12 ottobre 2015

Cara Pediatra,

siringa, mondo, palloncino
B. Bonavita per Anticorpi.info

Collina bolognese, ottobre 2015

Cara pediatra dello Stato.

I pochi uomini non me ne vogliano, per una volta accettino anche loro un plurale che non li rappresenta. Ma sia chiaro, non si considerino esclusi per questo dall'elenco dei destinatari. E lo dico ora, ancor prima di iniziare: le rare eccezioni, che pur ci sono, possano perdonarmi, anzi, considerino la presente come un elogio, forse una rivincita.

Dicevo, cara pediatra dello Stato deputata a mettere in chiaro fin da subito come stanno le cose, ovvero che la cosiddetta “patria potestà” non è affatto dei genitori ma dello Stato, cara pediatra, le mando questa lettera non tanto come una maledizione ma piuttosto come un augurio, un auspicio, una speranza.

Cara pediatra dello Stato, io non so quali aspirazioni giovanili la spinsero a intraprendere la sua strada. Ammettiamo che all'origine della sua scelta ci sia stato un amore, più o meno autentico e disinteressato, e per le donne intriso anche di sentimentale educazione di genere per i cuccioli della nostra derelitta specie umana. Le chiedo ora: cosa è intercorso tra quell'amore e lo svolgimento della sua professione? Una manciata di anni di studi accademici e di aule al neon sono bastati a stravolgere quell'amore, a trasformarlo in un fantoccio? Un volgare indottrinamento è bastato a trasformarla in un soldatino dello Stato, in una rappresentante di case farmaceutiche, in una testimonial di cibo industriale per bambini?

Con estremo rispetto, cara pediatra, mi sono avvicinato, o avvicinata, decida lei se sono un padre o una madre, al suo studio, o ufficio, o postazione, decida sempre lei. Mi sono avvicinato, o avvicinata con la gioia e il timore di avere tra le mani una creatura nuova, un pezzo del proprio cuore dotato di gambe, braccia e tutto l'occorrente per fare un essere umano. Mi sono avvicinato, o avvicinata, forse con un po' di diffidenza, ammettiamolo pure, ma nella speranza di trovare in lei non dico una guida, ma un sostegno, un aiuto, una sicurezza in più. Ho persino accettato di darle del lei, forse per un residuo di quell'ossequio che nella campagna nera dei miei genitori era dovuto a tutti i dottori.

E cosa ho trovato?
Ho trovato un ingranaggio dello Stato. Ho trovata una funzionaria, un'imbrattacarte, un automa. Ho trovato un essere algido, meccanico, svuotato. Ho trovato una faccia incapace di tenerezza, delle mani incapaci di carezze. E ho pensato: sarà un caso, un'eccezione. Così ho cambiato, perché di libera scelta siete chiamati pediatri.

E cosa ho trovato?
Un altro automa, identico al precedente, incapace di un sorriso, così lontano dalla mia gioia da apparirmi un'offesa. E ho pensato: un'altra eccezione. E ho cambiato di nuovo perché pediatri di libera scelta siete chiamati.

Poi ho capito che di libero c'è poco, e anche di scelta.
Allora, rassegnato, o rassegnata, decida lei, ho pensato che l'empatia in fondo non dovesse rientrare nelle sue mansioni. Come pretendere, ho pensato, con tutti i bambini che passano nel suo studio, ufficio o postazione, che possa restare un briciolo di tenerezza nei suoi occhi? In qualche modo si dovrà pur tutelare. L'importante, ho pensato, è che lei sia una brava professionista, seria, lucida, attenta, precisa, puntuale, razionale, aggiornata, rassicurante ma scrupolosa.

E cosa ho trovato?
Dispiace dirlo, cara pediatra dello Stato, caro soldatino di trincea, ho trovato arroganza, ignoranza e superficialità. Ho trovato entusiastica adesione, cieca e colpevole obbedienza ai dispacci dei generali seduti nelle grandi sale del Ministero così come nei consigli d'amministrazione delle case farmaceutiche e delle industrie alimentari. Ho trovato il suo sguardo giudicante e le sue parole di disprezzo quando ha saputo che ci siamo rifiutati di sottoporre il sangue di nostra figlia, ancora fresco di gravidanza, a un'iniezione che chiamate con candore e ammirazione “l'esavalente” e che contiene i germi di sei gravi malattie con rispettive componenti tossiche.


