14 marzo 2012

Non c'è più Lavoro! Ma Chi Cazzo lo Vuole?

mulo-da-somadi G. Tirelli

C’è un dato oggettivo e inoppugnabile che oggi ci consegna una verità/realtà dai risvolti inquietanti, ma ancora invisibile alla gran parte della gente. Ciò perché gli individui delle società occidentali sono avulsi da quella necessaria consapevolezza, cosa che di fatto li esonera da ogni capacità di critica e di sapere interpretare il presente quando in animo loro sperano ancora che qualcosa cambi e le difficoltà del momento vengano superate.

Ma di questi tempi la speranza è il peggiore investimento che si possa fare, se non è affiancata da quell’azione di forza e di slancio rivoluzionario di riconversione, che restano in assoluto le sole condizioni in grado di contrastare, almeno in parte, gli effetti apocalittici del tracollo dell’Impero liberista.

E sto parlando del “Lavoro”, di ogni lavoro che dipenda da terzi e per il quale sacrifichiamo la gran parte della nostra vita ogni santo giorno, e i cui costi materiali, morali e umani hanno superato di gran lunga i guadagni e i presunti vantaggi.

OGGI LAVORARE E’ UN COSTO CHE RIENTRA NELLA VOCE: USCITE.

Il lavoro dunque non paga più, non è più conveniente. Sotto ogni punto di vista, che sia la salute, il benessere, il futuro o la felicità. Meglio restarsene in casa ad intagliare un pezzo di legno al caldo di un camino, mentre fuori la pioggia disseta il nostro orto e alimenta il pozzo.
Finalmente con i nostri figli per restituire loro il tempo dell’amore e dell’attenzione, l’imprinting che modellerà il loro carattere e deciderà le loro scelte future.

E poi basterebbe fare i “conti della serva” per capire che di questi tempi qualsiasi tipo lavoro é quanto di più stupido, improduttivo e dispendioso ci possa essere. 

Sarebbe molto più corretto definire un tale stato di cose una 'schiavitù a piede libero' dove quei pochi spiccioli rimasti al netto delle spese e dei sacrifici li avremmo tranquillamente guadagnati in una condizione di autonomia e serenità fra le quattro mura di una onorevole casetta di campagna, liberati da ogni effimero consumo e dipendenza.

UN UOMO CHE NON PUO’ DISPORRE E DECIDERE DEL SUO TEMPO, E’ UN UOMO MORTO.

Ma se non si è in grado di rinunciare a ciò che in realtà non serve, omologati all’interno di un Sistema che alimentiamo quotidianamente in virtù di necessità indotte dalla propaganda liberista, ogni nostra parola, indignazione e protesta viene vanificata.

Se non la smettiamo di ricaricare cellulari, di inoltrare vitalizi alle Pay TV, di rincorrere la tecnologia, di comprare playstation ai nostri mocciosi (rincoglioniti in erba), riempiendo la loro vita di minchiate varie (futuri rifiuti da discarica), ci rendiamo responsabili di quel tracollo morale, etico e umano che farà carta straccia del loro futuro.

Gli individui ben differenziati delle società contadine, proprio in virtù della loro autonomia, disponevano di quel tempo libero (indispensabile e necessario), che dava un senso alla loro esistenza ed era motivo di socializzazione, tradizione, fantasia, pura introspezione e svago. La variabilità del tempo li costringeva per lunghi periodi ad abbandonare la fatica dei campi potendo così concedersi lunghe pause di rigenerante riposo, e in occupazioni manuali / artigianali, fonti di creatività, ispirazione e consapevolezza. 

Oggi con la moderna cultura liberista, ogni più remoto barlume di dignità, di felicità e di buon senso è stato per sempre cancellato. Che valore e senso abbiamo dato al nostro vivere e con quale animo affronteremo in seguito la morte?

Un uomo costretto a lavorare otto ore ogni giorno (che piova o tiri vento), per quarant’anni della sua vita dentro una fabbrica malsana, caotica e assordante, per miserabili 1000 euro al mese, non solo è un irresponsabile ma (senza temere smentita), uno psicopatico. Questo vale anche per le otto ore svendute di fronte ad un computer, o alla guida di un Tir, o alla cassa di un supermercato.

Questa non è la vita o l’estrema condizione di sopravvivenza, ma stato vegetativo. Il tempo e la qualità della nostra vita sono i beni più preziosi che abbiamo, e li dobbiamo custodire gelosamente, e nessuno ce li può sottrarre; tanto meno ad un prezzo così alto. Che valore e senso avremo dato al nostro vivere e con quale animo affronteremo la morte?

