18 marzo 2016

La Percezione del Tempo

percezione del tempodi S. Taylor
Traduzione di Anticorpi.info

Ho sei anni e mi trovo in macchina con i miei famigliari, di ritorno dalla vacanza annuale presso Conwy, Galles del nord. È sera, ed il viaggio sembra non finire mai. Mi sdraio sul sedile posteriore ed osservo le case e le punte dei lampioni arancioni scorrere oltre il vetro. "Siamo quasi arrivati?" chiedo a mio padre.
"Non essere sciocco. Siamo partiti mezz'ora fa."
La mamma ci fa giocare al Sì e No e alle 20 Domande per far passare il tempo. Ascoltiamo la radio. Poi mi addormento. Al risveglio mi sento come se fossi stato in auto per un'eternità, e mi deprimo al pensiero di non essere ancora a casa. "Siamo quasi arrivati?", chiedo di nuovo.
"Non manca molto", risponde mio padre.

Facciamo qualche altro gioco, e alla fine riconosco le strade della periferia di Manchester. Mi sento annoiato ed infelice, e mi riprometto di non mettere mai più piede in un'automobile.

Quando ero bambino il viaggio da Cowny durava all'incirca due ore. Oggi dura ancora circa due ore (forse un po' meno per via delle strade migliorate), ma pochi anni fa - quando lo ripercorsi - lo trovai breve. Quelle due ore che da bambino mi sembravano eterne erano diventate un nulla. Guidava la mia compagna. Abbiamo chiacchierato, ascoltato musica, osservato la campagna gallese, e prima che ce ne rendessimo conto eravamo di nuovo a Manchester. Ricordo di aver provato un'angoscia sottile: che fine ha fatto quella gran quantità di tempo che da bambino riempiva le mie due ore?

Circa un anno fa un altro viaggio mi ha indicato in che misura - all'incirca - oggi il mio tempo scorra più rapidamente rispetto a quand'ero bambino. Un viaggio aereo di 15 ore da Singapore a Manchester, che mi è sembrato non finire mai e mi ha suscitato le stesse sensazioni di allora. Non sono un grande amatore degli aerei; abbiamo attraversato due tifoni sull'India e per quasi tutto il tragitto abbiamo 'ballato.' Sulle prime avevo sperato di riuscire ad 'ammazzare' il tempo addormentandomi, ma dormire in quelle condizioni era impossibile; appena mi assopivo la mia ansia mi faceva sobbalzare e risvegliare. Allora avevo cercato di distrarmi leggendo libri e riviste. La mia mente però proprio non riusciva ad astrarsi dalla realtà della situazione. Percepivo lo scorrere di ogni singolo minuto, e proprio come mi accadeva da bambino, il tempo sembrava trascinarsi orribilmente. Ogni volta che guardavo l'orologio, il tempo trascorso dall'ultima volta che avevo controllato era estremamente inferiore di quanto mi aspettassi.

Di recente ho realizzato che la mia percezione del tempo in quel viaggio aereo fosse stata praticamente identica a quella che provavo da bambino nei viaggi verso Conwy. Aveva prodotto la stessa quantità di noia ed insofferenza. Il che mi ha suggerito che - proporzionalmente - ciò che da bambino mi suscitava quelle sensazioni nel giro di circa due ore, da adulto ottiene lo stesso risultato in circa quindici ore. In altri termini sento che oggi per me il tempo trascorra circa sette volte più in fretta rispetto a quando ero bambino.

Questa storia sembra ricalcare l'esperienza di molte persone. La maggior parte di noi è consapevole che il tempo vissuto da bambini scorresse molto lentamente, mentre con la crescita e l'invecchiamento il tempo tenda ad accelerare. Ogni anno il Natale sembra ripresentarsi più velocemente; neanche il tempo di abituarsi alla data del nuovo anno, che sta già arrivando il successivo; uno smette di cambiare i pannolini ai propri figli, ed ecco che sono in procinto di diplomarsi ...

