17 ottobre 2010

La Perfetta Imperfezione Sistemica (Sistema e Piaghe Sociali)

Chaplin, meccanismi, Charlot, Tempi Moderni
Viator
Anticorpi.info

Un giorno una rondella collocata sul banco di un orologiaio si mise a protestare: "Non ne posso più! Tutti i giorni la stessa vita grama, faticosa, ripetitiva! Girare, sempre girare, sempre allo stesso ritmo e velocità. Girare con le altre rondelle. Chi più lenta, chi più veloce, chi in un senso chi nell'altro, ma solo e sempre girare!
Ti sembra una bella vita? Una vita dignitosa? Questo sistema è insostenibile, ma tu che sei pagato per mantenere noi rondelle in perfetta salute non muovi un dito per cambiarlo! Orologiaio, devi fare qualcosa!"

L'orologiaio, che quel giorno era in vena di chiacchiere, rispose alla rondella. "Cara mia, forse questo sistema sembrerà difettoso a te che ci vivi dentro e contribuisci al suo funzionamento, ma i fruitori dell'orologio, che si avvalgono delle mie competenze per mantenerlo efficiente, lo trovano impeccabile. Ah, e per inciso, il mio ruolo non è quello di perseguire il tuo benessere, ma di assicurarmi che il meccanismo di cui fai parte conservi la sua puntualità ed efficienza nel tempo."

Questa storiella mi aiuta a introdurre il tema del post, cioè la natura ambivalente, al tempo stesso perfetta imperfetta del sistema entro cui viviamo.

Quella che ai cittadini appare come una società alienante, brutale, scompensata, perciò tragicamente lacunosa, se osservata dal punto di vista di chi si pone al di sopra di essa, avvalendosene come di uno strumento reazionario, muta completamente valenza per divenire un meccanismo preciso come un orologio svizzero, così armonico che in esso nulla è lasciato al caso. Una geniale miscela di ingranaggi sociali, culturali e politici combinati in funzione della conservazione ed espansione del potere costituito. 

Nell'ottica delle forze oscure che se ne avvalgono, l'efficienza di questo meccanismo è subordinata al buon funzionamento di alcune costanti socio - politico - economiche, gran parte delle quali trova espressione in una serie di fenomeni che il cittadino è indotto a percepire come 'piaghe sociali.'

SISTEMA DEBITO
Non è ancora diffusamente percepito come una vera e propria piaga sociale, sebbene mi pare che da qualche tempo la gente abbia iniziato a valutare l'ammasso di assurdità da cui è contraddistinto.

In primo luogo, anche in ossequio alla ideologia materialistica il sistema debito induce chi è benestante a perseguire una superflua accumulazione di ricchezza, in una spirale di autolesionismo sociale che da un lato incentiva la mentalità del profitto fine a se stesso, stravolgendo il concetto di lavoro, e dall'altro ostacola l'innovazione, la concorrenza ed il ricambio generazionale, promuovendo la costituzione di inattaccabili monopoli gestiti da gilde familiari e clientelari.

In secondo luogo - come sostiene Silvano Agosti nel Discorso Tipico dello Schiavo - il debito tradisce un intento malevolo: sottrarre agli individui i migliori anni della loro vita, obbligandoli a concentrare ogni sforzo in funzione del profitto.

Logica avrebbe voluto che - date le vette conseguite dalla tecnologia nell'ultimo mezzo secolo - le ore di lavoro subissero una drastica riduzione, e invece paradossalmente sono aumentate. Volendo esemplificare all'osso, tale aberrazione discende dalla dottrina secondo cui un'economia che non cresca costantemente sia da considerarsi debole.

Ma non è tutto. Il fatto che ognuno debba preoccuparsi di conservare la propria fonte di sostentamento (grazie a meccanismi inflattivi, imposizioni fiscali vessatorie e alla piaga della disoccupazione, di cui a breve) ci rende tutti ricattabili ed assoggettati all'umore dei poteri forti.

