27 aprile 2013

Dal Matriarcato alla Guerra dei Sessi

Viator
Anticorpi.info

Una delle fissazioni dell'uomo contemporaneo è quella delle modifiche. Consentigli di modificare qualche cosa, e lo fai felice. Si modificano gli alimenti, il clima, gli attributi sessuali; le fattezze fisiche, gli stati psichici e la stessa macchina biologica umana, in predicato di essere trattata come un hardware upgradabile. E ancora, si riformano istituti come il matrimonio e lo stato sociale, si cambiano le regole a partita in corso, sottraendo ai popoli i diritti e le libertà su cui secoli fa si fece leva per vendere il concetto di democrazia. Si modificano i culti, le ideologie, le costituzioni, le istituzioni.

Ci è stato insegnato che il cambiamento sia intrinsecamente una cosa positiva, che non possa che condurre a conseguenze positive. Un messaggio molto moderno e disinvolto, ma che di questi tempi affascina così tante menti solo perché la cultura dominante ha interesse a presentare ogni cambiamento esaltandone le luci ed occultandone le ombre. Troppo spesso oggi si cambia in funzione degli interessi dei pochi, per officiare riti all'umanesimo bullesco, col sedicente ingegno umano che fa bella mostra di se schiacciando la natura e le tradizioni.

La realtà dei fatti è che non esiste opera di manomissione genetica, fisica, climatica, politica, sociale su larga scala, che non comporti un elevato rischio di peggiorare gli elementi che si propone di migliorare. Quanto più si artefa, quanto più ci si allontana dall'ordine naturale ed esperienziale delle cose, tanto più elevato è il rischio che la natura si metta di traverso fino a provocare un effetto di rimbalzo che riporta tutto al punto di partenza. Ciclicità. Sembra che qualcosa di simile sia già accaduto ad ogni civiltà che ci ha preceduti. Chi detiene il potere conosce il meccanismo, ma non sembra preoccuparsene molto, forse perché è troppo preso dall'idea romantica di cambiare il mondo sulla pelle del mondo; o perché ha fatto i propri calcoli, e l'involuzione ad un lontano passato è proprio ciò che si è prefissato di realizzare.

E' sulla base di tali premesse che provo a inoltrarmi nel campo minato del tema della 'violenza sulle donne' ed esporre il mio punto di vista sui rapporti tipici intercorrenti tra i sessi all'inizio del 21° secolo.

Cui prodest?
Per inquadrare correttamente un fenomeno bisogna contestualizzarlo. E' necessario perciò premettere che i mass media non supportano coralmente campagne come quella contro la violenza sulle donne, se la cosa non frutti un beneficio per qualcuno dei loro padroni. Questo va capito, per evitare di lasciarsi manovrare come burattini. Proprio ora nel mondo stanno consumandosi molti altri delitti gravi quanto la violenza sulle donne. In milioni si ammalano a causa di ciò che ha tutta l'aria di essere una campagna di sterminio globale; parassiti finanziari si insinuano nelle nazioni e le vampirizzano con la connivenza - più o meno consapevole - della politica, della magistratura e della cultura accademica; strane irrorazioni aeree sono effettuate sulle nostre teste e spacciate per casuali scie di vapore rilasciate dagli aerei di linea; chi non è comprabile o ricattabile è messo a tacere simulandone il suicidio o la morte accidentale... e via dicendo. Eppure non si può dire che i mass media si facciano carico di allestire epiche campagne di sensibilizzazione al riguardo. Tutto ciò significa forse che i mass media sono simpaticamente sbadati? Evidentemente no. E' solo che i loro padroni non nutrono interesse nel sensibilizzare l'opinione pubblica in merito a quelle altre casistiche.

Contestualizzazione. Nel caso specifico che genere di interesse particolare potrebbe perseguire una tale enorme campagna mediatica contro la violenza sulle donne? Personalmente una idea me la sono fatta. Da oltre mezzo secolo - infatti - i burattinai sono impegnati a innalzare un muro di incomunicabilità tra i generi sessuali, tramite una lunga ed articolata campagna culturale finalizzata alla omogeneizzazione dei ruoli sociali e culturali dei sessi, condizione del tutto inedita che ha finito per generare una gran confusione, competizione divisione.

Il bug dei bug.
Di questi tempi è grottesco assistere ad eventi mondani in cui i maschietti sono tornati a esibirsi nel baciamano ottocentesco, mentre le femminucce la buttano sul materialismo spinto. Situazioni che esprimono un trend molto ben riconoscibile. Per secoli il genere umano è vissuto appoggiandosi su determinati equilibri. Poi, in una manciata di decenni, ed in particolare dal momento in cui i modelli diffusi dai mass media colonizzarono l'immaginario collettivo, in occidente tali equilibri andarono incrinandosi fino a saltare del tutto. Le ragioni furono apparentemente diverse, ma a ben vedere discesero sempre da 'urgenti esigenze di cambiamento' sollevate dalla comunicazione di massa all'interno di specifiche tipologie umane. 

