6 giugno 2013

4 Punti per la Guarigione

di Frankpro

Propongo qui un sistema collaudato, ma sottile direi, di auto-guarigione che mi è stato trasmesso nel tempo da alcuni Spiriti Guida.

Non entro nel merito della bontà del metodo, perché esso non è scientifico, cioè non è dimostrabile, né ripetibile, poiché si basa solo sulla capacità soggettiva, personale, di entrare in sintonia profonda con questi quattro semplici elementi, interconnessi ed inscindibili tra di loro, ed applicarli.

Il primo elemento si chiama “inversione del nomina sunt consequentia rerum”, ed è stata la scoperta più sorprendente che ho fatto, circa il metodo. Assomiglia un po' al detto popolare “se non lo conosci non può farti male”, ma in quel caso si tratterebbe di ignorare per ignoranza, in questo caso invece si tratta di ignorare, proprio per Conoscenza!

Cioè, dato che in questo universo sappiamo che le cose diventano tali, cioè reali e tangibili, solo dopo che lo Spirito le abbia nominate, allora, proprio al fine di evitare che esse si manifestino, fatte e compiute, nella nostra realtà, allorché si abbia la percezione dell'avvento di una malattia nella nostra vita, è estremamente importante il fatto di rinunciare a nominarla!
Non mettersi lì ad analizzarla e a scandagliarla, al fine di individuarla scientificamente e affibbiargli un nome: questo significa anche rinunciare a fare le analisi mediche!

La logica di questo assurdo comportamento anti-scientifico sta proprio nel fatto che in questo universo vige la Legge per cui tutto ciò che viene nominato (e di conseguenza immaginato) viene ad esistere nel momento stesso in cui viene nominato. Anche se solo su un piano sottile inizialmente. Dopodiché subentra la latenza, cioè il periodo di incubazione in cui, dal mondo sottile, dietro nostri ripetuti richiami, quella cosa si manifesta nella nostra realtà.

Il secondo punto consiste soltanto nel rinunciare alla paura.
Non dico che sia facile ma questo sentimento va assolutamente messo da parte, al fine di guarire.
Meno ci si interessa al proprio male, più lo si lascia in disparte nel più completo disinteresse, e più la paura della malattia – figlia della paura della morte – non si affaccerà nelle nostre vite.

Qual'è l'opposto della paura? Il coraggio.
Quindi occorre un semplice atteggiamento coraggioso di disidentificazione dal male.
Ma attenti, perchè la paura è il sentimento più insidioso che c'è, è come l'olio bollente sulla terra fresca: vi cola dentro pure se la terra è compatta.

Se dovete fare dell'autoanalisi veramente, cercate di mettere bene a fuoco se la paura vi sta dominando in maniera strisciante, fino a che punto e cosa potete fare per mollarla. Nella stragrande maggioranza dei casi basta indirizzare il cervello verso altre mete.

Terzo punto: dinanzi al male ci sono due possibili radicate convinzioni sociali, opposte, che si possono adottare. La prima, la più diffusa, è che il male vada combattuto come un nemico: e allora giù con tutta l'allopatia disponibile?! La seconda, frutto in parte di conoscenza popolare, è che  il male, in realtà, derivi soltanto da uno squilibrio del corpo e che riportando il corpo -  e specialmente il sistema immunitario -  ad uno stato di forza e di salute, direi di equilibrio, il corpo si curi da solo.
Naturalmente fanno il paio con questa convinzione tutte le cure naturali ed olistiche che vanno impiegate di conseguenza.

L'ultimo elemento-chiave è la Fede.
Su di esso è totalmente inutile che io spenda due parole, poiché la fede è qualcosa che si può solo sperimentare. Aggiungo che, quando parlo di fede, non parlo di Religione: queste sono due cose che possono assolutamente non fare il paio.
Se credete che i vostri nonni, passati a miglior vita, vi siano a fianco nell'esperienza della malattia, va benissimo, affidatevi a loro ciecamente. Poichè: a) chiedete e vi sarà dato e b) vi sia fatto nella misura della vostra Fede. Questo elemento della fede è ovviamente, in assoluto, il più importante, quello che pesa di più sul piatto della bilancia.

Ricapitolando i quattro elementi, da applicare tutti insieme fino alla scomparsa del male, sono: 1) L'inversione del nomina sunt consequentia rerum 2) Mettere da parte la paura 3) L'adozione della convinzione che il corpo si auto-guarisce 4) La Fede.

Insieme ad un acceso spirito di ricerca ed alla attitudine alla sperimentazione su di sé (questa si che è vera scienza!) si può guarire da ogni male.

Serena guarigione a tutti.

P.s.
Quanto ho scritto vuole essere più che altro uno stimolo verso la guarigione e la correlata ricerca di sé, non certo una ricetta medica ultima.

