11 aprile 2012

Credenze, Libero Arbitrio, Ritualità ed Astensione

anima incatenata
TNEPD per Anticorpi.info

“Siamo spiacenti, il percorso iniziatico che ha richiesto è esaurito.”
Dovrei amare di più, accettare di più, aiutare di più, vedere e far mio il lato buono di ogni opposto. Insomma, dovrei fare bene, meglio, benissimo. Dovrei sbagliare sempre meno, riconoscere gli errori e ridurli progressivamente fino a non sbagliare più. E poi? E poi sarei perfetto, senza macchia. E senza scelta.

Perché quando si dice ‘migliorare’ si intende, in ultima analisi, mirare alla perfezione.

Ma la perfezione esclude gli sbagli, le sbavature, le alternative. La soluzione perfetta è una sola per definizione. Non possono esserci due risposte perfette e differenti alla medesima domanda, quindi la perfezione non concede libertà di scelta. Perché dunque mirare alla perfezione se essa è una condizione tanto stringente? L’uomo perfetto, per questa via, è un uomo che sveste volontariamente il proprio libero arbitrio. Non è allora meglio ‘sbagliare’ - e di brutto - per sprofondare in un torbido pessimo? Lì c’è un sacco di scelta, se ne possono fare di cotte e di crude. La perfezione è ordinata – è una! – e monotona. Il suo opposto è caotico e ribolle di opportunità.

Non c’è ragione che tenga. Scegliere di mirare alla perfezione è una fregatura pazzesca. Se ci si riesce, in definitiva, si perde la propria libertà di scegliere ‘che fare’ perché il ‘che fare’ perfetto è uno solo e tocca fare quello, per forza.

Cheppalle. Meglio pararsi il culo e darsi alle gozzoviglie, agli intrallazzi, fottere gli altri prima che loro fottano te. Tanto puoi sempre scegliere di tornare sulla retta via, ad inseguire di nuovo la perfezione. E da una posizione privilegiata.
                
Ma in fondo, chi te lo fa fare?
Benvenuto al 13° grado.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita”

Tolti gli orpelli ed il tradizionale alone di mistero il percorso di iniziazione rituale (massonica e non) segue un canovaccio tutto sommato prevedibile.

Se l’iniziando non si è portato avanti da solo, è spinto a fare cose che sarebbe meglio non fare, per isolarlo e renderlo più ricattabile. In genere reati o tradimenti. Poi subisce il gioco del bastone e la carota in un contesto spesso angosciante, per renderlo più condizionabile. Sottomissione e paura sono i bastoni; denaro e impunità sono le carote. 

Dopo anni di condizionamento spesi facendo cose che era meglio non fare e sopportando cose che era più salutare non sopportare, all’iniziando viene svelato quello a cui su TNEPD (e presumo Anticorpi) siamo arrivati senza compassi e grembiulini e senza svolgere ritualità sanguinolente di sorta, ossia che Dio sei tu e la vita è un gioco.

Massoni e anti-massoni tendono a definire queste due consapevolezze con una parola che a me piace poco: verità.

[La utilizzo comunque perché, in ultima analisi, è verità ciò che uno crede vero. Poiché mi interessa capire come gira il mondo, ossia come ragionano i più, devo accettare l’evidenza che da una parte e dall’altra sono tutti d’accordo che si possa essere persuasi che qualcosa può essere in effetti, realmente, per davvero, assolutamente, indubitabilmente vero. Io non ci credo (ancora?) ma potrei ricredermi, quindi non mi duole assumerlo come premessa di questo ragionamento. Pardon]

La consapevolezza di queste verità [ossia l’essere persuasi che esse siano tali, pardon] non è né benigna né maligna in sé.

Perché allora i leaders della massoneria sono, salvo rare eccezioni, degli spietati, cinici, avidi cospiratori – in una parola: cattivoni – con la frusta in mano, mentre i lettori di TNEPD (e presumo anche quelli di Anticorpi) pur edotti delle medesime verità,  salvo rare eccezioni, sono delle anime innocue e tolleranti, in una parola: dei bonaccioni?

Perché i primi ci credono e i secondi no.

Chi intraprende un percorso di iniziazione massonica, pur di riuscire davvero a credere in qualcosa prima di morire, demanda ad altri la scelta della via verso le verità (e la natura delle stesse). Questo è un primo indizio sulla fallacia del meccanismo: vi si accede perché si alza bandiera bianca di fronte ad una propria “debolezza”, ossia ci si sente incapaci di arrivarci da sé.

