04 novembre 2010

FANTOZZI - L. Salce


Viator

Gran parte della critica trova difficile prendere atto che le vicende narrate nel primo, irripetibile lungometraggio dedicato al ragionier Fantozzi Ugo (matricola 1001/bis) tocchino tematiche ben più serie ed ampie di quanto sia comunemente ritenuto.

Sebbene con il piglio burlesco ed iperbolico di una comica circense, le disavventure di Fantozzi riescono a parlarci di argomenti quali la disumanizzazione, la omologazione, il classismo, lo asservimento coatto, la ipocrisia e slealtà competitiva ed arrivistica, le infinite miserie del sistema debito. Ci portano laddove poche opere moderne, non solo satiriche, siano riuscite a fare con pari efficacia.

In sintesi, fotografano la nostra società da una prospettiva inedita, mettendo in risalto quei tratti che siamo stati abituati a considerare come "difetti secondari", ma che in realtà ne costituiscono la fisionomia essenziale. Strappando via la accattivante patina propagandistica con cui il sistema veniva (e continua ad essere) rappresentato dalla cinematografia tradizionale, ci pongono di fronte alla sua mostruosità, e lo fanno con una crudezza che spiazza, stordisce e - talvolta - indispone lo spettatore.

La causa di tali reazioni potrebbe dipendere dal fatto che l'universo fantozziano va ad intrufolarsi nel vecchio stanzino polveroso e misconosciuto che è diventata la dignità del cittadino-suddito contemporaneo, e lo fa ricorrendo a una lunga serie di 'parabole' che oggi - nel 2010 - risultano perfino più attuali che all'epoca del film.

Tra le trovate più felici voglio menzionare la scena del veglione di capodanno, la cui valenza allegorica è talmente ben congegnata da indurre il sospetto che sia stata ottenuta involontariamente dai pur geniali Villaggio e Salce.




Forse nessuna opera satirica è mai riuscita a rendere con pari eloquenza e senso del patetico un concetto come quello di "realtà mediata". La scena del veglione ci suggerisce come ogni nozione e informazione su cui edifichiamo le nostre idee, con tutte le relative azioni che da esse scaturiscono, ci sia in realtà dispensata da un intermediario, sia esso mediatico o accademico, al quale tendiamo ad attribuire qualità come disinteresse,  buona fede e sincerità.

Altro aspetto degno di nota è il bias cognitivo che induce lo spettatore medio a prendere le distanze dal personaggio principale.

Che io sappia, nessuno spettatore si è mai sognato di identificarsi con l'ometto pavido, meschino, deferente, succube del sistema, che è il ragionier Fantozzi. Nessuno riconosce nelle traversie dell'impiegato più sfigato di Italia il riflesso deforme della propria condizione, del proprio disagio, della propria frustrazione e ricattabilità.

A lume di naso credo che una parte del pubblico italiano preferisca rapportarsi ai mega-dirigenti galattici, mentre molti altri probabilmente finiscono con lo identificarsi con uno dei personaggi di contorno: quel geometra Calboni che - sebbene vittima del sistema esattamente come il collega Fantozzi - si illude (cercando di persuadere anche il suo prossimo) di essere fatto di tutt'altra pasta. Schiavo si, ma di rango superiore.


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4 COMMENTI:

Anonimo ha detto...

Ottimo l'articolo e le informazioni in esso riportate. Condivido appieno il "passaggio" del Veglione, emblema del "mondo di plastica" precofenzionato nel quale viviamo da tempo. Concordo altresì sul "bias" inerente alla presa di distanza dello spettatore. Io, se mi è permesso, associerei la saga "Fantozziana" ai comportamenti dal tono "agrodolce" che spesso ci ha regalato un altro grande del cinema "degli italiani", Alberto Sordi. Grazie per l'attenzione. Antonio.

ANTICORPI ha detto...

grazie, anonimo. vero, alberto sordi ha interpretato alcune pietre miliari della satira sociale cinematografica, tra cui 'il medico della mutua' e l'ottimo 'i nuovi mostri' che recensiremo in futuro.
a presto

dante ha detto...

Mai capito l'atteggiamento fantozziano delle persone/gregge.
Siamo tutti imprenditori e dirigenti di altissimo livello di noi stessi,anche se siamo operai,bidelli o spazzini,in quanto possiamo sempre e comunque mandare a quel paese chiunque ed in qualsiasi momento e decidere di andare a piantare una vigna in Cile o in Sudafrica,vivendo magari poi mille volte meglio.
Fantozzi e' chiunque si lasci trattare come tale.

Anonimo ha detto...

Fantastica recensione. Concordo su ogni singola parola. Bravissimo
Emma

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