Illudersi che nella società contemporanea possano esistere organi di informazione di massa indipendenti, obiettivi e pluralistici, ad esempio, è pura utopia. In un sistema fondato sul debito è fisiologicamente impossibile. Discorso identico per qualsiasi altro comune cittadino deputato a svolgere funzioni di utilità e tutela sociale in contrasto con gli interessi usurai e capitalistici. Qualcuno ha detto 'sindacati'?

Infine, il sistema debito entro cui accettiamo di vivere, contempla come 'normale' il fatto che molte persone siano impossibilitate a provvedere alla loro stessa sopravvivenza. Gente che letteralmente muore di fame nella impassibilità delle 'classi abbienti.' Dettagli trascurabili?

FAME NEL MONDO
Parecchi anni fa, ai tempi delle medie, ricordo che la professoressa di Italiano tenne numerose lezioni riguardo la Fame nel Mondo ed il Terzo Mondo. La carenza di acqua, le malattie, i bambini malnutriti. Roba che faceva breccia perfino nel cuore ingenuo ed egoista di un dodicenne. Ma niente paura - concludeva la prof. - dato che il buon mondo civilizzato aveva istituito grandi organizzazioni come la FAO, che avrebbero risolto il problema. Evviva!

Sono trascorsi ahimè due bancali di anni da quando frequentavo le scuole medie, e mi sembra che in tanto tempo non solo la Fame nel Mondo non sia stata debellata, ma si sia estesa e incancrenita.

Qualcosa non torna.
Se ci si fa caso, lo stesso meccanismo che ha ridotto determinate regioni del globo alla estrema povertà e le mantiene in questo stato 'malgrado' i cosiddetti 'interventi umanitari' dei paesi più ricchi, si replica a livello continentale e nazionale. Nel nord America ci sono gli stati meridionali ed il Messico; in Europa i Paesi balcanici ed i PIIGS; in Medio Oriente i Paesi a Est del Golfo; in Asia continentale l'India e le miriadi di staterelli rurali che orbitano intorno ai colossi Russia e Cina; nell'Asia del Pacifico le Filippine ...

E ancora: in Italia abbiamo il meridione, in Francia il settentrione, in Spagna la Galizia, negli USA i Paesi del sud, in Germania la ex Germania Est, nel Regno Unito la Scozia e l'Irlanda.

Sorprende constatare come grandi organizzazioni molto potenti e danarose, e legioni di premi Nobel sfornati dal mondo occidentale da mezzo secolo restino del tutto impotenti di fronte a un problema così ben circoscritto e di così ragguardevoli proporzioni.

Ma siamo certi che vi sia una reale volontà di porre rimedio al problema?
Le regioni in difficoltà economica infatti assolvono una irrinunciabile funzione all'interno del meccanismo sistemico. Dal lato economico assicurano un perpetuo bacino di mano d'opera a costo zero; subissi di materie prime depredabili, e territori da adibire a discariche per i rifiuti delle regioni più ricche. Inoltre forniscono ai burattinai che tirano i fili al mondo un impareggiabile strumento di controllo sociale, distruttivo o costruttivo a seconda delle modalità di uso: i flussi migratori. Con il loro controllo (e quello dei debiti pubblici), i burattinai sono in grado di condurre alla crisi oppure rivitalizzare qualsiasi economia sulla faccia del pianeta.

Per concludere i paesi 'poveri' assolvono una funzione di deterrente psicologico, dato che contribuiscono ad alimentare nell'immaginario collettivo dei paesi 'ricchi' l'idea di vivere nel migliore dei luoghi possibili, una beata oasi di opulenza in cui i cittadini hanno avuto la gran fortuna di nascere e di  ... lavorare.

DISOCCUPAZIONE
Qui occorre fare una premessa. La piaga della disoccupazione non risiede tanto nella impellente necessità umana di avere un'attività esclusiva, ripetitiva, alienante, riduttiva, da praticare per 40 anni in attesa di ricevere una misera pensione.

Per i più si tratta di portare a casa quanto basta per campare o - al limite - conservare il 'tenore di vita' al quale si sono assuefatti.

