19 dicembre 2012

Carl Jung: nella Morsa del Daimon

daimon
dal sito Jungian Center
Traduzione di Anticorpi.info

Il titolo di questo saggio è una citazione dall'autobiografia Ricordi, Sogni e Riflessioni, di Carl Jung [1]. In molte pagine del racconto Jung ricorre a tale termine come parziale motivazione del lavoro di una vita: Jung confida di avere vissuto, scritto e sviluppato la psicologia analitica perché stretto dalla 'morsa del daimon.' Cosa intendeva dire?

Definizioni di Daimon.
La parola ellenica 'daimon' significa letteralmente 'distribuire destini.' Di conseguenza il 'daimon' sarebbe l'energia o l'essere universale che ci assegnerebbe il nostro personale destino umano. La cultura romana adottò il termine e poi lo traslitterò  nell'attuale 'demone.' Tuttavia si noti che nel senso originario e nell'accezione junghiana il daimon non è l'essere negativo che oggi associamo al 'demonio.'

Amando la letteratura classica Jung adattò molti concetti antichi alla psicologia moderna, con lo scopo di definire il funzionamento dell'inconscio. Il daimon divenne parte centrale del suo pensiero in merito ad argomenti quali la vocazione, la motivazione, la creatività e il potenziale individuale per raggiungere la realizzazione esistenziale.

In base all'accezione junghiana il daimon è qualcosa di alieno che risiede nell'inconscio [2], un archetipo o imperativo numinoso (comando proveniente da una forza / intelligenza superiore - n.d.t.) [3]. Essendo un archetipo il daimon è universale, appartiene all'esperienza di tutti i popoli e di tutte le culture. Tra le tribù indigene si presenta sotto forma di 'primitivo concetto di potere' [4] o come 'contenuto autonomo psichico.' Esso è una 'forza reale come la fame e la paura della morte' [5]. Un'entità autonoma che agisce in noi come una divinità, avanzando pretese e agendo con autorità. 

Il poeta MC Richards descrive con efficacia l'esperienza del daimon quando asserisce che in ognuno di noi "vive un essere creativo che ci tormenta fino a che non lo liberiamo" [6]. Molti altri personaggi storici hanno ammesso di essere in preda ad un daimon, ad esempio il filosofo Socrate, il poeta tedesco Goethe e l'imperatore francese Napoleone Bonaparte [7].

Quando affermiamo che il daimon sia autonomo, intendiamo dire che sfugge al controllo dell'Ego cosciente; è possibile esserne posseduti senza esserne consapevoli. Esso non può essere scientemente indotto a manifestarsi, e quanto più il nostro inconscio è scisso dalla nostra coscienza, tanto più grande e potente è il nostro daimon [8].

Il daimon si presenta nella vita quotidiana sotto forma di determinati stati emotivi con un "rilascio di affetto" [9]. In altre parole sentiamo qualcosa, di solito qualcosa di potente, dotata di un'energia numinosa che non può essere negata [10].

Nel suo funzionamento il daimon tende ad agire in modo compensativo, vale a dire che funziona come un contrappeso rispetto al nostro stato d'animo consapevole del momento. Se siamo su di giri il daimon sarà giù di tono. Se siamo statici, esso sarà energico. In altre parole contiene la "tensione degli opposti", la contrapposizione tra bene e male. [11]

Il lato negativo del daimon coincide esattamente con la comune espressione 'demone', intesa quale forza interiore che ci induce a commettere azioni negative. "Quell'uomo era indemoniato", si usa dire. Diavolo seduttore, tentatore, maligno; tutti termini che descrivono il lato negativo del daimon, che ci sospinge verso regioni inesplorate in cerca di qualcosa che crei un conflitto tra la nostra vita esteriore e le nostre esigenze interiori [12]. Quando si manifesta è spesso percepito come sgradito e invadente, fonte di disagio. Se potessimo lo ignoreremmo, ma è ineluttabile, cioè, è qualcosa a cui non si può disobbedire [13].

Nel suo aspetto benigno il daimon è il nostro 'angelo custode' o 'jinn', la nostra migliore voce interiore, il nostro cuore, la nostra parte elevata, ciò che ci aiuta ad affrontare situazioni difficili e ci guida per il nostro bene. Il daimon fa da tramite nel dialogo tra l'ego e l'inconscio, il quale ha il potere di guarire e fare molte altre cose. Per stimolare l'intero nostro essere il daimon ci costringe a entrare nella mischia della vita con tutte le caratteristiche e abilità che possediamo, e ciò favorisce la nostra integrità. E' il contatto con il nostro daimon che ci dà un chiaro senso della nostra vocazione. Jung ha anche osservato la stretta connessione tra il daimon e la creatività: "La lotta contro la morsa paralizzante dell'inconscio suscita forze creative nell'uomo" [14]. Infine, e particolarmente rilevante in funzione dell'argomento del 'risveglio', il daimon ci tira fuori dalle convenzioni e dalle norme sociali, in quanto opera in una dimensione archetipica (universale, senza tempo).

