10 settembre 2010

Tutto Inutile?

foresta che cresceViator
Anticorpi.info

Prendo spunto dal video realizzato da Anima Libera e postato dal blog Eliotropo per dire la mia sul tema dell'apparente inutilità della controinformazione e del mancato 'risveglio collettivo.' Di seguito il video in questione.


Canale YT ANIM ALIBE

Avrete riconosciuto la voce di Paolo Barnard, noto giornalista autore di inchieste e saggi "non allineati", dunque estromesso dal panorama informativo mainstream italiano.

Ebbene, a mio avviso tale visione non è condivisibile. Ho l'impressione che a volte il giornalista bolognese stenti ad affrancarsi dai meccanismi di autodifesa sistemici, e che questa sia una di esse.

A quali meccanismi mi riferisco? In primo luogo alla concezione secondo cui una informazione di denuncia alla quale non faccia seguito una qualche rimarchevole manifestazione collettiva, sia da considerarsi inutile.

Quest'ordine di pensiero scaturisce da una idea sessantottesca, sanculottesca della rivoluzione. Una concezione che la storia recente ha bocciato senza appello. Lotta senza quartiere; oceaniche folle inferocite intente a scandire slogan; scontri urbani tra cittadini in protesta e forze dell'ordine; squadriglie di infiltrati mischiate ai manifestanti con il preciso incarico di esercitare violenza allo scopo di criminalizzare - complici i media - la folla in protesta. Tutta roba già ampiamente sperimentata con risultati che sarebbe eufemistico definire mediocri.

La contestazione giovanile degli anni '60 ed i moti No Global degli anni '90 - per citare due tra i maggiori movimenti dissenzienti degli ultimi decenni - hanno fondato la loro attività quasi esclusivamente sulle azioni collettive, e mi sembra che i risultati siano sotto gli occhi di tutti. Cosa è cambiato in concretoGuardiamoci intorno. La base sociale continua a subire, e la oligarchia continua a dettare legge. La globalizzazione ha proseguito il suo decorso fino allo effetto domino che - come previsto - ha disfatto la economia occidentale, con i risultati che conosciamo.

Forse dovremmo soffermarci a chiederci quali siano stati i motivi di tali fallimenti.
Uno di essi, a mio parere, risiede nel fatto che anziché essere dettati da una profonda presa di coscienza da parte di tutti i cittadini coinvolti, tali movimenti scaturirono da un effimero eccesso di malcontento popolare. Intorno ad un nocciolo costituito da pochi ideologi realmente consapevoli, andò a coagularsi una polpa formata da individui mossi da impulsi emulativi e propositi poco chiari e definiti. Persone capaci di agire solo in funzione del rapporto di subordinazione instaurato con i "capi" del movimento.

La nodale verità alla quale tutti noi lentamente stiamo pervenendo è che il vero cambiamento non può essere perseguito mediante atti violenti, né tramite inutili manifestazioni collettive circoscritte in un tempo e luogo definiti. Il cambiamento per essere duraturo deve fondarsi su solide basi etiche che accomunino tutti i  singoli individui coinvolti. Regole che una volta acquisite entrino a far parte del bagaglio intellettuale del cittadino, assurgendo a paradigma da applicare in ogni momento della vita, non soltanto in occasione del corteo o del picchettaggio.

Di conseguenza il primo passo verso un reale cambiamento non può che essere mosso verso una siffatta diffusa consapevolezza. Una meta lontana, impervia, che non può prescindere dal coinvolgimento delle nuove generazioni cui dovremo lasciare in eredità quanto appreso sul sistema che ci circonda e le sue trappole.

Ecco un breve videoclip in cui Ben Stewart, autore dei documentari Esoteric Agenda e Kymatica illustra la fallimentarietà del pensiero collettivo, e spiega come il solo modo di essere rivoluzionari risieda nello sviluppo del pensiero individuale, di una profonda consapevolezza, diventando leader di noi stessi.