A rendere grottesca l’applicazione pratica, interviene poi la constatazione che – per i più – la motivazione che porta ad intraprendere un percorso di iniziazione massonica è del tutto meschino: la ricerca di una convenienza economica, di prestigio sociale. Nulla a che vedere con la ricerca di una qualche consapevolezza.

Qualora il percorso iniziatico muovesse da stimoli spirituali, esso potrebbe invece essere interpretato come un gesto d’umiltà poiché l’iniziando, tutto sommato, col suo agire ammette di non conoscere. Comprensibile ma non giustificabile, specie nel contesto attuale.

Due considerazioni saltano all’occhio. La prima riguarda chi, dopo mille inchiappettate, ha completato il percorso di iniziazione sputtanandosi l’esistenza per poi scoprire alla sua veneranda età che le grandi verità per le quali è sceso a tanti compromessi sono pubblicate in una moltitudine di blog. Come la prenderanno? Ne valeva la pena?

La seconda è che purtroppo, di questi tempi, affidarsi agli altri non sembra la scelta migliore perché gli altri, disgraziatamente, sono tutti ammaestrati a fare il proprio egoistico interesse materiale. Così il percorso di iniziazione diventa un processo di rimodellamento dello iniziando affinché interpreti le verità prossime venture come aggrada ai piani superiori. Non svuotamento, ma riempimento. Non rimozione, ma addestramento, persuasione.

“Dio sei tu”, a cottura ultimata, diviene ossessione di potenza e ragione dei tanti abusi che non possiamo non notare intorno e dentro di noi. “La vita è un gioco” a quel punto diviene la scusante di ogni malefatta, la vaselina della coscienza.

In fondo i grandi segreti della Massoneria non sono che le verità gratuite della blogosfera. E’ sempre lo stesso, affascinante gioco degli opposti di questa mente umana che ci impedisce di vedere la verità se l’abbiamo davanti agli occhi e ce la fa desiderare spasmodicamente se essa ci viene celata.

Chi tira i fili non fa altro che utilizzare la cosiddetta psicologia inversa: vieta ciò che vuol far desiderare. Ovviamente i cattivoni non si pongono scrupoli sul metodo, cosa che invece io faccio.

A tal proposito, per come la vedo io, la vita in sé stessa è un percorso iniziatico - ossia il tragitto che può portare un’anima a credere in qualcosa tanto fermamente da considerarla verità - e tutti i percorsi iniziatici intermedi, mi si permetta, non sono altro che dei prologhi al successivo, tant’è che persino questa vita ha tutta l’aria di essere il prologo della prossima.

Ogni certezza a cui ci si aggrappa in itinere è lì per essere superata, il prima possibile a mio parere. Un percorso che pretende di raggiungere la verità assoluta in corso d’opera, nel mezzo del cammino, non concede ulteriori margini di crescita. Se davvero conoscessimo la verità a 30 anni saremmo spacciati! Perciò mi permetto di dubitare sulla scelta, sempre che di scelta si possa parlare, di un percorso iniziatico eterodiretto che promette verità.

Se quindi non possiamo parlare di percorso iniziatico compiuto neanche quando parliamo dell’intero corso della nostra vita terrena, tanto meno possiamo considerare compiuto un percorso di qualche anno o decennio, pur avendone viste di cotte e di crude.

A maggior ragione se i percorsi iniziatici elaborati dai vertici per tenere su le piramidi del potere sono tunnel di torture mentali senza sbocco. Eppure molti individui accettano di sottoporsi al condizionamento mentale altrui, un pò per convenienza economica, un pò perché da soli non riescono a credere a nulla, un pò per noia, un pò perché gli piace. Anche tu lo fai quotidianamente, se hai un televisore in casa. E’ un’epidemia di miopia spirituale. Una volta dentro, lo so per esperienza, è davvero dura uscirne.

Tirando le somme. Quello che conta, in ultima analisi, è il percorso o il punto di arrivo?

Parrebbe il primo, perché è individuale e concede libero arbitrio, mentre il secondo, il punto di arrivo, no. Cedere la regia del proprio percorso iniziatico a qualcun altro, in quest’ottica, mi pare un vero spreco. Ed ancor più se ciò consiste nel lasciarsi volontariamente soggiogare e trascinare nelle peggiori nefandezze. Questo sì è abdicare al proprio libero arbitrio.

