19 ottobre 2013

L'Abisso Oltre la Materia

Viator

Ai tempi delle teocrazie la passione per la conoscenza poteva crearti grossi grattacapi. Ti bastava una parola di troppo nel contesto sbagliato per ritrovarti sotto casa drappelli di gentiluomini con la pressione alta e l'hobby della tortura, tutti ansiosi di organizzare una grigliata con le tue spoglie mortali. Ed i tuoi guai proseguivano nell'aldilà dove - a detta delle autorità religiose - la tua impertinenza filosofica ti sarebbe costata la dannazione eterna.

La dannazione eterna per chi ricerchi risposte oltre i dogmi della religione mi sembra una punizione eccessiva, che ha molto dell'umana vocazione per il melodramma e poco del disegno divino. In primo luogo perché la curiosità circa i misteri escatologici rispecchia la fame di esperienza che fa capo alla Coscienza. Poi perché è evidente che il dogmatismo - scaturito dalla strumentalizzazione della rispettabile filosofia fideistica - fu usato per tutelare l'egemonia culturale (non solo) cattolica piuttosto che l'integrità psichica e morale del gregge. Infine perché a mio avviso le 'peccaminose' velleità di conquista della verità ultra-terrena sono comunque destinate al fallimento, data la invalicabilità del confine che separa ciò che definiamo 'mondo materiale' da ciò che definiamo 'mondo spirituale.'

Le Regole del Gioco
E' evidente che il cosmo fu concepito per essere alternativo rispetto al mondo della non materia, la quale in tutta probabilità è anche il vero mondo. Il 'progettista' non previde alcuna possibilità di evasione dalla illusione ad eccezione della morte fisica, e ciò perché noi non siamo ospiti del cosmo: noi siamo il cosmo, apparteniamo ad esso, dal momento che i nostri organismi sono fatti degli stessi elementi di cui è fatto il cosmo, in una parola: la mater (ia). Organismi che però in taluni casi cessano di essere solo animali (o robot biologici) dando alla luce (attivando, attraendo) una Coscienza individuale; cioè una sorta di ponte di comunicazione con il vero mondo. O qualcosa di simile. A quel punto l'animale pensante cessa di obbedire regolarmente ai diktat elementari dei suoi bisogni materiali e diventa qualcosa d'altro: un ibrido, un campo di battaglia in cui si contrappongono due diverse forze: la bestia, che gioca in casa, con i suoi istinti dedicati in larga parte alla sopravvivenza della specie ed alla supremazia sul branco, e la coscienza, che gioca fuori casa, con il suo terzo occhio; un terzo occhio funzionale tuttavia non tanto a scoprire cosa ci sia oltre l'illusione, ma a vedere la illusione. A vedere la artificiosità, la superficialità, l'intrinseca ingiustizia e violenza delle leggi che plasmano l'esistenza nel cosmo. Il celebre peccato originale che marchia ogni creatura fatta di materia, costretta per sopravvivere ad adeguasi a logiche per lo più miserabili e/o brutali. Quando si manifesta, la coscienza appare così incompatibile, minoritaria e controproducente, in una parola: così 'aliena' rispetto alle 'routine' che governano il cosmo da far sospettare che da qualche parte esista un 'luogo', uno 'status', in cui invece Essa e le sue leggi dominino incontrastate.