In realtà nessuno può definirsi realmente disoccupato, dato che nessuno in realtà fa niente. I sassi (forse) fanno niente, ma gli esseri umani fanno sempre qualcosa. La figura dello 'sfaccendato' discende dal luogo comune di marca sistemica secondo cui le uniche attività umane dignitose siano quelle monetizzabili, praticate cioè in funzione di un profitto economico.

La verità è che ognuno di noi è portato a dedicarsi alle attività funzionali alla propria esperienza in questa realtà, alcune delle quali semplicemente sono improduttive dal punto di vista materiale. Il fatto che non contemplino beni da vendere, prestazioni da fornire, doveri da espletare e forzature a cui sottostare - però - non vuole affatto dire che si tratti di attività indegne o riprovevoli.

Il cliché marxista secondo cui chi non voglia o non possa partecipare all'ingranaggio sistemico (leggi: chi non possa o non voglia trascorrere l'esistenza svolgendo un'attività ripetitiva, esclusiva, alienante, riduttiva, in attesa della vecchiaia e della morte) sarebbe un parassita, un degenerato, oltre che estremamente ottuso, è sintomatico dello stato di alienazione collettivistica in cui versano tutti coloro i quali vi ricorrano come invettiva: "siamo gente che lavora!" "Vai a lavorare!" E via dicendo.

'Disoccupazione' significa solo: 'assenza di fonti di reddito necessarie alla sopravvivenza' e non 'carenza di attività che diano un senso e una dignità all'esistenza. Quest'ultima è di per se dignitosa e sensata a prescindere da qualsiasi sovrastruttura di marca sistemica.

Ciò detto, passo a fare un paio di considerazioni sul fenomeno.

Da che ho memoria uomini politici e notiziari fanno riferimento alla disoccupazione con piglio donchisciottesco; ne parlano come di una piaga divina, cronica ed incurabile. Non ci si può far niente. La disoccupazione esiste e noialtri possiamo solo adoperarci per contenerla. Il cielo è blu, i prati sono verdi e la disoccupazione esiste. Punto. Anzi, no; ora si è aggiunto il precariato. Punto.

Posto che in un regime di libero mercato (o presunto, sedicente tale) sia improponibile obbligare qualcuno ad assumere qualcun altro in ossequio ad una politica sociale, mi chiedo come sia possibile che ancora oggi le istituzioni ancora non convengano sul fatto che ogni cittadino sprovvisto di una fonte di reddito - abbia il medesimo, sacrosanto diritto dei suoi omologhi 'occupati' di ricevere un'indennità basilare che gli consenta di vivere tranquillamente, evitando di scivolare nella disperazione o votarsi al crimine.

Qui non si tratta di finanziare infrastrutture o accodarsi alla Nato. Stiamo parlando della dignità della persona umana. Se esistono fondi (tanti) per aggregarsi ad eroiche missioni "di pace" volte a garantire la dignità umana in giro per il mondo, allora devono esistere fondi per garantire la dignità umana anche nel blocco globalizzato. Altrimenti si conferma la tesi di chi sostiene che quella delle 'missioni di pace' sia solo una scusa per giustificare una squallido e psicopatica campagna imperialistica.

Anche qui abbiamo a che fare con un fenomeno ambivalente. Nefasto per le "rondelle", ma positivo ed efficace per i "fruitori dell'orologio."

Grazie alla disoccupazione - infatti - il cittadino è indotto a sacralizzzare la propria fonte di reddito, aggrapparsi ad essa e difenderla anche a costo di andare contro l'etica e la morale.

Tutto ciò lo rende perfettamente controllabile e ricattabile. Ogni compromesso val bene la difesa di una fonte di sopravvivenza. Il che diventa socialmente svantaggioso in tutti i casi in cui il cittadino svolga funzioni di utilità collettiva in antitesi agli interessi usurai e capitalisitici - ad esempio scrivere su un giornale -  allorché per quieto vivere - dietro lo spauracchio delle ritorsioni che un atto di sfida al sistema potrebbe innescare - non compia fino in fondo il proprio dovere.

La seconda funzione assolta dalla disoccupazione ha a che vedere con i mestieri meno appetibili. Mansioni non espletabili da macchinari che - ove si istituisse un reddito di cittadinanza - nessuno più si abbasserebbe a sobbarcarsi.

