25 settembre 2017

Perché la Coscienza Dev'Essere un'Illusione

cervello e coscienzadi J. Rappoport
Traduzione di Anticorpi.info

La fisica convenzionale si è chiusa da sola in un angolo, dato che assume che tutte le particelle subatomiche (le quali compongono tanto il cervello quanto qualsiasi altro elemento dell'universo) non contengano alcuna consapevolezza.

Pertanto non c'è ragione di supporre che esista la coscienza. L'idea che la coscienza esista dev'essere un'illusione, un equivoco, una superstizione priva di fondamento, il retaggio di una mentalità arretrata.

Eppure tutti voi in questo istante state leggendo queste parole e - cosa più importante - siete consapevoli del fatto di leggerle.

Di conseguenza dovete essere pazzi; le vittime di un'illusione. Sareste i destinatari di un flusso di pensiero su cui non avete alcun controllo; un flusso che vi suggerisce di essere coscienti proprio come potrebbe suggerirvi di essere Napoleone Bonaparte.

E se moltiplicate una simile incresciosa situazione per circa otto miliardi di individui, non potete che prendere atto di trovarvi su un pianeta-manicomio in cui tutti sono convinti di essere coscienti, mentre di fatto nessuno lo è. Ognuno di noi è una macchina che reagisce a tutta una serie di stimoli esterni, alcuni dei quali ci inducono a credere di essere coscienti.

Si tratta di un'idea assolutamente ottusa. Se vi bevete una roba simile, sono pronto a vendervi una tessera esclusiva per un fantastico golf club con sede in Giove.

La fisica convenzionale si è reclusa volutamente in quell'angolo, perché se ammettesse l'esistenza di una cosa come la coscienza, automaticamente ammetterebbe che una componente importante della vita, la componente principale della vita, non è un argomento di competenza scientifica, dato che la coscienza non è fatta di materia o energia.

Molti scientisti negano l'esistenza della coscienza in quanto alcune sostanze chimiche agendo sul cervello modificano la coscienza. Di conseguenza - secondo loro - il cervello non può che essere la sede della coscienza. Ma come al solito non centrano il punto. Il fatto di essere coscienti, anche in uno stato di alterazione, è un elemento oggettivo del tutto indipendente da quelle sostanze chimiche.

Se mentre vi trovate in strada sapete di vedere gli edifici o i dispositivi dotati di luci verdi gialle e rosse che dirigono il traffico, voi siete creature consapevoli. Siete coloro che sanno di vedere gli edifici ed i semafori.

Ma questo è un bel problema, perché - vedete - voi non dovreste esistere. Dovreste essere dei cervelli, cioè qualche migliaio di neuroni che interagiscono meccanicamente. Nel migliore dei casi dovreste essere 'qualcuno che crede di essere qualcuno', o meglio: 'nessuno che crede di essere qualcuno.'

"Ciao, io sono nessuno che crede di essere qualcuno."
"Ciao. Anch'io sono nessuno. Noi facciamo solo quello che i nostri cervelli ci dicono di fare perché in realtà non abbiamo libertà; la libertà è un'illusione."
"Suona bene. Da dove cominciamo?"
"Attendiamo istruzioni. Nel frattempo ho qui della birra, del vino o anche dell'acqua frizzante."

Se vi sorge il sospetto che questa visione meccanicistica della vita possa essere assai funzionale a coloro che dimostrano estremo interesse verso il controllo della mente, ebbene avete ragione. "Attendere istruzioni" sarebbe un atteggiamento molto raccomandabile per la ricezione della programmazione. La libertà, d'altra parte, non fa parte dei programmi.

"Il soggetto di prova 465-A crede di essere libero. La sua illusione interferisce con l'inserimento del nostro pacchetto di credenze..."

Mi rincrescerebbe non menzionare le legioni di 'persone razionali' che continuano ad essere sicure che il rifiuto del materialismo scientifico implichi in automatico religiosità. Proprio non vedono alternative. Se non è scienza, è religione. Beh, questo è il loro problema: non ragionano al di fuori della doppia possibilità (finta alternativa - ndt). Denotano un'evidente carenza di immaginazione.

E suppongo che dovrei spendere una parola anche sul DNA. Sono assolutamente convinti che il DNA crei coscienza. Ma il DNA è materia, e secondo gli stessi scienziati che si stanno adoperando per ricomporre il puzzle genetico, tutta la materia indistintamente è composta da minuscole particelle o onde, le quali non possiedono alcuna coscienza.

A questo punto mi preme sottolineare che la questione della coscienza abbia afflitto i filosofi in Occidente sin dall'attacco della scienza e della tecnologia iniziato verso la fine del XIX secolo. E che come al solito i filosofi abbiano finito per adottare la loro strategia preferita, quella di ignorare il problema; far finta che non esista; affermare che si tratti di un inconveniente prodotto da un qualche difetto di confusione circa ... una cosa qualunque, a piacere. Per esempio un difetto di confusione linguistica: il linguaggio è difettoso in quanto contiene alcune parole che rappresentano cose che nella realtà non esistono (tipo la coscienza).