Ma è impossibile che il mio cervello possa comprendere dove sia, e cosa sia. E' una delle regole del gioco, benché in molti si ostinino a rifiutarla, negando l'evidenza. Posso percepire, ma non concepire in termini assoluti. Mi tocca riporre la mia 'fiducia' nella sensatezza del Creatore e poi sperimentare, esplorare la sola dimensione a cui abbia accesso, impiegando le mie facoltà intellettive per soddisfare i miei istinti o il dettato dalla mia coscienza. Se quest'ultima è attiva posso percepire attraverso di essa l'esistenza di un altrove, e sentire di farne parte, ma senza sapere esattamente in che termini. Non è necessario essere un mistico per giungere a simili conclusioni; chiunque sia sveglio e onesto può comprenderlo anche per via razionale, prendendo onestamente atto della insolubilità del mistero della vita e delle carenze 'strutturali' della realtà materiale, mimetizzate tra le infinite convenzioni e false certezze con cui la società umana si sforza di attribuire un senso immanente ad una esperienza che ha senso solo se considerata in ottica trascendente. Tuttavia è poco credibile che io possa concepire cosa vi sia oltre. Ed è a questo punto che subentrano i miei limiti psichici e culturali, espressi dalla improbabile convinzione che qualsiasi cosa esistente sia riconducibile a logiche, esperienze, concetti, archetipi appartenenti alla sfera della materialità, elaborabile dalla mente ed esprimibile con il linguaggio umano. Si tratta di una presunzione che tradisce il complesso di superiorità con cui le creature 'intelligenti ma non troppo' che popolano la materia tendono a sopravvalutare le proprie potenzialità gnoseologiche.

Parlo genericamente di creature e non solo di esseri umani, in quanto credo che il discorso sia altrettanto valido per qualsiasi essere pensante che popoli - o abbia mai popolato - il cosmo, comprese ipotetiche entità non terrestri e grandi saggi e mistici del passato, detto con rispetto. Se stai da questa parte, a mio parere non puoi sapere con certezza cosa ci sia dall'altra, a prescindere da variabili quali la tua saggezza, il tuo misticismo, il livello di sviluppo della tua civiltà e la longevità del tuo organismo biologico. Puoi solo usare la tua mente per costruire delle supposizioni, da tradurre in linguaggio. Che tu sia Aristotele, Confucio o una entità aliena di milioni di anni più avanzata della specie umana, sul tema della realtà non materiale ne sai e ne saprai esattamente quanto ne sapeva un cavernicolo dell'età della pietra.

E' fuorviante credere che il contatto con una civiltà non terrestre fornirebbe all'umanità chissà quali risposte in merito ai grandi interrogativi escatologici. L'ipotetico alieno ben che vada potrebbe elargirci nuove cognizioni tecnologiche e scientifiche, utili solo in funzione di questa immensa messa in scena che chiamiamo 'vita.' Ma scommetto che le domande importanti resterebbero senza risposta.

Il Creatore Assoluto è un anziano signore con una lunga barba bianca?
Tra gli equivoci che a mio parere contribuiscono a deviare il rapporto tra l'uomo e il trascendente, ve ne sono due che vale la pena di citare.

Al primo si è appena accennato. Sto parlando dell'antropocentrismo, cioè la tendenza umana a sentirsi al centro di tutto, quindi ad auto-collocarsi in stretta correlazione rispetto a qualsiasi fenomeno incluso nell'ordine delle cose, sia noto che ignoto, sia terreno che ultra-terreno. Rassicurante quanto supponente, tale ipotesi di centralità, tanto cara agli scientisti, si rifiuta di considerare l'idea che possano esistere concetti preclusi alla umana comprensione. Da ciò è scaturita la cultura della umanizzazione, cioè la tendenza ad attribuire caratteristiche umane non soltanto alle creature viventi da cui siamo circondati, ma persino alla suprema intelligenza artefice di tutto, che chiamiamo Dio. E da ciò potrebbe essere scaturito l'equivoco che secondo alcune teorie avrebbe indotto l'umanità dei primordi a scambiare una comitiva di genetisti alieni, provetti costruttori di robot biologici, per divinità trascendenti (v. correlati). Il 'potrebbe' qui è d'obbligo, alla luce degli ingenti mezzi con cui i padroni della cultura main-stream stanno adoperandosi per diffondere tale teoria, incentrando su di essa interminabili serie di documentari, ad esempio Enigmi Alieni.