Ecco perché la opera di risveglio delle coscienze compiuta dalla informazione (cultura) alternativa alla fine risulta tutt'altro che vana. Il fatto che la sua utilità non sia misurabile sulla base di 'azioni collettive' volte alla sensibilizzazione di una sorda, cieca, muta classe politica, a mio modo di vedere è un sintomo positivo, la dimostrazione del raggiungimento di una inedita maturità. Un cittadino che smetta di accodarsi alle azioni allestite dalle più svariate organizzazioni, manifestazioni estremamente organiche al sistema in quanto oltremodo gestibili e strumentalizzabili, a mio avviso è un cittadino consapevole.

L'ottimo lavoro svolto dall'informazione alternativa può inoltre verificarsi anche solo contando l'enorme mole di nuovi siti e blog che continuano a nascere spontaneamente sull'onda di questa irrefrenabile presa di coscienza. Attenzione: qui non si tratta di un mucchio di pecorelle che si limitano ad annuire ascoltando i discorsi di un capo popolo (sia esso contestatore o paladino del sistema), ma di gente che avendo acquisita la necessaria coscienza agiscono in prima persona, si mobilitano individualmente sia per informare la gente che per affermare la loro ritrovata sanità mentale. Questa è vera rivoluzione.

Il piglio severo con cui Barnard si riferisce a personaggi come Grillo e Travaglio - rappresentanti eccellenti del left gatekeeping nostrano - è legittimo ma scontato.

Proprio per questa ragione ho la sensazione che Barnard si contraddica quando nel paragrafo: "Il Metodo di Questo Lavoro" del suo ultimo saggio "Il Grande Crimine", scrive quanto segue:
"Nell’intento di capirci qualcosa, ero a un bivio: i signoraggisti non mi offrivano garanzie di autorevolezza, essendo un gruppo assortito di avvocati, medici, traders, giuristi, internettiani non meglio qualificati e/o imprecisati affaristi, insomma, tutto meno che economisti e monetaristi. Eccezion fatta per un paio di nomi accreditati, come ad esempio il prof. Willem Buiter, della London School of Economics, che ne avrebbe parlato apertamente, il quale però interrogato da me replicò: “Chiunque veda nel signoraggio bancario un complotto, è un orso decerebrato”. Che fare allora? A chi chiedere di analizzare il presunto ‘complotto del signoraggio’ con la dovuta competenza ma anche libertà di pensiero? Scartai l’ipotesi di rivolgermi a un accademico italiano, semplicemente perché avrei speso più tempo a capire da quale corrente politica e/o massonica era appoggiato che a intervistarlo. La mente corse allora a Michael Moore, e al suo ultimo Capitalism a Love Story. In quel film, che com’è noto attacca frontalmente proprio le più micidiali e potenti banche del mondo, appare un economista americano di tutto rispetto, William Black. Autorevole docente di giurisprudenza ed economia, più volte testimone eccellente al Congresso degli Stati Uniti contro i recenti scandali bancari, persino minacciato di morte per le sue denunce contro i banchieri e gli affaristi, Black era il mio uomo."
Ora, sarei curioso di sapere quali sarebbero gli elementi che renderebbero un prof. Buiter, un Michael Moore o un William Black degni della credibilità e della fiducia che Barnard non ripone in Travaglio e Grillo. 

L'istituto London School of Economics fu fondato - ed è tuttora amministrato - dalla Fabian Society, tra le principali organizzazioni mondialiste del pianeta (leggi: Nuovo Ordine Mondiale). Siamo certi che le opinioni espresse da un rappresentante di un tale ente possano essere ritenute affidabili? Eppure Barnard non esita a definire Buitler come: "un nome accreditato."

Passiamo a Michael Moore. Mi chiedo se abbia realizzato - Barnard - che l'ultima opera del documentarista statunitense - prodotta niente popò di meno che dalla Paramount - sia una continua, irresponsabile - e non so quanto disinteressata - istigazione alla rivolta violenta. 

Affidarsi ad un tentativo di rivoluzione violenta - con l'abnorme divario tecnologico, organizzativo e mediatico che separa la base sociale dalle forze militari e di polizia - vorrebbe dire tuffarsi dalla padella nella brace. 

