26 settembre 2013

Se il Medico Ora Abolisce la Coscienza

di S. Cottone

Chi si farebbe curare da un medico che non opera secondo coscienza? O che non si ispira ai valori etici della professione? Eppure il nuovo Codice deontologico della professione medica prevede proprio queste novità. La parola 'coscienza' riferita al medico è scomparsa. Viene però usata per imporre restrizioni all'obiezione di coscienza, cosa che preoccupa molti professionisti. E ricompare quando si tratta di far quadrare i conti delle Asl: in tal caso i medici sono invitati a valutare 'in scienza e coscienza' costi e performance delle aziende sanitarie.

La coscienza resuscita per non sprecare denaro, altrimenti è cancellata dal vocabolario dei doveri del medico. Come è stato cancellato il passaggio del vecchio Codice in cui si diceva che il medico deve «ispirarsi ai valori etici della professione».

Via la coscienza e i principi etici, il criterio principe a cui adeguarsi sono 'le più aggiornate evidenze scientifiche', che tanto evidenti alla fine non sono. Invece l'obiezione di coscienza, garantita dalla legge e ampiamente ribadita dal Codice deontologico del 2006, viene sottoposta a forti limitazioni.

(...)

Gli articoli incriminati del nuovo Codice sono soprattutto il numero 4 e il numero 22. Se nel testo del 2006 si diceva che il medico nell'esercizio della professione «deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona», la nuova formulazione non parla più di «rispetto della vita» né di «valori etici della professione», ma dice che «sul piano tecnico operativo il medico è tenuto ad adeguarsi alle più aggiornate evidenze scientifiche».

E veniamo all'articolo 22, che parla dell'obiezione di coscienza. Oggi «il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento». Secondo il nuovo Codice, l'obiezione non è una questione di coscienza. Recita il nuovo articolo 22: «Il rifiuto di prestazione professionale anche al di fuori dei casi previsti dalle leggi vigenti è consentito al medico quando vengano richiesti interventi che contrastino con i suoi convincimenti etici e tecnico-scientifici, a meno che questo comportamento non sia di nocumento per la persona assistita».

Al di là dei tecnicismi, una rivoluzione. «Al medico obiettore non restano che due alternative: o soccombere e fare quello che per lui è immorale, oppure essere deferito all'ordine rischiando la radiazione dall'ordine professionale» sintetizza Renzo Puccetti, dell'associazione Scienza e Vita. Basta che il paziente ritenga il no del medico di «nocumento» (e non più di «nocumento grave» come in passato), per avviare un procedimento. E ancora di più: se in passato al medico bastava l'obiezione di coscienza per dire no, ora non è più sufficiente. La congiunzione «o» è diventata «e». Il medico non può dire no solo per ragioni di coscienza. Serve anche il lasciapassare della scienza. «Se il trattamento richiesto ha validità scientifica, il medico non potrà più rifiutarsi sulla base del solo convincimento di coscienza» protesta Puccetti. E il numero di deferimenti all'Ordine rischia di essere molto alto.

Sintesi di un articolo pubblicato sul sito de Il Giornale
L'articolo completo si trova al seguente indirizzo:
http://www.ilgiornale.it/news/interni/950144.html

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