Il secondo è il cosiddetto monismo; il fatto di dare per scontata l'esistenza di un solo percorso, una unica verità da rincorrere, ricercare e scoprire proprio come se fosse un tesoro seppellito su un'isoletta da un vecchio lupo di mare. E che una volta che siamo convinti di averla trovata, quell'unica verità debba essere condivisa ed in taluni casi inculcata o imposta a quelli che ne siano sprovvisti o ne abbiano scoperto una diversa (approccio religioso), oppure occultata e rivelata in gran segreto solo a chi secondo il nostro personale metro di giudizio abbia dato prova di esserne degno (approccio iniziatico). Tutto ciò testimonia la incapacità di concepire una verità che trascenda la logica umana, ed un percorso esoterico che sia realmente tale, quindi individuale ed interiore, piuttosto che collettivo ed esteriore, cioè essoterico. Infiniti percorsi, un'unica meta. Forse. Le affascinanti analogie esistenti tra dottrine prodotte da culture mai entrate in contatto, ispiratrici di sincretismo e monismo, potrebbero rispecchiare lo status dei loro ideatori piuttosto che fornire chissà quale prova circa l'esistenza di un misticismo assoluto, universale. In altri termini: interrogativi, paure, tare mentali, speranze e necessità uguali, scaturenti dalla medesima condizione esistenziale di fondo, è facile che producano dottrine essoteriche rassomiglianti.

L'impotenza della scienza.
Per sua stessa natura la Scienza potrà forse giungere a decrittare i codici che animano l'interno della 'scatola' (leggi fisiche e cosmo) ma mai potrà spingersi oltre i confini che per necessità e coerenza si è auto-imposta, i quali la identificano e da cui trae autorevolezza. Anche la nuova scienza, con le sue teorie così contigue ad una sfilza di antichi concetti filosofici, essoterici rielaborati dalla new age (v. correlati) in definitiva piuttosto che avvalorarli non fa che 'svilire' quei concetti, confinandoli nella sfera delle meccaniche positivistiche.

I limiti della spiritualità.
Le 'verità rivelate' dalla spiritualità, sia essa religiosa che iniziatica, per il fatto stesso di essere tramandate, cioè collettivizzate, quindi non acquisite a coronamento di una crescita autonoma, non si possono considerare attendibili. Lo sono - forse - per chiunque vi sia pervenuto individualmente attraverso un intimo percorso esoterico, dando per veritiero il concetto secondo cui in noi risiederebbero tutte le risposte, comprese quelle attinenti il trascendente (e non solo quelle attinenti le meccaniche operanti all'interno della dimensione di cui siamo espressione). Ma lo sono molto di meno per chiunque le assorba per via indiretta, passivamente, senza prima avere sviluppato una adeguata capacità critica e di indipendenza intellettuale. Suggestione, pigrizia mentale, spirito di emulazione e bisogno di identificazione in un gruppo (per inciso tutti punti deboli che il potere sfrutta per manovrare il gregge) piuttosto che supportarlo tendono a rallentare il percorso di consapevolezza individuale. Con questo voglio insinuare che i misteri custoditi dagli alti gradi delle società segrete e dei culti religiosi siano storielle per gli allocchi? Niente affatto. Per quanto mirabolanti possano essere - tuttavia - sono convinto che sotto sotto appartengano anch'essi alla sfera della materialità.

Personalmente dubito che l'esoterismo sia realmente in grado di condurre l'uomo cosciente a trascendere la propria essenza (temporaneamente?) limitata e a varcare i confini della materia. Se in queste vesti siamo incapaci di concepire concetti quali l'infinito e l'eternità, e cerchiamo di 'normalizzarli' associandoli ad una qualche rielaborazione di logiche umanamente comprensibili, ad esempio la ciclicità, ci sarà anche un motivo. Come del resto dubito che l'obiettivo dell'uomo di buona volontà sia spendere la propria esistenza terrena nell'intento di diventare un superuomo, praticando una sorta di affannoso arrivismo spirituale. Connettersi alla Coscienza; percepire sprazzi di verità traslati sotto forma di concetti 'umanamente comprensibili', e vivere in accordo a tali imperativi interiori, imparando a riconoscere e controllare il nostro lato ispirato dalle logiche della materia; questo secondo il mio personale, individuale, attuale sentire è il massimo a cui si possa puntare quaggiù. Dubito che da dentro la 'scatola' si possa anche solo avvicinarsi alla comprensione di quanto esiste oltre essa, sebbene vi siano stati e vi siano famosi mistici e pensatori che asseriscono il contrario.

