10 settembre 2017

Egemonia Culturale e Correttezza Politica

politicamente corretto dai siti Claremont.org e Academia.org
Traduzione di Anticorpi.info

“Compagno, la tua affermazione è erronea nei fatti.”
“Sì, lo è. Però è politicamente corretta.”
Angelo Codevilla

Il concetto di 'correttezza politica' entrò in uso tra i marxisti nel 1930 sotto forma di espressione semi-seria per sottolineare come l'interesse del partito dovesse sempre e comunque prevalere sulla realtà. Tutti i progressisti, sedicenti ingegneri di nuove realtà umane, combattono infatti una guerra perenne contro le leggi ed i limiti della natura.

Tuttavia - dal momento che la realtà non cede alle loro manipolazioni, i progressisti tendono ad 'interpretare' individualmente e collettivamente tali 'nuove realtà'. Così il fine nominale di ogni movimento progressista finisce per essere subordinato al proprio stesso primato ideologico. Poiché tale primato si scopre insicuro tutte le volte che qualcuno si dimostri in grado di obiettare ragionevolmente ai suoi assiomi, il movimento ideologico finisce per lottare non tanto per costruire quelle 'nuove realtà' che ama teorizzare, quanto per costringere le persone comuni a parlare ed agire 'fingendo' che le nuove realtà teorizzate siano effettivamente esistenti.

Gli stati comunisti hanno fornito la rappresentazione più eclatante di questo tentativo di instaurazione di un pensiero artificiale collettivo. Lo scrittore inglese George Orwell fu un convinto marxista fino al giorno in cui poté verificare personalmente le abissali differenze esistenti tra la teoria e la realtà, andando a visitare l'Unione Sovietica. Quando fece ritorno in patria le sue idee politiche erano mutate drasticamente, al punto da ispirargli il capolavoro 1984, un grido d'allarme letterario prontamente etichettato dalla successiva cultura dominante come 'fantapolitica.'

In tutto il mondo i partiti progressisti hanno cercato di monopolizzare le istituzioni educative e culturali al fine di costringere la gente a 'cantare la loro canzone', oppure tacere. Tuttavia, dopo che nella realtà reale hanno invariabilmente prodotto l'esatto opposto della prosperità, la salute, la saggezza e la felicità che le loro ideologie propagandavano, hanno concluso che fosse più conveniente obbligare la gente ad ignorare il divario esistente tra ideologia e realtà. Dopo l'implosione dell'impero sovietico molti esponenti progressisti continuarono ad affermare che il comunismo avesse fallito non tanto per via di una qualche carenza di ordine militare od economico, quanto piuttosto per l'incapacità di superare 'il gap esistente tra politica e realtà.'

Oggi i più esigenti progressisti occidentali, molti dei quali titolari di elevati ruoli politici e dirigenziali, ben consapevoli di non poter più esercitare una repressione fisica in stile sovietico/fascista (che alimenterebbe la resistenza popolare contro i loro progetti), hanno sviluppato un nuovo approccio finalizzato a schiacciare la resistenza culturale mediante la monopolizzazione della cultura combinata ad una sorta di 'mentalità da branco' istituzionalizzata. Esatto, proprio come il 'bullismo' che nella teoria dichiarano di combattere.

Sempre più spesso citano il nome di Antonio Gramsci (1891-1937), brillante teorico comunista secondo cui lo scopo e lo strumento principale della 'lotta' fosse il conseguimento della cosiddetta 'egemonia culturale'; la costruzione - per l'appunto - di una nuova cultura dominante.'

Guerra Culturale.
"Sono molto depresso al pensiero che in questo paese si possa obiettare ad un concetto definendolo 'offensivo.' Come se di per se l'essere offensivo costituisca una contro-argomentazione."
Christopher Hitchens
Nel secolo scorso abbiamo osservato Stati in cui vigeva un regime di censura e polizia del pensiero, e li abbiamo giudicati con pietà ed osservati con un pizzico di desolata ironia. Attualmente questo stato di cose ce lo ritroviamo in casa, nei nostri Paesi, in Europa, in America. Domina soprattutto all'interno di istituzioni scolastiche ed universitarie, tuttavia si sta diffondendo in ogni campo della società.