Tra le mansioni di cui sopra rientrano a buon diritto gli arruolamenti nell'esercito, in polizia o nella criminalità. La maggioranza degli individui che decidono di aggregarsi alle forze militari e di polizia lo fanno sospinti dal bisogno di reddito. Discorso identico per ciò che riguarda la criminalità.

In assenza della 'piaga della disoccupazione' gli eserciti sarebbero costretti a chiudere bottega per carenza di personale o perché costretti a retribuire le milizie in misura di gran lunga più elevata rispetto alla realtà attualeLa stessa criminalità organizzata finirebbe per ridimensionarsi al punto da rendere superfluo l'attuale elefantiaco dispiego di forze di polizia.

CRIMINALITA' ORGANIZZATA
Altra 'piaga sociale' di cui sovente dissertava la mia professoressa. In particolare, parlava della mafia.

Assodato che derivazione primaria della criminalità sia la disoccupazione, stupisce  il dato che - nonostante il dispiego di 'risorse umane' e mezzi tecnologici appannaggio delle forze militari e di polizia, non si riesca ad avere ragione di pochi nomi arcinoti o facilmente individuabili. Possibile che organizzazioni di intelligence capaci di rovesciare governi, scatenare rivoluzioni, sgominare 'piani terroristici' non siano capaci di assicurare alle patrie galere una manciata di individui che fanno i soldi con gli appalti, la droga, le estorsioni e la prostituzione?

Ancora una volta sorge la sensazione che non sussista la volontà di porre rimedio al problema. Ma, a pensarci bene, che senso avrebbe mantenere in piedi un ministero degli interni e centinaia di stazioni di polizia, se in giro non ci fossero la criminalità organizzata, i no global spaccavetrine e gli ultras "facinorosi"?

Senza criminalità organizzata non potrebbe esistere una forza di polizia dai connotati a noi noti, e senza quest'ultima non potrebbe esistere il presidio del territorio da parte di chi detiene il potere.

Ciò spiega come mai a volte ci si trova di fronte a dati spiazzanti come quelli prodotti dallo Osservatorio di Pavia, che tempo fa confrontò la quantità di cronaca nera riportata dai telegiornali, con i dati reali circa la quantità di atti criminali commessi negli stessi giorni, trovandoli inversamente proporzionali. Leggi il post.

In materia di criminalità organizzata le istituzioni si comportano come quel ragazzino che invita una coetanea al cinema a vedere un film horror nella consapevolezza che alla prima scena spaventosa questa gli salterà al collo. Hanno bisogno come l'aria che il cittadino si senta perennemente intimidito da qualche minaccia che esiga legittimi il loro presidio del territorio.

CANCRO
La Peste dei Nostri Tempi. Da bambino purtroppo la conobbi da vicino. Oggi sono un uomo, ed il cancro non solo continua a portarsi via le mamme ed i papà, ma ha iniziato con regolarità a far strage dei figli, evenienza assai rara solo fino a qualche decennio fa.

Secondo i dati del documentario di Massimo Mazzucco: Cancro, Le Cure Proibite, (v. correlati) all'inizio del secolo scorso si ammalava di cancro una persona su venti. Negli anni Quaranta la percentuale crebbe ad una persona su sedici, nei Settanta una su dieci, fino ai giorni attuali, in cui si è pervenuti ad un raggelante rapporto di una persona su tre.

Meglio non azzardare proiezioni statistiche che - sulla base dei dati appena riportati - condurrebbero a previsioni davvero sconvolgenti  per il prossimo futuro.

Ad ogni modo, non è forse vero che anche in questo caso qualcosa non torna?
Possibile che la scienza convenzionale - tramite cui il sistema ci informa su ciò che debba essere considerato benefico e ciò che invece costituirebbe un pericolo per la salute - malgrado gli sforzi profusi sia dal punto di vista economico che di 'risorse umane' ed anni di ricerca, in circa un secolo non sia riuscita ad arginare la mortifera diffusione della Peste dei Nostri Tempi?

