22 febbraio 2012

La Funzione della Televisione (Guerra Psicologica)

televisione-arma-vignetta
di S. Manfredi

Al Qaeda, sventati attacchi in Gran Bretagna, Francia e Germania
Niger: Francia attende richieste Al Qaeda su ostaggi
Afghanistan - inglese rapita: i talebani vogliono 'Lady Al Qaeda'

Ucciso capo Al-Qaeda in Afghanistan e Pakistan
Donne kamikaze, Europa a rischio. "Al Qaeda punta a terrorizzarci"
‎Mali, due civili uccisi in raid contro Al Qaeda

Questi sono alcuni dei titoli comparsi in questa settimana sui principali quotidiani nazionali. Il problema è che Al-Qaeda non esiste più almeno dal 2002.

Proprio così.
A dirlo non sono io, ma, come già evidenziato da un precedente articolo di Blondet, il capo dei servizi segreti francesi davanti al senato: “Il 29 gennaio 2010 la Commissione Affari Esteri convoca Allain Chouet, già capo della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il controspionaggio francese) per dare una sua valutazione sul «Medio Oriente nell’ora del nucleare».

Ecco come esordisce monsieur Chouet:
«Come numerosi miei colleghi professionisti nel mondo, ritengo, sulla base di informazioni serie e verificate, che Al Qaeda è morta sul piano operativo nelle tane di Tora Bora nel 2002… Sui 400 membri dell'organizzazione che esisteva nel 2001, meno di una cinquantina di seconde scelte (a parte Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri che non hanno alcuna attiduine sul piano operativo) sono riusciti a scampare e a scomparire in zone remote, vivendo in condizioni precarie, e disponendo di mezzi di comunicazione rustici o incerti».
«Non è con tale dispositivo che può animarsi una rete coordinata di violenza politica su scala planetaria. Del resto appare chiaramente che nessuno dei terroristi degli attentati post 11 settembre (Londra, Madrid, Casablanca, Bali,  Bombay, Sharm el-Sheikm, ecc.) ha avuto contatti con l’organizzazione. (...) Però si deve constatare che tutti, a forza d’invocarla ad ogni occasione e spesso a sproposito, appena un atto di violenza è commesso da un musulmano, o un musulmano si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, o quando non ci sono musulmani affatto (come negli attentati all’antrace in USA), a forza d’invocarla di continuo, certi media o presunti “esperti” di qua e di là dell’Atlantico, hanno finito non già di resuscitarla, ma di trasformarla come quell’Amedeo del commediografo Eugene Ionesco, quel morto il cui cadavere continua a crescere e a occultare la realtà, e di cui non si sa come sbarazzarsi».
Dunque Al Qaeda non esiste più sin dal 2002. Eppure i nostri media, i nostri governi, se non ogni giorno, ogni settimana ci ripropongono questo nemico inesistente. Perché?

La risposta è semplice: perché siamo gli obiettivi di una guerra psicologica e - in questo caso - la tecnica utilizzata si chiama “meccanismo della ripetizione” (si ripete un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale).

La Guerra psicologica consiste nell'uso pianificato di operazioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento delle masse.

Condizione necessaria perché le operazioni di guerra psicologica possano aver successo è quella di creare nella “popolazione obiettivo” frustrazione insicurezza e paura. Queste condizioni, infatti, riducono l'uomo ad uno stato di sottomissione in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa non solo prevedibile ma “sagomabile”.

Per creare frustrazione, insicurezza e paura si devono creare all’interno del paese le seguenti condizioni:

inflazione
tassazione non equa
concussione e corruzione
scarsità di uomini nelle forze dell’ordine
appoggiare forme di sanzione o altro
scarsità di necessità primarie come di abitazioni e altro
fomentare l'intolleranza razziale e religiosa
disunione politica e mancanza di fiducia nei capi
mancanza di risorse che possono sostenere l'economia
azioni di terrorismo e di violazione dei diritti umani

Create queste condizioni l’operatore di guerra psicologica può iniziare il suo lavoro.

I mezzi primari di manipolazione mentale sono scuola, televisione e intrattenimento (altri sono la droga, l’alcool, gli psicofarmaci e l’alimentazione).

Della scuola abbiamo già parlato in un precedente articolo sottolineando come questa operi per:

Insegnare lo stretto necessario perché la popolazione possa essere produttiva nei termini e nei modi voluti dal potere;

 imporre sistemi d’istruzione volti a uniformare la popolazione evitando accuratamente di insegnare le materie che sviluppino la capacità di ragionamento (dialettica, retorica, logica, ecc.), ovvero quelle materie che sviluppano il pensiero critico, autonomo;

 instillare quei preconcetti, pregiudizi e stereotipi su cui poi conformeranno tutte le loro esperienze.