E' il caso del genere femminile, strumentalizzato in funzione del sabotaggio di quegli equilibri quando si lasciò persuadere che il suo ruolo millenario nella famiglia e nella società fosse qualcosa di degradante e limitante. Non esiste altra realtà al di fuori di quella pubblica. Se non ti misuri nell'arena sei una nullità, fu il messaggio, al quale prontamente seguì la coniazione del termine: casalinga. Così come da millenni i maschi abboccano al retaggio culturale che li induce a considerare le donne come trofei ed oggetti da collezione, alla donna fu inculcata la convinzione che per realizzarsi avesse dovuto ridisegnare il proprio ruolo sociale, ridimensionando gli aspetti genitoriali e muliebri per misurarsi in ambiti che per secoli furono prerogativa della sua controparte maschile. Per una questione di uguaglianza, ovviamente. Non è vero che tutto ciò che è uguale, uniforme, omogeneo è automaticamente giusto? Se lo dice la tele deve essere vero.

Piccolo inciso: una cosa è la sacrosanta parità dei diritti in qualità di esseri umani e cittadini aventi pari dignità, altra cosa è la equiparazione dei ruoli culturali e sociali. E' anche su tale equivoco che quei furbacchioni dei burattinai hanno saputo fare leva per scardinare il rapporto tra i sessi, passo essenziale dell'iter verso la soppressione della società familiare e dei legami di sangue.

L'abdicazione della matriarca.
Non ho idea se i ruoli consolidatisi attraverso secoli di tradizione (uomini in prima linea, donne nelle retrovie) discendessero a loro volta da campagne di persuasione religiosa o fossero espressione della 'prepotenza' maschile. Né in questa sede mi interessa discutere la loro giustezza ed efficacia, per quanto a mio modesto parere dal punto di vista biologico erano i più 'razionali' e da quello pratico dovrebbe far fede la difficoltà di adattamento delle donne nei ruoli usualmente maschili, e viceversa. Mi preme invece notare come il ruolo ricoperto dalle donne costituiva una condicio sine qua non  per il buon funzionamento della intera macchina sociale. E' solo alla luce dei valori inculcati con la cultura della competizione e dell'egocentrismo, che di quel ruolo oggi vengono evidenziati solo gli aspetti costrittivi. Perché quel ruolo lo era, costrittivo, ma era anche molto altro e molto di più. Ciò che sfugge è che in un mondo normale, è logico che le posizioni di elevata responsabilità siano allo stesso tempo costrittive. Fu dal profondo rispetto nutrito dai maschi verso il ruolo femminile nella società familiare (matriarcale per definizione), che scaturirono i modi cosiddetti 'cavallereschi'. Perché le donne oltre che creatrici di vita, erano custodi di coscienze e supreme reggenti delle società familiari, ampie aggregazioni fondate sul legame di sangue, dette anche casati o clan. Le famiglie in definitiva erano come stati nello stato; un firmamento di microcosmi non contaminati dal sistema; tante piccole navi Nabucodonosor, per chi ha dimestichezza con l'immaginario del film Matrix. Gli atteggiamenti cosiddetti 'galanti' in origine non assolvevano scopi seduttivi, ma esprimevano rispetto e ammirazione nei confronti del genere femminile nella sua interezza. In un secondo momento, con l'aiuto dei mass media si è perso il senso, e il tutto è stato ridotto al dongiovannismo.

Inoltre la famiglia tradizionale matriarcale, era il solo 'schema' sperimentato mediante cui donne e uomini 'comuni' potevano mettersi 'in squadra' e sfruttare le rispettive attitudini naturali per tutelarsi reciprocamente dalle trappole sistemiche; compensarsi a vicenda ed in questa veste mettere al mondo ed educare dei figli che una volta cresciuti non fregassero la collettività in cambio di un tornaconto personale. Nuove leve che fossero impermeabili alle squallide lusinghe del Potere. Nel mondo reale, infatti, il Potere esiste, è squallido e ghiotto di coscienze. Il mondo reale non è rosa come un episodio di Desperate Housewifes Sex and the City.