Possibile che la maggioranza dei luminari sottoscrittori del giuramento di Ippocrate non abbia ancora smosso mari e monti affinché le fonti di inquinamento industriale e militare - tra i principali fattori oncogeni - siano proibite per sempre? 

Possibile che ci si debba arrovellare sulle misure di smaltimento delle scorie tossiche, ma nessun organo istituzionale avanzi l'ipotesi che sarebbe consigliabile non produrle, le scorie tossiche?

E ancora: possibile che nessuno si sia posto seriamente il dubbio che - forse - non tutti i produttori di scorie tossiche siano così diligenti da liberarsene attraverso i costosi canali prescritti dalla legge, e qualcuno potrebbe avere scoperto quanto grandi e gratuiti siano il mare e le lande desolate?

Possibile che dal 1945 al 1998 sia stata autorizzata la detonazione di ben 2053 ordigni nucleari, per fini esercitativi?

Possibile che additivi cancerogeni come aspartame e HFCS continuino ad essere liberamente aggregabili ad alimenti comuni? Che sostanze cancerogene come tabacco ed alcool continuino ad essere vendute liberamente, addirittura in regime di monopolio statale?

Tutto ciò, a mio modo di vedere, diventa possibile solo se in realtà non sussista una sincera volontà di arginare la diffusione delle gravi patologie che stanno decimando la popolazione.

In questo caso il discorso si fa interessante, dal momento che ci induce a sospettare che in realtà la cura (o il vaccino) per i mali di cui sopra esista, probabilmente da molte decine di anni, ma venga riservata unicamente ad alcuni soggetti selezionati.

Incominciamo dal dato più ovvio: le patologie tumorali rappresentano una immensa fonte di guadagno per le industrie farmaceutiche. Si è calcolato che ogni ammalato di cancro spenda in media 50.000 $ per far fronte alla malattia, tra ricoveri e costosissimi farmaci chemioterapici.

Mi chiedo - all'interno di una economia folle come la nostra - in base a quali presupposti i padroni di Big Pharma dovrebbero rinunciare ad un tal boccone immettendo sul mercato farmaci o terapie che siano in grado di prevenire il cancro come si potrebbe prevenire un mal di denti.

La convinzione che la cura esista e sia riservata a pochi prescelti scaturisce dal fatto che l'elite non ostacoli la produzione scriteriata di agenti tumorali. Se una simile cura non esistesse, le cose non filerebbero così lisce. Il pericolo avrebbe suscitato un nugolo di accesi dibattiti ai vertici di ogni settore della società. Dibattiti che sono ben lungi dal tenere banco nei notiziari televisivi. E' solo un caso?

Da ciò discende il secondo elemento che renderebbe la Peste dei Nostri Giorni un ottimo affare per chi detiene il potere: il discorso dello spopolamento su scala globale. Come afferma Ben Stewart, autore del documentario Esoteric Agenda, basta svegliarsi e guardare il mondo con spirito critico per realizzare come il cittadino sia bersagliato da una indifferenziata campagna di democidio, con il placet dei suoi 'rappresentanti politici e istituzionali'. Ipotesi che - data l'ideologia misantropica del movimento mondialista (v. correlati) - non mi sembra del tutto campata in aria.

Vado a concludere, ringraziandovi di aver seguito la mia dissertazione.

Riassumendo, sono convinto che il sistema in cui viviamo sia da ritenersi imperfetto solo dal punto di vista degli individui che ne fanno parte, coloro i quali adeguandosi ai suoi capisaldi contribuiscono a mantenerlo puntuale ed efficiente come un orologio svizzero. Al contrario, se considerato nell'ottica di chi lo controlla, questo sistema si rivela essere di una perfezione che sfiora il divino. Un fitto intreccio di congegni sociali, culturali, politici ed economici talmente ben strutturato da auto-alimentarsi per pura forza inerziale.