Meglio far da sé. Chi fa da sé fa per tre.

Ciò detto, se mi si costringesse a ridurre la mia etica sociale, la questione del metodo, ad una ‘legge’ (altra parola che mi fa storcere il naso) che costringa le masse inconsapevoli in una società pacifica, probabilmente sarebbe questa:

“Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”

Può sembrare banale, specie senza un percorso iniziatico alle spalle, ma ti garantisco che è tremendamente difficile seguirla se ‘sai’ di essere Dio e ‘sai’ che tutto questo è solo un gioco.

Benvenuto oltre il 33° grado della scala TNEPD.

La senti la brezza del mattino?
E’ il dolce ozio dell’astensione
che mitiga i vezzi insonni
del mio vagare nella corrente.


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Libero Arbitrio


13 commenti:

  1. Mi permetto di commentare per esprimere un cordiale dissenso sul pensiero espresso in questo articolo.

    Cito alcuni punti a caso, dove mi casca l'occhio:

    - E poi? E poi sarei perfetto, senza macchia. E senza scelta.

    Questo ad esempio è un capovolgimento di ciò che i percorsi iniziatici esprimono.
    Si può benissimo ribaltare il discorso sostenendo che ognuno di noi è "senza scelta" nel momento in cui, anziché esercitare la propria volontà, si lascia dominare dai vizi e le dipendenze fisiche, emotive e mentali che i percorsi iniziatici cercano di sradicare, liberando così il "vero Uomo interiore".
    Si tratta solo di decidere da che punto di vista si vuol vedere la questione: dal punto di vista della personalità o da quello dell'anima?

    - Non c’è dunque ragione che tenga. Scegliere di mirare alla perfezione è una fregatura pazzesca. Se ci si riesce, in definitiva, si perde la propria libertà di scegliere ‘che fare’ perché il ‘che fare’ perfetto è uno solo e tocca fare quello, per forza.

    Come sopra: forse si è meno liberi adesso in cui a certi "bisogni" si reagisce d'istinto fino a diventarne schiavi. Perfezionandosi ci si libera di tali limiti.
    Tra il filosofo e lo stupratore io non credo che il più libero sia il secondo...

    - Se l’iniziando non si è portato avanti da solo, viene spinto a fare cose che sarebbe meglio non fare, per isolarlo e renderlo più ricattabile. In genere reati o tradimenti.

    Questo, sebbene esista come fenomeno, non è certamente uno scenario generalizzabile per tutte le tradizioni iniziatiche.
    Più avanti nel testo si parla anche di "delitti" di sangue, mi si deve dire allora se MLK o Allende, se Da Vinci o Michelangelo, Platone o Pitagora si siano macchiati di tali delitti.
    La generalizzazione non paga, né da un lato, né dall'altro.

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  2. - Chi intraprende un percorso di iniziazione massonica, pur di riuscire davvero a credere in qualcosa prima di morire, demanda ad altri la scelta della via verso le verità (e la natura delle stesse). Questo è un primo indizio sulla fallacia del meccanismo: vi si accede perché si alza bandiera bianca di fronte ad una propria “debolezza”, ossia ci si sente incapaci di arrivarci da sé.

    Ci sono molte tradizioni iniziatiche che anziché insegnare la sottomissione ad un Maestro insegnano a seguire la propria anima. Oltretutto la maggior parte delle tradizioni iniziatiche insegnano che l' "Iniziazione" è in primo luogo un processo auto-iniziatorio dove il candidato si cimenta a costruire autonomamente il suo tempio interiore. Se così non fanno è proprio perché si sono allontanate dal loro spirito iniziale.
    In ogni caso non vedo cosa ci sia di negativo a voler fare le cose in gruppo anziché sempre e solo in modo individuale. L'individualismo esasperato è una limitazione, altrimenti perché i potenti avrebbero coniato l'espressione "Divide et Impera"?

    - Cedere la regia del proprio percorso iniziatico a qualcun altro, in quest’ottica, mi pare un vero spreco. Ed ancor più se ciò consiste nel lasciarsi volontariamente soggiogare e trascinare nelle peggiori nefandezze. Questo sì è abdicare al proprio libero arbitrio.