La posizione della donna era tutt'altro che marginale. Era un ruolo meno 'visibile', ma cruciale. In una intervista pubblicata qualche mese fa su Anticorpi, Martin Pretchel - sciamano maya - narra dei rapporti vigenti nella propria comunità rurale venezuelana, e gli sono sufficienti poche parole per rendere il senso di una società matriarcale:
I cittadini si riuniscono almeno una volta l'anno per lavorare sulle capanne da rinnovare. In quelle occasioni, i bambini piccoli corrono in giro ostacolando il lavoro della gente. Le giovani donne portano l'acqua. I giovani uomini portano le pietre. Gli uomini più anziani impartiscono disposizioni su cosa fare, e le donne più anziane fanno notare agli uomini anziani dove stanno sbagliando. 
I maschi agiscono, le femmine assistono e supervisionano. La sinergia produce il risultato.

Ciò detto, chi occupa da secoli il vertice di qualcosa che tende a funzionare, non dovrebbe lasciare sguarnita la propria posizione senza prima soffermarsi a riflettere sulle conseguenze che ciò comporterà sull'intera baracca. Ma nel secolo scorso l'ingegneria sociale come sempre prevalse, e le donne si lasciarono persuadere di meritare 'qualcosa di più'; sto parlando del frutto proibito di cui per secoli si erano cibati solo i maschi, ossia il denaro, che il sistema ci ha costretti ad associare all'idea di libertà. Discorso maschilista? Misogino? Non credo. So che in epoche e contesti diversi entrambe i sessi hanno concorso alla realizzazione della situazione di degrado e scacco politico in cui annaspa l'odierna società occidentale. Ci siamo fidati troppo, di troppe persone sbagliate. Ci siamo spinti troppo oltre e abbiamo lasciato scoperte le retrovie. Pessima mossa.

Sinergia.
Avete presente l'espressione 'la mia metà', quando ci si riferisce al rispettivo partner? O il proverbio secondo cui dietro qualsiasi grande uomo vi sia sempre una grande donna? Ebbene, quelli che suonano come luoghi comuni, in realtà esprimono una verità. Il film sul regista Alfred Hitchcock, uscito in questi giorni nelle sale, è il più fresco tributo a questa verità, ma esistono decine di altri esempi illustri. In assenza di una controparte femminile avulsa dal sistema, estranea alle logiche sistemiche, e che lo ami e lo educhi come madre e poi lo ispiri ed affianchi come compagna, nessun uomo sarà mai in grado di sviluppare quel grado di completezza intellettuale e spirituale, autonomia e autostima che lo rendano capace di ascoltare la coscienza, dunque di agire per migliorare il mondo. Con ciò intendo dire che soltanto i maschi possiederebbero i numeri per rendersi utili alla causa? Niente affatto: sto dicendo che la natura ha organizzato le cose in modo tale che ad ognuno spetti un compito ai fini dell'equilibrio generale; dico che se separati, in competizione o in conflitto, tanto gli uomini quanto le donne finiscono per sposare le logiche sistemiche e diventare nocivi per il bene comune. Altra cosa ben nota a chi detiene il potere.

Vogliamo davvero dare retta a chi afferma che la storica preponderanza di eccellenze maschili in ogni campo dipenda da una inferiorità delle donne rispetto agli uomini, o che il sesso femminile sia stato boicottato da un complotto maschilista? La verità è che l'unica cosa oscurata è il concetto di sinergia tra i sessi; connotati complementari che integrandosi generano un'alchimia benigna per l'intera collettività. Ben pochi dei grandi uomini che contribuirono ad elevare la condizione umana sarebbe stato tale senza l'apporto culturale e spirituale, l'amore ed il supporto di una madre prima ed una compagna poi. Insomma, un tempo il maschio si prendeva gli onori, ma la realtà dei fatti, ben nota a chiunque avesse un briciolo di sale in zucca, era che il 'grande uomo' sotto i riflettori era solo la punta di un iceberg. Che le cause della grandezza di quel tale uomo fossero da ricercare oltre la sua persona, in quell'impianto umano che lo aveva formato e poi guidato e sostenuto fino al traguardo. Quell'impianto era la famiglia, 'regno' governato non da un uomo ma da una donna, la mater familias Oggi invece non ci sono onori da tributare perché i massimi esponenti di ogni ambito occidentale sono mezze figure cresciute senza il supporto di una guida credibile che fungesse da filtro per le balle con cui sono stati bersagliati fin dall'infanzia.

La cultura dominante oggi narra che prima del movimento di emancipazione le donne fossero molto infelici, violentate e schiavizzate dai compagni e mariti. Ma è possibile che ci abbiano messo migliaia di anni a reagire a questo stato di cose? Non è forse più razionale ritenere che un tempo il fenomeno delle vessazioni sulle donne fosse molto più contenuto, in quanto il genere maschile era molto più equilibrato? E perché il genere maschile era più equilibrato? Forse perché era stato cresciuto ed educato da una madre presente ed amorevole, e non a pane, tv ed internet.