La violenza (inaccettabile, sempre e comunque) non farebbe che fornire al potere le motivazioni per un ulteriore giro di vite ed introdurre nuove misure liberticide con il beneplacito della opinione pubblica. Chiunque abbia occhi per vedere avrà intuito come in questi anni sia in atto una chirurgica campagna di provocazione indirizzata proprio a scatenare una rivolta violenta, per le ragioni di cui sopra.

Quanto a William Black, che Barnard definisce "autorevole" in quanto docente presso una università sovvenzionata (come tutte le università) da fondi sistemici, e "credibile" poiché "minacciato di morte per le sue denunce contro banchieri ed affaristi", mi domando cosa differenzi la sua autorevolezza da quella di tanti altri divulgatori di notizie che il pubblico è stato indotto a ritenere 'scottanti', ma che di scottante avevano ben poco, dal momento che si limitavano a rimestare argomenti già ampiamente risaputi, utili a consolidare la versione 'filmica' della realtà e la percezione di una informazione libera. Personaggi perseguitati da minacce di morte che non si sono mai concretizzate.

Tornando alle considerazioni iniziali,  ritengo che il tempo di "agire" - nel senso inteso da  Barnard - sia finito. Il che è una fortuna. Paradossalmente bisognerebbe iniziare ad agire di meno, specie quando le azioni che si intendono compiere non scaturiscono da un dettame di coscienza, ma da sollecitazioni provenienti da soggetti terzi, siano essi movimenti politici, sindacali, religiosi, o capipopolo o left gatekeeper travestiti da novelli Robespierre.

Agire di meno, e consapevolmente. Se è vero che libertà è partecipazione - come cantava il mai abbastanza compianto Giorgio Gaber - risulta imprescindibile tracciare una netta linea di demarcazione tra la partecipazione popolare - instaurata tra individui di pari grado - e la partecipazione acritica che molti di noi, a volte sconsideratamente, offrono allo stesso sistema da cui sono vessati e schiavizzati. La misura con cui contribuiamo singolarmente a tenere in piedi tale indecente baraccone è inversamente proporzionale all'ascendente che potremmo sottrargli negandogli la collaborazione.

A me sembra che da qualche tempo stia accadendo questo. Le persone stanno affrancandosi dagli incantesimi sistemici, stanno realizzando quanto sterili siano le forme di protesta 'convenzionali' patrocinate dal sistema, e stanno recuperando la loro smarrita individualità a discapito della mentalità da branco.

Rispondendo alla domanda che dà il titolo al post, secondo me il lavoro svolto dalle migliaia di blogger e giornalisti indipendenti (tra cui Barnard) sono tutt'altro che inutili. Ritengo che proprio grazie a questo potente, amorevole impegno congiunto, mai come oggi il cittadino sia stato vicino a una autentica presa di coscienza. Questo radicale mutamento sta diffondendosi sottotraccia, silenziosamente, come una sorta di virus benefico che sta modificando nel profondo le coscienze e - di conseguenza - le abitudini di vita. Un mutamento inarrestabile, la cui crescita sta coincidendo con un assottigliamento dello ascendente che il sistema esercita sulla popolazione.

Ciò detto, un cosa mi sembra certa: il mutamento è nell'aria. Certo non il mutamento globale che molti auspicano e che a mio avviso mai potrà verificarsi realmente su questa terra, ma un mutamento che interessa quella parte di consapevolezza oscurata dall'opera certosina del sistema, che sta riemergendo per tornare a contrapporsi all'ignoranza, all'odio, al nichilismo.

Resta ancora molto da fare. I mass media tradizionali proseguiranno a disinformare affinché tale silenziosa rivoluzione resti il più a lungo possibile relegata oltre i confini della realtà mediata. Ma a chi - come Barnard (che nel mio piccolo continuerò a seguire con interesse) - afferma che sia tutto inutile, sommessamente suggerisco di tendere l'orecchio, perché - come si dice -  un singolo albero che cade fa molto più rumore di una foresta che cresce.

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Individualità

Essere un Io oppure avere un Io?




Figli di Matrix




12 commenti:

  1. Bell'articolo. Mi ritrovo anche io a volte a pensare che sia tutto inutile, ma poi vedo anche la speranza del cambiamento, la speranza di essere individui.
    Ci sono sempre più persone che prendono coscienza, che spengono gli interruttori dell'intrattenimento. Auspico una rivoluzione pacifica.

