31 marzo 2013

Parsifal, il Re Pescatore e la Ricerca della Guarigione (p.1)

di R. A. Sanderson
Traduzione di Anticorpi.info

Introduzione.
Esiste una particolare ambizione spirituale nella cultura occidentale, votata al perseguimento della vittoria del bene contro il male nel mondo esterno. Tuttavia raramente essa è interiorizzata in termini di azioni quotidiane, pensieri e sentimenti. 

Molta mitologia occidentale si rifà alle leggende del XII secolo. I cavalieri, la cavalleria e la eroica missione di affrontare i 'cattivi' e prevalere su di essi con la spada della giustizia. Niente di meno che 'il Bene' contro 'il Male'! Il nemico era incarnato da draghi ed infedeli (gente non battezzata) che assediavano castelli. Tutto ciò suona familiare se messo in relazione allo 'attacco terroristico' dell'11 settembre 2001.

L'obiettivo perseguito con questo lavoro è ricondurre la sofferenza dell'uomo odierno ad un fatto interiore, sganciandola dal luogo comune secondo cui essa dipenda da elementi esterni. Senza curarci prima di noi stessi come singoli individui, ci sono poche possibilità che riusciremo mai a migliorare la coscienza dell'uomo e la sua capacità di relazionarsi con il prossimo e la società.

Svilupperemo il discorso sulla base del mito senza tempo di 'Parsifal ed il Re Pescatore.' Le opere originali medievali incentrate sulla storia di Parsifal - di Chrétien de Troyes e Wolfram von Eschenbach - continuano ad echeggiare nel tempo, al punto che ancora oggi vengono realizzate nuove versioni di questo 'mito vivente.'

Non ho ritenuto utile esaminare ogni singolo episodio vissuto dal personaggio di Parsifal, mentre ho preferito soffermarmi sugli aspetti relativi alla guarigione della virilità dell'uomo. Ho deciso di scrivere questo lavoro sia perché esso fa parte del mio personale percorso di guarigione, sia perché di questi tempi esistono davvero pochi modelli sani a cui i giovani uomini possano ispirarsi.

L'autostima dell'uomo in questo mondo si basa spesso sulla percezione - altrui e personale - della sua virilità. James Wyly (1987) asserisce che il nucleo centrale della maggior parte degli uomini sia il "loro fallo, la loro libido, la loro 'potenza' connessa alla capacità di modificare il loro destino, di modellare se stessi in accordo con la loro immagine interiore."

Il mito di Parsifal è una storia che parla dell'uomo, del riallineamento della sua virilità e del percorso di comprensione e riempimento del vuoto derivante dalla adesione ai valori collettivi. Una storia che ancora oggi continua ad essere molto attuale per tutti gli individui di sesso maschile.

L'avventura, o la ricerca del ricongiungimento con la fonte della propria vita, equivale al nostro desiderio innato di essere sani e felici. In tal senso siamo tutti impegnati in una lunga ricerca, proprio come l'eroe Parsifal. Tutti gli uomini sono realmente degli eroi moderni, in quanto ogni giorno sono impegnati in questa ricerca della felicità.

I personaggi principali del mito.
Gli attori principali di questa storia sono:
Parsifal, un giovane gallese.
Il Re Pescatore, sovrano del Castello del Graal.
Kundry, misteriosa e mistica maga (controparte femminile del mago Merlino).
Herzeleide, madre di Parsifal, che porta su di se il dolore delle azioni del padre di Parsifal.
Gamuret, padre di Parsifal, uomo ferito ed assente nella vita di Parsifal.
Il Santo Graal (l'unità con Dio), che assicura al regno la vita e l'amore.
Il Castello del Graal, centro di un regno celato tra le nebbie, invisibile a chi non sia in grado di vedere.
Infine, Il Lato Oscuro, una forza di distruzione che agisce per deviare il flusso del Santo Graal.

Il mito.
Nel cuore del Castello del Graal dimorano una Sacra Lancia ed un Santo Calice. Questi oggetti divini sono necessari per mantenere viva la luce nel regno, fonte del ciclo della vita e della morte. Essi rappresentano i principi Maschile e Femminile che - se perfettamente armonizzati - portano la Luce nel regno del Graal.

Il Calice incarna il principio femminile, del sentimento e della bellezza che contiene e trasforma. Nelle versioni cristianizzate del mito il calice è quello usato da Gesù durante l'Ultima Cena, il quale contiene il vino e lo trasforma nel suo sangue. La Sacra Lancia rappresenta il principio maschile; essa è tenuta a stare 'eretta' per poter proteggere il prezioso Graal. Nelle versioni cristianizzate del mito si tratta della lancia che trafisse il costato del Cristo in croce. Quotidianamente ogni cavaliere dell'ordine interno (della tradizione arturiana) rinnova il giuramento di difendere e servire il Graal a costo della propria stessa vita.