    Come sopra: non è detto che si ceda nulla.
    Hai fatto bene a dire "ancor di più SE ciò consiste...", SE, è un bel SE.
    Seconda di poi, non in tutti gli ambienti iniziatici si compiono nefandezze, anzi, solo in una piccola minoranza.
    I più, nella ampia zona grigia tra il Nero più scuro ed il Bianco più brillante, sono ambienti "svuotati" del rigore iniziatico che li caratterizzava originariamente, ma è proprio questa la loro pietra d'inciampo, l'aver perso quel rigore li porta a diventar corrotti, e non il contrario.

    - “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”

    Concorodo, ma aggiungo: "Non giudicare se non vuoi essere giudicato".

    So che non me ne vorrai per la critica, perché si capisce benissimo dal tuo testo che apprezzi il valore della divergenza più che l'omogeneità, ed io non ti posso dar torto su questo.
    Saluti.

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  3. Scusate per l'OT ma il sito di stampalibera è stato censurato.

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  4. @Anonimo: il sito funziona, forse c'e' un problema al database dei contenuti.

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  5. @ anonimo 12 aprile 2012 11:20
    Come dire di una persona: il corpo c'è ha solo smesso di respirare.
    Questa è censura per me e non solo per me:
    http://prigioniero.6serve.com/?q=censurastampalibera

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  6. E' tornato on line il sito di stampalibera, tutto ok...forse.

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  7. @ Synthesis (1)

    Ciao Synthesis,
    ti rispondo seguendo l’ordine delle tue eccezioni:
    1.
    Convieni che la condizione di assoluta perfezione (teorica, spogliata di qualsiasi giudizio) è una sola? Possono esserci più perfezioni?
    Se convieni che la perfezione è unica, converrai che la si può immaginare come un punto: un punto di arrivo, per l’appunto.
    Quindi, se l’obiettivo di un qualsiasi percorso è idealmente un punto, qualora l’obiettivo fosse raggiunto, da quella posizione non ci si potrebbe più muovere.
    Dalla parte opposta al punto, ovviamente, regna il caos, in antitesi alla perfezione ordinata dell’uno. A ben vedere anche il caos, se assoluto, non concede spazi al libero arbitrio poiché in quella condizione, nessuna azione di buon senso è concessa.
    Fin qui nessuna analisi dei percorsi (iniziatici o meno), ma soltanto considerazioni sulla natura dell’obiettivo.
    Da queste considerazioni, l’immaginario autore della prima lettera deduce che la scelta più saggia, quella che consente più margini di manovra al suo libero arbitrio, è quella in direzione del caos.
    La visualizzazione grafica di tutto questo è la figura del Tao in cui i due punti immersi nel colore opposto sono la perfezione che, se raggiunta, pare catapultarti dalla parte opposta in un condizione di immobilità. Almeno così a me pare.

    2.
    In merito alla seconda eccezione, relativa alla seconda parte del post, ti invito a giudicare il testo in senso generale, a prescindere dalla gravità delle scelte che sono imposte all’iniziando.
    Non sto parlando soltanto di Massoneria, badaci, ma di percorso iniziatico in genere. Il rapporto con un fratello minore è un percorso iniziatico precursore al rapporto con un figlio. Il rapporto con i figli è, tra le altre cose, il prologo del rapporto con i nipoti. Anche riparare un rubinetto richiede un percorso iniziatico, se vogliamo.
    Tutti i percorsi iniziatici costringono l’individuo a scelte che il più delle volte sono compromessi, non gravi, ma compromessi.
    Quello massonico, a differenza di quelli ‘di routine’, è un percorso iniziatico eterodiretto, che promette verità ed i cui standard operativi sono sufficientemente noti da preoccupare una persona di buon senso sullo spessore etico dei partecipanti.
    I compromessi a cui l’iniziando accetta di sottoporsi, per debolezza e paura, sono differenti a seconda del soggetto, ma tali restano. La loro gravità reale è quella percepita dal soggetto stesso. Più il soggetto è debole e percettivo, più è condizionabile e gestibile.
    In merito ai nomi illustri che mi citi, mi dolgo da tempo di non riuscire più a provare assoluta ammirazione per nessuno.
    Ogni uomo, anche il più celebre, ha le sue debolezze e i suoi compromessi nell’armadio. Soprattutto i più celebri, direi. Ma non vorrei generalizzare.
    :-)

    TNEPD

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  8. @ Synthesis (2)


