28 ottobre 2015

Monologhi Molesti

baciamano
Intro - Anticorpi.info

Inaffidabili, insensibili, distratti, aridi, vigliacchi, volubili, irresoluti, violenti, assassini, ottusi, imbranati, sporchi, volgari, puerili, maniacali. Questi sono alcuni degli aggettivi che l'odierna comunicazione di massa tende ad associare al sesso maschile attraverso film, serie tv, musica, pubblicità, programmi di approfondimento e notiziari. Sembra quasi che qualcuno si sia messo in testa di persuadere il sesso femminile che non valga più la pena di instaurare alcun rapporto con il sesso opposto. L'obiettivo perseguito da tale tambureggiante campagna 'luogocomunista' non è difficile da intuire, alla luce delle altre campagne di ingegneria sociale oggi in corso.
L'articolo che segue può essere letto come una piccola e ironica risposta recapitata ai 'divisori', i seminatori di zizzania, coloro i quali ci vorrebbero tutti disuniti ed inariditi da sentimenti eterofobici.
Buona lettura

di Raffaella Frullone

Giochiamo un attimo ad invertire i ruoli. Cosa sarebbe successo se il monologo di San Valentino di Luciana Littizzetto al Festival di San Remo fosse uscito dalla bocca di Fabio Fazio e la Lucianina nazionale gli avesse fatto simpaticamente da spalla? Immaginiamo che per scaldare la platea così, en passant, Fazio la apostrofi, in tutta amicizia e con la simpatia fraterna che lega soltanto due cari amici, con un 'cretina.' Anzi due.
 
Così, non al tavolo del Bar Sport o nei camerini di Uomini e Donne ma dal palco dell’Ariston, un tocco di galanteria che neanche Sgarbi dalla D’Urso quando si infervora.

La Littizzetto parte col botto: “Prova a dire ti amo? C’è più amore negli occhi di una lucertola che nei tuoi.  Si perché voi maschi, cara altra metà della mela, quella col verme… fate fatica a dire ti amo.. Lo dite solo in caso di estrema necessità. Come c’è scritto negli armadietti di vetro degli estintori… Dite dei surrogati. Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche”.

Ecco immaginiamoci il corrispettivo maschile. Una cosa del tipo: “Le donne vogliono sentirsi dire Ti amo. Cominciano a triturarci gli zebedei con questa storia più o meno a cavallo tra il secondo e terzo appuntamento, che poi per noi non è nemmeno un appuntamento, visto che non mi ricordo nemmeno il suo cognome. Invece lei sta già stendendo la lista degli invitati al matrimonio, scegliendo la nuance delle partecipazioni e pianificando i prossimi 25-30 anni insieme. Ma ti amo ddde che? Datte ‘na calmata altrimenti abbandono il campo”. E in effetti in genere finisce così.

Poi Luciana accatta il ritornello del “Vi amiamo lo stesso…” Per chi non lo avesse sentito ecco qualche estratto: “Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini.  Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi…, e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese! Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare voi  in autostrada non il cane. Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito. Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale. Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole: E’ irrecuperabile …ma quasi quasi me lo tengo”.

Proviamo a immaginarla al maschile:
“Vi amiamo lo stesso. Anche quando cercate di cambiare i canali della televisione usando il joystick della plyastation e non sapete la differenza tra hardware e software. Vi amiamo anche quando ci telefonate con una precisione svizzera mentre siamo in riunione dicendo che la macchina si è fermata inspiegabilmente quando spesso la spiegazione sta nella spia gialla accesa, sì,  proprio quella a forma di pompa di benzina. Vi amiamo anche quando esclamate entusiaste: “Stasera ho invitato mia mamma e le mie sorelle coi bambini” incuranti del fatto che stasera ci sarebbe la Champions. Vi amiamo quando ci chiedete di attaccare le mensole nuove del bagno pretendendo che nessun granello di polvere si depositi nemmeno temporaneamente sul pavimento. Vi amiamo anche quando ci chiedete “Amore sto bene vestita così?” e nessuna risposta è mai giusta o quando dite voglio un figlio e c’è solo una risposta giusta (e non implica il cane). Vi amiamo quando parlate fino allo sfinimento raccontandoci la vita privata del figlio del vicino di casa della collega dell’ufficio di fianco e ci guardate indignate quando non ci ricordiamo che il prologo di questo avvincente romanzo ce lo avete raccontato circa 7-8 mesi fa mentre leggevamo il giornale una domenica mattina. Vi amiamo anche se durante la guida ci chiedete “sei stanco, vuoi fermarti?”, e noi rispondiamo “No”, voi vi offendete perché non consideriamo che volevate fermarvi voi. Vi amiamo anche quando scatta l’allarme rosso: ovvero improvvisamente tacete, e se chiediamo “Cosa succede?” rispondente “Niente” e quel niente è il preludio di un uragano che Katrina al confronto è una brezza estiva. Vi amiamo perché l’amore è un apostrofo tra le parole: ma chi me l’ha fatto fare?… Ma ormai è fatta.

In realtà non so se il monologo sarebbe potuto arrivare a questo punto. Certamente non arriverebbe alla fine perché fuori dall’Ariston starebbero cominciando ad arrivare orde di donne indignate sul piede di guerra. Dalle Se non ora quando in divisa d’ordinanza della (Collezione Bindi, t shirt: “Presidente, non sono una donna a sua disposizione”), alle Femen in assetto da battaglia, e dunque senza reggiseno, fino al Popolo Viola, rigorosamente verde di rabbia. Le trasmissioni sarebbero interrotte dal Garante Rai per le Pari opportunità - gender equity e women empowerment, il Tribunale dell’Aja manderebbe i suoi commissari straordinari a invalidare il Festival e dichiararlo illegale. Fazio si ritroverebbe in carcere preventivo per istigazione alla discriminazione e la Littizzetto al Quirinale per giunta titolata di Nobel per la pace.

Lucianina chiude così:
“E poi vorremmo un San Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Noi non vogliamo essere donne con le palle, c’abbiamo le tette, bastano e avanzano, tra l’altro sono sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto.”

Non so se chiedere rispetto agli uomini dopo averli dipinti come una specie sottosviluppata funzioni. E’ un po’ come quando Corona chiede rispetto ai fotografi dopo avergli fatto un occhio nero. Poi in genere gli uomini per farci i complimenti non ci dicono che siamo donne con le palle. A volte si azzardano a dire che le rompiamo, ma non so se sia esattamente un complimento. Di certo nessuno lo ha detto alla Littizzetto, nemmeno gli uomini. Hanno tutti incassato sorridendo, forse perché non sono inadeguati come li ha dipinti, e al contrario di Lucianina sanno essere dei gran signori e non ci martellano con le nostre mancanze.

Articolo pubblicato sul sito Costanza Miriano
Link diretto:
http://costanzamiriano.com/2013/02/22/monologhi-molesti/


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1 commento:

  1. Semplicemente fantastico. Finalmente una giusta osservazione da una vera Donna, e non le solite fesserie da femmine. Grazie.

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