Causa ed effetto.
Purtroppo gli episodi di violenza che sempre più spesso vedono coinvolte le donne, hanno origini lontane, e  - detto senza intenti polemici - rappresentano una delle più eclatanti dimostrazioni della legge di causa ed effetto, altrimenti detta karma. Non ho mai udito una donna anziana 'normale' - cioè non appartenente ai surrogati di esseri umani che hanno soffocato le loro coscienze in cambio di soldi e potere - lamentarsi della condizione femminile negli anni '30. Però mi è successo più di una volta di udire donne anziane 'normali' lamentarsi della condizione delle donne odierne. E' un caso che chi ha esperienza si esprima in questi termini? E' per via della sua mentalità arretrata? Già. Ma chi ci dice che la nostra sedicente mentalità evoluta sia frutto di uno spontaneo processo evolutivo, e non di una serie di campagne di ingegneria sociale allestite da chi ha poco a cuore il nostro interesse e molto l'esigenza di manovrarci per marcarci sempre più stretti? Ricordiamo che ciò che definiamo 'mentalità arretrata', per il solo fatto di non essersi sviluppata sotto il martellamento mediatico, è da ritenersi ragionevolmente più affidabile di una mentalità 'formatasi' in mezzo ad ogni sorta di influenza mediatica e politica.

Oggi il mondo è sempre più popolato da adulti immaturi, puri concentrati di ego e false convinzioni, che sono stati bambini cresciuti da genitori poco presenti. Bambini che - mentre i genitori sono impegnati a rincorrere le loro illusioni o a struggersi per le loro 'inadeguatezze' - si formano assorbendo il puro concentrato di escrementi culturali prodotto ogni giorno dai mass media. Questi ultimi alimentano la pretesa di una esistenza da cui si possa trarre un romanzo d'appendice, e la depressione, il cinismo, il disprezzo diventano i mesti punti d'arrivo il giorno in cui si prende atto che quel modello filmico per noi (e chiunque altro, se è per questo) non si avvererà. Ed ecco che sempre più spesso l'assenza di una sana struttura morale trasforma la frustrazione in violenza, ogni tipo di violenza, non esclusa quella su se stessi.

Chi usa violenza su una donna è anch'esso figlio di una donna. Fintanto che simili episodi erano sporadici, ci si poteva illudere che il fenomeno fosse ascrivibile alla patologia psichica di un singolo individuo. Ma oggi il problema è troppo ampio per non imputarlo ad un profondo scompenso antropologico. In qualsiasi modo la si ponga, a me sembra che sia andato sviluppandosi di pari passo alla presa in consegna delle menti giovani da parte della scuola e della comunicazione di massa, avvenuta in gran parte per via dell'assenza del supporto di una famiglia degna di questo nome.

La collettività ha bisogno che la famiglia torni ad essere ciò che fu. Perché laddove la famiglia non fortifica, il sistema corrompe. Nel mondo moderno la sana ignoranza è bandita. La scarsa attenzione dedicata ai giovani nelle famiglie odierne - unita alla caduta in desuetudine dei precetti religiosi (che per quanto male se ne possa dire, avevano un senso in questo mondo) - si rispecchia nella brutalità denotata da molta umanità odierna.

Fintanto che uomini e donne occidentali proseguiranno a sguazzare nelle logiche sistemiche, a non collaborare seriamente, prioritariamente nella formazione dei giovani, a sottrarre energie ai rapporti umani e all'esistenza reale per sacrificarli sull'altare del mercato, del sistema, la società non tornerà a produrre generazioni capaci di fare realmente gli interessi della collettività. E dato che al momento le possibilità che ciò accada sono quasi nulle ... fate vobis.

Concludendo.
La 'violenza sulle donne' credo sia solo una chiave di lettura, limitata, capziosa, di un male sociale di più ampia portata. E' ciò su cui i fidi mass media sono stati incaricati di puntare i riflettori con lo scopo di portare avanti l'edificazione della incomunicabilità tra i sessi. Ma la violenza può scatenarsi anche all'interno di coppie gay. Può essere perpetrata da una donna nei confronti del proprio uomo o del proprio bambino. Per non parlare di quella tra maschi adulti. Questo perché il problema non è il sessismo; la vera ragione di tale esplosione di ottusità va ricercata altrove, e più precisamente in una cultura dominante votata a inoculare i virus dell'egoismo, dell'intolleranza, del disprezzo e della superficialità in ogni relazione umana, compresa quella tra i sessi, e perfino quella che dovremmo intrattenere con ... i nostri stessi avi.