La funzione esercitata dalla scuola, che ha il vantaggio di poter agire sui bambini e giovani ricettivi all’instillazione di pregiudizi e stereotipi, è importante dato che l’operatore di guerra psicologica, per poter operare con successo, deve poter contare su una popolazione che risponde a determinate sollecitazioni, ovvero per poter manipolare deve conoscere il modello di comportamento della popolazione, i modi di comunicazione, le motivazioni poste alla base del loro agire.

Preparato il terreno dalla scuola, arriva la manipolazione attraverso i media. Strumento fondamentale di guerra psicologica dato che la nostra mente, tendenzialmente pigra, è attratta da tutto ciò che non richiede lo sforzo di pensare. Oltre a ciò è mediamente consapevole di 200 bits di informazioni su 400 miliardi che il cervello elabora in un secondo. Ovvero siamo consapevoli di mezzo miliardesimo di ciò che avviene nel nostro cervello. Tutto il resto ci condiziona senza che ce ne accorgiamo.

Le principali tecniche di manipolazione attraverso i media sono:

 creare un messaggio credibile

 usare il linguaggio giusto

creare un ampio numero di fonti di informazione

 creare “opinion leader”

 attivare il meccanismo della ripetizione

 operare debunking.

Vediamole nel dettaglio

Creare un Messaggio Credibile.
L’operatore di guerra psicologica che, come detto, conosce gli schemi su cui si muove la popolazione, deve creare messaggi credibili. Il messaggio deve essere credibile, non vero. Anzi, spesso, la verità toglie credibilità al messaggio. Le menzogne sono più attraenti della verità perché fanno leva sulle nostre speranze, sui nostri pregiudizi, ecc... La verità, invece, ha la sconcertante abitudine di metterci davanti all’imprevisto, a ciò a cui non eravamo preparati e che, tendenzialmente quindi, rifiutiamo. L’operatore di guerra psicologica, che sa perfettamente che la maggior parte del pubblico non è alla ricerca della verità, ma di ciò che le permette di non uscire dagli schemi psichici indotti, su queste basi manipola la realtà. Facciamo un esempio.

La sera del 10 aprile 1991 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio, davanti alla televisione a vedere la semifinale di Coppa delle coppe Juventus - Barcellona, e non si è accorto della petroliera Agip Abruzzi entrando con questa in collisione. Tutto ciò è falso. Dagli atti e documenti processuali è emerso che:

- quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);

- nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);

- l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio. Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini visto che tutto è successo dopo le dieci di sera, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi.

Difficile conciliare il tutto con l'impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita, ma nella memoria collettiva è rimasto quella notizia: la tragedia è avvenuta perché l’equipaggio guardava la partita di calcio. Perché? Perché il messaggio selezionato dall’operatore era assolutamente credibile, mezza Italia si ferma davanti ad una semifinale di Coppa delle Coppe.

Usare il Linguaggio Giusto.
Come abbiamo accennato l'uomo vede il mondo in termini di precedenti esperienze, pregiudizi e stereotipi. Oltre a ciò, avendo una mente tendenzialmente pigra è attratto da tutto ciò che gli permette di ridurre problemi complessi in formule semplicistiche (tecnica che serve anche a costruire ed alimentare a dismisura il nostro ego facendoci credere di essere intelligentissimi e di aver capito tutto). L'operatore di guerra psicologica risponde a questa esigenza usando le parole.

Gli stereotipi sono concetti così intimamente associati ad idee o credenze comunemente accettate da essere di per se stesse convincenti senza bisogno della ragione o dell’apporto dell’informazione. Fanno appello a quelle emozioni quali l’amore per la patria, il desiderio di libertà, ecc.. Ovvero si accettano senza sottoporle ad un ragionamento operando su di esse un transfert. Proprio per questo gli stereotipi sono lasciati volutamente vaghi, affinché l’uditore possa interpretarli in maniera personale.

Anche in questo caso facciamo un esempio. I nostri telegiornali, parlandoci del conflitto in Iraq usano il termine "guerra di liberazione", in realtà si tratta di una guerra di aggressione preventiva, illegale e criminale secondo il diritto internazionale. Le truppe dei paesi invasori al telegiornale diventano “truppe alleate”, mentre i combattenti iracheni vengono definiti "fedelissimi di Saddam", per condizionare i telespettatori e far pensare che siano uomini che combattono per difendere un criminale, non il loro paese.

Creare un Ampio Numero di Fonti d'Informazione.
L'uditorio non deve avere la sensazione di essere controllato. L’operatore di guerra psicologica crea, quindi, un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, ma condizionare tutti allo stesso modo per dare la sensazione all’obiettivo di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi (basti pensare ai telegiornali, non solo danno le stesse notizie, ma, spesso, hanno anche la stessa scaletta).

Creare 'Opinion Leaders'.
L’operatore di guerra psicologica sa perfettamente che gli “opinion leaders”, hanno il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche ed allora li crea. Sono quelle persone che compaiono in tutte le trasmissioni televisive e la cui fama viene costruita dai media. Sono presentati come esperti del settore, opinionisti, ma difficile per il telespettatore dire se l’opinionista sia diventato esperto del settore perché è comparso in televisione o sia comparso in televisione perché realmente era un esperto del settore.