Ora, cara pediatra dello Stato, non è mia intenzione dare vita a un dibattito sulle vaccinazioni. Ciò che le contesto, ciò per cui la condanno, è l'ottusa ideologia con cui difende il suo padrone, con cui esegue i suoi ordini. Per quanto convinta dell'importanza delle vaccinazioni lei avrebbe il dovere di ascoltare i dubbi dei genitori e senza la presunzione di avere la scienza dalla propria parte, perché se andiamo a fondo potrebbe non essere così, dovrebbe essere in grado di informare in maniera obbiettiva e semmai di valutare caso per caso.

E se un po' di onestà intellettuale le è rimasta, cara pediatra dello Stato, converrà che queste iniezioni nel sangue dei neonati, oltre a essere un crimine contro il buon senso e un grosso affare per alcune aziende dotate di amici al Ministero, non sono altro che il battesimo che lo Stato pretende da ogni vita che nasce. Ogni zoè per poter diventare bios deve passare attraverso questo bagno di chimica. Così viene alla luce la nuda vita. È la biopolitica, bellezza.

Ma ammettiamo pure che lei abbia una qualche ragione per contrastare questo incomprensibile desiderio di impedire che i germi di sei gravi malattie con rispettive componenti tossiche vengano inoculate nel sangue dei propri figli appena nati. Ammettiamo pure che la scienza, quella a cui lei fa appello, sia un'onesta e incorruttibile ricercatrice fedele ad Ippocrate. Ammesso questo, sa cosa la condanna irrimediabilmente, cara pediatra dello Stato?

L'arroganza, la colpevole ignoranza con cui ha giudicato la nostra scelta di “svezzare”, come dite voi, nostra figlia senza cadaveri di animali. Lei ora, sentendo queste parole, non mancherà di additarmi subito con l'accusa di ideologia. Si sbaglia, cara pediatra dello Stato, ideologica è lei. Cadaveri sono e cadaveri restano, anche se diventano carne prelibata. Poi magari mangiati con sacralità, animali cresciuti e ammazzati con rispetto sono forse altra cosa dagli intrugli di carne industriale che dall'età di quattro mesi lei prescrive alle madri che devono o che vogliono tornare al lavoro.

Ideologica è lei perché non può non sapere che a una dieta vegetariana non manca alcun principio nutritivo. Ideologica è lei quando dopo aver riscontrato un “ottimale sviluppo psicomotorio”, venendo a conoscenza della nostra scelta vegetariana, riscontra improvvisamente un'anomalia nei percentili di crescita. Che come lei sa bene, cara pediatra dello Stato, la media in una statistica è fatta di valori maggiori e di valori minori. Che come lei sa bene, cara pediatra dello Stato, l'antropometria, come l'eugenetica, non ha mai portato a nulla di buono. Che come lei sa bene, cara pediatra dello Stato, chi viene allattato esclusivamente al seno può crescere più lentamente di chi viene imbottito con latte artificiale iperproteico di qualche multinazionale. Che come lei sa bene, cara pediatra dello Stato, il tipo ideale medio non esiste ma è fatto di alte e di bassi, di magre e di grassi, di fragili e di robuste. E se permette, cara pediatra dello Stato, preferisco che mia figlia non sia nella norma, quando la norma è condannata a contrarre malattie degenerative e mortali provocate spesso da cattiva alimentazione e da una dieta iperproteica fin dai primi anni di vita.