Coi loro metodi striscianti ci sussurrano che i nostri antenati, dato che non avevano la televisione, internet e le automobili, fossero dei grezzi senza cervello. Che le loro tradizioni fossero solo il frutto di vacue superstizioni. Ci ripetono che il cambiamento sia per definizione una cosa positiva, e che qualsiasi cosa sia modificabile, debba essere modificata. Ma siamo sicuri che sia lecito modificare i geni, oppure il clima, o gli stati d'animo? Demolire usi e consuetudini dettati dalla natura, consolidati da secoli di esperienza e poi tramandati dai nostri antenati? I tiranti sono prossimi alla massima trazione; non udite lo scricchiolio? Non è più così lontano il giorno in cui in nome del cosiddetto 'progresso', saremo sbalzati al punto di partenza, con buona pace dei burattinai e delle loro ideologie spacciate per illuminazione.

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19 commenti:

  1. Il problema alla base delle famiglie odierne è anche dovuto alla alienazione che produce l'ormai sempre più frenetico stile di vita. Ormai si vive per il lavoro e lo si fa ogni giorno sempre di più. Esso chiede sempre più l'anima ed il sangue di chi lo svolge.
    Si esce la mattina sempre più presto, ci si imbottiglia nel traffico o in mezzi pubblici sempre più intasati per poi tornare a casa, quando si è molto fortunati, alle sette di sera, stanchi, stressati e sempre più provati, con pensieri che già ci proiettano alle preoccupazioni del giorno dopo, quando poi non si ha anche il pensiero di come e se si arriverà alla fine del mese.
    In questa ottica, con dei genitori, degli esseri umani, ormai privati di ogni briciolo di energia, di speranza e sempre più impotenti e sfiduciati nel domani, come si può pensare di riuscire a crescere in maniera dignitosa la propria prole?

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  2. E' diventato un circolo vizioso, il bandolo della matassa è perso....

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  3. Avrei voluto commentarti , ma nn ci riesco.......

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  4. Se questa non è Magia dello Spirito Divino allora "cosa" unisce i pensieri miei e di viator. Ti rinnovo, se mai ce ne dovesse essere bisogno i miei complimenti e considerali protratti all'infinito che mi sono stancato di congratularmi con te, ho capito, siamo gemelli, me ne farò una ragione.
    Ad Embraze e Dario: non vorrei criticare il vostro lecitissimo pessimismo, ma tuttavia vorrei trasmettermi il mio ottimismo, in quanto questa crisi materiale spronerà l'essere umano a quella "meditazione forzata" che porterà ad attingere a quelle forze inconscio-spirituali (90%) che lasceranno svanire quest'illusione creata dalla nostra mente-razionale (10%).
    Verso la telepatia ci può andare solo chi è coscienziosamente orientato, buona rivoluzione a tutti
    membro ASCIA - legalizziamolacanapa.org - PetCha

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  5. Io invece riesco benissimo a commentarti. Bravo... sono d'accordo con te!

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  6. Bravo Viator.
    Condivido ogni tua parola... anche mio marito :)
    Eppur non sono un'anziana donna, al massimo risalgo agli LP dei Pooh.

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  7. Ciao, ho copiato questo tuo articolo sul mio blog, citandoti.

    ho scritto un nuovo articolo sul mio blog, magari può interessarti:

    La ministra nera Cecile Kyenge, ovvero il razzismo degli Italiani contro la stupidità degli immigrati
    link:
    http://giovaneopinionista.blogspot.it/2013/04/articolo-tratto-dallaltro-mio-blog.html

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  8. I più sinceri complimenti a te Viator per queste esternazioni quanto mai attuali e veritiere.
    Ho spesso sbattuto il muso contro le ideologie moderne che vogliono le donne al pari degli uomini.

    Personalmente so per certo che le donne sono socialmente preminenti agli uomini, tant’è che nel lontano passato le società erano matriarcali e tutto funzionava, loro non si sono mai assurte ad esseri superiori né tantomeno gli uomini si sentivano da meno. Ognuno era complementare all’altro e la donna che aveva ed ha della capacità innate/naturali adatte e per certi versi superiori (es. in fatto di percezioni) si occupava della società di base, la famiglia.

    L’”essere“ donna, questa mia personale sensazione e/o certezza della grandezza di tale “essere” che si trova alla base delle nostre stesse esistenze ed altre qualità peculiari, in tempi remoti ed in luoghi sconosciuti, sono stati valutati come una minaccia per il genere “forte” che da moltissimo tempo combatte un’aspra e silenziosa battaglia di svalutazione sino all’annientamento, anche e soprattutto sul fronte religioso, come testimoniano diversi libri ovviamente di nicchia es. “Dio è nato donna” tanto per citarne uno.

    La donna essendo un essere pacifico sta subendo una riprogrammazione mentale massiccia tramite i media e la società, che una volta completata distruggerà, come dici tu, il genere umano.