Per la prima volta nella storia delle 'democrazie occidentali', i cittadini si scoprono a temere per ciò che dicono, scrivono e pensano. Ci mette a disagio l'idea di ricorrere involontariamente alla 'parola sbagliata', di esprimere un qualche concetto giudicato offensivo, insensibile, discriminatorio, 'eretico rispetto ai dogmi scientifici', dunque passibile di sanzione giuridica o riprovazione social.

Di cosa stiamo parlando?

Il fenomeno è noto come 'correttezza politica' ed è qualcosa che ancora in troppi continuano a percepire come una sorta di 'vezzo' non troppo serio. Invece si tratta di un virus potenzialmente mortale. È la grande malattia del nostro secolo, la quale ha già mietuto decine di milioni di morti nel secolo scorso in Europa, in Russia, in Cina, in tutto il mondo. È la malattia dell'ideologia. La correttezza politica non è divertente. La correttezza politica è qualcosa di letale.

Se la osserviamo analiticamente, storicamente, non è difficile realizzare cosa sia in realtà. La correttezza politica non è altro che marxismo culturale. Marxismo economico tradotto in termini culturali. Si tratta di una metodologia che non risale - come molti ritengono - agli anni '60 ed al movimento pacifista, ma all'epoca della Prima guerra mondiale. Se confrontiamo i principi fondamentali della correttezza politica con quelli del marxismo classico, le analogie sono evidenti, come dimostreremo nel prossimo paragrafo.

Marxismo Classico e Correttezza Politica.
"La correttezza politica è il naturale continuum della linea del partito. Ciò che vediamo ancora una volta è un gruppo di vigilanti auto-nominati che impongono le loro opinioni sugli altri. È un patrimonio del comunismo, ma pochi sembrano notarlo."
Doris Lessing
"I due pilastri della correttezza politica sono: a) una deliberata ignoranza, b) un costante rifiuto di affrontare la verità."
George MacDonald Fraser
Innanzitutto, sia il marxismo classico che la correttezza politica sono ideologie totalitarie. La natura totalitaria della correttezza politica si rivela chiaramente all'interno dei campus universitari americani, sempre più rassomiglianti a strutture educative della Corea del Nord, dove lo studente o il membro di facoltà che si azzardino a mettere in discussione i capisaldi delle ideologie femministe o di genere o darwiniste, o di qualsiasi altro concetto tutelato dalle imposizioni della correttezza politica, si ritrovano rapidamente in guai disciplinari. All'interno del piccolo ordinamento giuridico dei college, chiunque si rifiuti di aderire al verbo della correttezza politica in men che non si dica si ritrova a dover subire ogni tipo di sanzione. E' da questi dettagli che possiamo dedurre quale sia il destino che si vorrebbe riservare alla nazione nella sua interezza.

Sappiamo che tutte le ideologie sono totalitarie, in quanto l'essenza stessa di un'ideologia è lo sposare integralmente una filosofia, sulla cui base affermare che talune cose debbano essere vere per principio, mentre altre debbano essere non vere per principio. Ad esempio, secondo il pensiero ideologico femminista/marxista, tutta la storia della nostra cultura equivarrebbe alla storia dell'oppressione del genere femminile; dato che nei fatti la realtà contraddice un simile assunto, allora occorre che chi ne abbia facoltà proibisca di fatto il libero accesso alla realtà, e costruisca - con l'ausilio di istituzioni educative e mass media - una realtà più confacente al dettato ideologico. Le persone devono essere obbligate a vivere in una menzogna persistente. Ma dal momento che le persone sono naturalmente riluttanti a vivere in una menzogna, e che spesso si avvalgono delle proprie orecchie e dei propri occhi per valutare la realtà e contraddire il dettato dell'ideologia, allora diventa necessario che il potere dello Stato sia schierato a supporto della menzogna. Ecco perché dall'ideologia non può che scaturire un regime totalitario.