L'OROLOGIAIO
Come ogni meccanismo d'alta precisione anche il sistema necessita di essere oliato e tenuto in ordine. Abbisogna, in altri termini, di una categoria di cittadini (kapò) ai quali sia assegnato il compito di (non) agire affinché tutti gli ingranaggi continuino a produrre gli stessi movimenti giorno dopo giorno, così da conservare in eterno la loro millesimale puntualità.

Preso atto della farsesca incapacità di rimediare alle piaghe che da sempre dilaniano la società, viene da chiedersi in primo luogo cosa accidenti ci stiano a fare i governanti al governo, e in secondo luogo - per l'ultima volta - se il problema risieda in una sorta di inettitudine virulenta che contagia chiunque sia investito di un ruolo istituzionale, o se invece non sussista una reale volontà di cambiare le cose, di agire in funzione della missione che (almeno ufficialmenteil cittadino conferirebbe alle istituzioni attraverso il voto.

Sicché, a chi continua a reclamare un serio impegno delle istituzioni e della politica per sconfiggere i mali del mondo, invito a porsi una banale domanda: "Quali progressi ha conseguito la società dal giorno in cui i signori della politica iniziarono a gestire il sistema? In che misura la disuguaglianza, la fame, le ingiustizie, il crimine, la violenza, la guerra, la mortalità precoce si sono attenuate?

Alla luce dell'esperienza attuale e storica, sorge il sospetto che la reale funzione espletata dalle istituzioni abbia poco che fare con il perseguimento di un miglioramento. A lume di logica sembra vero il contrario; la politica sembra adoperarsi per perpetuare una situazione di stallo permanente che mantenga perfettamente invariate le costanti socio - politico - economiche a cui è subordinato il funzionamento del sistema.

Come nel caso dell'orologiaio della storiella in cima al post, bisognerebbe soffermarsi a chiedersi se il ruolo ricoperto dalle istituzioni sia realmente volto al perseguimento del benessere della collettività o se invece il teatrino degli schieramenti contrapposti e dell'alternanza democratica equivalga a una sorta di autocalibrazione attraverso cui l'elastica architettura sistemica recuperi periodicamente la morfologia originaria, così da conservarsi immutata, nei secoli dei secoli, nella sua perfetta imperfezione.

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14 commenti:

  1. verita pura,una piccola correzione pais basco insieme a cataluna e comunidad de madrid sono le regioni piu ricche di spagna,le piu povere sono extremadura,galizia e andaluzia

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  2. La disoccupazione retribuita porta in se il potenziale di liberazione umana; le persone che non devono più elemosinare un impiego per sopravvivere sono portate a pensare di più al proprio sviluppo personale e a quello dei propri simili; sono potenzialmente portate a compiere attività sociali produttive di consapevolezza, sganciate dal salario.
    Chi dipende dal salario per sopravvivere è portato a pensare ad esso con insistenza e a come non perderlo o eventualmente aumentarlo. Non c'è spazio per molto altro. Le parole che molto tempo fa andavano di moda per definire l'occupazione erano SCHIAVITU' SALARIARE, ossia assoluta dipendenza dal PADRONE che elargisce il SALARIO, senza il quale, lo SCHIAVO non ha i mezzi per sopravvivere. Una volta si lottava per fuoriuscire da tale sistema di schiavitù. Oggigiorno i disoccupati fanno di tutto per REINSERIRSI in esso, con una foga proporzionale solo al grado di smantellamento dei diritti del lavoro garantiti solo 20 anni fa. Se non sei un lavoratore "dipendente" allora, se durante il giorno non fai nessuna attività produttice di salario, subirai allora lo STIGMA di pressochè tutte le persone "normali" che ti circondano. In tale maniera la le classi subalterne dell nostra società hanno incamerato in se stesse la mentalità dello schiavo ad un grado tale che è difficile solo pensare di proporre un reddito per chi non lavora. A milioni si leverebbero le obiezioni. Prima di tutte quella che non ci sono i soldi. Ma sanno ormai gli informati che i soldi non ci sono perchè c'è il DEFICIT, e il deficit c'è perchè esiste un qualcosa chiamato Signoraggio, tutto questo prima ancora di andare a vedere se i soldi vengono spesi in armi o servizi sociali. Le persone nella nostra società sono portate a pensare a se stesse come ORGOGLIOSE DELLA PROPRIA SCHIAVITU'. In sostanza siamo all'interno di una società che ESIGE la propria schiavitù. Questa è la mentalità di massa; e per arrivarci si baciano culi e si chiedono raccomandazioni; si bussano porte e si accettano lavori precari per avere due soldi. L'alternativa sarebbe lottare per "fuoriuscire" da tale schiavitù, per un reditto garantito fuori dall'attività produttrice di salario ecc.. una lotta per l'autonomia monetaria...ma quando lo dico alla maggior parte delle persone che mi circondano mi sento come una lieno in un pianeta sconosciuto