    Questo mio commento vuole essere anche un appello a tutte le ragazze e donne affinché non si lascino condizionare dagli attuali costumi e capiscano in primis il loro eccelso ruolo nell’ambito della società, senza sentirsi avvilite, ma rinvigorite dalla loro funzione sociale di “essere” preposto alla formazione ed alla base dell’intera esistenza in quanto procreatrici.

    Ovviamente anche noi maschietti cerchiamo di dare il nostro massimo supporto alle nostre donne, senza le quali non si potrebbe vivere e teniamo sempre a mente che le avversità tra i sessi sono state opportunamente ingenerate nel nostro subconscio, con lo specifico scopo della distruzione di . . . .

    Adesso basta, vogliamo sinceramente volerci bene?

    Un forte abbraccio a tutti da Marcello.

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  9. @ embraze ... il problema è che entrambe i sessi hanno finito per assoggettarsi agli imperativi sistemici. urge tornare ad una suddivisione dei ruoli, anche in relazione alla vita 'sociale' e lavorativa

    @ dario ... condivido la tua visione, ma anche la risposta che ti ha dato PetCha

    @ PetCha ... ti ringrazio davvero, per esperienza so quanto sia confortante entrare in contatto con persone che stanno percorrendo il tuo stesso sentiero ...

    @ anonima ... grazie, anche al marito. :)

    @ Prometeo ... interessante pezzo. thanks

    @ Marcello ... sottoscrivo ogni parola del tuo commento.

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  10. Grazie ancora Viator.
    Colgo nuovamente l’occasione per approfondire ed estendere il tuo splendido articolo.

    Questa onnipresente guerra, parte di una più grande e che io definisco “relazionale” in quanto non fa distinzione tra sessi, classi sociali, religioni e popoli, che è stata avviata a pieno regime con l’introduzione dell’ideologia dell’emancipazione femminile, influenza ogni settore della vita sia del singolo che della collettività.

    I sentimenti, consci o meno, di tale situazione non fanno altro che facilitare il “lavoro” intrapreso ormai da tempo di disgregazione sociale e agevolano nel contempo moltissimi altri settori.

    Basti pensare che il sentimento o la percezione d’angoscia che ne deriva più o meno per ognuno di noi, impedisce l’evoluzione dell’essere umano il cui organismo attivando gli ormoni dello stress (tramite l’asse ipotalamico, ipofisario e surrenale) vive in uno stato biologico di perenne “allerta”.

    Tale condizione abbassa le difese immunitarie, fa diminuire sensibilmente la capacità di ragionamento poiché l’ossigeno del cervello viene fatto confluire dalla zona prefrontale, adibita allo scopo, a quella occipitale, parte più antica del cervello, che gestisce gli istinti tra cui la risposta tipica dello stato di stress quella “combatti o fuggi”, ci rende più facilmente suggestionabili proprio come se ci trovassimo in un leggero stato di alterazione di coscienza, ma di fatto così è, oltre ad altri effetti collaterali su cui sorvolo.

    In breve: siamo più esposti sia alle malattie che alla programmazione mentale stessa che ci ha condotti a tale condizione relazionale.

    Spero questo possa essere utile al fine di comprendere la vasta portata del fenomeno esposto nell’articolo.
    E’ chiaro che ci sono molti altri aspetti correlati da valutare, ma confido in ulteriori commenti da parte di chi si sente di condividere.
    Sia chiaro che quanto sopra non è farina del mio sacco, sono conoscenze che ho acquisito da persone illustri che hanno scritto libri ed hanno fatto ricerche sul campo per poi venire confinate in settori di nicchia, quando è andata bene.
    Appare certamente scontato ribadire che tutto e correlato e che un malessere ne alimenta un altro e così via, ma non possiamo ignorare che sia così.

    Dubitare, riflettere, amare, questo fa di noi fautori del tutto, purché si cominci dal sè.

    Un saluto a tutti. Marcello.

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  11. @ embraze ...Caro/a Embraze, non v’è dubbio che le cose di fatto stiano così e che risulti sempre più arduo il compito a cui bisogna far fronte nella propria vita, che è ancora maggiore se ci si trova nelle vesti di genitori/educatori.

    Il genitore però, rispetto a chi non ha figli, ha una motivazione esponenzialmente maggiore derivante dal suo compito-responsabilità-dovere esclusivo che paradossalmente rappresenta anche una gioia/amore di proporzioni smisurate e che consente di affrontare la vita con una energia maggiore.

    La nostra mente si adatta automaticamente alla situazione in cui viviamo e ci fa percepire la fatica in maniera diversa; la stanchezza fisica di fatto è una percezione mentale che cambia con lo stato d’animo e qui mi ricollego alle parole di PetCha.