In secondo luogo il marxismo culturale - proprio come il marxismo economico - tende ad identificare un'unica chiave interpretativa di tutta la realtà. Il marxismo economico afferma che la Storia dell'umanità sia stata determinata dalla proprietà dei mezzi di produzione. Il marxismo culturale - alias correttezza politica - afferma che la Storia dell'umanità sia stata determinata dalla prevaricazione di alcuni 'gruppi sociali' su altri 'gruppi sociali.'  Nessun'altra chiave di lettura. Qualsiasi evento accaduto in passato viene sistematicamente ridotto ad un unico aspetto.

Nel marxismo economico alcuni gruppi sociali - cioè lavoratori e contadini - sono etichettati come bravi e buoni a prescindere, mentre altri gruppi sociali - cioè borghesi e proprietari di capitali, molti dei quali un tempo furono contadini e lavoratori - sono etichettati come immorali e malvagi per definizione. Nel marxismo culturale i gruppi buoni per definizione sono le femministe (mentre le donne non femministe sono deplorate o ignorate), alcune categorie razziali, gli omosessuali, i collettivisti, i progressisti, gli scientisti (...). Quelli cattivi per definizione sono i maschi eterosessuali, i tradizionalisti, gli autonomisti, i capitalisti, i localisti, i creazionisti (...).

In quarto luogo, sia il marxismo economico che quello culturale si basano sul sistema dell'espropriazione. Sia espropriazione materiale che espropriazione culturale, nel senso di cancellazione delle tradizioni. Quando i marxisti classici, i comunisti, conquistarono il potere in Russia, per prima cosa espropriarono i possedimenti della borghesia. Allo stesso modo, quando attualmente i marxisti culturali assumono il controllo di un campus universitario o di un governo, esercitano l'espropriazione attraverso meccanismi quali le quote di partecipazione imposte per legge in favore di categorie ideologicamente 'protette', all'interno di meccanismi definiti 'democratici', o addirittura l'espropriazione di democrazia mediante il supporto a governi 'tecnici', cioè non eletti dal popolo. L'intera società odierna è un sistema basato sull'espropriazione materiale (non più violenta, ma ottenuta per mezzo di sistemi normalizzati quali il debito, l'iper-regolamentazione e la vessazione fiscale) e culturale (mediante il cosiddetto 'progressismo', declinato in numerose varianti).

In quinto luogo, entrambe le forme ricorrono ad un metodo analitico studiato appositamente per fornire le risposte ideologicamente più convenienti. Il marxista classico osserva il mondo unicamente attraverso la lente del sistema economico marxista. Il marxista culturale ricorre alla decostruzione. La decostruzione culturale consiste nella reinterpretazione di qualsivoglia materia o disciplina in funzione di un paradigma ideologico. Si prende un testo o una materia, si rimuove dal suo contenuto qualsiasi significato ritenuto ideologicamente inopportuno e lo si riassembla inserendovi il significato considerato ideologicamente opportuno. Quindi troviamo - ad esempio - che l'intera produzione di Shakespeare sarebbe incentrata sul concetto di oppressione del genere femminile; o che la Bibbia sarebbe un testo ispirato dal sessismo, l'omofobia ed il razzismo. Opere che di punto in bianco diventano semplicemente carburante per un motore ideologico.

Infine, ogni forma di marxismo nutre se stesso identificando uno o più 'eterni nemici' ai quali contrapporsi e verso i quali dirigere il proprio odio ideologico. Non esiste marxismo in assenza di nemici giurati, come illustrò impeccabilmente Orwell in 1984. Come mai la rivoluzione sovietica rase al suolo la maggior parte delle chiese, ma ne risparmiò sempre alcune? E come mai in taluni casi il regime sovietico fece in modo di auto-denunciarsi all'estero? Ed ancora, perché il regime sovietico non solo supportava la presenza di dissidenti nelle proprie fila, ma delegava abitualmente alcuni membri interni al partito con l'incarico di personificare l'opposizione?
In parte ciò accadeva perché la presenza di nemici culturali rafforzava l'identità ideologica interna al partito. Dunque in assenza di nemici o dissidenti, il marxismo classico tendeva a produrli autonomamente, esattamente come accade oggi, con l'accurata selezione di avversari politici improbabili (opposizione controllata) e la tolleranza verso ciò che resta della cultura tradizionale, data in pasto al branco del 'politicamente corretto' che si diverte a definirla becera, bigotta, arretrata, ignorante e via dicendo.