    Anch’io non trovo nulla di male nell’attività di gruppo e non ho nulla contro i percorsi iniziatici in generale. Come potrei, ogni evento della vita rientra in una moltitudine di percorsi iniziatici. Tutto sta ad esserne consapevoli.
    Però, tra l’utopia e la realtà ce ne passa. Il succo della seconda parte del post, che è idealmente una risposta alla prima, è che farsi dirigere dagli altri, oggi come oggi, non è un buon affare. A maggior ragione se promettono verità e costringono a compromessi con la propria coscienza. Piccoli o grandi che siano.
    Anzi, se bastano piccoli compromessi a farti sentire in distonia con la tua coscienza, allora è ancora più da polli affidarsi ad altri, specie i massoni odierni, perché vuol dire che c’eri già vicino, da solo, e poi hai mollato.
    Opinioni, come sempre.

    Ti ringrazio per i tuoi commenti e ne attendo di nuovi.

    :-)

    TNEPD

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  9. Non ho intenzione di aprire un dibattito, voglio solo mostrare come le cose da te dette possono essere viste da altre angolazioni, così che chi legge, anziché far proprio il mio od il tuo punto di vista possa cercare il proprio.
    Sono sicuro che in questo convieni con me.

    1 La dualità è condizione necessaria per l'evoluzione della coscienza, e perciò esiste.
    Essa comunque nasce dall'Unità. A questo punto esistono due sentieri: quello discendente che dall' Unità va alla molteplicità e quello ascendente che dalla molteplicità va all' Unità.
    Sta ad ognuno scegliere dove vuole collocarsi, eppure il moto evolutivo è ciclico ed entrambe le strade dovranno essere compiute.
    Fare un percorso o l'altro spesso non è una scelta, semplicemente è insito nella nostra natura (meglio Anima) e siamo spinti in quel percorso anche se non ne siamo coscienti.
    Vorrei solo far notare che "il punto" è un punto solo per noi che non riusciamo ad immaginarlo in modo più completo, eppure un modo diverso per spiegarlo è quello della "dimensioni" e se si dice che il nostro mondo fisico si colloca nella terza, via via che si procede verso l' Uno si sale verso la quarta, quinta fino alla... settima? decima? undicesima? Dove sta scritto che queste siano così immobili e limitate? A rigor di logica debbono essere più vive e dinamiche che mai...
    Come ci si arriva? Spogliandosi della propria personalità, dice la Tradizione.
    Tu lo senti come una limitazione, il ragionamento si può rigirare: se l' Uno è anche chiamato "il Tutto", perché essere limitati ad essere "uno tra molti" quando si può essere "Tutto in Tutto"?

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  10. 2 Questo è semplicemente "non vero".
    Semplicemente non è vero che un percorso iniziatico sia basato sulla costrizione o sui compromessi.
    Trovo difficile argomentare il perché non sia vero, semplicemente non lo è.
    Almeno non in tutte le organizzazioni che preparano la persona a quell'evento individuale ed intimo che chiamiamo "Iniziazione", la quale è una scoperta del "Divino dentro di Sé" e non certo la cieca adesione ad una autorità esterna.
    Questa è la differenza tra "Iniziazione" e "Contro-Iniziazione" o tra "Fratellanza Bianca" e "Fratellanza Nera".

    Che poi la massoneria si sia nel tempo diventata il circolo affaristico odierno ciò è dovuto a motivi storici e non inerenti al "modus" delle Tradizioni Iniziatiche, la colpa non ricade né sui suoi antenati, né su chi, dall'interno, può cercare di riportarla alle antiche glorie.
    Sui personaggi storici di cui non riesci ad avere più ammirazione, c'è solo una cosa di dire:

    «Tutto è puro per i puri; ma niente è puro per i contaminati e gl'increduli, perché hanno contaminata l'intelligenza e la coscienza.»

    Attenzione alle generalizzazioni perché sono più pericolose di quanto si crede.

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  11. Ma ti prego, Synth, apriamolo un dibattito!

    Io dico: se esiste la dualità, allora non si può essere Tutto in Tutto.
    Superare la dualità è l’obiettivo? Il raggiungimento della perfezione? Può darsi, ma dubito che l’obiettivo ci sia accessibile in questa vita. Come scrivevo: se conoscessimo la verità a trent’anni saremmo spacciati. Qualsiasi sia la verità a cui si voglia credere.