Numerosi test psicologici hanno dimostrato come quasi chiunque - compresi gli studenti universitari - abbia la percezione che il tempo trascorra più in fretta rispetto a quando aveva la metà o un quarto dell'età attuale. E forse ancora più sorprendentemente, una serie di esperimenti hanno dimostrato che le persone anziane tendano ad accorciare la loro percezione del tempo, rispetto alle persone giovani.

Di solito diventiamo consapevoli di questa accelerazione intorno ai trent'anni, quando mettiamo radici. Siamo sposati, abbiamo una casa ed un posto di lavoro, e le nostre vite sono regolate dalla routine - la routine quotidiana del lavorare, tornare a casa, cenare e guardare la TV; la routine settimanale di (ad esempio) andare in palestra il lunedì, al cinema il mercoledì, a bere un drink con gli amici il venerdì. E poi le routine annuali dei compleanni, le festività comandate e le ferie estive. Dopo alcuni anni cominciamo a realizzare che il tempo che intercorre tra queste routine tenda ad accorciarsi, come se ci trovassimo su una piattaforma girevole che accumula velocità con ogni rotazione. Come oltre un secolo fa osservò il filosofo francese Paul Janet: "Chi nella propria memoria conti molti lustri ha bisogno di indagare solo se stesso per scoprire che l'ultimo di questi lustri, gli ultimi cinque anni, sono trascorsi molto più rapidamente rispetto ai precedenti lassi temporali di pari importo. Otto o dieci anni scolastici sembrano un secolo, mentre gli ultimi otto o dieci anni di vita occupano lo spazio di un'ora." (1)

Questo meccanismo è probabilmente responsabile del fenomeno che gli psicologi definiscono 'accelerazione telescopica', cioè la tendenza a pensare che eventi appartenenti ad un lontano passato, siano accaduti molto più di recente. I matrimoni, i lutti, la nascita dei figli - quando guardiamo indietro a questi ed altri eventi significativi, tendiamo a sorprenderci nel realizzare quanto tempo sia trascorso da quando sono accaduti. Restiamo interdetti scoprendo che sono trascorsi già quattro anni da quanto è venuto a mancare quel caro amico ... eppure pensavano che fossero al massimo un paio. Ci stupisce incontrare nostro nipote e ritrovarci di fronte un adolescente fatto e finito, quando avremmo giurato che fosse venuto al mondo appena tre o quattro anni fa.

Una volta un uomo di 83 anni mi ha detto: "non riesco mai a calcolare quanto tempo sia trascorso dagli eventi che ricordo. La gente mi chiede quando mi sono sposato, oppure quando è morta mia moglie, ed io non riesco a calcolarlo. Se dico che è accaduto due anni fa, poi scopro che sono trascorsi 5 anni. Se dico sei mesi, si tratta di due anni."

Lo stesso vale per gli eventi storici di rilievo come la morte di personaggi famosi, i disastri naturali e le guerre. Diversi studi hanno dimostrato che la gente tenda a collocarli più vicini nel tempo rispetto a quanto lo siano effettivamente.

E' possibile che tutto ciò accada perché man mano che invecchiamo il tempo acceleri per davvero? Che non sia una sensazione, ma una reale accelerazione che rende ogni mese ed anno più corto rispetto ai precedenti?

Diamo un'occhiata ad alcune teorie.

La Teoria Proporzionale.
La teoria Proporzionale pone l'accento sul fatto che - invecchiando - ogni periodo di tempo costituisca una frazione più piccola della vita nel complesso. Questa teoria dovrebbe essere stata formulata nel 1877 da Paul Janet, il quale dettò un principio secondo cui - citando la descrizione di William James - "la lunghezza apparente di un intervallo in una data epoca della vita umana è proporzionale alla lunghezza totale della sua vita nell'interezza. Un bambino di 10 anni percepisce un anno come 1/10 della propria intera vita; un uomo di 50 anni lo percepisce come 1/50 della propria intera vita." (2) All'età di un mese, una settimana è un quarto di tutta la vita, di conseguenza quel lasso di tempo è percepito come un'eternità. A 14 anni un anno costituisce circa il 7% dell'intera vita, di conseguenza quel periodo viene percepito comunque come una grande quantità di tempo. Ma già a 30 inizia a trattarsi di una piccola percentuale della vita, ed a 50 un anno è solo il 2% della vita, da cui la percezione che questi periodi significativi di tempo trascorrano più in fretta.