Non è difficile scorgere tante similitudini tra il marxismo classico dell'Unione Sovietica ed il marxismo culturale incarnato attualmente dalla correttezza politica. Sono numerose, e per nulla incidentali. Il nocciolo della questione è che il sistema della correttezza politica ha una precisa genesi politica; si tratta di una storia incominciata molto più a ritroso nel tempo di quanto si tenda a credere; una storia che risale ai primi anni del Ventesimo secolo, epoca nefasta che diede origine a molte altre patologie culturali che oggi stanno massacrando la nostra società. Una lunga storia fatta di tentativi, fallimenti e correzioni di tiro ...

Antefatto.
"Il socialismo è un'idea meravigliosa. Ma la sua traduzione nella realtà è stata disastrosa. Tra i popoli di ogni razza, colore e credo religioso, in tutto il mondo, il socialismo è riuscito a condurre alla fame paesi che precedentemente esportavano grandi quantità di alimenti ... Tuttavia, per molti di coloro che si occupano soprattutto di idee, il socialismo resta un'idea attraente, seducente. Ogni suo fallimento viene giustificato con l'inadeguatezza di particolari dirigenti. "
Thomas Sowell
Originariamente la teoria marxista affermava che non appena la guerra globale fosse deflagrata in Europa (cosa che accadde nel 1914), la classe operaia di ogni nazione si sarebbe sollevata in maniera coordinata e compatta per rovesciare i rispettivi governi borghesi. Si presumeva che i lavoratori di ogni singola nazione avrebbero finito per coalizzarsi con i loro omologhi delle altre nazioni, piuttosto che supportare la borghesia e le classi dirigenti delle loro patrie.

Ebbene, in realtà dopo il 1914 si verificò l'esatto opposto. In tutta Europa i lavoratori si strinsero intorno alle rispettive bandiere e si misero in marcia per combattere l'uno di fianco all'altro. Quando il Kaiser strinse la mano ai leader tedeschi del Partito socialdemocratico marxista, disse loro che in quel frangente non esistevano più partiti politici: esistevano solo cittadini tedeschi. La cosa andò replicandosi in tutte le nazioni europee.

Quindi qualcosa non aveva funzionato.

I marxisti tuttavia erano convinti che quel qualcosa non fosse ascrivibile alla loro 'inappuntabile' teoria del 'socialismo internazionale.' Nel 1917 in Russia riuscirono a sovvertire lo Stato, instaurando un nuovo governo rivoluzionario marxista, e la teoria poté dunque tradursi in pratica. Ma ben presto vennero fuori i problemi. L'ideologia stentava a diffondersi e riscontrava inattese difficoltà nel trovare proseliti proprio tra i gruppi sociali in favore dei quali affermava di lottare. Vi fu la rivolta spartachista di Berlino, quella di Bela Kun contro il governo ungherese, quella di Monaco, ma in nessuno di questi casi le azioni sovversive furono supportate dai lavoratori.

Così i 'rivoluzionari' presero atto di avere un problema, la cui risoluzione fu affidata a due noti teorici marxisti: Antonio Gramsci in Italia e Georg Lukacs in Ungheria. Gramsci asseriva che i lavoratori non avrebbero mai supportato gli interessi di classe - così come definiti dall'ideologia marxista - fino a quando non fossero stati 'liberati' dalla cultura occidentale e soprattutto dalla religione cristiana, entrambe colpevoli di accecare i loro occhi. Lukacs, considerato da Marx stesso il più brillante teorico marxista, nel 1919 si domandò: "Chi ci salverà dalla civiltà occidentale?" Insomma, secondo costoro il maggiore ostacolo alla creazione di un 'paradiso' marxista era la cultura occidentale; una cultura difficile da distruggere, in quanto si era formata nel corso di millenni di Storia.

George Lukacs

Presto Lukacs poté mettere in pratica le proprie idee, allorquando fu nominato vice commissario per la cultura dal governo rivoluzionario bolscevico ungherese di Bela Kun. Il suo primo atto politico fu l'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole ungheresi. Mossa che gli alienò le simpatie dei lavoratori, così come quelle dell'intero popolo ungherese, che si schierò compatto contro il governo di Bela Kun. Notate qualche assonanza con il presente?