Et voilà, il gioco è fatto. Si rimuove il sostantivo dal linguaggio corrente e non c'è più nulla da vedere.

Infine, abbiamo quelli che affermano felicemente che gli scienziati non centrino il punto, dato che in realtà tanto il cervello quanto l'universo sarebbero fatti di particelle che possiederebbero coscienza. "Tutto è cosciente."
Lo dicono, ma per qualche motivo interessante evitano di menzionare la coscienza individuale. Cantano la melodia della coscienza collettiva. E quando la ascoltate comprendete che - a modo loro - stanno cercando di cancellare l'intera nozione di individuo.

A che pro? Semplicemente perché il principale presupposto del controllo mentale comporta la negazione dell'esistenza dell'individuo. Quando riusciranno a creare questo genere di mentalità potranno instaurare un nuovo ordine del giorno: quello secondo cui il gruppo sarebbe tutto.

Qualcosa che sembra molto in linea con la piega che sta assumendo la società odierna. O meglio, la piega che le stanno facendo assumere. Di proposito. Nel caso non l'aveste notato.

Tra l'infinita varietà degli stati di coscienza ne esiste certamente uno che si esprime in senso collettivo. L'individuo può entrare ed uscire da questo stato. Però lo stato di coscienza collettivo non è tutto; non è un paradiso permanente con tutte le uscite sprangate.

Obiezioni che cesseranno di esistere nel momento in cui l'intera popolazione accettasse l'idea che la coscienza individuale non esista e che in realtà le persone siano delle macchine biologiche che agiscono solo in funzione della programmazione ricevuta.

I nostri più brillanti intellettuali sotto la superficie stanno spingendo l'idea della macchina. Stanno mescolando politica e metafisica in funzione della creazione di una mentalità da alveare, perché oggi il vento del denaro e quello del prestigio soffiano proprio in quella direzione. Vendono l'idea che l'individuo, la sua coscienza, la sua libertà ed il suo potere personale non siano altro che un pulviscolo residuo appartenente ad un'epoca remota. E si servono della scienza come principale strumento di persuasione.

Sono ormai moltissime le conferenze, i discorsi in cui ad un certo punto l'oratore menziona "la saggezza collettiva", oppure "la coscienza universale", oppure "l'armonia universale", ed ogni volta questi concetti suscitano nel pubblico sensazioni zuccherine. È molto interessante. Stimolo-risposta. Si tratta di una forma di programmazione mentale studiata per instaurare questa nuova forma di collettivismo, la quale avrà successo se la gente si arrenderà ed accetterà passivamente questo destino. E rinuncerà al proprio potere individuale.

Ora dovreste avere capito verso quali lidi vi condurrà questa crociera, se comprerete il biglietto e monterete a bordo.

"Stasera, sul canale di notizie cosmologico, una storia sull'individuo che non è cosciente e non esiste, in cui il cervello è tutto ed in realtà siamo tutti uguali. Non perdete Il Grande Globo di Formaggio nel Cielo!"

"Ma prima, parliamo un po' di Natura. Come sappiamo, l'individualità non è che un'illusione che ci fa credere di essere distinti dalla natura, mentre siamo una cosa sola. Ordina subito il tuo manuale su come pensare e parlare da creatura de-individualizzata e riceverai questo set di dodici coltelli per la cena ed un completo di tovaglie disegnate dal principe Philip, ricalcate sullo stile della collezione personale del Duca di Edimburgo, con ricamata la sua famosa confessione ambientalistica: "Vorrei reincarnarmi in un virus estremamente letale."

Com'è umanitario, il Duca.

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul blog di John Rappoport
Link diretto:
https://jonrappoport.wordpress.com/2015/11/10/why-consciousness-must-be-an-illusion/

Traduzione a cura di Anticorpi.info


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2 commenti:

  1. Un articolo che denota profondità e perspicacia. Se la Coscienza esiste, non è energia, in quanto l'energia è sempre sottoposta all'entropia. Ne consegue che il dualismo (coscienza + energia) è probabilmente la concezione corretta. Ciao

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  2. Invece nel suo commento di perspicacia ce n'è veramente poca. Nell'articolo si vuole mostrare l'errore che fanno gli scienziati nel non riuscire a concepire un universo al di fuori della loro cara visione dualistica delle cose. E lei che fa? Parla di dualismo... e per di più afferma con sicurezza che la coscienza non può essere energia. "Ne consegue" che lei è uno scienziato e per di più frustrato dal non poter spiegare con le sue 4 care leggi imparate a memoria cos'è la coscienza. In questi casi meglio affermare di non sapere che esibirsi come detentori della verità assoluta.

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