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  3. Nel lontano 1773 il finaziere israelita Amschel Mayer Bauer, fondatore della dinastia dei Rothshild, si riunì a Francoforte con dodici grossi esponenti del mondo bancario-economico-scientifico per fissare le linee di sviluppo di un piano di dominazione mondiale.Famosa la sua affermazione:" Mi si consenta di battere e controllare la moneta di un Paese e non mi importerà più dei suoi governanti".Chi sono i proprietari della Banca d'Italia? Chi sono i proprietari della BCE?..etc...Fatevi queste domande, trovate le risposte, e magicamente scoprirete tante cose che prima ignoravate.Saluti!!

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  4. Bellissimo pezzo. Lo posto su Oltre la Coltre.

    Cari saluti
    Italo Romano

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  5. @ 1 anonimo ... ti ringrazio per la correzione. ho provveduto a modificare l'articolo.

    @ nwo-truthresearch ... sottoscrivo in pieno

    @ i am e oltre la coltre ... grazie :)

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  6. Bellissimo post!
    Un piccolo appunto riguardo alle malattie che sono in continuo aumento: consultate il seguente sito http://www.albanm.com e leggete i vari libri in questione,capiremo perché ci ammaliamo.Un saluto a tutti.

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  7. Un articolo spettacolare !! grazie

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  8. Grandissimo articolo complimenti! Riassume benissimo come gira il mondo.

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  9. grazie a tutti, e a presto :)

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  10. Nella fondamentale ricerca di un ordine, di uno schema, all'interno del caos che osserviamo quotidianamente, i meccanismi qui individuati e descritti sembrano calzare fin troppo bene...
    La domanda che a questo punto dobbiamo porci è se dietro a questi meccanismi ci sia effettivamente un orologiaio inteso come una mente unitaria che tutto dispone e controlla secondo un piano ben definito, oppure ci sia una sorta di convergenza tra diversi attori che stanno al vertice della piramide, ma i cui interessi, in certi punti, potrebbero anche divergere e dare luogo a conflitti sotterranei di cui possiamo solo osservare le conseguenze...
    La prima ipotesi, semplificatoria, raccoglie il consenso di molti ricercatori che però fanno fatica a portare prove decisive sulla sua consistenza.
    In ogni caso andrei cauto con l'accoglimento della teoria sulle scie chimiche. In tanti anni di discussioni non sono state trovate prove convincenti e genuine. Mi sembra quasi una trappola alimentata ad hoc per distrarre le menti in cerca di verità e dirottarle su un binario morto...(come ad esempio certa casistica UFO).
    Saluti.

    Esse

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  11. @ Esse ... entrambe le ipotesi da te citate credo siano possibili. a me capita di pensarla ora in un modo, ora nell'altro, a seconda del momento e degli avvenimenti che mi capita di osservare. la prima suppongo implicherebbe una elite 'sovrumana'...

    mi piacerebbe conoscere la tua opinione su questo post:
    http://www.anticorpi.info/2010/05/cultura-dominante-e-oligarchia.html

    quanto alle scie chimiche, a me sembra certo che si tratti di un fenomeno anomalo, che ben poco abbia a che vedere con le classiche scie di condensazione dei 'normali' aerei. tu come le motivi?

    grazie del commento, e a presto

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  12. Rispetto alle tre ipotesi presentate nel post Cultura Dominante preferisco l'approccio di
    Tre Domande Strane, che cerca una definizione anche sul piano spirituale.

