2 maggio 2010

Morti Accidentali in Stato di Fermo (Ordine e Violenza)

Polizia, violenza ingiustificataViator
Anticorpi.info

Giorni fa è stata data la notizia secondo cui responsabile del tragico decesso di Stefano Cucchi sarebbe stato il personale medico dell'ospedale in cui il ragazzo fu ricoverato - colpevole di omissione di soccorso ad incapace - e non coloro i quali in ospedale lo spedirono a furia di botte.

Quello di Cucchi non è che il più recente degli episodi in cui le 'forze dell'ordine' sono state accusate di avere abusato del loro potere per infierire su un cittadino inerme.

La storia italiana - in particolare quella recente - è incredibilmente costellata di casi analoghi. Il sito Piazza Carlo Giuliani propone un lunghissimo elenco di cittadini che - dal 1948 ad oggi - sono stati vittime della 'pubblica sicurezza.' L'elenco prende avvio dalle continue aggressioni poliziesche contro i gruppi di ispirazione comunista subito dopo la Seconda guerra mondiale, all'ormai celebre caso di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico 'precipitato' da una finestra della questura di Milano nel dicembre 1969, all'episodio che vide coinvolto nel 2001 Carlo Giuliani, ragazzo ancora troppo ingenuo per comprendere che l'unica rivoluzione vincente è quella compiuta pacificamente, con la forza della ragione e la coerenza dei comportamenti individuali.

Dal 2005 ad oggi si contano i casi di Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Gabriele Sandri, Stefano Frapporti, Aldo Bianzino Giuseppe Uva e - appunto - Stefano Cucchi. Casi accomunati da un elemento di estrema gravità, dato che riguardano veri e propri attentati (non tutti ancora definitivamente provati) alla vita di liberi cittadini inermi.

Il fatto che soltanto adesso - dopo l'ennesima 'morte sospetta' nel giro di pochi anni - l'opinione pubblica stia aprendo gli occhi sulla gravità della situazione, è già di per se un dato tragico. Tragico perchè testimonia  una evidente incapacità ed inadeguatezza sociale dei mezzi di informazione italiani. Tragico perchè sottolinea il decadimento delle istituzioni, colpevoli di disinteresse e corporativismo. Tragico perché mette a nudo lo stato di imbarbarimento in cui versa la società civile.

Quando - il 6 luglio 2009 - il tribunale di Ferrara giudicò 'colposo' l'omicidio Aldrovandi, condannando gli agenti responsabili a 3 anni e 6 mesi di reclusione (peraltro mai scontati grazie all'indulto) non mi è sembrato che media e opinione pubblica abbiano avuto gran che da obiettare. Quando la nazione fu informata della agghiacciante vicenda che vide coinvolto Gabriele Sandri, vicenda inizialmente corredata da goffi e inspiegabili 'travisamenti' da parte dei mass media, non avemmo alcuna significativa rimostranza da parte dell'opinione pubblica. Quando il giovane padre di famiglia Aldo Bianzino fu pestato a morte in carcere, reo di avere coltivato qualche piantina di canapa nella propria abitazione, la notizia nemmeno fu accennata dai mass media tradizionali, e fu resa nota solo da qualche sito web, tra cui il blog di Grillo.

Oggi - troppo tardi - qualcosa si sta smuovendo. La gente sta aprendo gli occhi. Magari non immediatamente, ma di certo prima o poi inizierà a collegare gli episodi appena citati con altre fattispecie, magari meno eclatanti ma altrettanto esplicative. Inizierà a chiedersi come mai nessun capo mafia sia mai stato pestato a morte nel buio di una cella carceraria. Si chiederà perché una persona 'importante' fermata presso un posto di blocco stradale sia lasciata immediatamente ripartire con tante scuse, mentre l'uomo comune debba sottostare a test antidroga e perquisizioni. Si interrogherà sul motivo per cui una denuncia preventiva sporta da un cittadino comune quasi mai sia presa fattivamente in considerazione, mentre ogni cittadino 'importante' possa usufruire della massima disponibilità e protezione 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

Si chiederà se esista effettivamente il decantato 'garantismo' con cui molti uomini politici amano riempirsi la bocca. Se esista per tutti o solo per alcuni.

Prima o poi la gente intuirà che la propaganda in funzione del reclutamento non è l'unica ragione per cui la tv letteralmente trabocca di fiction poliziesche. Storie con le forze dell'ordine a fare da protagoniste. Eroiche, benevole, salomoniche, infallibili. Forze dell'ordine belle ed intelligenti che non pestano a morte ragazzini inermi, non sparano lacrimogeni su chi pacificamente manifesti il proprio dissenso, non inquinano prove compromettenti, non conoscono corruzione e ricatto, non difendono individui e interessi indifendibili. E soprattutto, che rispettano la vita. Ogni esistenza indiscriminatamente; ad iniziare da quella dell'ultimo emarginato per finire con quella del Presidente della Repubblica, passando per le esistenze dei cittadini qualunque che pagando le tasse assicurano loro uno stipendio.

Basta poco a tramutare il cameratismo in mafiosità, e singoli episodi in una tragica consuetudine. Mi auguro che i molti rappresentanti della pubblica sicurezza integri e dignitosi si dissocino al più presto da  questo trend. Che lo facciano con i fatti, e non solo a parole e scuse sulla 'difficoltà del loro lavoro', perché se è vero che chi opera per il mantenimento dell'ordine pubblico deve essere duro per poter tenere testa alle situazioni difficili con cui si confronta quotidianamente, lo è altrettanto che tra durezza e sadismo ne corre parecchia. Occhio, perché le cose stanno precipitando, e le mele marce stanno inficiando l'intero paniere.

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1 commento:

  1. giustissimo...una strage sotto gli occhi di tutti...nessuno dice niente...nessuno fa niente..pensano solo al calcio...che dementi...

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