Il castello del Graal è stato inghiottito dalla oscurità, poiché la Lancia è stata rubata. Il mitico Re Pescatore è stato ferito ai testicoli proprio dalla Sacra Lancia durante il furto, e ora egli è 'troppo malato per vivere, ma non abbastanza malato per morire' (il malessere moderno). Anche Kundry, la misteriosa maga del regno del Graal è stata ferita e intrappolata come diretta conseguenza del furto. Molti cavalieri si avventurano per riconquistare la Lancia, ma nessuno di essi riesce a resistere all'influenza corrompente del 'lato oscuro.'


La ferita subita dal leggendario Sovrano (proprio in quella tenera parte dell'anatomia maschile), indica una ferita nella potenza sessuale dell'uomo, quindi nella sua autostima. Il ferimento in tale 'parte privata' comporta per il Re una 'espulsione dalla grazia.' Egli è stato metaforicamente espulso dal Giardino dell'Eden (Il Santo Graal).

È interessante notare come il Re Pescatore riesca ad ottenere un minimo sollievo dal patimento solo durante la attività della pesca, cioè operando un lavoro di riflessione intima. Tuttavia l'intero suo regno versa in uno stato di disfacimento; i prati ed i fiori si sono rinsecchiti e le acque si sono ritirate. Il significato qui è che ogni malessere accusato dal re si rispecchia nel suo regno. In altri termini, quando viene aperta una ferita nella 'regale interiorità dell'uomo", è il suo intero mondo a risultarne sconvolto.

La guarigione del re e del suo regno si compirà solo dopo l'intervento di un cavaliere buono, un 'folle innocente' che possa ripristinare la salute del Re Pescatore, della sua terra e della sua gente, formulando una domanda riservata solo ad un uomo puro che abbia compiuto prodigi di armi, bontà e nobiltà. La sconcertante domanda è: "Chi Serve il Graal?"

Vorrei sottolineare che nel mito la purezza non corrisponde alla castità sessuale. Parsifal cresce nel regno istintuale della foresta, in cui non acquisisce ingiunzioni puritane contro la bellezza e la naturalezza della attività sessuale.

Se il cavaliere puro non riuscirà a porre la domanda e ad indicare la giusta risposta, allora ogni suo sforzo sarà stato vano ed esso dovrà lasciare il castello e ritornare sulla via della ricerca e dello apprendimento. Il giorno che finalmente avrà appreso, potrà rientrare nel castello. Solo quel giorno la salute del re e del suo regno sarà ripristinata, e le acque della vita torneranno a scorrere.

Commento: la lancia che ha causato il ferimento del re è parte integrante di questo mito e del processo di guarigione degli uomini. La lancia rappresenta l'integrità e la relativa identità virile sottratte agli uomini, senza cui non esiste alcuna protezione, alcuna possibilità di fare riemergere il potere del Santo Graal. In psicologia, l'autore Robert Johnson ha osservato che "la ferita del Re Pescatore (ai testicoli) è il simbolo della difficoltà degli uomini in materia di interiorità e sessualità."

Il senso di un nome.
A cosa si deve il nome Re Pescatore? Il pesce è un antico simbolo dei misteri spirituali della vita, il simbolo di Cristo, dei cristiani e dei 'pescatori di uomini.' Nei miti celtici vi è una stretta correlazione tra il salmone e la conoscenza. A un certo punto della sua vita il salmone risale verso il proprio luogo di origine, lottando contro il flusso del fiume, al fine di riprodursi (creare).

L'espressione volgare per cui il maschio 'nasce dalla vagina e trascorre tutta la vita nel tentativo di rientrarvi' (ritorno alla pienezza) assume un nuovo significato se visto in quest'ottica. Può intendersi come la lotta perenne della tormentata anima umana per giungere alla riconciliazione con se stessa. Per finire, dal punto di vista astrologico il mito è ambientato nella fase di evoluzione umana dualistica dei Pesci.

La madre di Parsifal.
Herzeleide, la madre di Parsifal, è 'regina di due regni', presumibilmente quelli del Nord e del Sud del Galles,  i quali possono accostarsi ai regni Spirituale e Materiale. Il Galles aveva una tradizione di integrità ed onore già molto prima che i cavalieri inglesi giungessero con i loro codici di cavalleria. Herzeleide - il cui nome significa 'dolore nel cuore' - dà alla luce suo figlio Parsifal subito dopo essere rimasta vedova. Lascia quindi la sua casa nobiliare per andare a vivere in una remota capanna di guardaboschi, nel timore che il medesimo destino che ha colpito il suo sposo possa abbattersi sul suo unico figlio. In tal modo ella cela al fanciullo la consapevolezza di essere un cavaliere e la verità sul suo nome e la sua eredità. Quante madri cercano di insinuarsi nella integrità dei figli per proteggerli dalla temerarietà dei loro padri? In particolare la regina insegna al fanciullo ad essere cortese con tutte le donne ed a non fare troppe domande!