    Tuttavia il punto principale che vorrei esporre è un altro.
    Il genitore consapevole degli argomenti poc’anzi trattati, conosce bene il sistema, sa bene lo scopo del farraginoso meccanismo perverso in cui la società lo costringe a vivere, quindi consapevolmente vive i momenti di stress (sveglia-lavoro-traffico ecc.) con serenità, se possibile assaporandone solo le sfaccettature positive (es. risveglio pacato, anche se presto, al mattino - nel traffico musica preferita o altro di piacevole – al lavoro trova argomenti di discussione/svago piacevoli e compatibili all’attività svolta o si comporta in maniera altruistica, che tanto poi quello che si semina si raccoglie) e una volta giunto nella propria dimora assapora quella voglia ardente di ritrovarsi uniti nel nucleo familiare, anche se solo per un’ora, pieno di allegria ed amore, che ha desiderato nel corso di tutta la giornata.

    Per sintetizzare al massimo quindi, chi conosce il “sistema” non vive proprio come il “sistema” vuole che lui viva, non si deve sentire angosciato dagli eventi, ma si oppone ad uno stile di vita che è stato deciso per lui e che però non lo avrà come vittima.

    Il pessimismo è giustificato solo per chi vive nel sistema credendo in esso e pensando che quella sia l’unica realtà/alternativa possibile, perché altre possibilità non riesce a pensarle poiché non ha avuto la fortuna di comprendere la finta realtà che continua a subire di giorno in giorno.

    Noi che ne stiamo parlando non siamo giustificati ad essere pessimisti ed inoltre abbiamo il compito e l’onore di “risollevare” gli altri con la giusta umiltà, consapevoli che probabilmente quelli con i quali ci interfacciamo giornalmente non hanno percepito il mondo come lo percepiamo noi.

    In fondo, come dice un mio grande amico, i nostri problemi sono immaginari, cambiando la percezione di essi, possono essere visti sotto un’altra luce.

    Un forte abbraccio. Marcello.

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  12. il succo del matriarcato in una scena mitica, guardate lo scambio di occhiate.....
    http://www.youtube.com/watch?v=UCSq7UvTYZc

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  13. @ daniele ... ottimo contributo, grazie.

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  14. Un futuro sostenibile in ogni senso è Donna :
    http://www.progettoatlanticus.net/2013/06/la-decrescita-e-donna.html .
    Marcello.

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  15. Scusate l'insistenza, volevo solo segnalare che il nostro amico governo ha approntato di fretta e furia una piccola legge (DL 93 del 14-08-2013) per rinvigorire la "causa" della separazione, incentivando al massimo il divario tra i sessi con norme più severe.

    Prima però ha opportunamente indotto l'opinione pubblica con gli amati tg (e con le altre fonti informative del regime) che i giorni precedenti e quelli immediatamente dopo al decreto hanno enfatizzato le violenze sulle donne (omicidi, maltrattamenti in famiglia, violenza con acidi ecc.) che personalmente non prendo per oro colato.

    Ora la maggior parte delle donne si sentirà ancora più minaccia dai partners maschili i quali a loro volta cominciano ad avere timori ad approcciarsi al gentil sesso.

    Ciao a tutti. Marcello.

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  16. Dr. Antongiulio Salvo29 ottobre 2013 09:45

    Nessuno dice che la possessività da cui la violenza, nella maggioranza delle volte è collegata ad un trauma da abbandono subito in età giovanile, trauma d'abbandono che attiva la fobia che l'evento traumatico si ripeta, e quindi la violenza. Dunque il post coglie nel segno. Saluti

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  17. Ci sarebbe da commentare moltissimo ma partirei da qui, non penso che la suddivisione dei ruoli fosse del tutto spontanea. Spesso e volentieri veniva imposta, c'era un grosso divario tra i sessi. Ora ovviamente il sistema capitalista, o di controllo sociale, come lo vogliamo chiamare, ha ovviamente distorto quelle giuste aspirazioni di libertà ed indipendenza e di piena espressione individuale delle donne, imponendo un altro conformismo, spesso uno scimmiottamente di uno stereotipo maschile becero, anche se in certi casi parlerei più semplicemente di una meno trascendentale "donna stronza" :D.
    Non me la prenderei con la possibilità per un/a trans di cambiare sesso (per ora in maniera decisamente incompleta) se vogliamo indicare in questo un sintomo di degenerazione culturale. Questi sintomi sono ben altrove (il solito benaltrovismo?).
    Si danno contentini a varie categorie per metterle le une contro le altre.