La Scuola di Francoforte.
"Praticamente nessuna idea è troppo ridicola per essere accettata - anche da persone molto intelligenti ed altamente istruite - se fornisce loro un modo per sentirsi speciali, migliori ed importanti. Alcuni confondono questa sensazione con l'idealismo."
Thomas Sowell
Nel 1923 in Germania fu istituito un think-tank con il compito di tradurre il marxismo economico in termini culturali, così da intraprendere questa epica battaglia contro lo status quo occidentale. Fu così che verso la fine degli anni '30 prese forma il concetto di 'correttezza politica' così come lo conosciamo oggi.

Tutto ciò accadde perché Felix Weil, ricco rampollo di un milionario tedesco, dopo avere abbracciato l'ideologia marxista utilizzò le proprie ingenti risorse per organizzare un grande meeting denominato Prima Settimana di Lavoro Marxista, in cui furono riuniti Lukacs e molti altri brillanti pensatori tedeschi.

Il grande think tank fondato di Weil si associò all'Università di Francoforte. Originariamente sarebbe dovuto chiamarsi Istituto per il Marxismo, tuttavia le persone al comando pensarono che una simile denominazione avrebbe potuto arrecare loro uno svantaggio. Bisogna comprendere che l'ultima cosa che i sostenitori della correttezza politica desiderano, è che le persone la associno alla mentalità totalitaria del marxismo culturale. Sicché decisero di intitolare il think tank: Istituto di Ricerca Sociale, in seguito semplicemente: Scuola di Francoforte.

A riprova di quanto appena detto, nel 1917 Weil ammise in una lettera a Martin Jay, successivamente autore di un libro sui principi della Scuola di Francoforte: "Voglio fondare un ente che divenga noto, forse famoso, grazie ai contributi che saprà arrecare alla causa marxista." Weil coronò il proprio fine. Il primo direttore dell'Istituto, Carl Grunberg, economista austriaco, concluse il proprio discorso di apertura "dichiarando apertamente la propria personale fedeltà al marxismo come metodologia scientifica." (Jay)

Il lavoro iniziale presso l'Istituto fu piuttosto convenzionale, ma nel 1930 fu nominato un nuovo direttore di nome Max Horkheimer, le cui opinioni erano estremamente anticonvenzionali. Horkheimer era molto interessato alla psichiatria ed a Freud. A sua detta, la chiave per tradurre il marxismo economico in termini culturali era essenzialmente l'integrazione del freudismo con la teoria marxista.

Scrive Martin Jay:
"Se si può dire che nei primi anni di attività l'Istituto si occupò principalmente di analisi della sotto-struttura socioeconomica della società borghese, negli anni successivi al 1930 i suoi interessi primari si concentrarono sulla sovrastruttura culturale. La formula marxista tradizionale circa il rapporto esistente tra le due culture fu rimesso in discussione dalla Teoria Critica."
La Teoria Critica.
"La correttezza politica uccide il dibattito."
Lars von Trier (autore cinematografico espulso dal festival di Cannes nel 2011 dopo aver pronunciato una battuta politicamente scorretta)
Vari argomenti trattati con quotidianità dai mass media, quali il femminismo, l'induzione alla cultura dello sballo, all'omosessualità, alla promiscuità sessuale ed alla masturbazione; il sessismo, l'ateismo, l'abortismo, l'anticapitalismo, la demonizzazione del profitto, l'ambientalismo, la cultura gender - provengono direttamente dagli anni '30 del secolo scorso, quando furono codificati dalla Scuola di Francoforte. In sostanza, il compito della Scuola di Francoforte fu quello di combinare Marx e Freud per dare vita ad un sistema di pensiero denominato Teoria Critica.

