29 aprile 2010

Il 51o Stato (Italia e USA)

usa, italiaViator
Anticorpi.info

Se un paese combatte una guerra e la perde, è automatico che sia obbligato a subire le condizioni imposte dai vincitori. Non basta un sincero ravvedimento per evitare le ripercussioni di una disfatta. E' andata sempre così, e la disfatta italiana nella Seconda Guerra Mondiale non fece eccezione.

Ebbene, mi piacerebbe sapere quali furono le condizioni a cui il nostro Paese dovette sottostare a titolo di resa. Siete a conoscenza di un qualche tipo di sanzione politica o economica comminata al nostro Paese nel 1945? Ho fatto alcune ricerche ma non ho riscontrato dati rilevanti. I documenti ufficiali riportano condizioni di resa estremamente circoscritte alle necessità strategiche anglo-americane del momento. Misure belliche e tattico-territoriali unite alla abrogazione dello status quo politico, economico e sociale di derivazione fascista. Nessun tipo di condizione economica o politica di lungo termine, quantomeno  in apparenza.

Com'è possibile che i vincitori della guerra abbiano deciso di adottare una linea così morbida nei confronti di uno degli stati che a caro prezzo avevano sconfitto?

La risposta a questo interrogativo esiste sotto forma di alcuni "piccoli indizi."

Ad incominciare dall'articolo 11 (numero affascinante) della nostra Costituzione, il quale recita che:  
"l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; acconsente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
All'articolo suddetto - molto ambiguo (chi decide cos'è giusto?) - è necessario rapportare l'adesione coatta italiana - il 14 dicembre del 1955 - al North Atlantic Treaty Organization, per gli amici: NATO. La NATO sarebbe quindi un ente sovranazionale preposto ad assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni del mondo. La stessa organizzazione che da circa mezzo secolo continua ad osservare a braccia conserte l'esercito israeliano fare polpette della nazione palestinese.

Ciò premesso, non è neanche il caso di prendersela con i nostri rappresentanti politici tutte le volte che inviano un nuovo contingente a fiancheggiare Stati Uniti e Regno Unito nelle cosiddette "missioni di pace" in giro per il mondo. Non è il caso perché seppure un giorno decidessero di ripudiare realmente la guerra, probabilmente non sarebbe loro concesso. Qualcuno dall'altra parte dell'oceano li obbligherebbe a rispettare le regole dettate dall'articolo 11 della Costituzione, interpretato in funzione della adesione alla NATO. Non sarebbe loro concesso perché probabilmente all'Italia non è permesso di assumere decisioni di tale portata, anche alla luce del fatto che l'Italia è in assoluto il territorio europeo più militarizzato da parte di USA e NATO; una sorta di mastodontica portaerei a stelle e strisce permanentemente dislocata nel mediterraneo.

Il sito Kelebleker ha pubblicato una mappa delle installazioni USA sul nostro territorio. La mappa è visionabile a questo indirizzo. Ebbene, sembra che complessivamente in Italia ospiteremmo ben 113 presidi USA tra basi, magazzini, antenne, ripetitori e simili. Stessa cifra a cui ha sempre fatto riferimento Beppe Grillo nei suoi spettacoli. Numeri gonfiati? Forse. Il quotidiano La Stampa ha calcolato il numero delle basi (esclusivamente basi contenenti mezzi pesanti, soldati e armamenti - quindi niente depositi, antenne, ecc.) presenti sul nostro territorio. Secondo il conteggio le basi sarebbero 9; gli edifici di proprietà dell'esercito statunitense 2000; l'estensione territoriale occupata da tali strutture si aggirerebbe intorno ad 1.780.00 mq; i militari di stanza in Italia sarebbero 15.500, più ulteriori 4.500 amministrativi impiegati nelle stesse basi, per un totale di 20.000 unità.

Che i presidi NATO-statunitensi presenti sul nostro territorio siano 113 o 9, non credo faccia molta differenza. La realtà è che l'Italia è un paese sconfitto e militarizzato da un esercito non italiano.

Qualche altro elemento.

Ad esempio la cosiddetta Strategia della Tensione orchestrata dalla agenzia di servizi segreti Gladio (di matrice NATO) per aizzare l'opinione pubblica europea contro l'allora Unione Sovietica, il comunismo e le organizzazioni di stampo filo-sovietico. E' noto che Gladio operò prevalentemente in Italia, dove prosperava il più forte avamposto politico sovietico in seno all'Europa occidentale: il PCI. Alle operazioni di Gladio dobbiamo una larga parte degli attentati terroristici che lacerarono l'Italia negli 'anni di piombo'.

Qualche esempio su due piedi.

La strage di Ustica (1980), quando un caccia (presumibilmente) americano abbatté per errore un volo civile italiano, provocando 81 vittime, senza che il governo italiano abbia fatto alcunché di concreto per perseguire e punire i responsabili.

La strage del Cermis (1998), quando un aereo militare statunitense pilotato da un monellaccio giocherellone tranciò i cavi di una cabinovia italiana uccidendo 20 cittadini italiani, senza che il governo italiano abbia agito affinché i responsabili fossero processati in territorio italiano e - magari - puniti.
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Il sequestro dell'imam Abu Omar (2003), compiuto a Milano dai servizi segreti USA, come se si trattasse di una operazione su territorio americano, senza che all'episodio sia mai seguita alcuna significativa rimostranza da parte del governo italiano.

Perfino dal punto di vista della politica energetica l'Italia si muove di pari passo rispetto agli Stati Uniti. In un mondo che rema in direzione del tutto opposta gli USA decidono di reintrodurre il nucleare, ed ecco che l'Italia segue a ruota, "decidendo" di reintrodurre il nucleare, bandito 25 anni orsono mediante referendum popolare. Insomma, sembra proprio che il 51o stato si muova in sincrono con gli altri 50.

Il dato che emerge dagli elementi appena esaminati, appare lampante. Le condizioni di resa della Seconda Guerra Mondiale furono così macroscopiche, imponenti e radicali da indurre chi di dovere a nasconderle alla popolazione. L'Italia fu una parte del bottino, divenendo una colonia mascherata da stato democratico, libero e sovrano, per ragioni di ordine pubblico.

Dal punto di vista delle nostre istituzioni - per ovvie necessità di legittimazione popolare - appare logico e conveniente continuare a giustificare la sudditanza e lo zerbinismo con questa sorta di inestinguibile sentimento di riconoscenza nei confronti del paese che bombardandoci ci liberò ... da noi stessi, anziché ammettere che dal 1945 l'Italia sia obbligata a rinunciare alla propria autodeterminazione politica, economica e militare (mediante l'articolo 11 della Costituzione).

Alle misure del '45 seguì poi una graduale opera propagandistica sociale e culturale con cui il popolo italiano fu abilmente indotto ad invaghirsi dei propri colonizzatori, smarrendo via via sempre più radicalmente la propria identità nazionale. Ciò ebbe luogo mediante la creazione del luogo comune per cui gli USA ci avrebbero liberati, (idea rinfocolata annualmente con la Festa della Liberazione - v. correlati), e con gli innumerevoli input culturali che fin dal 1945 operarono sottotraccia, veicolati dall'istruzione, dall'informazione e dall'entertainment (scusate l'anglogismo ma ... mi viene naturale).

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2 commenti:

  1. Ti sei dimenticato di citare il trattato bilaterale Usa-Italia del 1954 tuttora segreto per volontà Usa.

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  2. Ehm ehm...
    http://www.repubblica.it/online/dossier/basi/trattato/trattato.html

    RispondiElimina

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