Il padre di Parsifal.
Per cui l'identità e l'eredità del padre di Parsifal restano circondati dal mistero, e Parsifal cresce senza un padre, situazione che si rispecchia nella vita reale di molti individui moderni (figura paterna assente).

Ciò detto, il padre di Parsifal era presumibilmente Gamuret, secondo alcune versioni del mito, fratello del Re Pescatore. Il giovane cavaliere Gamuret decide di viaggiare per il Medio Oriente in cerca di quella gloria e fortuna che possano fare di lui un vero cavaliere. Dopo avere vinto un grande torneo si innamora e si unisce in matrimonio con Belakane, la regina bruna di Zazamanc. Per qualche tempo Gamuret condivide il trono di Zazamanc, tuttavia la tranquilla vita di corte in un paese straniero non si addice al giovane guerriero, perciò presto decide di lasciare il regno. Dopo la sua partenza Belakane partorisce il primo figlio di Gamuret, Feirefiz, il 'pezzato' (meticcio), fratellastro di Parsifal. Miticamente il rapporto tra Feirefiz e Parsifal implica la grande fraternità necessaria tra tutte le razze e culture umane.

Gamuret giunge in Europa e durante una giostra la sua galanteria conquista il cuore di Herzeleide, regina del Galles. Quante donne oggigiorno si innamorano a causa di un atteggiamento galante?
Herzeleide convince Gamuret a dimenticare l'amore della 'non battezzata / infedele' regina Belakane e così si unisce con lui in matrimonio. Tuttavia quando a Gamuret giunge voce che il suo vecchio Signore - in Medio Oriente - stia fronteggiando una invasione da parte dei Babilonesi, senza indugio egli si rimette in viaggio per correre in soccorso del vecchio amico. Sul campo di battaglia, riarso dal caldo e dalla fatica, Gamuret si ferma per riposare, ed abbassa per qualche attimo il suo scudo magico nel tentativo di abbeverarsi. Proprio in quel momento un colpo di lancia lo trafigge al capo, uccidendolo.

Quando la regina Herzeleide viene informata del destino occorso al marito, decide di lasciare il castello ed andare a vivere in solituinde nella foresta, dove - ancora in lutto - dona alla luce Parsifal. In realtà il lutto di Herzeleide è qualcosa di più complesso, ed ha origine nella consapevolezza che suo marito amasse un'altra donna e fosse sposato con essa. La galanteria ed il fascino spavaldo di Gamuret erano esteriori e vuoti, perché smentiti dalla esistenza di due mogli: Herzeleide in Europa, e Belakane in Medio Oriente.

Parsifal diventa maggiorenne.
Parsifal vive i suoi anni giovanili nella foresta. "Cresce bello, forte, atletico, ma il suo pensiero razionale non si sviluppa pienamente. In seguito viene soprannominato 'semplice' o 'sciocco innocente', non perché sia realmente poco intelligente, ma per la sua profonda innocenza, la semplice percettività e fede" (Oderberg, IM, 1978). Si è anche ipotizzato che l'essere cresciuto nella foresta con una madre 'regale', lo abbia reso in grado di vedere i misteri del mondo 'interiore.'


Raggiunta la maggiore età, il giovane Parsifal incontra per caso una legione di cavalieri impegnati ad attraversare la foresta. Le loro sembianze divine lo colpiscono così tanto che immediatamente decide di diventare uno di loro. Quando comunica la propria scelta alla madre, questa si dispera per non essere riuscita a proteggerlo dalle insidie del cavalierato. Lo supplica di cambiare idea, tuttavia la decisione è presa, e alla fine Herzeleide gli concede la benedizione. Purtroppo, alcune versioni del mito vogliono che Herzeleide muoia poco dopo la partenza del figlio.

Ed è così che Parsifal si avventura in un mondo ove la sua ingenuità e il suo sincero entusiasmo bilanciano i suoi errori sociali. Salva una bella fanciulla, Blanchfleur, si innamora di lei e 'ruba il suo anello' (deflorazione). Inoltre incontra, combatte e prevale in duello sull'infame cavaliere rosso. Tutto ciò perché il cavaliere rosso aveva imbarazzato Re Artù e perché 'apprezzava l'aspetto della sua armatura'.