Questa teoria ha un senso, in quanto offre una spiegazione sul perché la velocità del tempo sembri incrementarsi in modo graduale ed uniforme, con coerenza quasi matematica. Il problema è che pretende di spiegare la percezione del presente in termini di tempo passato. La teoria si fonda sull'assunto che ognuno di noi in qualche modo si rapporterebbe continuamente alla propria vita nell'insieme, percependo ogni singolo giorno, settimana, mese o anno in maniera via via più insignificante rispetto alle dimensioni del tutto. Tuttavia questo rapporto è ancora da dimostrare, dal momento che non sembriamo vivere relazionandoci all'insieme, ma in termini di periodi molto più esigui, di ora in ora e di giorno in giorno, in modo indipendente rispetto all'ammontare del nostro passato.

Teorie Biologiche.
Sono state formulate anche teorie biologiche. Una di esse asserisce che l'accelerazione del tempo sia collegata al rallentamento del metabolismo. Il cuore dei bambini pulsa più velocemente di quello degli adulti; la frequenza del loro respiro è più rapida, ed il loro sangue scorre più velocemente. Insomma, i loro orologi biologici 'coprono' un tempo maggiore nel giro di 24 ore, rispetto a ciò che fanno gli orologi biologici degli adulti. I bambini vivrebbero un tempo rallentato semplicemente perché si muoverebbero più velocemente attraverso il tempo stesso. Pensate ad un orologio impostato per scorrere il 25% più in fretta del normale; dopo 12 ore ne avrà coperte 15; dopo 24 ne avrà coperte 30. Il che significa che, dal punto di vista dell'orologio, è come se un giorno contenesse una quantità di tempo maggiore rispetto al normale. Di converso le persone anziane sarebbero come orologi che scorrono più lentamente, ed i loro giorni conterrebbero una quantità di tempo inferiore rispetto al normale.

Altra interessante teoria biologica è quella della temperatura corporea. Nel 1930 lo psicologo Hudson Hoagland condusse una serie di esperimenti dimostrando che la temperatura corporea provochi una diversa percezione del tempo. Ebbe l'intuizione quando constatò che quando la moglie era ammalata con la febbre alta, lo accusasse regolarmente di assentarsi a lungo, anche se in realtà restava lontano solo per qualche istante. Con ammirevole distacco scientifico, Hoagland sperimentò la propria stessa percezione del tempo a diverse temperature corporee, scoprendo che tanto maggiore era la temperatura, tanto più lentamente sembrava trascorrere il tempo. Hoagland proseguì con diversi esperimenti al limiti del sadismo, usando come soggetti i propri studenti, che in alcuni casi furono sottoposti a temperature fino ai 65C, ed invitati ad indossare un casco riscaldato. Quei test dimostrarono che l'incremento della temperatura corporea possa rallentare la percezione dello scorrere del tempo fino al 20%. Da cui l'idea che avendo i bambini una temperatura media più elevata rispetto agli adulti, percepiscano il tempo in misura dilatata. E dato che la nostra temperatura corporea con il passare degli anni diventa gradualmente più bassa, la nostra percezione del tempo subirebbe un accorciamento proporzionale al decremento termico.

La Teoria della Percezione.
A mio modo di vedere la sensazione di accelerazione del tempo è ascrivibile principalmente alla percezione del mondo che ci circonda e delle nostre esperienze, ed alla progressiva mutazione di questa percezione, man mano che invecchiamo.