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  2. Si, rimanere vigili ed attivi è sicuramente un imperativo per tutti quelli che percepiscono la realtà così com'è ed hanno una idea partecipativa della società degli uomini. Tuttavia fonti di sconforto esisterebbero a iosa se non fosse per una parte dell'uomo molto profonda che ci fa sperare in un reale salto di consapevolezza. Aspettiamo e immaginiamo intanto un mondo migliore. grazie, Ghigo Battaglia

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  3. Sono d'accordo certamente sul fatto che la vera,grande rivoluzione parta dal nostro cuore e cervello con la presa di coscienza interiore dei grandi inganni a cui siamo sottoposti.
    E poi comunicare il tutto agli altri,incessantemente.
    I 1000 topolini abbatteranno gli elefanti semplicemente con la loro presenza e il loro sguardo consapevole.

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  4. Continuo a non capire perchè ci sia questa disaffezione - che se ben ho capito nasce da Barnard - tra Barnard e Travaglio: non dicono forse, o comunque in sostanza, le stesse cose? La mia stima va ad entrambi, ma mi disorienta un po' l'attrito dra i due. Sul fatto che sia auspicabile una rivoluzione che sia più del pensiero che delle masse in movimento nei cortei, beh, su questo credo non ci possano essere dubbi. Resta il fatto però che una larga fetta delle persone sono legate molto all'effetto del gruppo per prendere coscienza della situazione; oppure vedi anche la drammatica situazione dei pastori sardi, che per essere ascoltati non hanno avuto altro modo che quello di protestare in massa (con quali risultati lo devo ancora sapere). Non ho capito chi sia l'autore, di questo articolo. In ogni caso - chiunque l'abbia scritto - lo trovo condivisibile, soprattutto per una persona poco incline agli spostamenti, che rimane riluttante ad unirsi a cortei, magari a centinaia di chilometri da casa, per poi vedere che non è servito a nulla. Non sono d'accordo sullo spegnere la TV definitivamente: anche su questo, una presa di coscienza, ed uno spirito critico ritrovato o risvegliato, serve per vedere cosa il sistema ci vuole propinare in luogo della realtà; non spegnerla dunque, ma acquisire la capacità di criticarla e di capire quando ci raccontano storielle, così da poterle usare contro gli stessi che ce le vendono. Molto bella la chiosa finale dell'albero che cade.

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  5. barnard e travaglio sono disinformatori

    il giorno che denunciassero le scie chimiche forse potrebbero essere considerati di nuovo dei veri giornalisti

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  6. @ maria ... ti ringrazio, amica. il tuo auspicio è anche il mio.

    @ ghigo ... a me sembra che molte fonti di sconforto provengano dalla versione della realtà che ci propinano i mass media (proprio a tale scopo). che ne pensi?

    @ dante ... mi fa molto piacere la assiduità delle tue visite. concordo con quanto affermi e mi unisco al tuo auspicio. a presto

    @ roby ... in realtà credo sia più barnard ad avercela con travaglio, che viceversa. le ragioni per quanto ne so dovrebbero avere a che fare con lo snobismo e la parzialità di travaglio. quanto ai pastori sardi (e le numerose altre categorie che ultimamente hanno dissotterrato l'ascia di guerra), secondo me il nocciolo della questione è sempre quello: troppo semplice risvegliarsi solo quando la ingiustizia ci tocca in prima persona, dopo esserci disinteressati delle ingiustizie subite in passato dal nostro prossimo. comprendo ed apprezzo il tuo punto di vista in merito alla tv, sebbene rimanga dell'avviso che per sicurezza sarebbe meglio spegnerla definitivamente. l'autore dell'articolo sono io medesimo di persona, cioè viator.
    grazie del commento e a presto :)