Tra parentesi non si capisce proprio quando e perché la sua genia, cara pediatra dello Stato, responsabile decenni or sono, sempre in nome della scienza, di aver fatto sentire le madri inadatte a nutrire col seno i propri figli, salvo poi redimersi recentemente adeguandosi ai nuovi comandamenti dell'OMS, abbia iniziato a dispensare ricette di nutrizionismo, a prescrivere cibi come se fossero medicine, come se i bambini fossero malati per natura e bisognosi dei vostri sapienti oracoli alimentari per poter crescere normalmente e diventare finalmente sani. Non si capisce proprio quando e perché i genitori hanno smesso di essere naturalmente in grado di nutrire adeguatamente i propri figli. E se lei mi risponde: quando si è iniziato a mangiare putrido e malsano cibo industriale, non si spiega il perché non faccia nulla per evitare che i bambini vengano “svezzati” con questo putrido e malsano cibo industriale.

In conclusione, mia cara pediatra dello Stato, mio piccolo soldatino di trincea, mia triste funzionaria al neon, appurato che ad essere ideologica è lei, lei che al posto del crocefisso ha appeso sopra la testa il dispaccio ufficiale con cui l'OMS smentisce senza ombra di dubbio ogni correlazione tra vaccini e autismo, ciò che le auguro con questa mia presente è soltanto un futuro di amara consapevolezza.

E le eccezioni, che pur ci sono, ancora una volta, mi perdonino.

Saluti,
B.Bonavita


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4 commenti:

  1. sinceramente ho trovato questa lettera molto ignorante..... senza offesa. Le riflessioni si basano su cosa non si sa anche perché alcuni commenti veramente ignoranti come se non si sapesse cosa èun vaccino ,e vengono usati paroloni buttati nella mischia tipo l'eugenetica che in questo consenso non significa nulla.... un ultima cosa le lobby la fanno da padrone ma la carne è importante anche se c è da dire che lo spreco è tanto , e le diete iperproteiche sono quelle fatte con i legumi che mangiamo tutti soprattutto voi vegetariani (la carne èmeno proteica delle lenticchie). sarò felice di intavolare pacifiche discussioni tra uno studio e l'altro.
    cordiali saluti

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    1. sull'esavalente ci sono tanti dati sul collegamento tra questo e l'autismo. papilloma virus: sterilità femminile. influenza: molti vaccinati si ammalano, e moltissimi non vaccinati non s'ammlano. sui rischi sistemici: quando i milioni di immigrati che arrivano ogni giorno da noi e le loro famiglie saranno vaccinati, si potrà dire che il rischio sistemico è a carico degli italiani che non si vaccinano. saluti

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  2. Su migliaia di vaccini effettuati ci sono morti sospette e casi di autismo , ma è un rischio veramente bassissimo, la popolazione vaccinata è altissima ed è per questo che i numeri riscontrati di morti e autismo è " alta " ( statisticamente 1 su 100.000 è un numero irrisorio ). Le vorrei ricordare che in Africa per fortuna si fanno grazie ad asociazioni no profit vaccinazioni a tappeto, e i dati riportano che la mortalità infantile nelle popolazioninon vaccinate è davvero altissima

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  3. Sindrome di Guillain Barré e vaccinazione antinfluenzale
    A cura del reparto di Farmacoepidemiologia, Cnesps-Iss

    24 aprile 2013 -
    Ad oggi, una delle principali preoccupazioni sui vaccini antinfluenzali, e in particolare quelli contenenti il ceppo H1N1, riguarda l’insorgenza di eventi avversi di natura neurologica come, ad esempio, la sindrome di Guillain Barré (GBS). La GBS è caratterizzata da una poliradicoloneuropatia acuta infiammatoria e demielinizzante.

    La malattia è solitamente innescata da un'infezione risalente a qualche giorno o qualche settimana prima dell’esordio a carico dell'apparato respiratorio o gastrointestinale. Un aumento dell'incidenza della sindrome di Guillain-Barré fu rilevato negli USA dopo la vaccinazione antinfluenzale effettuata durante la pandemia di influenza suina del 1976-1977, ma successivamente il rischio è stato stimato come più modesto o nullo (meno di 1 caso per milione di vaccinazioni supplementari). Da allora sono stati condotti diversi studi alcuni dei quali hanno mostrato un aumento del rischio dopo la vaccinazione anti-influenzale, mentre altri non hanno confermato questa associazione e la GBS continua ad essere, negli Usa, l’evento di natura neurologica più frequentemente segnalato dopo la vaccinazione.

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