La velocità del tempo sembra essere in gran parte determinata dalla quantità di informazioni assorbita dalla nostra mente, e al meccanismo secondo cui più informazioni assorbiamo, più lentamente trascorre il tempo. Questa connessione è stata verificata nel 1960 dallo psicologo Robert Ornstein.

Ornstein sottopose alcuni volontari ad una serie di sollecitazioni auditive come semplici suoni e rumori domestici. Alla fine domandò di stimare per quanto tempo fosse andato avanti l'ascolto, ed appurò che a maggiori sollecitazioni auditive corrispondesse una percezione del tempo più rallentata. Quando replicò il test usando disegni e dipinti al posto dei messaggi audio, appurò che anche alla maggiore complessità delle immagini corrispondesse una percezione del tempo dilatata.

Ho avuto modo di testare personalmente questo fenomeno attraverso la musica. Durante uno dei miei corsi ho chiesto ai partecipanti di ascoltare due brani; un folle, frenetico concerto per pianoforte di Rachmaninov, con note a cascata ad un ritmo di circa 10 al secondo, ed un pezzo ambient di Brian Eno, che fluttuava delicatamente e tranquillamente in mezzo alla stanza. Abbiamo ascoltato i pezzi per diversi lassi temporali e poi ho chiesto ai partecipanti di stimare quanto tempo fosse trascorso. Se la percezione del tempo fosse stata legata alle informazioni, l'ascolto del brano di Rachmaninov sarebbe stato percepito diversamente rispetto a quello di Eno, in quanto contenente maggiori informazioni - molte più note, toni e strumenti. L'insieme di queste informazioni supplementari avrebbero dovuto indurre a percepire un rallentamento del tempo.

Ed infatti i risultati hanno confermato la teoria. Abbiamo ascoltato il pezzo Rachmaninov per 2 minuti e 20 secondi, e la stima media è stata di 3 minuti e 25 secondi. Abbiamo ascoltato il pezzo di Brian Eno per 2 minuti, e la stima media è stata di 2 minuti e 32 secondi. Ancora una sovrastima, ma sensibilmente più contenuta rispetto alla precedente.

Se l'assorbimento di maggiori informazioni è in grado di rallentare la percezione del trascorrere del tempo, forse una delle ragioni per cui il tempo passa così lentamente per i bambini è ascrivibile alla massiccia quantità di 'informazioni percettive' che assorbono dal mondo che li circonda. I bambini sembrano vivere in un mondo del tutto diverso da quello degli adulti; molto più intenso, reale e affascinante. Come ha scritto lo psicologo Ernest Becker, durante l'infanzia sperimentiamo una "visione della miracolosità della creazione primaria", e le nostre percezioni del mondo sono "pregne di emozione e meraviglia." E' uno dei motivi per cui spesso ricordiamo l'infanzia come un momento di felicità vissuto in un mondo di gran lunga più emozionante e bello di quanto ci sembri da adulti. L'elevata percettività dei bambini fa si che assorbano costantemente un'enorme mole di informazioni di ogni tipo che gli adulti generalmente trascurano; le piccole crepe nei vetri; un minuscolo insetto che zampetta sul pavimento, i riflessi della luce del sole sulla moquette. Ogni cosa sembra essere più reale per loro; più luminosa, con maggiore presenza dell'Essere. Ebbene, l'insieme di questa grande mole di informazioni potrebbe determinare l'allungamento della loro percezione del tempo.