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  18. Se mi permetti, raramente ho letto qualcosa di più confusionario ed ideologico di questo post. Il cambiamento è semplicemente legge di natura. Chi osserva la natura vede che mai le cose sono identiche a sé stesse, che tutto è sempre in movimento, panta rei... neanche la morte significa immobilità, perché un corpo morto si decompone e dà origine a nuova vita. Siamo immersi nel regno dell'impermanenza! Sono leggi di natura che imprimono il movimento, come esseri umani possiamo interpretarlo o cercare di dirigerlo ed è il modo in cui ciò accade che semmai è discutibile. Il post descrive in termini nostalgici una non meglio definita "famiglia matriarcale tradizionale" che però non mi risulta sia mai esistita in epoca storica; forse sarebbe stato opportuno definire meglio cosa si intende con questa espressione altrimenti restiamo nell'ambito "famigliola del mulino bianco" (oh! ma non è questo un modello proposto dai massmedia???). La forma più comune di famiglia nei secoli trascorsi era invece una forma di famiglia estesa o allargata, che noi non conosciamo più da relativamente poco. Le organizzazioni familiari poi variano a seconda dei popoli e delle epoche. Ma a parte questo, non mi risulta affatto che la famiglia, intesa come forma di organizzazione sociale di base, sia mai stata un baluardo contro le degenerazioni causate dal "sistema", piuttosto è il principale tramite del condizionamento da esso imposto (ovvero i condizionamenti dei padri ricadono sui figli). Il primo dei quali per una donna è proprio quello di riconoscersi esclusivamente nel ruolo riproduttivo e di identificarvisi. (sottolineo esclusivamente)
    Dunque il problema non è avere la mamma che ci protegge dai danni del sistema, mantenendo le persone in rigidi ruoli ben definiti, che nella realtà sono sempre stati vissuti in modo costrittivo e limitativo: se la famiglia "tradizionale" funziona(va) così bene, perché i tradimenti? perché le relazioni extraconiugali sono - e sono sempre state - tanto comuni? quanti figli sono nati fuori dal matrimonio? quanti concepiti e poi abortiti (clandestinamente) per evitare lo scandalo? e poi, se una donna è sterile e non può avere figli, verrebbe ripudiata come tradizionalmente accadeva? non si contempla l'ipotesi che una donna possa non volerne o gli otto milioni di baionette e dar figli alla patria è proprio obbligatorio? se il ruolo sociale predeterminato per una donna è quello di generare figli ed educarli che necessità c'è che abbia un'istruzione? è perfettamente inutile, tradizionalmente, far studiare le donne (così oltre che restare ignoranti non discutono il proprio posto nel mondo). Naturale questo? Più che la guerra dei sessi penso che l'attenzione vada posta all'identità, che in ogni persona comprende aspetti definiti maschili e altri definiti femminili, e alle relazioni tra le persone in generale. però ora devo andare non posso scrivere oltre.

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  19. Torno all'origine dell'articolo, che probabilmente prende spunto dal "femminicidio" con cui i media ci hanno martellato per un certo periodo. Può darsi che il martellamento in questione sulla violenza di genere sia stato utilizzato come "arma di distrazione di massa", molto efficace grazie all'attivazione della potente egregora connessa (dal momento che si tratta di vissuti che l'umanità si trasmette di generazione in generazione in secoli di "famiglia tradizionale" e TUTTORA IRRISOLTI ); oppure proprio per mantenere attive le reciproche ostilità tra i generi (ed evitare l'indebolirsi della suddetta egregora), attraverso l'intensità delle risposte emotive del tutto automatiche (proprio perché irrisolte) che essa genera. Una spiegazione non esclude l'altra.
    Certo che le esistenti difficoltà di relazione tra i sessi non si risolvono tornando indietro e inchiodando nuovamente le persone a ruoli rigidamente predeterminati, nei quali i problemi si sono creati e non sono mai stati né affrontati né risolti. Ma la più strenua sostenitrice della famiglia “tradizionale” non è forse sempre stata la Chiesa? Sappiamo bene che il ruolo che oggi hanno i media nel mantenere le coscienze addormentate e soggiogate al proprio potere in passato era esercitato, anche se con strumenti diversi, da quest'istituzione!
    Se vogliamo superare la “guerra tra i sessi” in cui i controllori ambiscono a mantenerci, non è tornando indietro che ci riusciremo, dobbiamo uscire dagli stereotipi, è indispensabile un processo di evoluzione personale individuale, per diventare consapevoli della propria identità ed insieme un processo di evoluzione relazionale, dell'identità nell'ambito della relazione, del significato che essa riveste e della qualità che le si conferisce. Interrogandoci profondamente e onestamente su cosa davvero significhi “essere maschile” o “essere femminile” le risposte non saranno così scontate, ma di fatto ogni singola persona è un intreccio irripetibile di entrambe le polarità, che mirabilmente si intrecciano a loro volta con quelle altrui (in un continuo gioco di specchi). E questo è davvero il momento di farlo, se vogliamo creare qualcosa di meglio di quello che ci è stato trasmesso e che mette in mostra costantemente le sue intrinseche debolezze.

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