Il termine è ingegnoso perché quando qualcuno chiede quale sia la teoria, ottiene come risposta che la critica stessa sia la teoria. In altre parole, secondo la Teoria Critica il miglior modo per abbattere la cultura occidentale e l'ordine capitalistico non era il costruire un'alternativa per poi attendere pazientemente che le persone vi aderissero spontaneamente. Secondo la Teoria, le persone si sarebbero sempre rifiutate di farlo, in quanto rese incapaci di immaginare un'alternativa allo status quo. Finché le persone avessero vissuto sotto la repressione dell'ordine economico responsabile (nella loro teoria) della condizione freudiana della repressione - le masse non sarebbero state in grado di immaginare un'alternativa da abbracciare. Sembra la trama di un noto film, vero? Il cinema del resto è uno dei più efficaci mezzi di rappresentazione della Teoria Critica, proprio come l'arte moderna e la musica pop.

Insomma, scopo principale della Teoria Critica è sempre stato semplicemente quello di stroncare qualunque aspetto riconducibile all'ordine sociale tradizionale. L'approccio esigeva che la critica fosse il più distruttiva possibile, che gettasse sempre via il bambino con l'acqua sporca, e che fosse sferrata in ogni modo possibile. Quando udiamo esponenti del movimento femminista affermare che l'intera società abbia sempre cospirato per tenere le donne in una condizione di schiavitù, si tratta di un approccio conforme ai dettami della Teoria Critica. Per avere un'idea più chiara di come gran parte dei mass media attuali pratichino quotidianamente il metodo della Teoria Critica, vi invitiamo a guardare qualche video del canale YouTube Stop Moralismo TV.

Tornando alla Scuola di Francoforte, nel tempo altri membri chiave abbracciarono la sua Teoria, tra i quali è fondamentale citare Theodore Adorno e soprattutto Erich Fromm ed Herbert Marcuse.
Herbert Marcuse

Fromm e Marcuse introdussero un elemento centrale in materia di correttezza politica: quello sessuale. Marcuse, invocando nei propri scritti una società di "perversione polimorfa" non fece che descrivere il futuro che stavano progettando e che oggi stiamo vivendo in prima persona.

Benché non siano pochi i concetti a nostro avviso condivisibili del pensiero di Fromm, il suo punto di vista sulla sessualità era un puro concentrato di ideologia. Dal suo punto di vista la mascolinità e la femminilità non erano affatto riflessi delle differenze sessuali "essenziali" (biologiche - ndt), come ritenuto da coloro che definiva "i Romantici." Derivavano invece dalle differenze nelle mansioni quotidiane, in parte determinate dai paradigmi sociali vigenti. "Il sesso è un costrutto; anche le differenze sessuali sono un costrutto."

Altri esempi lampanti sono l'enfasi dedicata oggi all'ambientalismo, che fu anch'esso elemento primario nello sviluppo della Teoria Critica; all'ateismo, al materialismo e al darwinismo.
"In queste ultime settimane ho letto un sacco di cose. Tra gli altri, il libro di Darwin Natural Selection. Anche se è sviluppato nel grezzo stile inglese, è il libro che contiene la base della storia naturale per la nostra visione."
Karl Marx, 1860
Evoluzione.
"Gran parte della storia sociale del mondo occidentale negli ultimi tre decenni ha comportato la sostituzione di ciò che funzionava con ciò che suonava bene."
Thomas Sowell
Ai nostri giorni questa vecchia storia significherebbe ben poco, se successivamente - nella seconda metà del XX secolo - non si fossero verificati due eventi cruciali. Il primo di essi fu la contestazione studentesca di metà anni '60. Herbert Marcuse - stabilitosi negli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale - individuò nella contestazione giovanile una grande opportunità: quella di trasformare il lavoro della Scuola di Francoforte nella base teorica della nuova sinistra occidentale. Tra i primi slogan coniati da Marcuse, con la finalità di trasformare il pacifismo sorto contro la guerra in Vietnam in simpatia verso l'ideologia marxista, vi fu il famoso: 'fate l'amore, non la guerra.'