Quel processo di semplificazione che ha traghettato l’uomo da un passato industrioso a un presente industriale, è miseramente fallito: l’autonomia di un tempo, fonte di libertà e decoro, è degenerata in dipendenza dal Sistema, e la salutare e appagante fatica dell’uomo contadino, in lavoro meccanico, frustrante e senza dignità. 
bastone e carota
L’individuo umano, cosciente e responsabile di un tempo, si è involuto in umanoide robotizzato; un automa che si attiene alle regole stereotipate di un libretto di istruzioni che il Sistema gli consegna al momento della sua venuta al mondo. A un tale uomo è negata la felicità.

L’uomo ragionevole muore da uomo, perché la memoria delle sue azioni sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato. L’uomo ragionevole cerca l’autonomia e la libertà in una condizione d’autenticità e di qualità della vita. Diversamente, meglio sarebbe per lui vivere di espedienti e trovare ristoro nel freddo di una baracca di lamiera e cartone, e che fosse la carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.

L’uomo di quest’epoca insensata si deve ribellare e riappropriare dell’unica cosa che è capace di produrre miracoli, e in grado di riesumare autentiche passioni e vere motivazioni: la Terra. La Terra, è il vero potere! Il solo a cui possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani, per noi sarà un altro giorno. Un giorno nuovo, pieno di aspettative e di speranze, di sana fatica, sereno riposo e felicità.

Articolo pubblicato sul sito Oltre la Coltre
Link diretto:
http://www.oltrelacoltre.com/?p=11643


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8 commenti:

  1. L'asino col sacco mi fa spaccare di brutto.. credo me lo metterò sullo specchio del bagno, per guardarmi in faccia la mattina qnd mi faccio la barba?! F. Wallace diceva: «La chiave è la capacità, innata o acquisita, di trovare l'altra faccia della ripetizione meccanica, dell'inezia,
    dell'insignificante, del ripetitivo, dell'inutilmente complesso.
    Essere, in una parola, inannoiabile»
    Nel sistema del lavoro bisogna starci almeno un pò, per trovare cmq una dimensione interiore di libertà, a dispetto della "macchina".
    Inoltre il il discordo dell'autore ha senso per le società (cui bene o male dovremo tornare) che sanno vivere col reddito medio, cioè farsi bastare/spartire il reddito di uno o pochi soggetti appartenenti ad un gruppo familiare. Finchè tutti vorremo vivere col reddito marginale, quello prodotto da ciascun individuo (ciascuno con la sua casa, il suo pc, il suo cellulare..ecc) saremo condannati a comportarci come l'asino col sacco!
    E, concludendo.. sono daccordo: la terra è la soluzione, ma solo se condivisa, come lo era un tempo. Allora l'orto non farà + l'uomo morto?!

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  2. Articolo che fa riflettere. Condiviso ovunque.

    E' una realtà, quella tempo, integrante della nostra VITA, che da un senso alla nostra vita.

    E ce lo stanno rubando, ogni giorno.

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  3. Ma l'autore di quest'articolo... zappa davvero in prima persona o si accontenta di teorizzarlo? Quello che ha scritto credo che valga per chi "la casa" e "il camino" vicino al quale intagliare il legno ce l'ha già, e non deve... pagarlo con il proprio lavoro. Comunque, a parte questo, la mia impressione è che nella società industriale sarebbe bastato lavorare due o tre ore al giorno per avere il necessario per tutti e anche qualcosa in più... invece di spingere al massimo sovrapproduzioni e saturazioni dei mercati che alla fine ci complicano la vita, troppe cose inutili e costose ben oltre il loro reale valore. (già fin d'ora è possibile fare a meno del superfluo però)
    Ele

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  4. "Hombre que trabaja pierde tiempo precioso"

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  5. A meno che Gaia non ci pensi lei a riequilibrare le nostre percezioni... questo è uno dei due finali probabili dalla nostra sghenba parabola evoluzionistica.
    L'altro finale è ancora peggiore: leggetevi l'e-book di Michele Vignodelli, "La civiltà contro l'uomo."

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  6. Bello tutto eh...
    ma dire che l'individuo della societa' contadina ha tempo libero per socializzare e fancazziare ce ne vuole eh ...
    Mi sa che l'autore non ha mai nemmeno provato a farsi l'orto...o forse nemmeno curare il giardino...

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  7. Mi domando in che modo l'autore dell'articolo riesce a vivere, se non lavora...
    Non è una domanda polemica, vorrei solo capire come diavolo si fa a vivere in questa società occidentale senza dover necessariamente lavorare e guadagnare soldi per sopravvivere...

    Roberto

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  8. la società è malata...
    ci crediamo tanto evoluti
    ma siamo gli esseri viventi meno liberi sul pianeta
    e il bello è che la prigione ce la siamo costruita da soli ;)
    sono in troppi a non rendersene nemmeno conto.

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