12 febbraio 2011

Platone ed il Mito della Caverna (Percezione e Bias)

Platone, ritratto
Viator
Anticorpi.info

Tra i meriti del film Matrix vi è l'essere riuscito a tradurre in un linguaggio spettacolare e coerente alcuni concetti filosofici non sempre compresi, tra cui il Mito della Caverna di Platone.

Nel trattato La Repubblica, Platone immagina un gruppo di prigionieri incatenati sul fondo di una caverna. Tale condizione impedisce loro di vedere direttamente ciò che avviene fuori la loro prigione di roccia. Possono solo sforzarsi di intuirlo osservando e interpretando delle ombre proiettate sulle pareti da alcune torce frapposte tra il loro ambiente e l'apertura che conduce all'aria aperta.

Ma la cosa peggiore è che nemmeno quelle ombre rappresentano compiutamente la vera realtà esistente allo esterno. Ne incarnano una porzione limitata e secondaria. Le figure che i prigionieri vedono proiettate sul muro, sulle quali basano la loro interpretazione della realtà - infatti - ritraggono ingannevolmente le sagome di alcuni oggetti portati in spalla da gruppi di individui che transitano nei pressi della caverna.

Mito della Caverna di Platone, immagine

E' evidente come i protagonisti in questa metafora rappresentino la maggioranza della umanità, alla quale il filosofo attribuisce non solo una sostanziale incapacità di conoscere e comprendere la realtà nella sua essenza, ma anche uno status di prigionia intellettuale.

L'uomo comune in quanto 'prigioniero' non è dunque in grado di abbracciare la realtà nella sua complessità. Può solo limitarsi a interpretare alla meno peggio alcuni elementi parziali, giungendo di conseguenza a conclusioni spesso fuorvianti.

Nella prosecuzione del racconto uno dei prigionieri riesce a liberarsi dalle catene e risalire in superficie. La luce solare risulta abbagliante e dolorosa ai suoi occhi assuefatti all'oscurità, al punto che è tentato di richiuderli e ritornare alla sua vecchia condizione. Lentamente però gli occhi si adattano e dopo molta sofferenza l'uomo può finalmente percepire la realtà nella sua autentica essenza.

Matrix, Cypher, bistecca, traditoreLa verità può quindi rivelarsi così netta sconvolgente rispetto alle idee accumulate durante la prigionia, da suscitargli repulsione. Mi torna in mente il personaggio di Cypher, in Matrix. Così oppresso dalla desertica, vera realtà da agognare di essere 'riformattato' e ricollocato nella comoda ignoranza del mondo virtuale

Il racconto giunge a conclusione quando l'uomo - rammentandosi degli altri prigionieri incatenati sul fondo della caverna - ridiscende con l'intenzione di liberarli. Narra ai suoi compagni di quanto la verità sia differente dalle idee scaturite dal loro punto di vista parziale ed ingannevole.

Ebbene, i compagni non solo si rifiutano di credergli, ma finiscono per giudicarlo pazzo e addirittura lo aggrediscono e lo uccidono allorché tenta di liberarli.

Anche qui la metafora è chiara. L'uomo comune farebbe qualsiasi cosa pur di non porre in discussione i capisaldi culturali sui quali ha fondato ogni certezza.

Ammettere che la idea di realtà che ha guidato la nostra vita, le nostre scelte, sia parziale, fuorviante o addirittura fasulla, implicherebbe il conseguenziale obbligo di prendere atto di essere fondamentalmente ignoranti e inconsistenti, in quanto costretti in una condizione di invisibile prigionia intellettuale. Il che per molte persone è una idea che travalica ogni limite di sopportazione. 

Essi Vivono, scena degli occhiali
A questo proposito vado a citare altri due film, molto diversi ma ugualmente rappresentativi dei concetti trattati in questo post.

Il primo è Essi Vivono, e la scena è quella in cui il manovale Frank si rifiuta di indossare gli occhiali della 'verità', opponendosi con veemenza al pressante invito del protagonista e innescando una lunga rissa che l'autore fa protrarre per oltre cinque minuti di film. 

Il secondo è La Leggenda del Pianista sull'Oceano. E' assai difficile abbandonare il nostro microcosmo culturale fatto di comode convinzioni e convenzioni consolidate, per accettare l'idea di una realtà reale di gran lunga più complessa e impegnativa. Meglio agire come Novecento, personaggio principale del film di Tornatore che - nato e cresciuto su una grande nave da crociera - quando finalmente ha l'occasione di avventurarsi sulla terraferma preferisce rinunciare alla libertà - sconfinata ed incerta - in cambio della sua vecchia e pateticamente rassicurante cattività.


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Lou Marinoff
Buono

3 commenti:

  1. Rocco Sì Freddo12 febbraio 2011 09:47

    Può darsi che un frammento dell "abbagliante verità" sita al di fuori della caverna, sia, molto semplicemente, data dal riconoscimento, prima, e poi dall'abbandono dell'accettazione, professata ogni dove, di un "mondo duale": un mondo fatto di bene e male; un mondo, che ci viene raccontato, in cui o ti schieri con la globalizzazione imperante o te ne vai su una montagna. Io credo ( ma so di non sapere..) che già mollare questa spiazzante e paralizzante dualità, sarebbe un bel passo sulla strada che conduce verso l'uscita della caverna.

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  2. @Rocco ... personalmente credo sia innegabile che la nostra realtà si fondi su una infinita serie di dualità che si esprimono attraverso infinite gradazioni. mi sembra però altrettanto vero che tali elementi si legittimino vicendevolmente e siano utili in egual misura alla evoluzione umana. quanto alla dualità bene - male, l'errore secondo me sta nell'illudersi che uno escluda l'altro, e che possano esistere personalità o situazioni assolutamente buone o assolutamente cattive, quando probabilmente qualsiasi fenomeno su questa terra porta in sè differenti gradazioni di entrambe le polarità.

    @clash ... grazie a te di averlo letto, amico :)

    RispondiElimina

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