Il consiglio (che viene da sé) è sempre quello di adoperare il Buon Senso nell'ambito della cura, sia che si decida di perseguire la strada suddetta, sia che si scelgano altre metodologie, più invasive.
L'inciso finale è che le due convinzioni di cui sopra non sarebbero poi realmente del tutto antitetiche, se non nel mondo polare che decidiamo o meno di abbracciare.

Articolo pubblicato sul sito Ada Vede
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Paura - Libro

7 commenti:

  1. (PARTE 1 DI 2)
    Grazie Frankpro, quoto tutto al 100% e anche di più.
    Allora la telepatia esiste veramente, come spesso dice PetCha.
    Da molto tempo ormai che autonomamente applico proprio questi punti per la mia autoguarigione. Non so come, ma li ho intuiti ed attuati e funzionano veramente bene, inoltre li ho comunicati ad amici che ora ne fanno uso anche loro, tuttavia non ho mai pensato di elencarli come indicato nel post e mi sembra un eccellente metodo per diffondere di tale pratica.
    Nelle mie personali esperienze ed esperimenti quando mi trovo al punto 1 cerco anche di:
     di individuare le cause del sintomo, cerco di capire se è determinato da uno squilibrio prettamente chimico-fisico o come spesso accade invece si tratta di un “problema” psicologico, il solo riuscire a determinare l’origine del sintomo spesso contribuisce ad affievolire notevolmente ed a volte ad eliminare il disagio;
     di localizzare il punto preciso da dove scaturisce l’impulso doloroso tramite uno scanning mentale di ogni parte del corpo, operazione molto più semplice se la esplico con gli occhi chiusi e rallentando la respirazione;
     una volta individuata la causa e localizzato il punto d’origine del malessere, qualora il disagio ancora sussiste in tal caso parlo amorevolmente con il mio “organismo” a volte anche con la singola parte interessata, gli dico che è tutto normale e che è una questione di tempo, insomma cerco di alleviare le tensioni subconscie che sfociano sul piano fisico e nel contempo favorisco il flusso energetico. In alcune circostanze invece, quando il male è di lieve entità, mi diverto a sfidare la parte interessata a vedere chi la vince, ovviamente sempre con innata amorevolezza;
     un’altra cosa che faccio sempre è quella di ridere non appena il sintomo si affaccia, mi viene naturale e oltretutto è efficace per affievolirlo, il mio sentimento è istintivo e nasce dalla consapevolezza del fatto che in quell’istante l’organismo sta funzionando bene e mi sta segnalando uno squilibrio e sorridendo lo ringrazio del suo operato. Questo anche in considerazione del fatto che l’essere umano non è uno, ma un insieme immane di cellule tutte superbamente organizzate, specializzate con il loro scopo ed intenzioni, ma anche con una loro memoria racchiusa in minuscoli cristalli d’acqua all’interno della membrana cellulare e che si tramanda alle generazioni successive. Poi non mi soffermo(ma ne sono consapevole) a pensare sulla realtà che le mie componenti dialogano tra loro tramite messaggi “quantistici” con variazioni di campo ed anche tramite variazioni/interruzioni di flusso energetico.
    E’ evidente che nel condividere tale metodologia di cura è necessario che l’interlocutore abbia una consapevolezza di base del suo “essere” in caso contrario bisognerà in qualche modo far comprendere la magnificenza umana. Le succinte informazioni che si possono fornire a supporto dei punti esposti nell’articolo non saranno esaustive di un interesse conoscitivo del sé che inizierà a crescere ed a cercare conferme in maniera prevalentemente subconscia, determinata dalla profonda esigenza di non aver paura per un qualcosa che ancora non si comprende del tutto. Come al solito è la paura a farla da padrone.
    Marcello.

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  2. (PARTE 2 DI 2)
    Dopo aver acquisito la consapevolezza ti tali conoscenze si può utilizzare la metodologia di guarigione qui descritta senza alcuno sforzo.

    Il percorso conoscitivo di se stessi è del tutto personale e quindi diverso per ognuno, ma se volessimo aiutare qualcuno ad iniziare questo splendido viaggio come lo potremmo indirizzare?

    Personalmente consiglio, oltre ad evitare la tv e le solite raccomandazioni di regime, di avviare un processo di nuova formazione di base con le seguenti letture: La biologia delle credenze (B.H.Lipton), La scienza dell’invisibile. Nella memoria dell’acqua i farmaci del futuro (M. Citro), Il miracolo dell’acqua(M. Emoto), Exalux-erbe di luce (M. Ridolfi e D. Donati), Conoscere la mente profonda (S. Bersanetti), Il pensiero che cura (M. Pamio), La bussola di Hamer (D. Cerutti), Grazie dr. Hamer(C. Trupiano), Bleep . .(W. Arntz), Le probabilità dell’impossibile (T. Moss), Programmazione mentale(E. Taylor), La medicina sottosopra (G. Mambretti), La Sfiga non esiste(M. Ridolfi), La natura non crea sfigati(G. Beltrammi), Metamedicina (C. Rainville), La mente estesa(R. Sheldrake), La saggezza del secondo cervello (R. Bottaccioli), Usare il cervello del cuore (A. Marquier), La biologia delle emozioni (D. Carini), Gut and psychology Syndrome( N. C. McBride) ecc. ecc. ecc..