Tuttavia invecchiando perdiamo questa intensità nel modo di percepire, e il mondo diventa un luogo triste e familiare - così triste e familiare che cessiamo di dedicargli la nostra attenzione. Dopotutto, perché uno dovrebbe contemplare gli edifici o le strade sulla via del lavoro? Sono cose già viste migliaia di volte, che non hanno proprio niente di particolarmente bello e affascinante; sono cose ordinarie. Secondo Becker tutti noi siamo portati a 'reprimere' questa intensità di visione. "Nel momento stesso in cui lasciamo l'infanzia" - scrive - "chiudiamo fuori il mondo e cessiamo di percepirlo per ciò che è." (3) O come descrive Wordsworth nel famoso poema Ode all'Immortalità, la visione dell'infanzia che ci faceva apparire tutte le cose "ammantate da una luce celeste" comincia a "svanire nella luce del giorno comune." (4)

Ecco il motivo per cui il tempo accelera. Con l'età adula inizia a spegnersi la meraviglia verso il mondo, e poco a poco si cessa di prestare attenzione consapevole all'ambiente e all'esperienza diretta. Di conseguenza assorbiamo meno informazioni, ed il tempo trascorre più rapidamente. Il tempo risulta meno 'allungato' per via della riduzione della quantità di informazioni assorbite.

Vecchie Esperienze ed Esperienze Nuove.
Una volta che si diventa adulti ha luogo un processo di progressiva 'familiarizzazione' destinato a proseguire per tutta la vita. Quanto più a lungo viviamo, tanto più familiare ci appare il mondo, quindi la quantità di informazioni percettive assorbite si riduce di un tot ogni anno.

Ciò accade a causa di due ragioni fondamentali. Da un lato, invecchiando diminuiscono le novità nella nostra vita. La vita di una donna di 20 anni è ancora piena di nuove esperienze; deve scoprire nuovi tipi di musica, di alimenti, di letteratura e nuovi hobby ed interessi. Potrebbe dover ancora sperimentare la prima importante relazione romantica, imparare a guidare, andare all'estero per la prima volta, e così via. Le nuove esperienze arginano il meccanismo desensibilizzante; la donna percepisce ed elabora ancora una grande quantità di informazioni percettive.

La stessa persona a 30 anni potrebbe avere la possibilità di vivere qualche altra nuova esperienza. Potrebbe dare alla luce un bambino, visitare un paese in cui non è mai stata, imparare una nuova lingua, o iniziare un nuovo lavoro. Tuttavia, verso i 40 anni il mondo finisce per diventarle estremamente familiare. La sua vita è scandita principalmente dalla ripetizione di esperienze vissute già centinaia o migliaia di volte. Occupa da 20 anni lo stesso posto di lavoro, ritorna nella stessa casa che ha abitato negli ultimi 10 anni, dedica il suo tempo libero agli stessi hobby ed interessi scoperti 20 anni prima, trascorre il fine settimana nella stessa casa di campagna, e così via. A causa di questo meccanismo desensibilizzante, assorbe una quantità assai minore di informazioni percettive.

Tuttavia se questa teoria fosse corretta, non dovrebbe passare molta differenza tra la percezione del tempo di un quarantenne e quella di una persona di 60 anni. La maggior parte di noi sembra immagazzinare nuove esperienze fino pressappoco al raggiungimento della mezza età, e quindi da quel momento non dovrebbe esistere grande differenza nella percezione del tempo tra persone di età differenti.

Probabilmente la differenza oltre la mezza età la fa il tasso di familiarità. Cioè, invecchiando non solo viviamo una minore quantità di nuove esperienze, ma quelle vecchie diventano così familiari da diventare progressivamente meccaniche, e meno reali. William James disse che "ogni anno che passa converte po' di questa esperienza in un processo automatico." (5)

Per inciso, questo legame tra il tempo e le informazioni può spiegare altri aspetti del tempo. Una delle 'leggi' del tempo psicologico che ho esposto nel libro Making Time è che "il tempo sembra rallentare tutte le volte che siamo esposti a nuovi ambienti ed esperienze." Ciò perché la scarsa conoscenza delle nuove esperienze ci induce ad assorbire una maggiore quantità di informazioni. Un'altra delle leggi è che "il tempo trascorre più rapidamente negli stati di assorbimento." Questo perché negli stati di assorbimento (automatismi) la nostra attenzione si restringe ad una piccola messa a fuoco che esclude le informazioni provenienti dall'ambiente circostante. Nella nostra mente passano poche informazioni cognitive, dal momento che la nostra concentrazione è focalizzata sul nostro personale chiacchiericcio mentale. D'altra parte, il tempo passa più lentamente negli stati di noia e di disagio perché in queste situazioni usciamo dallo stato di assorbimento e la nostra attenzione non è occupata dal chiacchiericcio, ma concentrata sull'ambiente che sta provocando il disturbo, ed indaffarata a raccogliere una grande mole di informazioni cognitive al fine di eliminare quel disturbo.