In realtà Parsifal si batte perché desidera un trofeo che rafforzi il proprio ego e gli consenta di proiettare sul suo prossimo una buona impressione. Il combattimento con il cavaliere rosso è il passo compiuto da tutti i giovani uomini quando sfidano la figura paterna, l'autorità, al fine di esercitare la loro emergente virilità. Tuttavia, durante il duello egli indossa sotto la armatura una veste materna ('homespun'), il che sottende che il giovane ha acquisito solo esteriormente il piglio cavalleresco. Il suo senso di virilità interiore è ancora incerto e adolescenziale.

Ad ogni modo, la vittoria di Parsifal sul cavaliere rosso fa si che contro ogni etichetta e convenzione Re Artù lo nomini cavaliere. La sua semplicità e la sua grazia restano intatte, grazie alla educazione non convenzionale ricevuta dalla madre. In seguito il giovane cavaliere vive diverse avventure, fino al giorno in cui si ritrova 'per caso' di fronte al ponte levatoio del misterioso Castello del Graal.

La prima esperienza nel Castello del Graal.
L'entusiasmo giovanile e la esaltazione dovuta ai primi successi sospingono Parsifal lungo il ponte levatoio. Si è guadagnato il diritto di accedere al Castello, e con gli occhi giovani pieni di speranza, procede a passo svelto verso l'entrata. L'ambizione di realizzarsi come cavaliere e di manifestare le proprie aspettative più profonde, lo conducono nel magico regno del Graal. Ricordate che il Castello del Graal è una esperienza misticainvisibile a chi non può vedere.

Il mito narra che ad ogni uomo siano concesse almeno due opportunità di accesso al Castello del Graal. La prima durante la giovinezza, e si tratta di un dono 'gratuito', (concesso da Dio?) affinché i giovani possano sperimentare le potenzialità del loro 'se numinoso.' La seconda opportunità non è gratuita e giunge con la crisi di mezza età, tempo in cui ogni uomo tende a valutare la propria esistenza riscoprendone - si spera - il senso e la potenza. La ubicazione del castello è concentrata nel punto di congiunzione tra i due mondi (interno ed esterno), i quali si incrociano in momenti e luoghi precisi, attraverso coincidenze significative.

Entrando nel castello Parsifal è colpito dalla maestosità dell'ambiente, ma si rende conto di non sapere bene che cosa fare. Cerca perciò di comportarsi secondo gli insegnamenti materni e l'etichetta cavalleresca; dopotutto è questo il modo razionale di procedere. Tra le genti del castello aleggia una speranza silenziosa, in quanto tutti conoscono la profezia secondo cui un 'folle innocente' avrebbe posto la domanda di guarigione per vivificare il re e il Graal. Un cavaliere chiede a Parsifal se conosca il significato di ciò che sta vedendo. Altri cavalieri inneggiano in coro al 'compimento della profezia', ​​che avrebbe restaurato il potere del Santo Graal. Tutta l'attenzione e la passione del castello sono focalizzate su quanto Parsifal sta per dire, tuttavia purtroppo il giovane fa scena muta. A quel punto sente le 'dame di corte' ridacchiare: "è solo un sempliciotto. Non è lui il prescelto!' Parsifal è impietrito. Un altro cavaliere rincara la dose: 'sei solo uno dei tanti sempliciotti comuni che passano di qui!'

Tutto ciò avviene perché Parsifal nel proprio itinerario ha represso l'istinto (la sua voce interiore) di indagare il mistero di questo mondo, mancanza che - alla resa dei conti - lo ha reso impotente. Sua madre gli ha insegnato a non fare troppe domande e Parsifal ha creduto ingenuamente che l'obbedienza sia una virtù.

Parsifal ora è consapevole che la cieca obbedienza ai precetti della madre e della società lo ha condotto al fallimento, perciò si ripromette di non commettere più lo stesso errore, e di seguire - non appena se ne presenterà ancora occasione - la voce della sua coscienza. E' stato ridicolizzato e profondamente ferito dall'esperienza nel Castello. Un duro colpo è stato inferto alla sua virilità, ai suoi sogni cavallereschi e alla sua dignità di uomo. Il castello scompare tra le nebbie e Parsifal si ritrova nel mondo del tempo e dello spazio, ai margini di una foresta, intento a 'leccarsi le ferite.'

Fine prima parte.
Vai alla seconda parte

Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Howell Group
Link diretto:
http://howellgroup.org/parsifal.html

Traduzione a cura di Anticorpi.info

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1 commento:

  1. Il mito di Parsifal come qllo del cigno bianco e del cigno nero?

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