    Credo che con l’intervento di altri si potrebbero aver qualche altro centinaio di spunti per intraprendere un percorso di formazione personale importante per chiunque. Spero quindi che qualcuno possa dare un contributo del tutto personale in tal senso indicando dove attingere le informazioni base utili allo scopo.

    Un Abbraccio. Marcello.

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  3. @Marcello: che dire? Un apporto, il tuo, condivisibile e apprezzabilissimo. Almeno da parte mia. Ed ottima integrazione di un articolo, il mio, che (come provo a fare sempre) è una estrema sintesi, per cui c'è da tanto da sviluppare, ma già quello che hai riportato tu è notevolissimo.
    Si presta ad essere usato cmq da persone piuttosto evolute e molto pazienti, perchè non dimentichiamoci che le pratiche che abbiamo suggerito non si possono ingoiare in un secondo come una pillola!
    Farò tesoro dei tuoi consigli Marcello, grazie
    (In merito alla telepatia, io credo piuttosto che le idee buone vengano diffuse dallo Spirito a tante persone, poi solo alcune le mettono in pratica.
    Frankpro

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  4. @Frankpro . . Grazie per l’apprezzamento.
    Concordo che si tratta di un argomento di considerevole “portata” con il quale discutere a lungo, anche se fosse solo per lo scambio reciproco di esperienze.

    Il fatto che si presti ad essere utilizzato da persone evolute, mi ha fatto sentire compiaciuto, ma anche perplesso poiché, se mi consenti una mia visione del tutto personale, credo che si tratti solo di volontà. Chiunque potrà giungere alle nostre conclusioni se lo vuole veramente, anche chi non ha studi alle spalle, diciamo la 3^ media come me, ha la possibilità di conoscere se stesso e quindi gli altri.

    Per questi motivi mi è stato molto gradito poter intervenire su questo affascinante post condividendo concetti/esperienze con terminologia spero “povera” affinchè lo diventino anche per gli altri, non ancora “pronti”, e mi è parso sensato stilare “di getto” un piccolo percorso che spero possa essere d’aiuto/avvio alla consapevolezza del sé per chi ancora non l’ha raggiunta.

    Sono certo che si possa fare tanto per chi ancora non ha compreso e questo articolo era proprio quello che ci voleva.
    Marcello.

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  5. Complimenti a Frankpro per l'articolo e a Marcello per i commenti. Mi piace il tono che avete usato nell'affrontare l'argomento, pacato ma allo stesso tempo deciso. Ringrazio Marcello per aver citato il mio libro tra diversi libri interessanti apparsi nella nostra strana epoca. Particolarmente rivoluzionaria credo sia l'opera di Lipton (oltre a quella di Hamer, naturalmente), una mente notevole con una grande capacità divulgativa. Consiglio a tutti di vedere almeno una sua conferenza, disponibile su youtube. A Marcello volevo dire che la cultura scolastica, per la mia esperienza, non solo non è necessaria per capire le nuove energie che stanno arrivando, me è addirittura, molte volte, un ostacolo. Chi ha una laurea, oggi, è convinto di sapere tutto ciò che c'è di importante da sapere, e quindi è molto difficile che abbia conservato l'apertura mentale necessaria per mettere in discussione le basi del sistema in cui viviamo. Personalmente ho trovato più apertura, e anche più intelligenza, in molte persone che non hanno studiato a scuola. Forse perchè la vita stessa è una maestra di gran lunga migliore. Chi ha orecchie per intendere, comunque, sta intendendo e intenderà sempre di più. Gli altri seguiranno la loro via, che dal mio punto di vista non sarà tanto bella. Un abbraccio, Davide

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  6. (P. 1/2) In materia di guarigioni miracolose o spontanee non possiamo non citare come queste siano del tutto derise e ostacolate dalla medicina ufficiale, proprio oggi leggevo questo articolo che parla di un medico che si è liberato dalle catene del camice mentale in cui oggi vivono molti dottori http://www.informarmy.com/2013/07/la-medicina-guarisce-dai-pidocchi-dando.html.

    Un articolo che crea commozione e allo stesso tempo indignazione per come la medicina tratta l’”essere”, fortunatamente molti dottori che operano in ambiti cronici si sono resi conto che il fattore nascosto che fa la differenza è la mente e il modo di rapportarsi alla malattia.