    Forse ciò che tiene vivo te, me, questo dibattito e chi lo legge è proprio il non sapersi convincere del tutto, il non credere del tutto. Magari inconsapevolmente. Ossia mantenere accesa la dualità per non morire. Cercando magari di non tradurre questo istinto in polemiche sterili.

    Le dinamiche delle ‘dimensioni’, vere o false che siano (pardon, lo specifico quasi sempre), sono una sorta di utopica alternativa meritocratica alla distorta distribuzione delle responsabilità (per non chiamarle poteri) in cui siamo immersi nel mondo reale. Una versione elaborata di Inferno e Paradiso che a me, personalmente, piace. La trovo motivante.

    Il post cerca di indagare sulle distorsioni del mondo reale (organizzate sulla base di logge e sette ‘iniziatiche’ come la Massoneria) in cui siamo immersi. Quelle che, con la loro presenza polarizzata in una direzione, producono in te, in me e in altri tutti quei pensieri critici e quei sogni utopici polarizzati dalla parte opposta. Quelle idee che in ultimo, se tutto va bene, dovrebbero collaborare all’equilibrio dinamico ed imponderabile dell’universo e a salvarci il... l’anima.

    Ora, se mi è concesso di scrivere liberamente, lo faccio anche per stuzzicare chi, nella prospettiva di una scala evolutiva distribuita in ‘dimensioni’ o ‘densità’, rischia di scivolare al gradino inferiore, chi non trova il modo o non pensa affatto ad arrampicarsi verso una maggiore consapevolezza.

    Tempo fa ho svestito la presunzione di voler insegnare, in seguito anche la volontà di persuadere. Ormai mi limito a stimolare, e non sempre mi riesce.

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  12. @ Synth 2

    Concordo. Le tradizioni iniziatiche antiche erano tutt’altra cosa rispetto alle odierne. Resta il fatto che noi siamo qui e ora.

    Io non ce l’ho con le comunità di persone che condividono sensazioni e conoscenze a beneficio di tutti. Zio panino! Stiamo parlando della blogosfera a cui entrambi siamo ampiamente ‘iniziati’?

    Io non ce l’ho con nulla in assoluto (o in generale). Io osservo.
    E torno a ripetere: oggi come oggi, vista l’aria che tira, nel dubbio meglio non fidarsi di nessuno che prometta una soluzione definitiva o pretenda d’essere detentore e custode della VERITA’.
    Che verità poi?

    Grazie ancora per le tue risposte e, ti prego, se ti va continua a porre eccezioni a ciò che scrivo così la nostra conversazione durerà più a lungo.

    RispondiElimina
  13. Via via che andiamo avanti vedo le divergenze iniziare a sfumare.

    L'unica cosa che mi vien da dire è che non importa se una meta viene raggiunta in questa vita o meno, l'importante è aver fatto un passo avanti; dopodiché ogni verità, per gli esoteristi, non è che un velo di fronte alla Verità, la quale mostra sempre nuovi aspetti via via che i vecchi limiti che gli abbiamo dato vengono superati.
    Non ti preoccupare, il cammino è ancora abbastanza lungo, e la meta abbastanza lontana anche se ti metti a correre oggi stesso; ciò che dico non è che uno debba correre se non vuole, viceversa nemmeno uno deve rallentare se il punto in cui si trova non lo soddisfa più come un tempo... a qualcuno viene naturale un passo, ad altri ne viene naturale un altro... i primi chiedono, giustamente, di non essere giudicati, ma quando si tratta di giudicare i secondi non si tirano mai indietro...

    Sul secondo punto, ci sono un sacco di organizzazioni esoteriche (non faccio nomi per non scatenare polemiche) i cui testi sono perfettamente pubblici, eppure vengono considerate "associazioni segrete" seppur di segreto non abbiano praticamente niente (forse i bilanci, ma questo capita in ogni organizzazione umana), basta comprarsi i loro libri per sapere cosa credono (ed i complottisti non si prendono la briga di farlo e poi ripetono enormi bischerate come mantram), e se si vuole entrare basta iscriversi gratuitamente (e se non è gratuito significa che non ne vale la pena)... se la gente non ha voglia di "perdere tempo" così e quindi queste associazioni, ed i relativi insegnamenti, rimangono relativamente nell'ombra, non è per forza di cose colpa loro. Di certo non verranno mai a bussarti a casa come i Testimoni di Geova.

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