Qualsiasi 'coscienza sveglia' prima o poi si spinge fino ai margini della materia, dove le spiegazioni crollano, ed ogni concetto umano perde quella sensatezza che si tende ai attribuirgli. Si tratta di un meta-luogo freddo e abissale in cui l'illusione si dissolve, svelando la artificiosità della realtà materiale, e lasciando intuire l'esistenza di qualcosa di molto meno limitato ed imperfetto al di là di quel confine. E sull'onda di tali percezioni a volte talune coscienze adoperano cervello e linguaggio per concepire dottrine spirituali più o meno antropocentriche, le quali prosperano e si abbelliscono grazie alla creatività dei posteri ed alla tendenza umana ad assorbire sotto forma di verità assolute una gran quantità di concetti di seconda mano.

E allora le esperienze di premorte (nde)?
Coloro i quali affermino di avere avuto esperienze di premorte, potrebbero essere entrati in contatto con la dimensione spirituale; tuttavia abbiamo a che fare con un 'luogo' da cui la coscienza torna indietro, e che solo al risveglio del corpo biologico la mente - fino a quel momento 'spenta' - riorganizza ed esprime sotto forma di concetti umani. Si tratta di un elemento da tenere in debita considerazione.

Cos'hanno in comune Aleister Crowley, John Nash e Sid Barret?
Il rischio corso da chi si soffermi troppo a lungo a scrutare l'abisso ai confini della illusione, è quello di esserne scrutato a propria volta, parafrasando una espressione coniata da Nietzsche. E sembra che l'esperienza non sia delle più piacevoli, così come i relativi effetti sulla psiche. Esistono celebri casi di scienziati, artisti e alchimisti dalle doti straordinarie (tra cui pesi massimi della massoneria) convinti di potersi inoltrare in quell'abisso, a volte con l'ausilio di sostanze 'espansive della coscienza'; di poterlo gestire, contenere, e poi usciti di testa; accecati - piuttosto che illuminati - da ciò che nella zona di mezzo suppongo appaia nella sua sconcertante interezza: l'evidenza della illusione.

Concludendo.
Non credo che il nostro scopo qui sia concepire l'inconcepibile, né soffermarci troppo a scrutare l'abisso oltre la materia. A pensarci bene, lo stesso disfacimento in cui versa la società globalizzata potrebbe discendere da un equivoco che induce una manciata di menti accecate a ritenersi erroneamente illuminate. L'intera produzione letteraria di Howard Philip Lovecraft (v. correlati) e dei suoi numerosi epigoni non fa che ripetere ossessivamente simili concetti. Il marchese di Vauvenargues, scrittore del 18° Secolo, intuì che "il linguaggio e la mente hanno i loro limiti, ma la verità è inesauribile."

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15 commenti:

  1. Sono incline ad adottare una visione dualistica. Le riflessioni da Te svolte mi trovano concorde. Nessuno può affermare di conoscere la verità ontologica di cui abbiamo solo pallidi simulacri.

    Ciao

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  2. affascinante contributo all'eterna questione materia-spirito.
    Non so pero'se sia chiaro all' autore che il suo punto di vista di concepire sostanzialmente la materia come una gabbia dello spirito e' molto vicina alla gnosi , cioe' quella concezione del mondo da sempre "deumanizzante" in esatto contrario alle proprie affermazioni di principio , nonche' strumento ideologioco di ogni visione " suprematista".