Rallentare il Tempo.
C'è di buono che se si possiede realmente coscienza dei meccanismi per cui il tempo acceleri con l'invecchiamento, non si è più impotenti nei confronti di tale accelerazione. Se sappiamo che il fenomeno è causato dalla familiarità, allora facciamo lo sforzo di esporci ad una maggiore quantità di novità - non solo nuovi ambienti attraverso i viaggi (anche se questo è molto importante), ma nuove sfide, nuove situazioni, nuove informazioni, hobby e competenze.

Esattamente come accade che il tempo si dilati quando andiamo in vacanza in paesi sconosciuti, tutte le volte che ci sottoponiamo ad un'elevata percentuale di esperienze non familiari possiamo arginare l'accelerazione del tempo, e così percepire come più 'lungo' il tempo della nostra vita.

Se si spendono tutti gli anni della vita adulta ad occuparsi delle stesse cose, vivere nella stessa casa e nella stessa zona, facendo le stesse cose con le stesse persone nel tempo libero, è inevitabile che si verifichi un restringimento nella percezione del tempo. Ma se si cambiano occupazioni, si viaggia regolarmente in posti nuovi, si investiga su nuove idee e si trovano nuove sfide, il tempo passerà più lentamente. In questo modo, è possibile che una persona che muoia prima dei 40 anni (come il poeta ed esploratore francese Arthur Rimbaud) 'viva' più a lungo di una persona morta ad 80 anni.

Un secondo sistema per rallentare il tempo è quello di sforzarsi di essere 'consapevoli' della nostra esperienza diretta. Esistono persone che non sembrano lasciarsi influenzare dal senso di familiarità che ha desensibilizzato il loro prossimo, e per tutta la vita continuano a vedere il mondo con gli occhi freschi e curiosi dei bambini. A volte sono giudicati eccentrici da chi li circonda, dato che spesso le loro frasi iniziano con un "Non è strano che ...?" oppure con un "Ti sei mai chiesto se ...?" Sono il genere di persone che vedi in strada con lo sguardo immerso nello spettacolo di un tramonto infuocato o di una luna d'argento sopra i tetti; a volte capita che fissino intensamente il mare, i fiori, gli animali come se non li avessero mai visti prima. I poeti e gli artisti sono dotati di questo tipo di visione 'infantile', la quale in realtà è ciò che di solito gli fornisce l'ispirazione. Spesso queste persone hanno un senso di estraneità e tendono a mettere in discussione cose che la maggior parte di noi dà per scontate. Sentono il bisogno di catturare e inquadrare le loro percezioni più intense. Queste persone saranno certamente meno colpite dalla prima legge del tempo psicologico; il tempo probabilmente tenderà ad accelerare anche per loro, ma non nella misura riscontrabile in molte altre persone.

Possiamo coltivare questo atteggiamento semplicemente facendo uno sforzo di essere 'consapevoli.' Invece di concentrare la nostra attenzione sul chiacchiericcio mentale o sulle grane quotidiane oppure sulle distrazioni della TV o dei videogiochi, dovremmo cercare di vivere nel presente, concedere la nostra attenzione alle esperienze che stiamo vivendo nel nostro ambiente. Mentre facciamo la doccia mattutina - ad esempio - invece di astrarci pensando alle cose che dobbiamo fare oggi o a quelle che abbiamo fatto ieri, cerchiamo di portare l'attenzione sul qui ed ora, di essere consapevoli della sensazione dell'acqua che scorre lungo il corpo e del senso di calore e pulizia che stiamo percependo. Oppure, mentre percorriamo la strada che dal lavoro ci riporterà a casa, invece di rimuginare sui nostri problemi o sognare ad occhi aperti la tipa attraente che abbiamo incontrato ieri sera, concentriamo l'attenzione fuori di noi; guardiamo il cielo, le case e gli edifici che scorrono oltre il vetro; diventiamo del tutto consapevoli della nostra esistenza qui, in questo luogo, in questo momento.