    Per il loro stesso sopravvivere non possono debellare i farmaci, ma almeno interagiscono con i pazienti affinché la cura tradizionale non arrechi loro un danno irreparabile; è una battaglia giornaliera contro un sistema viscido e spietato e chi non lo condivide non solo deve lasciare, ma spesso viene esonerato dalla professione.

    Alcuni dottori pur avendo compreso tutto ciò rimangono al loro posto per fornire la loro opera di mitigazione degli effetti del sistema sanitario poiché si avvedono di essere circondati da colleghi non ancora “svegli” e quindi fanno da cuscinetto tra sistema e paziente; di tanto in tanto, sottovoce, forniscono consigli alternativi più efficaci di quelli tradizionali. Altri dottori con cui vengo in contatto e che hanno intuito, poiché palese, che il sistema è fallato all’origine, si interfacciano con me richiedendo lo scambio di informazioni “alternative”.

    Il mondo della medicina e dei dottori, soprattutto di quelli che hanno avuto la fortuna di capire il contesto in cui agiscono, è veramente difficile, mi sento vicino a tutti i dottori che ogni giorno affrontano la malattia altrui con lo strumento proprio dell’amore e della misericordia.

    Per tornare all’argomento specifico del post mi faceva piacere ribadire che prevenire è meglio che curare e in tale contesto è risaputo che buona parte delle patologie derivano dalle nostre abitudini percettive e che cambiando la percezione di una determinata situazione ambientale o morale/psicologica esse non si presentano affatto.
    Marcello.

    RispondiElimina
  7. (P. 2/2) Proprio come accennato nell’articolo se decidiamo di non percepire determinati sintomi come “problema” la prevenzione da molti mali sarebbe garantita; faccio qualche esempio:
    • un’accesa discussione con un amico/parente/partner non necessariamente è un evento spiacevole i confronti servono per poter giungere, anche se non sempre nell’immediatezza, ad una visione condivisa;
    • gli sbalzi termici e atmosferici tipici di questo tempo ci danno fastidio e ci arrecano sofferenza quindi il nostro subconscio scatenerà un raffreddore o un’allergia o ci esporrà ad altro malanno, sorvolare su tali questioni in maniera del tutto volontaria e con convinzione ci preserverà dagli squilibri corporei, non sempre sarà possibile;
    • camminare a piedi scalzi in casa determina a breve termine l’arrivo di starnuti o di un principio di raffreddamento a causa delle nostre convinzioni registrate nella mente profonda, cambiamole supportando la convinzione personale con un po’ di conoscenza – es earthing - e tutto sarà diverso;
    • se siamo “fissati” con la pulizia non dovremmo meravigliarci se siamo più esposti a patologie di tipo allergico, di contro se siamo estremi sostenitori dei prodotti naturali l’utilizzo di prodotti industriali ci potrebbe scatenare le stesse reazioni di intolleranza.

    Questo senza voler andare più in profondità e valutare le implicazioni emotive di determinate percezioni devastanti che possono causare malattia croniche e che possono essere affrontate con le conoscenze diffuse dal dr. Hamer.

    Inoltre è opportuno non sottovalutare come le percezioni di ogni istante della giornata condizionano tutto quello che facciamo e che pensiamo es: la cravatta troppo stretta, il tailleur attillatissimo, le scarpe con tacchi alti, la cinta stretta, non consentono di vivere il momento con naturalezza e limitano i pensieri a dei canoni molto ristretti, non agevolano la creatività; il disagio causato dalle percezioni non consente di avere una visuale aperta degli eventi che ci si prospettano in ogni momento verso i quali reagiamo in maniera convulsa. Non riusciamo a instaurare un profondo ragionamento se stiamo patendo il freddo o abbiamo una pietra in una scarpa giusto?

    Sempre in tema di prevenzione dei comuni acciacchi, le convinzioni sociali (cultura) sono anch’esse fondamentali per una vita serena e in salute, gli americani ad esempio mangiando schifezze sono obesi e spesso depressi, ma perché i Francesi che mangiano allo stesso modo, se non peggio inoltre fumano e bevono molto si mantengono in salute per molto tempo? Come mai? Non se ne fanno una colpa, non percepiscono l’evento come negativo, anzi al contrario se la godono a vivere in tal modo.

    Tuttavia la percezione più insistente in ognuno di noi è quella del giudizio altrui. Ogni cosa che facciamo è spesso eseguita con la paura di ciò, è una percezione radicata nel profondo della nostra cultura non semplice da debellare.

    Quando ero ragazzo un signore mi disse: sarai maturo quando non penserai più a quello che gli altri pensano di te ed inizierai a pensare quello che te pensi di loro. Credo di non essere ancora maturato.
    Marcello.

    RispondiElimina

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