delle distanze, il numero delle interazioni diminuisce. Com’è ovvio che sia: se vivo in città, incontrare Giovanni sarà certamente più raro e difficile che non se vivessimo ambedue in un paesotto di mille abitanti in cui sicuramente ci incontreremmo tre volte al dì, al Caffè in piazzetta.

Ari-scritto, in veste di assunto della nuova comunicazione mediata ad-personam, potrebbe suonare invece così: all’aumentare degli strumenti di comunicazione scemi che ti compri - che in apparenza ci sembra che taglino le distanze - stai sicuro che il numero delle tue interazioni dirette e normali col prossimo diminuiscono!

Di più: lasciandoti nell'anticamera della scatola cranica l'impressione latente di avere fatto qualcosa di molto professionale, di molto tecnico, forse di perfetto. Lasciandoti sempre di più alla deriva, sulla tua isola del pensiero, lontano da chi parla, lontano da chi ascolta.

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