Consapevolezza significa essere qui ed ora nell'esperienza che si sta vivendo, e non nel lì ed allora nei nostri pensieri.

In altre parole, in una certa misura possiamo controllare lo scorrere del tempo. Se solo volessimo, il nostro tempo potrebbe accelerare in misura assai minore, via via che invecchiamo. Alcuni di noi cercano di estendere la propria vita mantenendosi in forma e mangiando cibo sano, il che è del tutto ragionevole. Ma è anche possibile espandere la vita dal di dentro, modificando il nostro modo di vivere la realtà della nostra vita. Siamo in grado di vivere più a lungo non solo in termini di anni, ma anche in termini di percezione.

Riferimenti:
1. W. James, The Principles of Psychology (New York: Dover Press, 1950) Capitolo XV.
2. Ibid.
3. E. Becker, Il Rifiuto della Morte, (New York: Free Press, 1973), p.50.
4. W. Wordsworth, Poesie, (London: Penguin, 1950), p.71.
5. James, op.cit.

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito New Dawn Magazine
Link diretto:
http://www.newdawnmagazine.com/articles/the-speed-of-life-why-time-seems-to-speed-up-and-how-to-slow-it-down

Traduzione a cura di Anticorpi.info


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3 commenti:

  1. Non sono completamente d'accordo sul fatto che crescendo gli stimoli dimnuiscano.
    Non nella società attuale. Personalmente soffro di problemi di memoria e penso che ciò sia dovuto alla mole di informazioni dalla quale siamo bombardati e che non credo esistesse anche solo venti anni fa.
    Abbiamo molte più cose da ricordare, non necessariamente utili, e che incidono più o meno significativamente sulla mente e sulla percezione di ognuno di noi.
    Basti pensare alle notizie, sembra che il mondo stia sempre più correndo, alle serie TV, fenomeno praticamente inesistente nell'accezione attuale del termine anche solo una decina di anni fa, ai libri con le serie di romanzi dei generi più disparati, i siti web (faccio uso di feed per non perdere nulla di mio interesse).
    Non penso siano tutti stimoli positivi ed utili ma sicuramente sono flussi di informazioni che attraggono la nostra attenzione e tengono impegnata in qualche modo la nostra mente e che, almeno nel mio caso, contribuiscono in modo negativo alla mia incapacità di concentrazione e di memorizzazione.
    Di pari passo tutto ciò dovrebbe influire sulla mia percezione del tempo che dovrebbe dilatarsi mentre sembra anche a me che invece corra sempre di più. La risposta che io mi do è quella sopra esposta, ossia la saturazione degli stimoli attivi e passivi ai quali siamo sottoposti.

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  2. L'articolo elenca una serie di teorie sull'accelerazione del tempo e un rimedio finale sul modo in cui possiamo rallentarlo, tramite la presa di consapevolezza. Però chi ha scritto l'articolo non si è accorto che la presa di consapevolezza non è un rimedio ad un tempo che "deve" necessariamente accelerare ma è esattamente il contrario: è la mancanza di consapevolezza che determina l'errata percezione del tempo che sembra accelerare.

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  3. la mia impressione è che la vita sia una sorta di spirale, che procedendo si avvolge verso il suo interno, per forza di cose rivoluzione dopo rivoluzione il tempo accelera, il raggio della rotazione si stringe sempre di più
    saluti
    Giacomo

    RispondiElimina

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