make love, not war

Il secondo evento fu la pubblicazione di un testo di Marcuse che negli anni '60 divenne una sorta di bibbia delle sinistre e degli studenti rivoluzionari. Stiamo parlando di Eros e Civiltà, opera che dietro l'apparente analisi in chiave sociologica dell'opera di Freud celava un'anima profondamente ideologica. In quelle pagine Marcuse affermò che la repressione fosse l'essenza del capitalismo, e che ogni individuo appartenente ad un sistema capitalistico fosse un concentrato di nevrosi per via della repressione culturale dei suoi istinti sessuali (eppure a quell'epoca la pornografia e l'autoerotismo compulsivo erano fenomeni infrequenti; inoltre l'industria della Psichiatria praticamente non esisteva, mentre oggi sotto l'egemonia culturale progressista il mercato degli psicofarmaci è molto florido - ndt). Il solo ed unico futuro immaginabile secondo Marcuse non poteva prescindere dalla distruzione del vecchio ordine oppressivo e dalla creazione di una società di libertà erotica che conducesse verso un mondo di "perversione polimorfa", in cui ognuno potesse "fare la propria cosa." Naturalmente, un nuovo mondo in cui non sarebbe più esistito il lavoro, ma soltanto sesso e svago (in effetti oggi grazie alle politiche attuate dal progressismo in comunione con i tecnocrati della finanza, il lavoro ha quasi smesso di esistere - ndt).

marcuse citazione

Potete immaginare con quale entusiasmo la visione di Marcuse fu abbracciata dai giovanissimi contestatori degli anni '60. Erano ragazzini appartenenti alla generazione del baby-boom; erano cresciuti in un'economia in espansione senza mai doversi preoccupare di alcunché. Quel libro non richiedeva loro di mettersi a studiare migliaia e migliaia di pagine sul marxismo storico, economico e filosofico. Marcuse si limitò a scrivere ciò che molti di quei giovani benestanti annoiati volevano leggere: una sfilza di slogan allettanti ma privi di reale sostanza, che andavano dal 'fare la propria cosa', alla 'fantasia al potere', al 'fai tutto ciò che ti senti di fare.' In particolare quest'ultimo - assimilabile al Do What Thou Wilt di crowleyana memoria - ci aiuta a cogliere le connessioni esistenti tra le ideologie descritte in questo post ed i concetti che contribuirono alla nascita della cultura rock e psichedelica degli anni '60.

Concludendo.
"La correttezza politica è come un veleno che scorre nelle vene delle nazioni morenti."
Rich Holland
"La correttezza politica non diffonde tolleranza, ma organizza l'odio. ”
Jacques Barzun
Attualmente gli Stati Uniti e l'Europa stanno subendo una delle più profonde e dirette trasformazioni della loro storia. Stanno mutando in totalitarismi al servizio di un'ideologia ufficiale promossa e tutelata dal potere dello Stato. Grazie a concetti neo-linguistici come 'istigazione all'odio verso questo, ma non verso quello'; oppure 'revisionismo storico consentito e revisionismo storico non consentito' o 'apologia di questo e non di quello', abbiamo ora sentenze che sanzionano con il carcere le opinioni politiche e culturali ritenute non conformi, oppure comportano il boicottaggio o il licenziamento in tronco o la discriminazione sul lavoro di persone colpevoli di avere espresso opinioni o pronunciato parole politicamente scorrette. E gli organi di governo stanno adoperandosi per espandere ulteriormente l'area di censura. L'azione affermativa fa parte di tale processo espansivo, così come le vessazioni subite da chiunque si discosti dal paradigma della correttezza politica nei campus universitari o sulla scena pubblica. Al punto che si è già instaurato un aberrante regime di psico-polizia, ovvero di auto-censura. È esattamente ciò che un secolo fa accadde in Russia e successivamente in Cina con il Comunismo, in Germania con il Nazismo, in Italia con il Fascismo. Ma non siamo ancora in grado di percepirne il pericolo, poiché il problema continua ad esserci dipinto sotto forma di un'innocua - perfino virtuosa - sensibilità denominata 'correttezza politica.' Ebbene, sappiate che non è affatto innocua, né tanto meno virtuosa. E' qui, si sta espandendo e non è mai stata tanto vicina al coronamento dello scopo per cui fu progettata: distruggere tutto ciò che in secoli di Storia abbiamo costruito in termini di libertà e cultura.

Fonti principali
http://www.claremont.org/crb/article/the-rise-of-political-correctness/
https://www.academia.org/the-origins-of-political-correctness/

Sintesi e traduzione a cura di Anticorpi.info


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