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  7. Ciao Viator, innanzi tutto grazie per la citazione...e poi complimenti per l'articolo, che mi trova tutto sommato d'accordo, vorrei citare a questo proposito Ghandi che diceva che noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo e Terzani che dichiarava che la prossima rivoluzione sarebbe stata interiore...questo per definire quel che tu dici.
    E' molto vero infatti, che un risultato la rete con il suo intenso comunicare lo sta sortendo ed è quello di ampliare la coscienza e gli esempi che tu hai citato sono certamente reali, per contro l'area di ipnosi si sta allargando...e l'impressione per chi guardi il mondo e di di una serie di persone ferme ed assorbite dal proprio video (ed intendo quello della TV).
    Sono convinta che la modificazione debba partire dal paradigma e che oggi saper leggere il cambiamento non possa prescindere dalla conoscenza della rete, ma spero sinceramente che l'infezione olistica che modificherà il mondo non sia molto a di là da venire, perchè sono siceramente molto stanca di questi valori e di questi rapporti.

    Un caro saluto
    Namastè

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  8. @ corrado ... grazie del contributo.

    riguardo barnard e travaglio, personalmente mi ispira più fiducia il primo, sebbene - come ho scritto nel post - a volte mi dia l'impressione di credere più alle opinioni "autorevoli" che ai propri stessi occhi ...

    il che ritengo possa spiegare almeno in parte perché non si sia mai interessato delle scie.

    a presto, amico

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  9. @ rosa ... comprendo la tua stanchezza, perché a volte mi sento esattamente allo stesso modo. ad essere sincero non credo che il mutamento potrà mai sancire una totale e definitiva "vittoria del ben contro il male".

    penso che bisognerebbe inquadrarlo nel senso di un "riassetto" delle forze in gioco, ormai troppo sbilanciate verso l'oscurità.

    difficilmente si perverrà mai ad un mondo del tutto giusto e benevolo, in quanto ciò automaticamente svuoterebbe di significato gli stessi concetti di giustizia e benevolenza e priverebbe questa esperienza terrena di ogni funzione.

    grazie del commento, amica
    a presto

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  10. Barnard è un personaggio che odia coloro che seguono i guru, come grillo e travaglio, ma la sua carriera è costellata dall'emulazione dei guru, sopratuttto di Chomsky, noto disinformatore sul NWO e sull'11 settembre, che Barnard segue acriticamente e cita nei suoi libri.
    In ultima analisi sia i Barnard che i Travaglio che i Grillo e i Giulietto Chiesa non vogliono che la massa prenda consapevolezza perchè costoro perderebbero la loro autorevolezza è ruolo sociale, in alcuni casi molto ben remunerato. Barnard vuole fare il condottiero dicendo nello stesso tempo che bisogna dare potere alla gente; vuole dare potere alla gente, ma è importante che la gente la pensi come lui, altrimenti si arrabbia molto, come con chi la pensa diversamente da lui sull'11 settembre, scie chimiche e NWO. La contraddizione vivente Barnard, come citato nell'ottimo articolo sopra, vuole indagare sul signoraggio ma non è capace di farlo da solo razionalmente, seguendo i dati di fatto e la ricerca in prima persona; si affida invece a "guru accreditati ufficialmente" come un cagnolino; agli altri però dice che debbono lasciare perdere i guru e pensare in prima persone; Barnard è un personaggio doppiogiochista e in malafede o ha forti disturbi di personalità

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  11. Il tema è piuttosto complesso, per quanto sia fondamentale: trovare un modo efficace per reagire all'attuale stato di cose. Violenza o non violenza? Non è facile rispondere.
    Vi sono episodi di violenza che sono inutili e perniciosi per chi li compie.
    Se inveci di poche centinaia di persone fossero in milioni a sollevarsi e ovvio che gli effetti di tale sollevazione sarebbero difficilmente strumentalizzabili.
    Quindi la forma a volte è più importante della sostanza.
    Una rivoluzione non violenta implica che la mentalità della gente abbia già fatto un salto ben al di là dell'attuale utilitaristisca e individualista,

    Ad esempio: se una multinazionale tratta male i lavoratori, uccide i sindacalisti nei territori poveri, sfrutta il territorio si ritrovasse con milioni di persone che non comprassero i suoi prodotti forse qualcosa cambierebbe.

    Ma come le convinci queste persone?

    La strada non è univoca e attualmente lo stato della lotta è ai minimi termini.

    Davide

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