Attivare il Meccanismo della Ripetizione.
Creata la realtà voluta l’operatore di guerra psicologica deve attivare il meccanismo della ripetizione, ovvero deve ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale, come nel succitato caso di Al Quaeda.

Operare Debunking. 
Il debunking è una forma di manipolazione che consiste nello smontare e confutare teorie ed informazioni che vanno contro l’informazione (leggi manipolazione) ufficiale, ovvero la c.d. controinformazione.

L’opera del debunker è di fondamentale importanza per la guerra psicologica; egli opera con messaggi semplici, prevalentemente diretti a livello emotivo con ganci diretti all’inconscio, ovvero a quei pregiudizi e stereotipi inculcati sin dai tempi della scuola e rinforzati quotidianamente dai media.

Normalmente il messaggio teso a screditare la fonte di controinformazione del debunking si apre con un attacco sul piano personale, ovvero etichettando la persona con insinuazioni varie. Le principali etichette sono: bugiardo, paranoico, complottista, affetto da delirio di persecuzione, mitomane in cerca di pubblicità, Euroscettico, conservatore, nazionalista, xenofobo, razzista, fascista, sionista, antisemita, fondamentalista, comunista, ecc..

Tali parole (etichette) hanno la capacità, inserendosi in automatismi creati sin dalla scuola, di “impermeabilizzare” la nostra mente , ovvero neutralizzare a priori ogni possibile apporto ad un pensiero diverso.

Queste sono le principali tecniche di manipolazione mentale.

Ora che si conoscono le tecniche ci si può difendere. Come? Ad esempio:

- quando i media trasmettono notizie come quelle su Al-Quaeda ci si deve domandare cosa vogliono ottenere terrorizzando la popolazione. Vogliono far passare leggi che elidano ancora di più i diritti fondamentali dei cittadini? Si tratta di un “falso bersaglio”, ovvero desiderano attirare l’attenzione della massa su un fronte per operare indisturbati su un altro?

- Quando una persona in un dibattito non confuta i fatti ma si affida a frasi generiche e banali con ganci chiaramente emotivi si deve cambiare canale e approfondire personalmente la questione. Stessa cosa si deve fare tutte le volte che qualcuno, invece di contestare nel merito un’affermazione, attacca sul piano personale etichettando l’interlocutore allo scopo di delegittimarlo;

- si deve analizzare sempre il contenuto di ciò che viene detto, ovvero verificare se si tratta solo di forma (parole inutili e stereotipi) o vi è anche sostanza, ecc ...

Gli esempi potrebbero essere infiniti ma tutto si riduce, in fondo, ad una sola cosa: ci dobbiamo riappropriare della capacità di pensare

Articolo pubblicato sul blog di Paolo Franceschetti
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6 commenti:

  1. Ah, perché, Al Qaeda è davvero mai esistita? E Osama era qualcosa di più di un personaggio virtuale?
    Ele

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  2. complimenti per ' articolo,descrive benissimo come ci stregano.
    Ma il problema e' capire come riuscire a rompere questo specchio magico prima che sia troppo tardi .

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  3. Oggi è morto un grande poeta, Tonino Guerra. A lui dovrebbero andare tutti i miei pensieri, belli, e invece mi ritrovo qui a chiedermi, cosa pensare -e cosa pensate- del killer di tolosa... Non so se e cosa mi risponderete e cosa pensate di me

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  4. ciao ubaldo. non conosco il lavoro di guerra. ricordo il suo spot ed il suo invito all'ottimismo. quindi piuttosto che snocciolare frasi fatte preferisco limitarmi a dedicargli un pensiero ottimistico: che tutti noi possiamo raggiungere al più presto, pacificamente, la libertà che ci spetta di diritto. riguardo tolosa, sinceramente non mi pongo il dubbio su chi si sia reso materialmente responsabile di questo scempio. chiunque sia stato, è figlio di questo sistema malato ormai alla frutta. so solo che - con tutto il rispetto e la pietà per quelle povere vittime - i mass media dovrebbero dipingere con la medesima enfasi tutte le stragi di innocenti che hanno luogo quotidianamente fuori dai confini occidentali.
    con stima :)

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  5. Se non conosci Tonino Guerra, ti consiglio di iniziare guardando il bellissimo Nostalghia, diretto dal suo amico Tarkovskij. Uno dei tanti film bellissimi a cui ha dato un contributo, sempre, molto importante. Nei meandri della rete è facilissimo da trovare. Stima ricambiata

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  6. @ ubaldo ... solo in questa occasione ho scoperto che scrisse amarcord, che è tra i film di fellini che preferisco. cercherò nostalghia, sebbene ultimamente i meandri della rete siano stati rasi a zero con la chiusura dei vari siti storici di streaming. a presto

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