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  3. Ottimo saggio che induce alla riflessione, sei riuscito a spiegare dei pensieri abbastanza difficili proprio perché materia che parla di coscienza
    Ad anomimo:che sei sgarbi??

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  4. Terrei separate le conoscenze più concrete e più o meno storiche come quelle di cui parla Freixedo (gli dei cattivi) che possono essere interessanti per chi è curioso di conoscere come sono andate forse le cose.

    Poi c'è il campo della spiritualità, dove un uomo può cercare di elevarsi e fare di sé la migliore persona possibile.

    A tal proposito mi sono recentemente imbattuto nelle opere di Eckhart Tolle (Il potere di adesso) e di N.D.Walsch (Conversazioni con Dio) che mi stanno enormemente appassionando.

    Ringrazio Viator per questo nuovo contributo alla riflessione e andiamo avanti con la nostra ricerca.

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  5. Bene! Una domanda, allora: CHE COS'È la Materia?
    Ele

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  6. @ anonimo ... ma dopotutto sono solo etichette. alta roba essoterica. le meccaniche che muovono il mondo materiale credo siano sotto gli occhi di chiunque sia disposto a vedere. poi ognuno si crea una propria idea che alla fine non può che ripescare almeno in parte cose già dette da mille altri. sono i nostri 'limiti fisiologici,' di cui nel post.

    @ aqua ... grazie

    @ frenz ... le teorie dei demiurghi/antenati alieni secondo me sono anche plausibili, ma non fanno che spostare gli interrogativi, in quanto non chiariscono chi avrebbe creato loro... e quindi chi avrebbe creato il loro creatore, e avanti così... stiamo sempre nella materialità... non se ne esce

    @ ele ... non ti accontenti della definizione data dalla fisica? ecco i limiti del linguaggio di cui nel post. come descrivere un colore senza usare analogie :) per me la materia è finzione.

    grazie dei commenti, come sempre molto gradii :)

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  7. Complimenti ! Post di grandissimo spessore !
    Purtroppo si ritorna sempre ad un punto unico.
    Come puo' un essere duale concepire la non dualità?
    Non puo' tutto qua.
    Concordo alla fine sul dove arrivi anche se in molti punti non sul come.
    Ma come hai ben detto nell'articolo ognuno ha le sue vie.

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  8. Della definizione della Materia data dalla Fisica mi devo accontentare per forza, è tutto ciò che abbiamo finora e non è per nulla definitiva. Questo solo per intendere che definiamo come "principio" di cui facciamo esperienza qualcosa che non sappiamo veramente cos'è. Perciò su quali basi parliamo di dualismo?

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  9. L’insondabile mistero della vita insieme all’insondabile bravura di Viator.
    Molto interessante e condivisibile.
    Marcello.

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  10. @ ele .... a me pare che la vita in questo posto, qualsiasi cosa sia, sia fondata sulla dualità: giorno e notte, maschio e femmina, ordine e disordine (soprattutto) e via dicendo. questi non sono concetti mistici e filosofici, ma dati oggettivi. la dualità poi sta alla base della dialettica, senza cui non esisterebbe il libero arbitrio, quindi l'esperienza. l'unità 'di fondo' è concepibile da una mente umana, ma nessuno garantisce che sia un concetto 'reale', cioè valido anche nella non materia, imo.

    @ marcello ... esagerato... :) grazie

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  11. Quando l'uomo raggiungerà l'immortalità (e la raggiungerà), le sue "potenzialità gnoseologiche" saranno molto diverse da quelle di oggi

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  12. @ ultimo anonimo ... l'immortalità nella materia non esiste, esistono solo gradi di longevità, in questa dimensione tutto mure prima o poi, con buona pace di transumanisti e co.

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  13. Viator per contattarti in pvt?

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  14. @ anonimo ... 'contatti' in alto a sinistra.

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  15. la materia NON E' spirito.

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