Il Daimon ed il Risveglio.
Tra le situazioni alla base del 'risveglio' vi è il processo di trasformazione del daimon da "forza incontrollata della natura in un potere gestibile" [15] asserisce Jung. Il risveglio implica l'essere informati su quanto stia accadendo all'interno. Quando iniziamo a guardarci dentro scopriamo la nostra 'città interna', che ospita le energie che vivono in noi. Alcune di esse, come il daimon, sono autonome, in possesso di una energia che trascende la nostra coscienza, i nostri bisogni e i nostri desideri; si pone oltre qualsiasi cosa siamo in grado di controllare e dirigere. Con il tempo, lo sforzo cosciente e l'attenzione, l'osservatore può riconoscere il proprio daimon, imparare a conviverci e ricavarne dei benefici.

Il daimon provoca conflitti interiori. Essi favoriscono un dialogo tra l'io e l'inconscio. Questa conversazione interiore (sempre se proceda abbastanza a lungo) ci aiuterà a diventare più consapevoli e coscienti della roba contenuta nel nostro inconscio.

Il daimon gioca un ruolo centrale nella promozione del risveglio integrale, proprio in virtù della funzione di compensazione di cui sopra. Nel sollecitare la totalità del nostro essere, esso richiede una risposta da tutte le nostre singole parti, e ciò ci aiuta a costruire una mappa di noi stessi molto dettagliata. 

La natura compensativa del daimon introduce anche il principio della 'enantiodromia', che Jung mutuò dalle opere del filosofo greco Eraclito [16]. La enantiodromia è la "corsa degli opposti." Equivalente psicologico della legge del moto di Newton: ad ogni orientamento nella coscienza corrisponde un orientamento contrario in uno stato di incoscienza. Una volta acquisita sufficiente familiarità con questo principio, si può apprezzare la grande diversità della specie umana (prendendo atto di quante energie contrastanti risiedano in essa). Inquadriamo meglio sia il senso di noi stessi che quello della realtà che ci circonda. Arriviamo a capire che nulla nella vita è puramente buono o puramente cattivo, ma la realtà (e la gente) contengano sempre entrambe gli elementi.

Tra le funzioni più importanti assolte dal daimon nell'ambito dei processi di 'risveglio', vi è lo stimolo alla inversione delle proiezioni. Da addormentati tendiamo a proiettare il daimon sul nostro prossimo. La forma negativa è proiettata su coloro i quali consideriamo nemici e le cose sgradite. Quella positiva su figure autoritarie come genitori, sacerdoti, insegnanti, guru, ecc. Finché demonizziamo il nostro prossimo, non riusciamo a vedere i nostri stessi demoni interiori, e viviamo come bambini inconsapevoli. Per diventare psicologicamente maturi, adulti autonomi è necessario invertire queste proiezioni, interiorizzare il daimon, e misurarsi con esso.

Un'altra funzione è il dono con cui il daimon ci costringe ad imporre la sofferenza su noi stessi. 'Bel dono!', penserete. Proprio così, perché una consapevole sofferenza aiuta a costruire la capacità di compassione. I buddisti la chiamano bodhicitta, 'mente illuminata' o 'cuore compassionevole' [17]. La lotta con il daimon si traduce nella crocifissione del nostro ego, che alimenta la compassione nel nostro cuore. Ci dona la capacità di relazionarci agli altri con cura ed un livello di amore che può scaturire solo da personali esperienze di perdita e dolore. 

Come una sorta di guida il daimon ci accompagna nel viaggio del 'risveglio.' Esso non può essere negato, e quando emerge ci obbliga a diventare più sicuri di noi, perché smettiamo di delegare a terzi l'approvazione delle nostre scelte, e ci diamo ad obbedire solo alla nostra coscienza.

Sintesi di un articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Jungian Center
Link diretto:
http://jungiancenter.org/essay/grip-daimon

Traduzione a cura di Anticorpi.info


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Note:
Dal testo Ricordi, Sogni e Riflessioni, di Carl Jung
[1] Jung (1965), 356.
[2] Ibid., 336.
[3] Jung (1970), 453.
[4] Jung (1966), 68.
[5] Ibid., 239.
[6] Citato in Fox (1988), 210.
[7] Jung (1954), 176.
[8] Jung (1969), 162.
[9] Jung (1966), 68.
[10] Jung (1956), 337.
[11] Jung (1969), 162.
[12] S. Paolo parla del "daimon", Romani 7:15-23
[13] Jung (1954), 176.
[14] Jung (1956), 337.
[15] Ibid., 353.
[16] Jung (1966), 72.
[17] Fischer-Schreiber et al. (1991), 23.

2 commenti:

  1. Splendido articolo; vorrei aggiungere, in qualità di buddista praticante decennale, che la pratica buddista non ha solo la f(x) sopra descritta, ma coadiuva nel tempo la persona all'addestramento del proprio demone, il quale allora sostiene certe azioni consapevoli della persona e gli dà la forza di allontanarsi da quelle per lui negative.
    Provare x credere.

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  2. Concordo , splendido articolo..
    Ultimamente solo articoli di uno spessore fuori dal comune.
    Complimenti e Grazie !

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