    Tutte le tre teorie (e le molte varianti che si trovano facilmente sul web) hanno una comune
    caratteristica: spostare il fuoco del discorso all'esterno dell'individuo. Per esse infatti i
    destini delle nostre vite sono posti al di fuori del nostro controllo, nelle mani di entità esterne, lontane, non raggiungibili e nemmeno conoscibili. Cioè è alienante, disarmante ed infine deresponsabilizzante.

    Nella mia visione ciò non è possibile, in quanto il nostro destino è sempre nelle nostre mani per disposizione ontologica. Noi siamo su questo piano di esistenza, vita dopo vita, per forgiare i nostri destini e la nostra evoluzione.

    Con questo non nego l'esistenza quantomeno di alcune oligarchie predominanti su scala
    planetaria, la cui presenza si deduce dall'analisi dei fatti e della storia del mondo. Tali oligarchie posso in generale essere considerate epressione delle "forze di ostacolo", forze spirituali che hanno il compito di "mettere alla prova" il processo evolutivo dell'uomo, e che in questa fase storica stanno ottenendo grossi risultati.

    In questo modo ho introdotto il concetto per cui le diverse forze che osserviamo lottare tra loro nel nostro mondo sono animate da forze spirituali provenienti da altri piani di esistenza dell'universo (vedi R. Steiner).

    Per questo non mi interessa più di tanto aderire ad una teoria piuttosto che ad un'altra, perchè quando perdono di vista l'orizzonte spirituale sono tutte egualmente insoddisfacenti.

    (continua)

    Esse

    RispondiElimina
  13. (continua dal commento precedente)

    E' altresi vero che una visione ampia come quella che ho sinteticamente descritto può ugualmente contenere delle teorie sul governo del mondo molte diverse tra loro...
    Nello specifico, sulle tre ipotesi presentate (precisando che condivido in pieno le premesse), direi: la prima è plausibile, anche se semplificatoria, in quanto, a mio parere, è verosimile considerare l'esistenza di altri attori non appartenenti alle famiglie ma di pari livello decisionale. Non condivido quando richiede che tali soggetti siano privi di anima (elemento puramente deduttivo, senza alcun riscontro reale, utile solo a giustificare una apparente organicità delle loro pianificazioni, tipicamente rilevabile in tutte analisi ex post degli eventi).
    La seconda commette l'ingenuità di trasporre sul piano materiale (l'alieno proveniente da un altro pianeta) entità di natura non materiale, ovvero appartenenti ad altri piani dimensionali, che potrebbero effettivamente manifestarsi in vari modi con lo scopo di influire sul nostro mondo in chiave evolutiva e controevolutiva (come accennato sopra).
    La terza infine mi sembra molto plausibile e non esclude necessariamente le altre due.
    Non cercherò di esporne una mia, in quanto attualmente non ne sono in grado...

    Per concludere, la domanda sull'appropriatezza degli strumenti cognitivi che utilizziamo per comprendere il mondo in cui vivamo è molto opportuna, anzi direi che è una delle chiavi. Avere degli buoni strumenti è risultato di un appropriato percorso intellettuale e ovviamente spirituale, percorso che il sistema sociale in cui viviamo cerca di ostacolare con molta forza.

    Sulle scie chimiche: non c'è dubbio che sia un fenomeno appariscente ed emotivamente coinvolgente, ma siamo sicuri che sia anomalo nel senso che implichi qualcosa di malevolo? Inizialmente mi sono informato sui canali dei sostenitori dell'ipotesi chimica e la visione "complottista" mi sembrava realistica. Ma spinto da alcuni dubbi ho ritenuto consultare anche le opinioni contrarie, e di fronte a spiegazioni ben argomentate, spesso efficaci anche sui punti più deboli delle teorie chimiche, la mia convinzione sulla natura anomala del fenomeno si è molto indebolita...
    In questo momento non ho una posizione netta, ma l'ipotesi chimica non è sufficientemente supportata da prove indiziali ed anche deduttive per convincermi.

    Saluti, e complimenti per l'ottimo lavoro!

    Esse

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